NEWS LETTER 14 – 28 AGOSTO 2023

COMUNICATI STAMPA – ARTICOLO 4
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ARTICOLO 4 MAI SOLI – COMUNICATI STAMPA – NUOVA VERSIONE ON LINE DEL SITO ARTICOLO4MAISOLI

Nuova versione on line del sito articolo 4 Mai soli. A seguito delle diverse richieste di informazione e dalla necessità di tenere aggiornati i nostri lettori, la redazione rilascerà a breve la nuova impaginazione del sito ove nella Home si potranno trovare tutte le informazioni sull’attività

Dell’Emporio Solidale e del Consiglio di Zona 2 – Livorno. La nuova veste grafica sarà più INTUITIVA e facilmente NAVIGABILE.

Stay Tuned. (La Redazione di Articolo 4)

EDITORIALE – DI PIERFRANCESCO SALERNO –

Oggi riprendo interamente un articolo di un giornalista di Today perché quando le idee sono innovative e sposano la perfetta integrazione sociale allora è una BUONA IDEA.

CCOGLIENZA MIGRANTI

“La solidarietà produce ricchezza”: l’hotel gestito dai rifugiati e la rivoluzione che il governo non vuole

Da anni nei paesi della Val Camonica si è sviluppata una forma di micro-accoglienza diffusa dei migranti che funziona e che ha ricadute economiche positive per tutto il territorio. A Breno da oltre 10 anni è attivo un albergo eco-compatibile gestito da rifugiati: con i profitti realizzati vengono finanziati progetti di solidarietà per tutti i cittadini. Storia di un sistema di accoglienza che sarebbe potuto diventare un modello per tutta Italia, ma che le politiche restrittive del governo gialloverde e di quello Meloni hanno di fatto cancellato

Daniele Tempera

Daniele Tempera Giornalista06 agosto 2023 06:48

Asif (nome di fantasia) è sbarcato in Italia nel 2010, quando era poco più che minorenne. Scappava da uno dei paesi più instabili del pianeta: il Pakistan. Dopo aver attraversato il Mediterraneo è approdato in un posto molto diverso dall’idea che un ragazzo di 18 anni straniero può avere dell’Italia. Breno, il paese di 4mila anime che lo ha accolto, si trova nel cuore della Val Camonica. Una terra da sogno, immersa nel verde delle Alpi centrali a circa 2 ore di macchina da Brescia. Qui comincia la sua vera vita. Viene accolto dai comuni della zona e in breve trova un lavoro e una casa. Si impegna poi nella realizzazione e nella gestione di un hotel all’avanguardia. Oggi ha 30 anni e anche la sua famiglia lo ha raggiunto. L’anno scorso è diventato a tutti gli effetti cittadino italiano e in paese hanno organizzato una piccola festa per celebrare l’evento. Da anni gestisce, come vicedirettore, uno degli alberghi più innovativi della valle: l’hotel Giardino di Breno.

Un albergo eco-sostenibile gestito da rifugiati 

L’hotel giardino nasce nel 2013 da un’idea della cooperativa sociale Kpax. Ha la caratteristica di essere eco-compatibile grazie a un rigoroso sistema di riciclo, un sistema di ristorazione a chilometro zero, l’uso di prodotti appartenenti alla catena di commercio equo e solidale, l’utilizzo di vernici e materiali bio-compatibili e una grande attenzione al territorio. Ma la sua caratteristica principale è quella di essere portato avanti prevalentemente da rifugiati e di avere ripercussioni positive su tutto il territorio. Un progetto realizzato grazie all’intraprendenza di un gruppo di persone che ha di fatto riscritto le regole dell’accoglienza.

HOTEL_GIARDINO_FOTO_SOCIAL

L’Hotel Giardino a Breno (Foto Facebook)

“L’idea nasce nel 2011, avevamo bisogno di una sede più grande e c’era questo hotel in dismissione che abbiamo deciso di prendere in affitto – ci spiega Carlo Cominelli, direttore della cooperativa Kpax –  Lo abbiamo risistemato e siccome avevamo delle professionalità che avevamo sviluppato nei nostri progetti di accoglienza, abbiamo deciso di provare a riaprirlo: Le cose devo dire che sono andate molto bene”.

La fabbrica degli invisibili: perché non siamo pronti alla nuova ondata di sbarchi

Si, perché riesce a unire la solidarietà al vantaggio economico per tutto il territorio: “L’albergo ci garantisce una buona marginalità con la quale possiamo finanziare altri progetti sociali. È gestito da titolari di protezione internazionale accanto a operatori italiani della nostra comunità – aggiunge Cominelli – Le nazionalità dei lavoratori coinvolti sono variegate: dall’Afghanistan al Pakistan, dal Gambia all’Africa Centrale. La cosa interessante è che grazie a questo sistema finanziamo anche progetti di solidarietà locale, come quello per le vittime di violenza domestica che abbiamo realizzato in passato. L’attività è portata avanti prevalentemente da rifugiati, ma ha di fatto ricadute positive per tutto il territorio”. E l’esperienza dell’hotel non è certo un caso isolato, ma si inserisce in un progetto strutturale che avrebbe potuto fare scuola in tutta Italia.

Così in Val Camonica si è ridisegnata l’accoglienza 

La loro esperienza è diventata un caso e poi un libro, intitolato, non a caso “La Valle accogliente”. Nel mezzo della crisi migratoria del 2011 e della fobia per gli sbarchi, undici comuni della Val Camonica, nel bresciano fanno squadra per accogliere oltre 100 persone provenienti dal continente africano. Fuggono da guerre, fame e terrorismo e lo Stato italiano li ha confinati nelle prime strutture disponibili nell’area: “Il progetto dell’accoglienza diffusa nasce ai tempi della crisi migratoria del 2011, quando la prefettura decide di piazzare in tre resort abbandonati di alta montagna centinaia di rifugiati mollandoli di fatto lì. Questa sorta di emergenza ha fatto muovere la macchina della solidarietà” spiega Cominelli.

C’è davvero una nuova emergenza migranti? L’Italia la via d’accesso più ambita

Una situazione di disagio da cui nasce uno degli esempi più riusciti di accoglienza di questi ultimi anni. Uomini e donne vengono accolti nei borghi della valle. I nuclei famigliari vengono sparsi nei territori e viene utilizzato il privato sociale e il terzo settore per puntare sull’integrazione. Alle persone viene dato un alloggio e si cercano di favorire: impegni nel volontariato, stage di lavoro, lavori agricoli o legati all’artigianato. È l’inizio di quella che viene chiamata accoglienza diffusa, modello alternativo a quello dei grandi centri spesso oggetto di tensioni e polemica politica. Si cerca di spostare il problema dell’accoglienza da fenomeno straordinario a ordinario. “È stato il primo esperimento di questo tipo in Italia ed è servito ad accogliere centinaia di persone tra rifugiati e richiedenti asilo e permettergli di integrarsi sul territorio. Un sistema che si è ampliato e diffuso nel 2015 e oggi è a regime. Con i decreti sicurezza e la gestione prefettizia dell’accoglienza però è cambiato tutto” osserva Cominelli.

