NEWS LETTER 1 – 15 SETTEMBRE 2023

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EMPORIO SOLIDALE

STUDIO COMMERCIALISTICO / DEL LAVORO CARABETTA

EDITORIALE – DI PIERFRANCESCO SALERNO – CAMERIERE CHE PASSIONE

lo stipendio di questi lavoratori è parametrato al fatturato dell’azienda. E così un cameriere sul lago di Zurigo arriva a guadagnare fino a 16.500 franchi svizzeri al mese (più di 17mila euro), mance escluse, retribuzione che farebbe invidia anche a un top manager.”

Il sogno di ogni lavoratore! Lavorare bene e guadagnare oltre la sussistenza in vita. La Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro…ed ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità di lavoro svolta, ma comunque tale da assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa (Artt. 4 e 36 Costituzione). In mezzo c’è la miriade di lavori e lavoretti a 5 euro l’ora con cui si svilisce la dignità della persona e quel senso di umanità verso il prossimo. Basta affidarsi sempre al modello cinese, confrontandoci con una realtà troppo diversa dalla nostra dove lì sì, la dignità umana è “disumana”.

Ben venga alla la legge di proposta popolare promossa dalla CISL ma aperta a tutti i lavoratori finalizzata a dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione, un articolo impolverato e dimenticato, che sancisce un sacrosanto diritto :

IL PRINCIPIO DI PARTECIPAZIONE EFFETTIVA DEI LAVORATORI ALLA CONDUZIONE DELLE AZIENDE, con tutti i benefici per il mondo economico e sociale che questo evento rivoluzionario potrebbe comportare.

RESTITUIRE AL MONDO DEL LAVORO LA LEGITTIMA RAPPRESENTANZA DEL GOVERNO DEGLI ENTI DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA. E’ dal basso che si costruiscono i palazzi, sono i dipendenti a conoscere le dinamiche interne e le richieste legittime dei cittadini, e non possono essere calate dall’alto le trasformazioni societarie ma devono essere concordate da chi negli uffici lavora e che avrebbe tutto il diritto di rappresentare se stesso rappresentando la società civile.

PARTECIPAZIONE AGLI UTILI

C’è un paese dove i camerieri guadagnano più dei manager (e sono tutti felici)

Per sopperire alla carenza di manodopera due imprenditori hanno deciso di pagare i dipendenti sulla base del fatturato mensile registrato nei propri locali, arrivando a sborsare fino a 16.500 franchi al mese per un cameriere. Il boom del turismo potrebbe cambiare gli stipendi degli stagionali anche in Italia?

Cristina D'Amicis

Cristina D’AmicisGiornalista31 agosto 2023 17:22

La carenza di personale nel settore della ristorazione e del turismo è un problema che non riguarda solo l’Italia, coinvolge molte altre nazioni europee. In Svizzera, però, c’è chi accumula candidature sulla scrivania: molte persone si riscoprono desiderose di lavorare in bar e ristoranti, nonostante i turni spesso massacranti, gli orari di lavoro notturni, nei weekend e nei giorni festivi. Com’è possibile? La risposta è una sola: lo stipendio di questi lavoratori è parametrato al fatturato dell’azienda. E così un cameriere sul lago di Zurigo arriva a guadagnare fino a 16.500 franchi svizzeri al mese (più di 17mila euro), mance escluse, retribuzione che farebbe invidia anche a un top manager. Proviamo a capire meglio, ma soprattutto a spiegare perché alcuni considerano questa soluzione conveniente sia per il lavoratore sia per l’imprenditore e se il boom del turismo potrebbe cambiare gli stipendi degli stagionali anche in Italia.

Ho cercato lavoro: tutto quello che non si dice – di Chiara Tadini

Salari proporzionati al fatturato in Svizzera

Se in Italia un cameriere con un regolare contratto di lavoro guadagna non meno di 1.300 euro lordi al mese, in Svizzera riceve molto di più: 3.750 franchi svizzeri (quasi 4mila euro), ma bisogna considerare che lì il costo della vita è molto più alto. In alcuni locali però la paga si aggira tra gli 8.000 e i 12.000 franchi svizzeri al mese (8.350 – 12.500 euro circa), con mance a parte, cifre record che fanno gola a tutti. Succede nelle catene di ristorazione Michel Péclard e Florian Weber (16 in tutto), molto conosciute oltre il Gottardo, dove i salari della manodopera variano in funzione del fatturato. Per essere più precisi, cameriere e camerieri guadagnano tra il 7 e l’8% dell’incasso mensile al netto dell’Iva, a seconda del locale.

Michel Péclard ha rivelato a un settimanale svizzero che il salario più alto versato finora è stato di 16.500 franchi. Si tratta di un’eccezione, ha specificato l’imprenditore ricordando che stiamo assistendo a un periodo molto positivo per il turismo. Sicuramente si tratta della cifra più alta percepita al mondo da un cameriere. A conti fatti, però la remunerazione di un addetto al servizio ai tavoli in un ristorante in riva al lago di Zurigo supera di gran lunga quella di un manager laureato, rendendo molto attraente un lavoro snobbato da molti negli ultimi tempi.

