Linee guida per la raccolta fondi degli enti del  terzo  settore

Linee guida per la raccolta fondi degli enti del  terzo  settore,  ai

  sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117.

§ 1. Introduzione

    La legge 6 giugno 2016, n. 106, recante «Delega al Governo per la

riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per  la  disciplina

del servizio civile universale», ha previsto, al  fine  di  sostenere

l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono,  anche  in  forma

associata, a perseguire il bene  comune,  ad  elevare  i  livelli  di

cittadinanza attiva, di coesione e di protezione  sociale,  favorendo

la partecipazione, l’inclusione e il pieno  sviluppo  della  persona,

un’operazione di riordino e di revisione  organica  della  disciplina

vigente in materia di enti del Terzo settore mediante la redazione di

un apposito Codice. Sulla base  di  quanto  previsto  dalla  predetta

fonte, il legislatore  delegato  e’  intervenuto  a  disciplinare  le

misure agevolative e di sostegno economico in favore degli  enti  del

Terzo settore, dovendo, tra l’altro, tenere  presente  il  dichiarato

fine di promuovere, anche attraverso iniziative di raccolta di fondi,

i comportamenti donativi delle persone e degli enti.

    In attuazione della delega, con il decreto legislativo  3  luglio

2017, n. 117, e’ stato cosi’ adottato il  codice  del  Terzo  settore

(d’ora in poi codice o CTS), nel quale  e’  contenuta  la  disciplina

sostanziale degli enti del Terzo settore, sicche’ si puo’ oggi a buon

titolo parlare nell’ordinamento giuridico italiano dell’esistenza  di

un diritto del Terzo settore.

    L’art. 4, comma 1, del codice contiene la definizione di ente del

Terzo  settore  (ETS),  individuando   i   seguenti   requisiti   che

cumulativamente devono sussistere affinche’ un ente collettivo  possa

essere ricondotto all’interno del perimetro del Terzo settore:

      a)   l’appartenenza   ad   una   categoria   tipica   di    ETS

(organizzazione di volontariato, associazione di promozione  sociale,

ente filantropico, impresa sociale,  inclusa  quella  di  cooperativa

sociale,  rete  associativa,  societa’  di  mutuo  soccorso)  o,   in

alternativa, l’assunzione  della  forma  giuridica  di  associazione,

riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione o di altro  ente  di

carattere privato diverso dalle societa’ (cd. ETS «atipici»);

      b) l’indipendenza da pubbliche  amministrazioni,  formazioni  e

associazioni politiche, sindacali, di categoria, ecc.

      c) lo svolgimento in via esclusiva o principale di una  o  piu’

attivita’ di interesse generale (elencate in ventisei voci  nell’art.

5 del codice), in forma non solo gratuita, volontaria o erogativa, ma

anche mutualistica o imprenditoriale;

      d) il perseguimento di finalita’ civiche, solidaristiche  o  di

utilita’ sociale;

      e) l’assenza di fine lucrativo;

      f) l’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo  settore

(RUNTS).

    Pertanto, uno degli elementi caratterizzanti l’ETS e’ rinvenibile

nello svolgimento, in via esclusiva  o  principale,  di  una  o  piu’

attivita’ di interesse generale, attraverso un evidente  collegamento

con il principio di  sussidiarieta’  orizzontale  espresso  nell’art.

118, comma 4, della Costituzione, quale  criterio  propulsivo  ed  in

coerenza  del  quale  deve  svilupparsi  il  rapporto  tra  autorita’

pubbliche e soggetti privati.  Dalla  definizione  codicistica  sopra

richiamata emerge la stretta relazione tra il profilo  dell’attivita’

di  interesse  generale  esercitata  dall’ETS  e  l’assenza  di  fini

lucrativi.

    Muovendo da tali considerazioni, il codice esplicita  all’art.  1

le finalita’ perseguite con l’introduzione  della  nuova  disciplina,

identificantesi nel sostegno all’autonoma iniziativa dei cittadini in

forma associata, nonche’, nel successivo art. 2, nella promozione  al

loro sviluppo e nel favor per l’apporto originale fornito  dagli  ETS

al  perseguimento  delle  finalita’  civiche,  solidaristiche  e   di

utilita’ sociale.