VOLONTARIATO_KPAX

Un richiedente asilo intento in attività di volontariato sociale (Foto Facebook / Kpax)

Una rivoluzione silenziosa, portata avanti da sindaci coraggiosi, come Paolo Erba, primo cittadino di Malegno, comune di circa 2mila abitanti della valle. Ed è lo stessa Erba a fare un bilancio oggi dolceamaro dell’esperienza.”I progetti legati al Sai (il servizio di accoglienza immigrati nazionale ndr)  stanno funzionando bene, perché abbiamo sviluppato una buona rete territoriale anche con la provincia di Brescia, ma non posso nascondere che in questi anni sono cambiate molte cose e non in meglio” ammette Erba. Il riferimento è sicuramente al decreto sicurezza di Salvini del 2018 che ha ristretto l’accoglienza ai soli titolari di protezione internazionale e al progressivo de-finanziamento dei progetti che ci hanno nuovamente proiettato in una logica puramente emergenziale.

La rivoluzione mancata

“La micro-accoglienza diffusa era un tipo di accoglienza alternativa ai Cas (I centri di accoglienza straordinaria ndr) – osserva Erba – Era pensata per evitare le grandi concentrazioni, favorendo da un lato l’integrazione, dall’altro scongiurando le paure legate alla presenza di migranti sul territorio. Mi spiego meglio: è normale che se ho 50 richiedenti asilo che arrivano in un comune molto piccolo ci può essere perplessità da parte dei cittadini. Se queste persone vengono dislocate sul territorio su più comuni l’impatto sarà minore e la loro probabilità di inserirsi all’interno della comunità maggiore”.

Un modello vincente, che aveva ricadute economiche positive sul territorio e che oggi viene messo in crisi innanzitutto dalla carenza di risorse messe in campo, ma non solo. “Con i tagli che sono stati effettuati è davvero critico fare davvero accoglienza – denuncia il sindaco di Malegno – diminuire l’apporto economico e tagliare i servizi fondamentali ha reso difficile andare avanti. Continuiamo a impegnarci in strutture un po’ più grandi, ma per realizzare un tipo di accoglienza diffusa sul territorio c’è bisogno di altre disponibilità ed è un peccato perché è un modello che funzionava e che dava anche ricadute economiche positive sul territorio”.

Gli stranieri commettono più reati degli italiani? È l’effetto della tolleranza zero

Gli fa eco il presidente della cooperativa K-pax, che si concentra sugli aspetti formali dei nuovi decreti: “Noi siamo nati per offrire dei servizi e integrare le persone, non c’è più questo interesse e la macchina è disegnata male. Ci obbligano a fare spese assurde e non investire su cose di sostanza, come ad esempio nei servizi alla persona. Abbiamo lasciato in eredità un modello, ma creare una rete secondo i capitolati della prefettura non è più possibile. Non si insegna più l’italiano, non si fa assistenza legale, l’accoglienza è solo un parcheggio ormai”.

KPAX

Foto Facebook / Kpax

Eppure si avrebbe tutto l’interesse a percorrere una strada diversa. Soprattutto in un momento in cui il vento sembra soffiare finalmente a favore: “Al Nord l’economia è ripartita se un richiedente asilo avesse i documenti per lavorare noi lo aiuteremmo a trovare lavoro e in molto poco non sarebbe più a carico dello Stato – osserva Cominelli – ma questa cosa si può realizzare solo con processi di accoglienza diffusa e piccoli numeri. I grandi centri sui quali il governo sta puntando non riusciranno mai a realizzare progetti simili e mi chiedo chi ci guadagna”,

Ma quello della Val Camonica non è del resto l’unico esempio virtuoso di accoglienza in montagna. Esperienze positive si registravano negli anni scorsi anche in Val Cadore, ad esempio, dove la cooperativa Cadore Scs favoriva l’accoglienza diffusa dei migranti nei paesi spopolati delle dolomiti. Un’esperienza terminata nel 2019 proprio per effetto del decreto sicurezza salviniano che da un lato tagliava i fondi per i richiedenti asilo, dall’altro aboliva servizi essenziali, rimandando tutto a una logica emergenziale. La stessa che ci condanna da anni all’arretratezza. E che ha trasformato un’eccellenza nell’ennesima rivoluzione mancata del nostro Paese.

EMPORIO SOLIDALE – ATTIVITA’ SOLIDALE DI AGOSTO 2023

Finalmente siamo partiti con raccolta alimentare all’interno del Mercato delle Vettovaglie. In breve di dati:

I RACCOLTA ALIMENTARE del 29/7/2023 – Totale Beni Raccolti n. 75 – Articoli diversi n. 12. (Biscotti, Caffè, Latte, Legumi, Pan Carrè, Passato pomodoro, Pasta, Succhi brick, Tonno, Zucchero)

II RACCOLTA ALIMENTARE del 5/8/2023 – Totale Beni Raccolti n. 98 – Articoli diversi n. 14. (Biscotti, Caffè, Dado, Farina, Latte, Legumi, Marmellata, Passato pomodoro, Pasta, pomodoro barattolo, Succhi brick, Tonno, Zucchero)

III RACCOLTA ALIMENTARE del del 12/8/2023 – Totale Beni Raccolti n. 86 – Articoli diversi n. 14. (Biscotti, Caffè, Farina, Latte, Legumi, Maionese, Omogeneizzati, Passato pomodoro, Pasta, pomodoro barattolo, Riso, Tonno, Zucchero, Verdure in barattolo)

IV RACCOLTA ALIMENTARE del 19/8/2023 – Totale Beni Raccolti n. 18 – Articoli diversi n. 4. (Latte, Pasta, Riso, Tonno)

V RACCOLTA ALIMENTARE del 26/8/2023 – Totale Beni Raccolti n. 50 – Articoli diversi n. 11 (Biscotti, Caffè, Latte, Legumi, Olio, Omogeneizzati, Pasta, Pomodori Pelati, Riso, Tonno, Zucchero

Finalmente la solidarietà diventa la notizia principale!!!