Ccnl pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e turismo2021 Foto Fipe

Ccnl pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e turismo2021 Foto Fipe – Federazione italiana pubblici esercizi

Quanto guadagna un cameriere in Italia

In Italia la situazione è molto diversa, soprattutto per gli stagionali, come emerge anche dalle inchieste di Today.it realizzate da Chiara TadiniCharlotte Matteini e Christian Donelli, che hanno più volte raccontato le esperienze da incubo di queste categorie di lavoratori. La fotografia scattata sulla riviera romagnola, solo per fare un esempio, è questa: turni di 60 ore settimanali, straordinari gratis e parte della paga in nero, con offerte di lavoro che arrivano a 3 euro l’ora. Stiamo parlando di circa 800 euro al mese per 10 ore di lavoro, che poi nei weekend diventano 14. E il giorno libero? Non esiste.

Io, cameriera, dieci ore al giorno per 3 euro – di Chiara Tadini

9 euro lordi l’ora diamoli ai parlamentari – di Charlotte Matteini

Cosa cambia con la fine del reddito di cittadinanza

Da tempo assistiamo alla solita querelle: lavoratori stagionali che denunciano condizioni di lavoro proibitive a fronte di una busta paga da schiavi; imprenditori che continuano a dare la colpa della carenza di manodopera al reddito di cittadinanza, sostenendo che i “giovani non hanno più voglia di lavorare” e “non vogliono fare la gavetta”. Ora però siamo a un punto di svolta, perché il governo Meloni ha deciso di mettere la parola fine al reddito di cittadinanza. Cosa succederà?

Probabilmente gli imprenditori disonesti smetteranno di lamentarsi perché troveranno qualcuno che per ‘tirare a campare’ sarà costretto ad accettare paghe da fame (a meno che non scattino i tanto annunciati e necessari controlli sulle condizioni di lavoro). Peccato, però, perché in Italia ancora troppi pochi manager hanno capito quanto sia importante la soddisfazione economica dei dipendenti. Eppure a maggio l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, dopo aver annunciato profitti record ha dichiarato di voler introdurre la partecipazione dei dipendenti agli utili. “Ho chiesto al nostro interno di studiare questa possibilità, la vedrei bene”. Insomma per il momento questa mentalità è ancora poco diffusa in Italia, ma qualcosa sta cambiando.

Emergenza lavoro, ma la paga è da fame – di Christian Donelli

Incredibile, chiedono quanto si guadagna – di Charlotte Matteini

Partecipazione dei dipendenti agli utili: perché conviene

In Italia, specie nel settore della ristorazione e del turismo, siamo ancora molto lontani dai salari proporzionati agli utili della Svizzera. Eppure secondo alcuni esperti il salario parametrato al fatturato rappresenta un vantaggio per tutti, vediamo perché. Niente di nuovo, si chiama partecipazione agli utili dell’azienda, esiste da sempre ma viene contemplata solo per le figure apicali delle imprese, per manager e top manager. E se fosse applicata a tutti i lavoratori? L’idea spaventa soprattutto gli imprenditori, ma secondo gli esperti si tratta di una soluzione che avvantaggia entrambe le parti. I dipendenti fanno del loro meglio per far sì che l’azienda guadagni, mentre gli imprenditori non devono sopportare costi aggiuntivi. A causa del forte incremento del fatturato, infatti, i costi del personale, anche se più elevati, risultano percentualmente inferiori a prima.

In Svizzera, però, non sono tutti d’accordo. “Ci hanno già rimproverato di distorcere il mercato”, ha dichiarato Péclard mentre i sindacati pur non essendo contrari sostengono che questo modello non può essere adottato in tutti gli ambiti, perché ci sono troppo inconvenienti. Nel caso della ristorazione e del turismo i benefici sono piuttosto evidenti, visto che il personale è sempre a contatto con il pubblico e che il servizio è una parte fondamentale del gradimento della clientela. Con più sorrisi e disponibilità da parte dei camerieri il fatturato cresce, portando un vantaggio economico indiretto anche ai dipendenti, in una spirale che si autoalimenta. “I nostri impiegati – chiosa Michel Péclard – lavorano come se l’azienda non ci appartenesse ma appartenesse a loro”, questo il vero segreto del successo della misura che ha risolto tutti i problemi di carenza di personale dell’imprenditore.

EMPORIO SOLIDALE – ATTIVITA’ SOLIDALE DI AGOSTO – SETTEMBRE 2023

MERCATO DELLE VETTOVAGLIE:

RACCOLTA 2 SETTEMBRE 2023 – NUMERO ARTICOLI DONATI 30

RACCOLTA 9 SETTEMBRE 2023 – NUMERO ARTICOLI DONATI 28

Finalmente la solidarietà diventa la notizia principale!!!