    In questa prospettiva, il codice individua molteplici strumenti e

misure finalizzati a creare le condizioni affinche’ il Terzo  settore

possa  autonomamente  crescere  sia   in   termini   di   empowerment

organizzativo che  con  riguardo  all’implementazione  della  propria

capacita’ operativa. In tal senso, devono pertanto essere considerate

tutte le disposizioni fiscali contenute nel titolo X del CTS. Ad esse

deve essere aggiunto l’istituto della raccolta fondi, configurato dal

legislatore  delegato  quale  strumento  diretto   a   garantire   la

sostenibilita’ dello scopo sociale e della stessa organizzazione  che

lo persegue.

§ 2.La raccolta fondi nel codice del Terzo settore

    L’attivita’ di riordino attuata dal codice del Terzo  settore  ha

consentito,  tra  l’altro,  di  ottenere  per  la  prima  volta   una

definizione formale di raccolta fondi all’art. 7 del codice stesso.

    Sebbene infatti la raccolta fondi  sia  divenuta  nel  tempo  una

delle modalita’ privilegiate  dagli  ETS  per  il  reperimento  delle

risorse  necessarie  al   perseguimento   delle   proprie   finalita’

istituzionali, non esisteva  nel  preesistente  quadro  normativo  di

riferimento una definizione o tantomeno un riconoscimento formale  di

tale attivita’.

    In precedenza, infatti, il tema  della  raccolta  fondi  non  era

disciplinato sotto il profilo sostanziale: il decreto del  Presidente

della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), all’art. 143, comma

3, lettera a), stabilisce  che  non  concorrono  in  ogni  caso  alla

formazione del reddito degli enti non commerciali i fondi ai medesimi

enti  pervenuti  a   seguito   di   raccolte   pubbliche   effettuate

occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di

servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze  o

campagne di sensibilizzazione. Sul punto, l’art. 20 del  decreto  del

Presidente  della  Repubblica  29  settembre  1973,  n.  600,   sulla

disciplina tributaria degli  enti  non  commerciali  e  delle  Onlus,

impone agli enti non commerciali che effettuino raccolte pubbliche di

fondi,  indipendentemente  dalla  redazione  del  rendiconto  annuale

finanziario, un obbligo specifico di redazione,  entro  quattro  mesi

dalla chiusura dell’esercizio, di un apposito e  separato  rendiconto

dal quale devono risultare, in modo chiaro e trasparente, le  entrate

e le  spese  relative  a  ciascuna  delle  celebrazioni,  ricorrenze,

campagne di sensibilizzazione, in  occasione  delle  quali  e’  stata

effettuata la raccolta pubblica di fondi. Detto rendiconto  specifico

deve inoltre essere accompagnato da una relazione illustrativa.

    Il nostro ordinamento, in un costante processo di  valorizzazione

del Terzo settore, ha invece dimostrato il  forte  interesse  per  la

materia, dedicando  alla  raccolta  fondi  non  solo  uno  dei  primi

articoli del codice (art. 7), ma anche altre norme di  dettaglio  che

consentono a tutti i  soggetti  coinvolti  di  operare  con  maggiore

certezza nel delicato ambito della raccolta fondi. Difatti il  codice

tratta la materia sia per quanto riguarda la disciplina fiscale (art.

79, comma 4, lettera a) e comma 5-bis; art. 89, comma  18),  che  per

quanto attiene agli obblighi di rendicontazione (art.  48,  comma  3;

art. 87, comma 6).

    Per una migliore chiarezza espositiva, si riporta di  seguito  il

testo del sopra citato art. 7 del codice:

      «1. Per raccolta fondi si intende il complesso delle  attivita’

ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore al fine di

finanziare  le  proprie  attivita’  di  interesse   generale,   anche

attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di

natura non corrispettiva.

      2. Gli enti del Terzo settore, possono realizzare attivita’  di

raccolta fondi anche  in  forma  organizzata  e  continuativa,  anche

mediante sollecitazione  al  pubblico  o  attraverso  la  cessione  o

erogazione di beni o servizi di  modico  valore,  impiegando  risorse

proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti, nel rispetto  dei

principi di verita’, trasparenza e correttezza  nei  rapporti  con  i

sostenitori e il pubblico, in conformita’ a linee guida adottate  con

decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti la

cabina di regia di cui all’art. 97 e il Consiglio nazionale del Terzo

settore».

    Le presenti linee guida costituiscono pertanto  attuazione  della

previsione dell’art. 7, comma 2 del codice: in  esse  il  tema  della

raccolta fondi viene trattato sotto il  profilo  sostanziale,  mentre

sul  profilo  fiscale  la  competente   amministrazione   finanziaria

interverra’ con specifici documenti di prassi, circolari  o  atti  di

indirizzo.