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02RkZLMfAoQTVx1dYTVcUTxfYFC7FbcoUYrAPN3k7D4S6fZKH6v1w7gRauz6KwQqjdI&id=1000095122637244

NOTIZIE DAL CONSIGLIO DI ZONA 2 – LIVORNO CENTRO

PROPOSTE ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE:

RACCOLTA RIFIUTI/PORTA A PORTA

  • AREA PENTAGONO: NECESSITA’ PULIZIA CASSONETTI UMIDO/VETRO PERIODICA (ATTIRANO ANIMALI)
  • AREA PENTAGONO: NECESSITA’ PULIZIA MARCIAPIEDI PER LIQUIDI DEPOSITATI NEL RITIRO DEL PORTA A PORTA (ATTIRANO ANIMALI) + PULIZIA MECCANICIZZATA STRADE
  • CONTROLLO ABBANDONI CONTINUO CON ISPETTORI E/O TELECAMERE + SANZIONI REALI
  • CHI NON E’ IN REGOLA CON LA TARI, NON PUO’ APRIRE IL CASSONETTO, E ABBANDONA I RIFIUTI ACCANTO AL CASSONETTO
  • RIPRISTINO CASSONETTI, TANTO CHI FA LA DIFFERENZIATA LA FA COMUNQUE, SICURAMENTE PIU’ DECOROSI DELLO SPORCO COSTANTE PER LE STRADE
  • CONTROLLO ORARI DI ESPOSIZIONE (VIA GRANDE ALLE 17.00 E’ PIENA DI BUSTE DI PLASTICA/CARTA/INDIFFERENZIATA A SECONDA DEI GIORNI, E’ UNO SPETTACOLO INDEGNO PER I TURISTI)
  • CADITOIE A GRIGLIA PER EVITARE LA FUORIUSCITA DEI TOPI DALLE FOGNE
  • DEBLATTIZZAZIONE A ZONE PERCHÉ ORMAI NON SONO PIÙ SOSTENIBILI INTERVENTI SPOT FATTI DA SINGOLI CONDOMINI, INOLTRE PER LE ATTIVITÀ COMMERCIALI È UNA LOTTA CONTINUA

MOBILITA’

  • NECESSITA’ DI IMPEDIRE ACCESSI NON AUTORIZZATI NELLE ZTL “D” ED “E”, AD OGGI VERI E PROPRI COLABRODI (ACCESSO INCONTROLLATO IN CONTROSENSO DA PIAZZA BARONTINI, DA VIA PIAVE E DA VIA CAIROLI)

SPOSTAMENTO TELECAMERA DA VIA SAN FRANCESCO A PIAZZA GRANDE, COSI DA IMPEDIRE AI NON AUTORIZZATI DI ANDARE IN VIA CAIROLI

CHIUSURA FISICA DELL’ACCESSO DA VIA 3 NOVEMBRE/PIAZZA BARONTINI CON BARRIERE/FIORIERE/DISSUASORI

INVERSIONE SENSO DI MARCIA TRA VIA 3 NOVEMBRE E VIA DELLE COMMEDIE (ACCESSO DA VIA DELLE COMMEDIE, ANZICHE’ L’USCITA CHE E’ ALTAMENTE PERICOLOSA, VISTA LA CURVA CIECA PER CHI PROVIENE DA PIAZZA MICHELI, LATO SUD – USCITA DA VIA 3 NOVEMBRE, COME ANNI FA)

  • RIPAVIMENTAZIONE MARCIAPIEDI PER MIGLIORARE MOBILITA’ PEDOANLE COME PREVISTO DAL PUMS (DISPONIBILI A FORNIRE INDICAZIONI DELLE STRADE CRITICHE)
  • DOVE POSSIBILE, OTTIMIZZARE LA DIMENSIONE DI MARCIAPIEDI E CARREGGIATA PER AUMENTARE IL NUMERO DI POSTI AUTO PER RESIDENTI (DISPONIBILI A COLLABORARE)
  • SEMAFORO PEDONALE IN P.GRANDE TRA GALLENI E BAR SOLE COORDINATO CON GLI ALTRI DUE PER EVITARE LE CODE DI MEZZI E IL RELATIVO SMOG, E PERMETTERE MAGGIORE PUNTUALITÀ AI BUS
  • SPOSTAMENTO DELLE FERMATE BUS DI CAMBIO SERVIZIO IN VIA GRANDE, IN SPAZI PIÙ AMPI E VENTILATI COME P.GUERRAZZI E P.COLONNELLA, VISTO IL DISAGIO DEI RESIDENTI NELL AVERE GLI SCARICHI DEI BUS DIRETTI ALLE LORO FINESTRE, PER SVARIATI MINUTI OGNI VOLTA
  • CERCARE UNA SOLUZIONE ALLA DIVISIONE IN DUE ZONE DELLA ZONA C, ATTUALMENTE I MEZZI O PASSANO DA V.LE AVVALORATI ALLUNGANDO IRRAZIONALMENTE IL PERCORSO O ATTRAVERSANO ILLEGALMENTE LE ZONE PEDONALI DEL MERCATO CHE IN UN PROSSIMO FUTURO SARÀ RISTRUTTURATO, ARRECANDO COSÌ DANNI AL NUOVO ARREDO
  • CURARE GLI SPAZI PEDONALI DI LARGO DUOMO E P.CAVOUR PERCHÉ ATTUALMENTE NON SONO PERCEPITI COME PEDONALI PER LA PRESENZA DI MEZZI PARCHEGGIATI ED ASFALTO
  • COMMISTIONE DI FOGNE BIANCHE/NERE, SICURAMENTE IN V.BUONTALENTI NEL TRATTO P.REPUBBLICA V. DEL FANTE CON CHIARE ESALAZIONI DALLE CADITOIE, INOLTRE NEI PRESSI DEL CIVICO 10 SONO PRESENTI DELLE TANE DI TOPI SCAVATE SOTTO IL MARCIAPIEDE DI PIETRA
  • CURA DEL VERDE E DEL DECORO DELLE SCUOLE BORSI BENCI D’AZEGLIO, CON PRESENZA DI TOPI, GUANO DI UCCELLI, PIANTE SECCHE E SCRITTE VANDALICHE DEGRADANTI E POCO PEDAGOGICHE
  • CURA DEI POCHI E PICCOLI SPAZI VERDI, COME LARGO ROSSELLI, V.AVVALORATI, V.CARABINIERI, P.PAMIGLIONE, V.FIUME, P.CAVOUR

MONDO DEL LAVORO

Permessi lavoratori turnisti secondo la Legge 104/1992

lentepubblica.it • 24 Agosto 2023

permessi-lavoratori-turnisti-legge-104-1992Una recente sentenza del Consiglio di Stato, la numero la 6731/2023, si occupa di fornire chiarimenti sui permessi dei lavoratori turnisti secondo la Legge 104/1992.