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02RkZLMfAoQTVx1dYTVcUTxfYFC7FbcoUYrAPN3k7D4S6fZKH6v1w7gRauz6KwQqjdI&id=1000095122637244

NOTIZIE DAL CONSIGLIO DI ZONA 2 – LIVORNO CENTRO

A via Garibaldi parte la RIVOLUZIONE PACIFICA!!

MONDO DEL LAVORO

IL NUOVO LAVORO U.S.A. E GETTA – NEGLI STATI UNITI STA PRENDENDO PIEDE IL FENOMENO DEL “QUIET CUTTING”, USATO DAI DATORI DI LAVORO PER METTERE I DIPENDENTI CON LE SPALLE AL MURO – LE AZIENDE, INVECE DI LICENZIARE IN MASSA, OFFRONO AI LAVORATORI DUE POSSIBILITÀ: ANDARSENE O ACCETTARE UN CAMBIAMENTO DI MANSIONI, RICOLLOCAMENTI, TRASFERIMENTI, SENZA ADEGUAMENTO DELLO STIPENDIO – UNA GRAN PARACULATA PER LE AZIENDE PER EVITARE DI…

Estratto dell’articolo di Massimo Basile per “la Repubblica”

[…]

licenziamentoLICENZIAMENTO

Negli Stati Uniti è in corso una nuova trasformazione nel mondo del lavoro: se tra i dipendenti si sta diffondendo il modello del “Quiet Quitting”, cioè del lavorare meno senza darlo a vedere, i “padroni” rilanciano con il “Quiet Cutting”. Ci sono solo due lettere di differenza, ma lo scenario è totalmente diverso: le compagnie non licenziano in massa, ma mettono i loro dipendenti davanti alla possibilità: andarsene, oppure accettare un cambiamento di mansioni, ricollocamenti, trasferimenti. A volte le proposte vengono accettate, a volte no. E lì scatta la fine del rapporto che, però, non rientrerà nelle statistiche alla voce: licenziamenti.

Come funziona il richiamo dalle ferie?

lentepubblica.it • 8 Settembre 2023

richiamo dalle ferieIl datore di lavoro può ricorrere al richiamo dalle ferie di un dipendente, ma quali sono le casistiche? Vediamolo insieme.

Come sappiamo, ogni dipendente ha il diritto alle ferie, durante l’anno. La durata dipende da quante ne matura durante l’anno, in relazione ai mesi di servizio prestato.

Le ferie si maturano anche durante le assenze, come quelle per malattia, congedo matrimoniale o parentale.

Secondo il decreto legislativo 66/2003, ci sono tre periodi di ferie per il dipendente:

  • Primo periodo di due settimane, di cui il lavoratore può godere anche ininterrottamente;
  • Secondo periodo, sempre di due settimane che, salvo accordi stabiliti dalla contrattazione collettiva, possono essere utilizzate entro 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione, anche in maniera frazionata;
  • Terzo periodo opzionale, di cui poter usufruire solo se nel Contratto Collettivo Nazionale sono previste più di quattro settimane di ferie.

Potrebbe succedere, però, che il datore di lavoro abbia bisogno del dipendente durante le sue ferie e gli chieda di rientrare al lavoro.
Vediamo cosa dice la legge in merito.

Richiamo dalle ferie: come si scegliere il periodo delle ferie

Solitamente, il datore di lavoro stabilisce un piano ferie all’inizio dell’anno, in cui viene definito il periodo e le modalità di godimento.

Ci sono due tipologie di ferie:

  • Collettive, quando tutti i dipendenti di un’azienda o di un reparto vanno in vacanza nello stesso momento, con conseguente sospensione (totale o parziale) dell’attività;
  • Individuali, quando ciascun lavoratore può decidere autonomamente il periodo delle ferie, in modo che l’attività rimanga continuativa.

La richiesta delle ferie va fatta con un congruo preavviso, sia per forma scritta che con altri mezzi concordati col datore di lavoro.
Le ferie vengono organizzate in modo da poter mediare le esigenze dell’impresa e gli interessi del lavoratore.

Il datore di lavoro ha anche la facoltà di poter modificare il periodo di godimento delle ferie dei dipendenti, se sussistono adeguate esigenze aziendali. Le modifiche, però, devono essere comunicate con congruo anticipo e prima dell’inizio del periodo delle ferie.

richiamo dalle ferieRichiamo dalle ferie: cosa dice la legge

Se il contratto collettivo lo prevede, il datore di lavoro può richiamare il dipendente dalle ferie e il dipendente è tenuto a rispettare la disposizione del proprio datore e a riprendere servizio.

Il richiamo dalle ferie deve essere motivato da effettive e prevalenti esigenze organizzative e produttive.

Il datore di lavoro, però, dovrà consentire al dipendente un ragionevole tempo per rientrare, sostenendo gli eventuali costi e le spese sostenute dal dipendente.

Le regole e le motivazioni che stabiliscono il richiamo dalle ferie sono contenute nel CCNL di riferimento.
Per quanto riguarda le ferie residue, il lavoratore ha il diritto di poterne usufruire in un momento successivo, concordato col datore di lavoro.