    L’esegesi del testo normativo consente di  fissare  gli  elementi

caratterizzanti   l’istituto.   Innanzitutto,   sotto   il    profilo

soggettivo, l’attivita’ di raccolta fondi e’  esercitabile  da  tutti

gli ETS indicati nell’art. 4, comma 1, del  codice,  con  conseguente

ampliamento della  perimetrazione  che  non  e’  piu’  limitata  alla

nozione  fiscale  di  ente  non  commerciale,  ricomprendendovi,   ad

esempio, anche le imprese sociali. Altro elemento riguarda il profilo

teleologico: le risorse raccolte  devono  essere  destinate  al  fine

esclusivo di sostenere finanziariamente  le  attivita’  di  interesse

generale, con conseguente esclusione della possibilita’ di  impiegare

i fondi cosi’ raccolti per finanziare le  attivita’  diverse  di  cui

all’art. 6 del codice.

    Inoltre, la  norma  chiarisce  che  per  la  realizzazione  della

raccolta fondi l’ETS puo’ impiegare sia risorse proprie che di terzi.

Di conseguenza,  l’ETS  potra’  ricorrere  al  personale  interno,  o

avvalersi di volontari, nel rispetto dell’art. 17 del codice,  oppure

delegare in tutto o in parte a soggetti terzi la realizzazione  della

racconta  fondi  anche  avvalendosi  di  figure   specializzate   nel

fundraising.  Con  particolare  riguardo  all’impiego  di   personale

interno  all’ETS,  dovra’   essere   rispettato   il   principio   di

incompatibilita’ (ex art. 17, comma 5 del codice) tra  lo  status  di

volontario e quello di lavoratore della medesima organizzazione. Come

esplicitato nella nota del Ministero del  lavoro  e  delle  politiche

sociali n. 2088  del  27  febbraio  2020  (1)  ,  la  sussistenza  di

qualsiasi  forma  di  rapporto  di  lavoro  con  l’ETS  preclude   al

lavoratore di svolgere attivita’ di volontariato per il medesimo ETS.

Il lavoratore dell’ETS potra’ pertanto partecipare  allo  svolgimento

di  attivita’  riconducibili  alla  raccolta   fondi   esclusivamente

nell’ambito del rapporto di lavoro in essere con l’ETS e nel rispetto

delle  mansioni  e  dell’orario  di  lavoro  previsti  dal  CCNL   di

riferimento.

    Sia nel caso di gestione all’interno dell’organizzazione dell’ETS

dell’attivita’ di raccolta fondi, sia nel diverso caso di affidamento

a terzi di tutta o  di  parte  di  essa,  le  spese  complessivamente

sostenute per la realizzazione dell’evento o  della  campagna  devono

tendere ad essere congruamente inferiori  ai  fondi  raccolti,  fatte

salve  cause  non  prevedibili  che  compromettono  il   buon   esito

dell’attivita’.

    Un ulteriore  elemento  di  forte  discontinuita’  rispetto  alla

disciplina previgente riguarda il profilo temporale. Difatti,  se  il

TUIR all’art. 143 regolamenta  ai  fini  fiscali  le  raccolte  fondi

aventi il carattere dell’occasionalita’, con l’art. 7 del  CTS  viene

viceversa riconosciuta in maniera esplicita agli ETS la  facolta’  di

realizzare detta attivita’ anche in forma organizzata e continuativa.

    Qualora vengano svolte attivita’ di intrattenimento (2) in  forma

occasionale o in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o  campagne

di sensibilizzazione, l’art. 82,  comma  9,  del  CTS  stabilisce  la

debenza dell’imposta sugli intrattenimenti  per  le  imprese  sociali

costituite in forma societaria, rimanendo esenti dal tributo tutti  i

restanti ETS,  incluse  le  cooperative  sociali,  a  condizione  che

dell’attivita’ sia data  comunicazione  preventiva  alla  SIAE  o  al

diverso soggetto preposto alla tutela del diritto d’autore.

    Per quanto concerne la modalita’ di  svolgimento  della  raccolta

fondi,   questa,   indipendentemente   dall’occasionalita’   o   meno

dell’evento, potra’ essere effettuata anche  mediante  sollecitazione

al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni  o  servizi

di modico valore.

    La  modalita’  di  raccolta  potra’  quindi  essere  sia  privata

(indirizzata al singolo potenziale donatore) che pubblica.