La Legge 104-92 punta a garantire l’assistenza al disabile in altre circostanze eccezionali. Nello specifico, è finalizzata ad aiutare chi è portatore di un handicap grave, ossia chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

Ad ogni modo, la legge 104 non è l’unica norma a contenere agevolazioni per i disabili, ma ce ne sono altre.

Maggiori informazioni in questo approfondimento.

Nell’articolo di oggi analizziamo invece la sentenza che, nel particolare, si occupa dei diritti dei lavoratori turnisti all’interno del perimetro di questa legge.

Indice dei contenuti

Le regole per la fruizione dei permessi

Secondo i giudici amministrativi uno dei principali punti di discussione verte sulla fruizione dei permessi mensili. La norma prevede chiaramente il diritto a prendere fino a tre giorni di permesso mensile retribuito per assistere familiari con handicap grave.

Sebbene il datore di lavoro abbia il dovere di verificare che siano soddisfatti i requisiti di legge per la concessione dei permessi, l’Amministrazione, alla luce della sentenza, sottolinea che il datore di lavoro non ha discrezionalità nell’accordare tali permessi una volta che i requisiti sono soddisfatti.

L’obiettivo di garantire sostegno e integrazione alle persone con disabilità, come sancito dalla Legge n. 104 del 1992, deve essere conciliato con la necessità di assicurare una corretta applicazione delle disposizioni, evitando usi impropri che possano danneggiare l’efficacia delle tutele previste.

Per quanto riguarda, invece, i riposi settimanali, che hanno lo scopo di consentire al lavoratore uno spazio temporale irrinunciabile che gli permetta il recupero delle energie psico-fisiche e la piena estrinsecazione della personalità nei modi a lui più consoni.

Anche in questo caso occorrono adattamenti gestionali in relazione alla peculiarità dell’attività lavorativa, laddove la stessa si concretizzi nella erogazione di una tipologia di servizio alla collettività intrinsecamente continuativo, quale tipicamente il presidio e la tutela della sicurezza del territorio.

Permessi dei lavoratori turnisti secondo la Legge 104/1992

Per il pubblico impiego in generale l’art. 9 del d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66 prevede prevede il diritto al riposo settimanale, di regola in coincidenza con la domenica, con facoltà di recupero in media nell’arco di quattordici giorni e l’indicazione di una serie di deroghe, in primo luogo per le «attività di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambi turno o squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di un turno o di una squadra e l’inizio del successivo, di periodi di riposo giornaliero o settimanale».

Per i dipendenti turnisti invece valgono regole peculiari che descriveremo qui di seguito.

Il dipendente “turnista” ha il diritto di richiedere l’utilizzo dei permessi stabiliti anche durante una giornata festiva. Questo perché la normativa consente l’utilizzo di tali permessi “a giornata”, indipendentemente dalla suddivisione dell’orario di lavoro nell’arco delle 24 ore (come nel caso dei turni notturni) o della settimana. Inoltre, questa opportunità non è legata al numero di ore di lavoro che il dipendente avrebbe dovuto svolgere in quella giornata.

Quando è possibile richiedere questi permessi?

Tuttavia, è fondamentale notare che il dipendente può richiedere questi permessi solo se si tratta di una giornata in cui, in circostanze normali, sarebbe stato tenuto a lavorare, seguendo le disposizioni del suo contratto di lavoro.

Non è pertanto possibile richiedere questi permessi per una “turnazione” completamente ipotetica, aggiuntiva (con tutte le relative implicazioni in termini di retribuzione supplementare) e con una durata imprecisata, anche se tale richiesta è dichiarata come frequente.

Solo nel primo caso, in cui l’assenza dal lavoro per assistere un familiare disabile non possa essere considerata equivalente al riposo settimanale, in quanto non riguarda il recupero delle energie fisiche e mentali del dipendente, è giustificato il differimento dell’utilizzo di tali permessi a una data successiva, compatibilmente con l’effettiva esecuzione della prestazione lavorativa richiesta.

Abuso permessi legge 104: c’è un limite ai controlli

lentepubblica.it • 25 Agosto 2023

abuso-permessi-legge-104-limite-controlliUna sentenza della Cassazione non recentissima ma ancora molto attuale delinea il limite ai controlli del datore di lavoro che sospetta di un possibile abuso dei permessi garantiti dalla legge 104.

Ricordiamo che si tratta di permessi e agevolazioni legati alla legge 104/92, finalizzata ad aiutare chi è portatore di un handicap grave, ossia chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

In alcuni casi, tuttavia, l’ente pubblico o il datore di lavoro privato può sospettare che sussistano degli abusi di questo beneficio: in questi casi ha carta bianca per effettuare dei controlli investigativi o ci sono dei paletti che ne delimitano la legittimità? Scopriamolo.

Il caso esaminato dalla Cassazione

Nel caso in esame un lavoratore con funzioni ispettive esterne era stato licenziato in base agli accertamenti commissionati a un’agenzia investigativa che aveva rilevato la mancata effettuazione da parte sua di alcune ispezioni, viceversa da lui indicate come compiute.

Confermando la legittimità del licenziamento, la Corte d’appello di Roma aveva argomentato che, trattandosi di attività lavorativa svolta all’esterno, doveva ritenersi legittima l’utilizzazione di investigatori “per il controllo della diligente esecuzione della prestazione di lavoro”.

Tuttavia la Cassazione ha espresso un giudizio diverso, ribaltando la decisione inizialmente presa.

Abuso permessi legge 104: qual è il limite ai controlli? In quali casi non sono legittimi?

Il lavoratore ha presentato un ricorso alla Cassazione che ne ha accolto le motivazioni, sostenendo che le relazioni investigative non potevano essere utilizzate per verificare l’adempimento delle prestazioni lavorative, a meno che non ci fossero sospetti fondati di comportamenti illeciti.

La Cassazione ha ribadito che il controllo delle attività lavorative spetta al datore di lavoro e ai suoi collaboratori, escludendo l’intervento di agenzie investigative, a meno che non si tratti di illeciti specifici non riconducibili al mero inadempimento delle obbligazioni contrattuali.

In breve i giudici sottolineano che il controllo dei dipendenti deve avvenire nel rispetto dei principi di buona fede e della legge. Il datore di lavoro ha il diritto di controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative, ma il controllo non può essere finalizzato a verificare l’adempimento stesso, che è di competenza esclusiva del lavoratore.

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MONDO DEL DIRITTO

Pedone attraversa all’improvviso: l’autista non è responsabile

Redazione | 25 ago 2023

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Per la Cassazione, la condotta imprevedibile e anomala del pedone rende l’autista non responsabile del sinistro

Attraversamento improvviso del pedone: responsabilità del sinistro

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In caso di investimento di un pedone, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti dimostrato che non vi era, per lo stesso, alcuna possibilità di prevenire l’evento, come nel caso in cui il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile e anomala. Così la terza sezione civile della Cassazione nell’ordinanza n. 20140/2023 (sotto allegata).