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gio 14 set alle ore 06:00

Programma di tirocini dell’OCSE 2024: 600 stage a Parigi da 1 a 6 mesi

Ciclicamente l’OCSE offre a studenti meritevoli la possibilità di fare domanda per uno dei programmi di Stage a Parigi per una durata variabile tra 1 e 6 mesi. Contributo alle spese di soggiorno di circa 780 euro al mese

Stage in Austria al Centro Europeo di Lingue Moderne per 6 mesi da aprile a settembre 2024

Sei un appassionato di lingue? Ti piacerebbe fare uno Stage in Austria al Centro Europeo di Lingue Moderne per 6 mesi? Allora non perdere questa occasione di tirocinio a Graz!

Stage retribuiti presso le Delegazioni dell’UE nel mondo. Nuove scadenze

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Volontariato europeo ESC. Tutti i progetti di Scambieuropei di breve e lungo termine completamente finanziati

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IN SCADENZA: Scambio Culturale in Spagna sul cambiamento climatico dal 28 ottobre al 5 novembre

L’associazione Scambieuropei ricerca partecipanti per uno Scambio Culturale in Spagna sul cambiamento climatico dal 28 ottobre al 5 novembre 2023

Lavoro come assistenti di volo con Emirates Airlines. Selezioni autunnali in Italia

Emirates Airlines, la compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi con base a Dubai, ha aperto i nuovi Recruiting Day in varie località italiane per selezionare nuovi assistenti di volo da inserire all’interno del proprio organico

Stage presso il Comitato Economico e Sociale dell’UE

In cerca di uno stage curricolare o extracurricolare nelle organizzazioni europee? Due volte l’anno è possibile fare domanda per uno Stage retribuito a Bruxelles presso il Comitato Economico e Sociale dell’UE

Lavoro peraddetti all’assistenza clienti di lingua italiana in Portogallo e Repubblica Ceca

EURES ricerca customer consulenti addetti all’assistenza clienti di lingua italiana per offerte di lavoro in Portogallo e Repubblica Ceca. E’ possibile candidarsi fino al 1° dicembre 2023

IN SCADENZA: Zucchetti Vivaio dei Talenti: Percorsi di Formazione e Lavoro in vari settori per giovani diplomati e laureati

Al via il nuovo calendario dei percorsi di stage e formazione di Zucchetti Vivaio dei Talenti per promuovere l’occupabilità dei giovani

MONDO DEL DIRITTO

Multa illegittima se l’autovelox è a meno di 1 km dal cartello col limite di velocità

Nello Vittorelli | 06 set 2023

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E’ quanto statuito dalla Seconda Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione che detta nuovi limiti all’uso dell’autovelox

Multa autovelox

Un automobilista impugnava innanzi al Giudice di Pace territorialmente competente un verbale di contestazione – eccesso di velocità rispetto al limite vigente di 70 km/h – per violazione dell’art. 142 comma 9 C.d.s. elevato dalla Polizia locale.

La contestazione predetta prevedeva il pagamento sanzionatorio di € 550 e la decurtazione di 6 punti dalla patente di guida.

L’opposizione a sanzione amministrativa intentata dall’automobilista faceva leva, tra le altre doglianze, sul mancato rispetto della distanza minima di un chilometro tra il segnale riproducente il limite di velocità vigente sul tratto di strada e l’apparecchiatura autovelox, come imposta dall’art. 25 comma 2 della L. 120/2010.

L’opposizione alla sanzione amministrativa veniva respinta in primo grado dal Giudice di Pace mentre veniva accolta dal Tribunale in funzione di Giudice dell’appello.

La decisione della Cassazione

Proponeva ricorso per Cassazione l’Unione dei Comuni – da cui dipendeva la Polizia Locale che aveva elevato la contravvenzione – sostenendo che, nel caso di specie, andasse disapplicato il capo 7.6 allegato al D.M. n. 282/2017 di attuazione dell’art. 25 comma 2 della L. 120/2010 atteso che, secondo le tesi della parte ricorrente, l’ambito di applicazione della predetta norma – che impone la distanza di un chilometro tra segnale che impone il limite di velocità e la postazione autovelox – sarebbe limitato al caso in cui vi sia un segnale che imponga di abbassare il limite di velocità e non di un segnale che ripeta, in modo inalterato, il limite precedente.

Si fa riferimento al caso in cui, l’utente della strada – che si immette nel nuovo tratto viario provenendo da altra strada – incontra, dopo l’intersezione, un nuovo limite di velocità.

Il capo 7.6 allegato al D.M. n. 282/2017 dispone: “Nel caso di diverso limite massimo di velocità anche lungo un solo ramo della intersezione, sia maggiore che minore rispetto a quello ripetuto dopo l’intersezione, la distanza minima di un chilometro si computa dopo quest’ultimo in modo da garantire a tutti gli utenti della strada in approccio alla postazione lo stesso trattamento”.