    In caso di sollecitazione rivolta al pubblico  gli  ETS  dovranno

attenersi al rispetto dei principi che saranno meglio esplicitati nel

corso delle presenti linee guida,  con  riferimento  alle  specifiche

modalita’ di raccolta che prevedono una  sollecitazione  al  pubblico

(cfr. infra, al §5) con  particolare  riguardo  all’osservanza  delle

norme in materia di  privacy.  Inoltre,  dovranno  essere  rispettate

forme di pubblicita’ e trasparenza sulla raccolta fondi in  grado  di

consentire  il  trasferimento  di  informazioni  il  piu’   possibile

complete in sede di sollecitazione.  Nel  rispetto  dei  principi  di

comunicazione  eticamente   responsabile,   correttezza   gestionale,

trasparenza e verita’ i donatori hanno diritto  a  essere  rispettati

nella propria libera  volonta’  e  a  non  essere  indotti  a  donare

attraverso   eccessive   pressioni,   sollecitazioni   o    strumenti

pubblicitari ingannevoli, non veritieri o lesivi della dignita’ della

persona.

    La raccolta fondi potra’ materialmente  avvenire  sia  attraverso

l’erogazione liberale (di danaro o beni in natura), sia  mediante  il

pagamento di un corrispettivo a  fronte  di  una  cessione  da  parte

dell’ETS di beni o servizi di modico valore.

    Dal punto di vista del  donatore/contribuente  (persone  fisiche,

enti e societa’), l’art. 83 del codice riconosce la  detraibilita’  e

deducibilita’ delle liberalita’ in danaro o natura disposte a  favore

degli ETS, secondo modalita’ e  limiti  individuati  con  il  decreto

ministeriale del 28 novembre 2019 in materia di  erogazioni  liberali

in natura a favore degli enti del Terzo settore (3) .

     Il riferimento esplicito alla cessione da parte dell’ETS di beni

o servizi di modico valore assume invece rilievo fiscale  per  l’ETS,

in quanto ai sensi del gia’ richiamato art. 79, comma, 4 lettera  a),

del codice  non  concorrono  alla  formazione  del  reddito  i  fondi

pervenuti a seguito di raccolte occasionali anche mediante offerte di

beni o servizi di modico valore.

    Nella raccolta fondi il soggetto erogatore e’ messo a  conoscenza

dal beneficiario che i fondi pervenuti saranno destinati ad uno scopo

ben individuato. L’ETS in questa fase evidenzia  le  finalita’  della

raccolta al fine di portare a conoscenza dell’erogante se detti fondi

sono diretti alle attivita’ di interesse generale  dell’ente  o  sono

mirati a specifici progetti. Elementi, questi, che  invece  non  sono

generalmente rinvenibili nello svolgimento delle attivita’ diverse di

cui all’art. 6 del codice.

    L’art. 7 del CTS dispone esplicitamente cha la raccolta fondi  e’

infatti finalizzata al finanziamento  delle  attivita’  di  interesse

generale. L’ETS sara’ pertanto tenuto a  rispettare  la  funzione  di

strumentalita’  dell’attivita’  di  raccolta  fondi   rispetto   alla

realizzazione delle attivita’ statutarie di interesse generale, anche

limitando le spese relative all’organizzazione  dell’evento  che  non

potranno essere superiori o prossime ai ricavi della raccolta,  salvo

che si verifichino fatti che possano compromettere la buona  riuscita

dell’iniziativa, non individuabili a priori.  In  tale  ultimo  caso,

l’ente sara’ tenuto a  indicare  nel  rendiconto  e  nella  relazione

illustrativa le motivazioni per le quali i  costi  sostenuti  per  la

realizzazione dell’evento sono stati superiori ai ricavi.

    Pertanto, l’ETS deve individuare e quantificare il rapporto tra i

fondi raccolti e la loro destinazione, prevedendo che i costi totali,

sia amministrativi sia per l’attivita’  di  raccolta  fondi,  debbano

essere contenuti entro limiti ragionevoli  tali  da  consentire  che,

dedotti tali costi, residui, comunque, una congrua quota di fondi  da

destinare ai progetti e alle attivita’ per cui la stessa campagna  e’

stata attivata.

    Tenuto conto di quanto sopra, i fondi  raccolti  dovranno  quindi

essere destinati per la maggior parte del loro ammontare a finanziare

i progetti e le attivita’ di interesse generale per cui  la  raccolta

fondi e’ stata attivata.