A ricorrere al Palazzaccio erano i genitori di un bambino che, accompagnato dalla nonna, aveva attraversato la strada e giunto all’altezza degli stalli di sosta veniva colpito da un’auto riportando lesioni. La Corte d’appello aveva ritenuto il pedone responsabile in via esclusiva del sinistro, posto che l’attraversamento era stato improvviso, imprevedibile ed inevitabile, perciò aveva rigettato la domanda dei genitori. Di fronte alla Suprema Corte, costoro censuravano la sentenza impugnata per avere ritenuto esente da colpa il conducente dell’autovettura e per avere affermato, in modo apodittico, che l’attraversamento fosse da considerarsi ‹‹imprevedibile››, senza avere previamente accertato in concreto la condotta del conducente, il rispetto dei limiti e delle regole cautelari imposti e senza avere fornito un supporto argomentativo adeguato circa la correlazione tra le macchie di sangue rinvenute ed il punto di impatto. Sostengono pure che non erano stati accertati in concreto l’ubicazione esatta del minore, lo stato dei luoghi, ed in particolare della strada e delle distanze tra stalli e marciapiede, la velocità dell’auto prima dell’impatto ed al momento dell’impatto, considerato che le dichiarazioni del conducente del veicolo non spiegavano quando lo stesso avesse percepito la presenza e la posizione del bambino.

La Cassazione dà loro torto. Secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità, osservano innanzitutto i giudici, “in materia di responsabilità civile da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorchè il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anomala, sicchè l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti. Tanto si verifica quando il pedone appare all’improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza” (cfr. ex multis Cass.n. 4551/2017).

Inoltre, sottolineano, “come l’accertamento del comportamento colposo del pedone investito da veicolo non sia sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2054, comma 1, c.c., dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno e tenendo conto che, a tal fine, neanche rileva l’anomalia della condotta del primo, ma occorre la prova che la stessa non fosse ragionevolmente prevedibile e che il conducente abbia adottato tutte le cautele esigibili in relazione alle circostanze del caso concreto”.

Nel caso di specie, in definitiva, il giudice d’appello, sulla base degli elementi di prova complessivamente acquisiti al giudizio, ha accertato che l’attraversamento del bambino, di appena due anni, è stato improvviso ed imprevedibile, ha escluso che la velocità dell’autovettura “possa avere avuto una qualsiasi incidenza sull’investimento del pedone, o che fosse inadeguata in relazione alle condizioni dei luoghi, sottolineando come gli elementi di prova acquisiti avessero pienamente confermato che la condotta del bambino, connotata da assoluta imprevedibilità, ha reso impossibile il tentativo di una manovra di emergenza atta ad evitare l’impatto con il veicolo, così attestando che non potevano muoversi rilievi alla condotta stradale del conducente dell’autovettura, in quanto l’impatto è avvenuto quando il veicolo già si trovava all’altezza del punto in cui è uscito il bambino, il quale, stante la bassa statura dovuta all’età, non poteva essere avvistato attraverso i vetri dell’autovettura parcheggiata”. Per cui, il ricorso è rigettato.

Legittimo il licenziamento di chi molesta la collega

Redazione | 24 ago 2023

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Sì della Cassazione al licenziamento disciplinare intimato al lavoratore, al quale era stato contestato di aver posto in essere molestie sessuali in danno di una collega

Licenziamento per molestie sessuali

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Le allusioni a sfondo sessuale alla collega giustificano il licenziamento del lavoratore. Così la sentenza n. 23295/2023 (sotto allegata) della sezione lavoro della Cassazione.

Nella vicenda, la corte d’appello aveva respinto il reclamo di un lavoratore avverso la decisione con cui il tribunale di Arezzo aveva dichiarato legittimo il licenziamento a lui intimato per aver tenuto comportamenti consistenti in molestie sessuali in danno di una giovane collega neoassunta con contratto a termine e assegnata a mansioni di addetta al banco del bar, al pari del ricorrente.

La corte territoriale aveva ritenuto che il comportamento addebitato all’uomo, denunciato in due diverse occasioni dalla lavoratrice alla direzione aziendale, consistito in allusioni verbali e fisiche a sfondo sessuale, comunque indesiderato e oggettivamente idoneo a ledere e violare la dignità della collega di lavoro, costituisse giusta causa del licenziamento, a nulla rilevando che fosse assente la volontà offensiva e che in generale il clima dei rapporti tra tutti i colleghi fosse spesso scherzoso e goliardico.

Il lavoratore adiva perciò la Cassazione, lamentando tra l’altro l’omesso esame di fatto decisivo (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) quale la prova documentale della inattendibilità della lavoratrice denunciante costituita dal provvedimento di archiviazione del GIP circa la denuncia di violenze sessuali e stalking, nonché “della valutazione di oggettiva idoneità del comportamento addebitato a ledere la dignità”.

Gli Ermellini gli danno torto. Quanto al primo motivo, osservano preliminarmente che “il reato di stalking era estraneo ai fatti di causa ed alle ragioni del licenziamento e dunque non rilevante l’esito del procedimento penale su tali fatti rispetto al recesso datoriale” e che peraltro era rimasta “non dimostrata la oggettiva ‘inattendibilità’ della lavoratrice e comunque estranea tale valutazione al perimetro del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Quanto alla seconda doglianza, la corte d’appello, per il Palazzaccio, si è mossa nella cornice di definizione di molestie come consegnata dall’art. 26 del D.Lgs. n. n. 198/2006; “ha dunque considerato le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”. Il giudice del gravame “ha quindi valutato che il carattere comunque indesiderato della condotta, pur senza che ad essa conseguano effettive aggressioni fisiche a contenuto sessuale, risulti integrativo del concetto e della nozione di molestia, essendo questa e la conseguente tutela accordata, fondata sulla oggettività del comportamento tenuto e dell’effetto prodotto, con assenza di rilievo della effettiva volontà di recare una offesa”. Il giudizio così espresso, “basato sulla corretta sussunzione dei fatti accertati attraverso le prove acquisite nella nozione legale di molestie sopra indicata, costituisce la regolare attività valutativa del giudice di merito” concludono i giudici dichiarando il ricorso inammissibile.

FOCUS

Gli animali entrano nella Costituzione

Anna Zaccagno | 23 ago 2023

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L’ingresso degli animali nella Costituzione alla luce della legge costituzionale in materia di tutela dell’ambiente, legge 11 febbraio 2022, n. 189

L’ingresso degli animali nella Costituzione

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“Colui che è crudele con gli animali non potrà mai essere buono con gli uomini” affermava Arthur Schopenhauer, mentre per Immanuel Kant “si può conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali”. Con la legge 11 febbraio 2022, n. 189 recante “Modifiche agli articoli 9 e 41 Costituzione in materia della salute e dell’ambiente”, il rispetto per gli animali assume in Italia rilevanza costituzionale, venendo contemplato tra i principi fondamentali della Carta.