Secondo la parte ricorrente tale disposizione andrebbe disapplicata in quanto irragionevole con riferimento all’art. 3 della Costituzione, considerato che pone sullo stesso piano il caso di chi proviene da una strada in cui il limite di velocità è inferiore – e si immette su un tratto viario in cui il limite è superiore – e quello esattamente opposto, in cui il privato proviene da un tratto stradale ove il limite di velocità è maggiore rispetto a quello vigente dopo l’intersezione.

La Suprema Corte (con l’ordinanza n. 25544/2023 sotto allegata), rigettando il ricorso, ha considerato tale interpretazione del tutto insostenibile, atteso che il segnale di limite di velocità, prescrivendo un divieto, segnala, in ogni caso, un’imposizione, indipendentemente dall’esistenza di un precedente limite e dall’entità di tale limite.

A nulla rileva, per di più, la prova che l’utente della strada si sia effettivamente immesso dal tratto di strada ove, nel caso di specie, vigeva il limite di 50 km/h – inferiore rispetto a quello di 70 km/h vigente dopo l’intersezione – considerato che il verbale di violazione del Codice della strada risultava viziato per la questione oggettiva del posizionamento dell’autovelox ad una distanza inferiore ad un chilometro dal segnale di limite di velocità.

Avv. Nello Vittorelli

Professionista – Avvocato in Cassino

Lavoro straordinario: è obbligatorio?

Redazione | 26 lug 2023

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La Cassazione si esprime sul lavoro straordinario e sulla sua eventuale imposizione da parte del datore di lavoro

Lavoro straordinario può essere imposto?

Il lavoro straordinario può essere imposto dal datore di lavoro? A questa domanda ha risposto la Cassazione con l’ordinanza n. 10623/2023 (sotto allegata).

Nella vicenda, la Corte d’appello di Ancona respingeva il reclamo incidentale del lavoratore e dichiarava la legittimità del licenziamento allo stesso intimato a causa della mancata effettuazione del lavoro straordinario per circa due settimane, in spregio alla direttiva aziendale con la quale era stato stabilito l’aumento dell’orario di lavoro per ragioni produttive, e considerava la recidiva, anche specifica, nella quale era incorso il lavoratore per fatti puniti con sanzione conservativa.

L’uomo adiva il Palazzaccio lamentando tra l’altro “violazione e falsa applicazione dell’art. 7, Sez. IV, Titolo III del contratto collettivo Industria 2012, anche in relazione al d. lgs. n. 66 del 2003, art. 5 con riferimento alla libertà datoriale di imporre prestazioni di lavoro straordinario; contesta in particolare la interpretazione del contratto collettivo nel senso di consentire alla società di disporre ad libitum delle prestazioni di lavoro straordinario nei confronti della indistinta platea dei lavoratori, purché contenuta nel limite di ottanta ore annue”, nonché “violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 2702 c.c. con riferimento all’efficacia vincolante della disposizione datoriale di effettuazione di lavoro straordinario”.

Per gli Ermellini, l’uomo ha torto.

La piena lettura della previsione collettiva di riferimento – art. 7 c.c.n.l. applicabile -, conferma la correttezza dell’interpretazione della Corte di merito circa la possibilità per la parte datoriale di richiedere al lavoratore prestazioni di lavoro straordinario nei limiti della cd. quota esente, senza preventiva consultazione o informazione alle organizzazioni sindacali nel rispetto dei limiti di due ore giornaliere e otto ore settimanali e con un preavviso di almeno 24 ore.

Inoltre, secondo la Cassazione, la Corte ha espressamente operato “la valutazione di proporzionalità in relazione agli aspetti oggettivi e soggettivi del fatto ascritto che ha ritenuto tali da giustificare la sanzione espulsiva anche a prescindere dalla contestazione della recidiva”.

In definitiva, la sentenza impugnata ha ritenuto la condotta accertata non sussumibile nelle ipotesi sanzionate dal contratto collettivo con misura conservativa rilevando che “tali ipotesi si connotavano per il carattere episodico ed isolato della manifestazione di insubordinazione mentre nello specifico si era in presenza di un prolungato e sistematico contegno del dipendente improntato ad ‘assenza di spirito collaborativo’, a ‘pervicace violazione di un obbligo imposto da direttiva aziendale conformemente alle previsioni del contratto collettivo’ ed ‘a plateale noncuranza degli interessi dell’impresa datrice di lavoro’, concludendo che, “in ragione degli elementi richiamati, la condotta del dipendente si connotava come di notevole inadempimento degli obblighi rivenienti dal rapporto di lavoro”.

Da qui il rigetto del ricorso principale e di quello incidentale.

FOCUS

Gli animali entrano nella Costituzione

Anna Zaccagno | 23 ago 2023

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L’ingresso degli animali nella Costituzione alla luce della legge costituzionale in materia di tutela dell’ambiente, legge 11 febbraio 2022, n. 189

L’ingresso degli animali nella Costituzione

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“Colui che è crudele con gli animali non potrà mai essere buono con gli uomini” affermava Arthur Schopenhauer, mentre per Immanuel Kant “si può conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali”. Con la legge 11 febbraio 2022, n. 189 recante “Modifiche agli articoli 9 e 41 Costituzione in materia della salute e dell’ambiente”, il rispetto per gli animali assume in Italia rilevanza costituzionale, venendo contemplato tra i principi fondamentali della Carta.

L’art. 9 viene modificato aggiungendo il 3° comma che recita: la Repubblica “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Mentre le modifiche apportate all’art. 41 mettono in rilievo la tutela ambientale, obbligando l’iniziativa economica privata anche al rispetto della salute e dell’ambiente.

Con la legge in oggetto, l’art. 41 della Costituzione viene trasformato come segue: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.

Dal 2022 l’interesse di tutela dell’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi è elevato a ‘livello costituzionale’; e pertanto fanno ingresso anche gli animali nella nostra Costituzione.

La legge in oggetto è il risultato di un cambiamento sociale, di un ‘mutamento’ di valori, come riprova che c’è sempre un divenire nell’evoluzione culturale, sociale, storica.

La legge de qua segna quindi un traguardo, un successo d’avanguardia mettendo sullo stesso piano di interesse l’ambiente, la salute, la sicurezza, la libertà, la dignità umana.

L’ambiente non può essere più trascurato. E il primo passo per non farlo è quello di tutelarlo.

Un riconoscimento, a livello costituzionale, che arriva, dunque, nel 2022.

Una presa di coscienza maturata lentamente, ma si può affermare, dovuta anche al riflesso dei vari segnali negativi cui si è assistito per decenni. Legge necessaria per cercare di arginare i numerosi disastri ambientali generati anche tramite iniziative selvagge: disboscamenti, ‘rimodellamento artificiale’ del territorio, sfruttamento dell’ambiente in generale senza criterio; e gettate di ‘cemento urbano’, e non, senza misura. E inquinamento.

Una presa di coscienza che irrompe con una legge Costituzionale. Si avverte la necessità di far entrare nella Costituzione l’ambiente e quindi anche gli animali. Riforma che ha cambiato la ‘facciata’ alla Costituzione con le modifiche apportate agli articoli 9 e 41. Una rimodulazione degli articoli enunciati finalizzata ad una concreta e diretta tutela dell’ambiente che diventa protagonista ed delegato ad oggetto giuridico meritevole di tutela costituzionale.

La legge n. 189/2004

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Una presa di coscienza già incisiva – per quanto riguarda gli animali – si era avuta dal 2004, con la legge n. 189 recante “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”.

Legge, quella del 2004, con cui è cambiata anche la ‘facciata’ del codice penale inserendo il titolo IX bis – Dei delitti contro il sentimento per gli animali.

La legge ha previsto infatti l’inserimento dei seguenti articoli:

  • l’art. 544 bis. Uccisione di animali. “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro a due anni”;
  • l’ art.544 ter. Maltrattamento di animali. “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologhe è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. (Pena inasprita dalla legge del 4 novembre 2010, n.201, legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia). La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”;
  • L’art 544 quaterSpettacoli o manifestazioni vietati. “Salvo che il caso costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all’esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sé od altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale”;
  • L’art. 544 quinquies. Divieto di combattimenti tra animali. “Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000euro. Comma che prevede un innalzamento di pena se vengono coinvolti minori, o in caso di video riproduzioni, registrazioni. Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti. Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro”;
  • L’art. 544 sexies prevede invece per i delitti di cui agli artt. 544 ter, quater e quinquies, in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p., la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato; e le pene accessorie;
  • e ancora la legge 189/2004 ha inserito nel codice penale – tra i delitti contro il patrimonio – l’ art. 638 c.p. (Uccisione o danneggiamento di animali altrui);
  • e infine il reato contravvenzionale all’ art. 727 c.pAbbandono di animali che prevede che “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini alla cattività; e chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000”;
  • Infine, da segnalare l’art. 727 bis – articolo inserito nel codice penale con d.lgs. 7 luglio 2011, n. 121 e successivamente modificato con D.L.vo 5 agosto 2022, n.135 – uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione e commercio di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dei casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro […]

La tutela della legge 189/2004 coronata con la legge 189/2022

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Tralasciando l’aspetto meramente tecnico delle varie normative disciplinanti la materia in oggetto va evidenziato che i casi di cronaca riguardanti i maltrattamenti di animali sono preoccupanti (e purtroppo quelli sommersi sono più spaventosi tenendo conto che le c.d. cifre nere sono difficili da far emergere). Le leggi di tutela forse sono ancora ‘acerbe’, ancora non si prende coscienza profonda del fenomeno e soprattutto forse della rilevanza penale attribuita dal legislatore al fenomeno stesso.

Un sentire quello della protezione degli animali cementato con la riforma costituzionale che è comune anche all’orientamento dei valori dell’Unione europea e anche di altri stati internazionali.