L’art. 9 viene modificato aggiungendo il 3° comma che recita: la Repubblica “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

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Mentre le modifiche apportate all’art. 41 mettono in rilievo la tutela ambientale, obbligando l’iniziativa economica privata anche al rispetto della salute e dell’ambiente.

Con la legge in oggetto, l’art. 41 della Costituzione viene trasformato come segue: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.

Dal 2022 l’interesse di tutela dell’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi è elevato a ‘livello costituzionale’; e pertanto fanno ingresso anche gli animali nella nostra Costituzione.

La legge in oggetto è il risultato di un cambiamento sociale, di un ‘mutamento’ di valori, come riprova che c’è sempre un divenire nell’evoluzione culturale, sociale, storica.

La legge de qua segna quindi un traguardo, un successo d’avanguardia mettendo sullo stesso piano di interesse l’ambiente, la salute, la sicurezza, la libertà, la dignità umana.

L’ambiente non può essere più trascurato. E il primo passo per non farlo è quello di tutelarlo.

Un riconoscimento, a livello costituzionale, che arriva, dunque, nel 2022.

Una presa di coscienza maturata lentamente, ma si può affermare, dovuta anche al riflesso dei vari segnali negativi cui si è assistito per decenni. Legge necessaria per cercare di arginare i numerosi disastri ambientali generati anche tramite iniziative selvagge: disboscamenti, ‘rimodellamento artificiale’ del territorio, sfruttamento dell’ambiente in generale senza criterio; e gettate di ‘cemento urbano’, e non, senza misura. E inquinamento.

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Una presa di coscienza che irrompe con una legge Costituzionale. Si avverte la necessità di far entrare nella Costituzione l’ambiente e quindi anche gli animali. Riforma che ha cambiato la ‘facciata’ alla Costituzione con le modifiche apportate agli articoli 9 e 41. Una rimodulazione degli articoli enunciati finalizzata ad una concreta e diretta tutela dell’ambiente che diventa protagonista ed delegato ad oggetto giuridico meritevole di tutela costituzionale.

La legge n. 189/2004

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Una presa di coscienza già incisiva – per quanto riguarda gli animali – si era avuta dal 2004, con la legge n. 189 recante “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”.

Legge, quella del 2004, con cui è cambiata anche la ‘facciata’ del codice penale inserendo il titolo IX bis – Dei delitti contro il sentimento per gli animali.

La legge ha previsto infatti l’inserimento dei seguenti articoli:

  • l’art. 544 bis. Uccisione di animali. “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro a due anni”;
  • l’ art.544 ter. Maltrattamento di animali. “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologhe è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. (Pena inasprita dalla legge del 4 novembre 2010, n.201, legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia). La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”;
  • L’art 544 quaterSpettacoli o manifestazioni vietati. “Salvo che il caso costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all’esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sé od altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale”;
  • L’art. 544 quinquies. Divieto di combattimenti tra animali. “Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000euro. Comma che prevede un innalzamento di pena se vengono coinvolti minori, o in caso di video riproduzioni, registrazioni. Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti. Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro”;
  • L’art. 544 sexies prevede invece per i delitti di cui agli artt. 544 ter, quater e quinquies, in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p., la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato; e le pene accessorie;
  • e ancora la legge 189/2004 ha inserito nel codice penale – tra i delitti contro il patrimonio – l’ art. 638 c.p. (Uccisione o danneggiamento di animali altrui);
  • e infine il reato contravvenzionale all’ art. 727 c.pAbbandono di animali che prevede che “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini alla cattività; e chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000”;
  • Infine, da segnalare l’art. 727 bis – articolo inserito nel codice penale con d.lgs. 7 luglio 2011, n. 121 e successivamente modificato con D.L.vo 5 agosto 2022, n.135 – uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione e commercio di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dei casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro […]

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La tutela della legge 189/2004 coronata con la legge 189/2022

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Tralasciando l’aspetto meramente tecnico delle varie normative disciplinanti la materia in oggetto va evidenziato che i casi di cronaca riguardanti i maltrattamenti di animali sono preoccupanti (e purtroppo quelli sommersi sono più spaventosi tenendo conto che le c.d. cifre nere sono difficili da far emergere). Le leggi di tutela forse sono ancora ‘acerbe’, ancora non si prende coscienza profonda del fenomeno e soprattutto forse della rilevanza penale attribuita dal legislatore al fenomeno stesso.

Un sentire quello della protezione degli animali cementato con la riforma costituzionale che è comune anche all’orientamento dei valori dell’Unione europea e anche di altri stati internazionali.

E’ difficile stabilire – spesso, se non sempre, forse – se una legge viene coniata quando è pronta la coscienza dell’ intera o della maggioranza della collettività rispetto al fenomeno da contrastare, quando lo stesso fenomeno dà luogo all’intervento normativo perché è particolarmente allarmante – anche se non riconosciuto, percepito come tale dall’intera società – ma il “grado oggettivo” di tollerabilità permette però alla legge di attivarsi, scavalcando le accezioni numeriche. Il legislatore quindi ne riconosce comunque la gravità e pertanto la necessità di attivarsi e di intervenire legislativamente nell’interesse di tutti; anche se la presa di coscienza del fenomeno non riguarda l’intero ‘sentire sociale”, o lo stesso non è pienamente maturo.

“Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali”, baluardo del principio di legalità. Ma ora la legge c’è, ora è codificata e disciplina la materia in questione. Ora la legge determina gli elementi costitutivi del reato per i fatti illeciti in oggetto, e li punisce.

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Ma come accade sempre – senza distinzione di argomento – per tutte le leggi di frontiera, leggi che si affacciano cioè su orizzonti di nuove ere, di periodi storici che necessitano di una trasformazione giuridica trainante, che muove quindi anche altri piani, e campi del sociale e nel sociale, si avverte la necessità di un’innovazione giuridica che sia in grado di plasmare anche quella sociale.

Ed è necessariamente anche questa la funzione, lo scopo della legge penale. La funzione preventiva, generale e speciale, cui assolve il diritto penale deve essere tradotta anche in questi termini per far sì che nel suo compito appunto – seppur residuale, ovvero nel suo intervento di extrema ratio – ci sia davvero, però, una valenza preventiva, capace di arginare ogni condotta dotata di disvalore. Legge penale quindi intesa anche come un “faro trainante” per lo sviluppo sociale, e non solo come deterrente, tout court.