E’ difficile stabilire – spesso, se non sempre, forse – se una legge viene coniata quando è pronta la coscienza dell’ intera o della maggioranza della collettività rispetto al fenomeno da contrastare, quando lo stesso fenomeno dà luogo all’intervento normativo perché è particolarmente allarmante – anche se non riconosciuto, percepito come tale dall’intera società – ma il “grado oggettivo” di tollerabilità permette però alla legge di attivarsi, scavalcando le accezioni numeriche. Il legislatore quindi ne riconosce comunque la gravità e pertanto la necessità di attivarsi e di intervenire legislativamente nell’interesse di tutti; anche se la presa di coscienza del fenomeno non riguarda l’intero ‘sentire sociale”, o lo stesso non è pienamente maturo.

“Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali”, baluardo del principio di legalità. Ma ora la legge c’è, ora è codificata e disciplina la materia in questione. Ora la legge determina gli elementi costitutivi del reato per i fatti illeciti in oggetto, e li punisce.

Ma come accade sempre – senza distinzione di argomento – per tutte le leggi di frontiera, leggi che si affacciano cioè su orizzonti di nuove ere, di periodi storici che necessitano di una trasformazione giuridica trainante, che muove quindi anche altri piani, e campi del sociale e nel sociale, si avverte la necessità di un’innovazione giuridica che sia in grado di plasmare anche quella sociale.

Ed è necessariamente anche questa la funzione, lo scopo della legge penale. La funzione preventiva, generale e speciale, cui assolve il diritto penale deve essere tradotta anche in questi termini per far sì che nel suo compito appunto – seppur residuale, ovvero nel suo intervento di extrema ratio – ci sia davvero, però, una valenza preventiva, capace di arginare ogni condotta dotata di disvalore. Legge penale quindi intesa anche come un “faro trainante” per lo sviluppo sociale, e non solo come deterrente, tout court.

È necessario pertanto tradurre il fatto in crimine per evitare la commissione del fatto stesso, o che il fatto resti impunito per mancanza di una previsione normativa.

Solo in questa visione – in tutti i casi che destano allarme sociale – si può avere una coscienza piena dell’illecito penale, per evitare una regressione sociale e collettiva dei valori acquisiti.

La legge 189/2004 ha inserito un intero titolo a tutela del sentimento per gli animali, all’ interno del libro II del codice penale.

La ratio legis della normativa del 2004 è finalizzata non ad una tutela ‘esclusiva’ dell’animale, come soggetto destinatario della norma, meritevole di tutela.

Ratio legis che non riconosce alcun diritto agli animali, non riconosce alcuna tutela propria, diretta, esclusiva degli animali.

La legge del 2004 – coronata ora dalla legge costituzionale del 2022 – tutela però il sentimento per gli animali.

Sentimento che deve interpretarsi come un sentimento di pietà. Quel sentimento che comunque necessita di empatia, di quel minimo di sensibilità tale da sentirsi comunque offesi, lesi ad ogni atto brutale, crudele, ingiustificato nei confronti degli animali.

La giurisprudenza in merito

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Il ‘materiale’ della Suprema Corte sul tema è già abbastanza consistente – considerando anche che le normative sono recenti – ed è sufficiente per evidenziare la linea interpretativa in merito.

Una linea che inequivocabilmente si fa portatrice dei valori della norma in oggetto; valori che danno rilevanza al sentimento nei confronti degli animali, oggi possiamo aggiungere, sentimento costituzionalmente orientato.

La recente pronuncia dei giudici di legittimità n. 29816 del 09/09/2020 fornisce già un quadro deciso, saldo circa l’orientamento della giurisprudenza. La terza sezione penale della Cassazione con la decisione suindicata riconosce la sussistenza del delitto di maltrattamento di un animali nell’episodio che vede il trasporto di un capriolo ferito e caricato sulla macchina lasciato però agonizzante. Crudeltà inaudita e ingiustificata riconosciuta dalla suprema Corte, con la sentenza richiamata, che indirizza anche la condotta, l’etica da adottare. In quel caso si auspicava un colpo definitivo all’animale, più giustificato appunto, per porre fine alle sofferenze, del comportamento ‘gelido’ e indifferente avutosi invece nei confronti della preda.

Mentre con sentenza n. 8449 del 2020 la stessa Cassazione penale sez. III chiarisce che “in tema di uccisione o maltrattamento di animali, la crudeltà si identifica con l’inflizione all’animale di gravi sofferenze per mera brutalità, mentre la necessità si riferisce ad ogni situazione che induca all’uccisione dell’animale per evitare il pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno a sé o ad altri o ai propri beni, quando tale danno l’agente ritenga non altrimenti evitabile”.

Il caso di specie riguardava l’uccisione di due cani avvenuta dopo che gli stessi avevano aggredito mortalmente tre pecore. Pertanto avvenuta oltre il lasso di tempo necessario per una eventuale difesa nei confronti delle stesse, e quindi al di fuori della sfera dello stato di necessità.

Ma già con sentenza n. 50329, del 29/10/2015 la terza sezione penale della Cassazione aveva ribadito il significato di stato di necessità in merito alle fattispecie in oggetto, inteso come ogni “situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile” (cfr. Cass. pen. sez. III 26/04/2018 n. 49672).

Quindi al di fuori dello stato di necessità ogni comportamento che sconfina dallo stesso, che va oltre, non necessario, superfluo, prevaricante rispetto al pericolo reale integra il fatto illecito.