È necessario pertanto tradurre il fatto in crimine per evitare la commissione del fatto stesso, o che il fatto resti impunito per mancanza di una previsione normativa.

Solo in questa visione – in tutti i casi che destano allarme sociale – si può avere una coscienza piena dell’illecito penale, per evitare una regressione sociale e collettiva dei valori acquisiti.

La legge 189/2004 ha inserito un intero titolo a tutela del sentimento per gli animali, all’ interno del libro II del codice penale.

La ratio legis della normativa del 2004 è finalizzata non ad una tutela ‘esclusiva’ dell’animale, come soggetto destinatario della norma, meritevole di tutela.

Ratio legis che non riconosce alcun diritto agli animali, non riconosce alcuna tutela propria, diretta, esclusiva degli animali.

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La legge del 2004 – coronata ora dalla legge costituzionale del 2022 – tutela però il sentimento per gli animali.

Sentimento che deve interpretarsi come un sentimento di pietà. Quel sentimento che comunque necessita di empatia, di quel minimo di sensibilità tale da sentirsi comunque offesi, lesi ad ogni atto brutale, crudele, ingiustificato nei confronti degli animali.

La giurisprudenza in merito

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Il ‘materiale’ della Suprema Corte sul tema è già abbastanza consistente – considerando anche che le normative sono recenti – ed è sufficiente per evidenziare la linea interpretativa in merito.

Una linea che inequivocabilmente si fa portatrice dei valori della norma in oggetto; valori che danno rilevanza al sentimento nei confronti degli animali, oggi possiamo aggiungere, sentimento costituzionalmente orientato.

La recente pronuncia dei giudici di legittimità n. 29816 del 09/09/2020 fornisce già un quadro deciso, saldo circa l’orientamento della giurisprudenza. La terza sezione penale della Cassazione con la decisione suindicata riconosce la sussistenza del delitto di maltrattamento di un animali nell’episodio che vede il trasporto di un capriolo ferito e caricato sulla macchina lasciato però agonizzante. Crudeltà inaudita e ingiustificata riconosciuta dalla suprema Corte, con la sentenza richiamata, che indirizza anche la condotta, l’etica da adottare. In quel caso si auspicava un colpo definitivo all’animale, più giustificato appunto, per porre fine alle sofferenze, del comportamento ‘gelido’ e indifferente avutosi invece nei confronti della preda.

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Mentre con sentenza n. 8449 del 2020 la stessa Cassazione penale sez. III chiarisce che “in tema di uccisione o maltrattamento di animali, la crudeltà si identifica con l’inflizione all’animale di gravi sofferenze per mera brutalità, mentre la necessità si riferisce ad ogni situazione che induca all’uccisione dell’animale per evitare il pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno a sé o ad altri o ai propri beni, quando tale danno l’agente ritenga non altrimenti evitabile”.

Il caso di specie riguardava l’uccisione di due cani avvenuta dopo che gli stessi avevano aggredito mortalmente tre pecore. Pertanto avvenuta oltre il lasso di tempo necessario per una eventuale difesa nei confronti delle stesse, e quindi al di fuori della sfera dello stato di necessità.

Ma già con sentenza n. 50329, del 29/10/2015 la terza sezione penale della Cassazione aveva ribadito il significato di stato di necessità in merito alle fattispecie in oggetto, inteso come ogni “situazione che induca all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile” (cfr. Cass. pen. sez. III 26/04/2018 n. 49672).

Quindi al di fuori dello stato di necessità ogni comportamento che sconfina dallo stesso, che va oltre, non necessario, superfluo, prevaricante rispetto al pericolo reale integra il fatto illecito.

E ancora – applicando l’istituto del sequestro preventivo ex art. 544 sexies – la Cassazione penale n. 12961/2021 riteneva valido il sequestro preventivo di un cane tenuto in condizioni precarie, contrarie al benessere e alla salute dell’animale, convalidato dal tribunale di merito, ed effettuato dalle guardie zoofile di un’associazione nazionale di protezione animale. Decisione che supporta anche il lavoro come quello delle guardie volontarie giurate a sostegno del valore ‘del sentimento per gli animali’ (Cfr. Cass. Pen. sez. V. 11/04/2022, n. 20221; Cass. pen. sez. III, 03/12/2020 n. 12436; Cass. Pen. sez. III, 24/05/2016, n. 5235).

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Conclusioni

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“Non ferire i nostri umili fratelli è il nostro primo dovere nei loro confronti, ma fermarci lì non basta. Abbiamo una missione più alta: essere al loro servizio ogni volta che lo richiedono”.

Le parole di Francesco d’Assisi che la storia ci riporta dal 1200, ci confermano, confrontate con la normativa vigente, precedentemente esaminata, che almeno il primo dovere lo abbiano espletato – ed è possibile, forse – compiere anche il secondo, di grado superiore, non arrestando mai il progresso sociale, culturale, e dei valori.

WELCOME WORLD –

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INFORMAZIONI DALLE NOSTRE UNIVERSITA’ E DALL’ ISU CENTRO STUDI

CONFASSOCIAZIONI UNIVERSITY

Laurea Magistrale Biennale Ingegneria Gestionale

I laureati della classe saranno in possesso di conoscenze idonee a svolgere attività professionali negli ambiti seguenti

  • Ingegnere Gestionale
  • Manager della Trasformazione Digitale
  • Risk Manager

Descrizione

LM-31 Classe   120 CFU   2 Anni

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 1500 €

Iscriviti ora

Il corso, per meglio rispondere alle molteplici esigenze delle imprese, è articolato in due curricula:

  • Ingegneria Gestionale per la Gestione del Rischio
  • Ingegneria Gestionale per la Trasformazione Digitale

Il Corso di Laurea Magistrale in “Ingegneria Gestionale” forma figure professionali di elevato livello, in grado di coniugare strumenti e metodi di pianificazione. Il livello di approfondimento dei temi trattati durante il percorso formativo caratterizza il Laureato Magistrale per un’elevata preparazione tecnico-culturale nei diversi campi gestionali dell’ingegneria. Egli ha consapevolezza e capacità di assunzione di responsabilità per una molteplicità di ruoli e figure professionali, oggi estremamente ricercate da tutte le grandi e medie aziende, ma spesso valorizzato anche in realtà di dimensioni più ridotte nelle quali può assumere rapidamente ruoli apicali.

Le attività formative offerte nel corso di laurea magistrale sono state progettate per creare una figura professionale in grado di operare al centro del cambiamento dell’industria manifatturiera e della trasformazione digitale, per contribuire con le proprie competenze all’introduzione di nuove soluzioni e sistemi innovativi di produzione, a supporto dello sviluppo di nuovi modelli di business, della gestione del rischio e della innovazione digitale.