E ancora – applicando l’istituto del sequestro preventivo ex art. 544 sexies – la Cassazione penale n. 12961/2021 riteneva valido il sequestro preventivo di un cane tenuto in condizioni precarie, contrarie al benessere e alla salute dell’animale, convalidato dal tribunale di merito, ed effettuato dalle guardie zoofile di un’associazione nazionale di protezione animale. Decisione che supporta anche il lavoro come quello delle guardie volontarie giurate a sostegno del valore ‘del sentimento per gli animali’ (Cfr. Cass. Pen. sez. V. 11/04/2022, n. 20221; Cass. pen. sez. III, 03/12/2020 n. 12436; Cass. Pen. sez. III, 24/05/2016, n. 5235).

Conclusioni

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“Non ferire i nostri umili fratelli è il nostro primo dovere nei loro confronti, ma fermarci lì non basta. Abbiamo una missione più alta: essere al loro servizio ogni volta che lo richiedono”.

Le parole di Francesco d’Assisi che la storia ci riporta dal 1200, ci confermano, confrontate con la normativa vigente, precedentemente esaminata, che almeno il primo dovere lo abbiano espletato – ed è possibile, forse – compiere anche il secondo, di grado superiore, non arrestando mai il progresso sociale, culturale, e dei valori.

WELCOME WORLD –

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Gli studenti della laurea magistrale vengono in parte preparati per ricoprire, con maggiori competenze, responsabilità e autonomia, i ruoli per i quali sono stati formati dalla laurea triennale e le cui relative aree di apprendimento e insegnamenti sono ricompresi nei requisiti curricolari per l’accesso alla magistrale. In tal senso, avendo conseguito una laurea di primo livello di Ingegneria nelle classi L8 o L9, potranno ricoprire ruoli consolidati cui sono destinati tali laureati come, a scopo esemplificativo e non esaustivo, di risk manager, change manager, responsabile della produzione, responsabile della qualità, tecnico commerciale, product manager, program manager, consulente aziendale e di direzione, energy manager, software engineer, software manager, con prospettive di carriera più elevate data la maggiore dotazione di strumenti e metodi per affrontare i problemi e le responsabilità a loro destinate.

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  1. Nei processi di analisi e della gestione dei rischi d’impresa, identificando, anticipando e risolvendo le criticità che possono danneggiare un’azienda o un’organizzazione – dal punto di vista finanziario, operativo o della sicurezza ? e ricoprendo ruoli di responsabilità nello sviluppo di strategie, processi e sistemi per la gestione e il monitoraggio dei rischi, a difesa della continuità aziendale (curriculum Gestione del rischio);
  2. Al centro del cambiamento e della trasformazione digitale dell’industria, per contribuire con le proprie competenze all’introduzione di nuove soluzioni e sistemi innovativi di produzione, a supporto dello sviluppo di nuovi modelli di business e della innovazione digitale (curriculum Trasformazione digitale).

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Il Liceo Scientifico ha come obiettivo quello di formare gli studenti che vogliono iscriversi alle facoltà scientifiche all’Università.

Al termine del percorso scolastico di studi scientifici lo studente dovrà:

  • aver ricevuto e appreso un’istruzione linguistica e scientifica bilanciata,
  • dovrà essere capace di cogliere gli intrecci sostanziali dello sviluppo del pensiero, e i legami fra i metodi matematici e scientifici sperimentali e quelli di orientamento umanistico.
  • Saper individuare i legami fra il pensiero scientifico e le valutazioni filosofiche
  • Capire e conoscere le basi portanti dei procedimenti matematici pratici e teorici, attraverso il linguaggio logico-formale per risolvere i problemi di diversa origine
  • Essere capaci di usare gli strumenti di calcolo e rappresentazione nella soluzione dei problemi
  • Avere una conoscenza equilibrata e salda delle nozioni fondamentali e basilari di chimica, astronomia, scienze della terra e biologia.
  • Avere una capacità di controllo e possesso dei linguaggi e metodi specifici relative alle scienze sperimentali
  • Conoscere e capire gli sviluppi, le basi e le conoscenze che hanno condotto e generato lo sviluppo tecnologico e scientifico nel corso degli anni, in concomitanza con i bisogni attuali delle diverse condizioni sociali con particolare attenzione verso i successi scientifici soprattutto recenti.
  • Saper carpire le risorse che le attuazioni di queste scoperte possono generare e portare nella vita di tutti i giorni.

Obiettivi

Una volta terminato il percorso formativo, gli studenti dovranno aver imparato le teorie, i concetti e i principi, dovranno essere capaci di sviluppare e formulare una valutazione critica sulle teorie e metodi scientifici e formularne di nuovi per favorire la crescita scientifica. Capire la posizione della tecnologia come conciliazione tra scienza e vita di tutti i giorni. Essere capaci di impiegare gli strumenti informatici in favore e attraverso le analisi dei dati e cogliere il ruolo dell’informatica nel progresso scientifico.