Le discipline che concorrono alla formazione dei curricula vertono sui settori tipici dell’ingegneria gestionale, quali la gestione dei sistemi industriali, la gestione dei progetti, l’automazione e la gestione integrata di azienda, la gestione del rischio, la logistica e manutenzione dei sistemi produttivi, la strategia ed il marketing e gli strumenti ingegneristici per l’industria 4.0 e sono affiancate da discipline affini che completano la preparazione dell’ingegnere nell’ambito del diritto commerciale, dei sistemi informativi e delle misure energetiche industriali.

L’ingegnere gestionale può occupare posizioni manageriali in imprese manifatturiere e di servizi, nella consulenza direzionale e a supporto dello sviluppo dell’economia digitale. Le professioni più tipiche sono il controllo di gestione, il marketing, la finanza, la consulenza strategica, la gestione dell’ICT, la gestione della supply chain e dei processi produttivi, la logistica e la pianificazione tecnologico-produttiva.

Obiettivi

Il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale ha come obiettivo la formazione di un professionista che, con le sue conoscenze tecniche ed economiche, con le sue competenze organizzative e manageriali, sia in grado di gestire i processi e pianificare le strategie necessarie a promuovere l’innovazione delle aziende, a gestire il rischio aziendale a diversi livelli e a mitigarlo.

Il corso, per meglio rispondere alle molteplici esigenze delle imprese, è articolato in due curricula:

  • Gestione del rischio
  • Trasformazione Digitale

Il Corso di Laurea Magistrale in “Ingegneria Gestionale” forma figure professionali di elevato livello, in grado di coniugare strumenti e metodi di pianificazione, Il livello di approfondimento dei temi trattati durante il percorso formativo caratterizza il Laureato Magistrale per un’elevata preparazione tecnico-culturale nei diversi campi gestionali dell’ingegneria. Egli ha consapevolezza e capacità di assunzione di responsabilità per una molteplicità di ruoli e figure professionali, oggi estremamente ricercate da tutte le grandi e medie aziende, ma spesso valorizzato anche in realtà di dimensioni più ridotte nelle quali può assumere rapidamente ruoli apicali.

Obiettivo del Corso è formare un laureato culturalmente preparato sul fronte matematico finanziario e tecnologico nel curriculum Gestione del rischio e sulla reingegnerizzazione dei processi e i sistemi digitali nel curriculum Trasformazione digitale; la formazione economico-manageriale sarà comune ad entrambi i curricola.

Il fine è creare una figura professionale in grado di intervenire operativamente nelle decisioni strategiche e tecnico-operative che influenzano la competitività di imprese e organizzazioni operanti in contesti caratterizzati da elevata innovazione, nonché da una complessità tecnologica e di mercato.

Gli studenti della laurea magistrale vengono in parte preparati per ricoprire, con maggiori competenze, responsabilità e autonomia, i ruoli per i quali sono stati formati dalla laurea triennale e le cui relative aree di apprendimento e insegnamenti sono ricompresi nei requisiti curricolari per l’accesso alla magistrale. In tal senso, avendo conseguito una laurea di primo livello di Ingegneria nelle classi L8 o L9, potranno ricoprire ruoli consolidati cui sono destinati tali laureati come, a scopo esemplificativo e non esaustivo, di risk manager, change manager, responsabile della produzione, responsabile della qualità, tecnico commerciale, product manager, program manager, consulente aziendale e di direzione, energy manager, software engineer, software manager, con prospettive di carriera più elevate data la maggiore dotazione di strumenti e metodi per affrontare i problemi e le responsabilità a loro destinate.

Indipendentemente dalle figure formate dal percorso triennale di provenienza, in ogni caso, le attività formative offerte nel presente corso di laurea sono state progettate per creare figure professionali in grado di operare:

  1. Nei processi di analisi e della gestione dei rischi d’impresa, identificando, anticipando e risolvendo le criticità che possono danneggiare un’azienda o un’organizzazione – dal punto di vista finanziario, operativo o della sicurezza ? e ricoprendo ruoli di responsabilità nello sviluppo di strategie, processi e sistemi per la gestione e il monitoraggio dei rischi, a difesa della continuità aziendale (curriculum Gestione del rischio);
  2. Al centro del cambiamento e della trasformazione digitale dell’industria, per contribuire con le proprie competenze all’introduzione di nuove soluzioni e sistemi innovativi di produzione, a supporto dello sviluppo di nuovi modelli di business e della innovazione digitale (curriculum Trasformazione digitale).

ISU CENTRO STUDI

 Diploma Liceo Scientifico

Il Liceo Scientifico ha come obiettivo quello di formare gli studenti che vogliono iscriversi alle facoltà scientifiche all’Università.

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Il Liceo Scientifico ha come obiettivo quello di formare gli studenti che vogliono iscriversi alle facoltà scientifiche all’Università.

Al termine del percorso scolastico di studi scientifici lo studente dovrà:

  • aver ricevuto e appreso un’istruzione linguistica e scientifica bilanciata,
  • dovrà essere capace di cogliere gli intrecci sostanziali dello sviluppo del pensiero, e i legami fra i metodi matematici e scientifici sperimentali e quelli di orientamento umanistico.
  • Saper individuare i legami fra il pensiero scientifico e le valutazioni filosofiche
  • Capire e conoscere le basi portanti dei procedimenti matematici pratici e teorici, attraverso il linguaggio logico-formale per risolvere i problemi di diversa origine
  • Essere capaci di usare gli strumenti di calcolo e rappresentazione nella soluzione dei problemi
  • Avere una conoscenza equilibrata e salda delle nozioni fondamentali e basilari di chimica, astronomia, scienze della terra e biologia.
  • Avere una capacità di controllo e possesso dei linguaggi e metodi specifici relative alle scienze sperimentali
  • Conoscere e capire gli sviluppi, le basi e le conoscenze che hanno condotto e generato lo sviluppo tecnologico e scientifico nel corso degli anni, in concomitanza con i bisogni attuali delle diverse condizioni sociali con particolare attenzione verso i successi scientifici soprattutto recenti.
  • Saper carpire le risorse che le attuazioni di queste scoperte possono generare e portare nella vita di tutti i giorni.

Obiettivi

Una volta terminato il percorso formativo, gli studenti dovranno aver imparato le teorie, i concetti e i principi, dovranno essere capaci di sviluppare e formulare una valutazione critica sulle teorie e metodi scientifici e formularne di nuovi per favorire la crescita scientifica. Capire la posizione della tecnologia come conciliazione tra scienza e vita di tutti i giorni. Essere capaci di impiegare gli strumenti informatici in favore e attraverso le analisi dei dati e cogliere il ruolo dell’informatica nel progresso scientifico.