    Tali vincoli dovranno essere rispettati dall’ETS anche qualora la

raccolta sia organizzata e continuativa e anche laddove l’ETS  decida

di avvalersi di terzi nell’organizzazione della raccolta.

    La rendicontazione dell’attivita’ di  raccolta  fondi  nella  sua

dimensione dinamica  e’  un  obbligo  informativo  che  afferisce  al

rapporto tra l’ETS ed il sovventore, inteso sia come singolo soggetto

che fornisce il  suo  apporto  all’attivita’  di  interesse  generale

svolta dall’ETS, che come la piu’ generale platea dei consociati.  La

duplicita’ della dimensione esplicativa  dell’attivita’  di  raccolta

fondi costituisce pertanto il naturale campo  di  applicazione  degli

obblighi di trasparenza ed accountability previsti dalla legge delega

che ha assoggettato, all’art. 3, comma 1,  lettera  a),  gli  ETS  ad

«obblighi di trasparenza e di  informazione,  anche  verso  i  terzi,

attraverso forme di  pubblicita’  dei  bilanci  e  degli  altri  atti

fondamentali dell’ente anche mediante la pubblicazione nel  suo  sito

internet istituzionale», imponendo altresi’,  all’art.  4,  comma  1,

lettera d), che le forme e modalita’ di amministrazione  e  controllo

degli  enti  siano  ispirate  tra  gli  altri  al   principio   della

trasparenza e,  alla  lettera  g)  che  gli  «obblighi  di  controllo

interno, di rendicontazione,  di  trasparenza  e  d’informazione  nei

confronti  degli  associati,  dei  lavoratori  e  dei  terzi»   siano

«differenziati  anche   in   ragione   della   dimensione   economica

dell’attivita’ svolta e dell’impiego di risorse pubbliche».

    Gli enunciati principi di trasparenza e  rendicontazione  trovano

una significativa esplicazione nell’art. 87, comma 6, del codice,  il

quale  prevede  uno  specifico  obbligo  di  rendicontazione  per  le

raccolte fondi. Tale disposizione prevede che  «gli  enti  del  Terzo

settore non commerciali di cui all’art. 79, comma 5,  che  effettuano

raccolte pubbliche di fondi devono inserire all’interno del  bilancio

redatto ai sensi dell’art. 13, un  rendiconto  specifico  redatto  ai

sensi del  comma  3  dell’art.  48,  tenuto  e  conservato  ai  sensi

dell’art. 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre

1973, n. 600, dal quale  devono  risultare,  anche  a  mezzo  di  una

relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le

spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze  o  campagne

di sensibilizzazione di cui all’art. 79,  comma  4,  lettera  a).  Il

presente comma si applica anche ai  soggetti  che  si  avvalgono  del

regime forfetario di cui all’art. 86».

    L’art. 48, comma 3, del codice stabilisce che «i rendiconti delle

raccolte  fondi  svolte  nell’esercizio  precedente   devono   essere

depositati entro il 30 giugno di ogni anno.»

    Il comma 4 aggiunge che «in caso di mancato o incompleto deposito

nel rispetto dei termini previsti,  l’ufficio  del  registro  diffida

l’ente  del  Terzo  settore  ad   adempiere   all’obbligo   suddetto,

assegnando un termine non superiore  a  centottanta  giorni,  decorsi

inutilmente i quali l’ente e’ cancellato dal Registro.»

    Si fa presente che ai sensi dell’art. 13 del codice, gli ETS sono

tenuti a depositare il bilancio di esercizio presso il registro unico

nazionale del Terzo settore, salvo che essi  non  siano  iscritti  al

registro  delle  imprese:  in  questo  caso,  infatti,  l’obbligo  di

deposito va adempiuto presso detto  registro.  L’art.  48,  comma  3,

prevede altresi’ l’obbligo del deposito del rendiconto della raccolta

fondi,  il  cui  adempimento  deve  intendersi  perfezionato  ove  il

rendiconto medesimo sia redatto in conformita’  alle  presenti  linee

guida ed incluso nel bilancio depositato ai sensi delle sopra  citate

disposizioni.

    Al fine di agevolare gli enti del Terzo settore nell’assolvimento

degli obblighi di rendicontazione  delle  raccolte  fondi,  e’  stato

predisposto un modello di rendiconto  allegato  alle  presenti  linee

guida.

    Il  deposito  dei  rendiconti,  oltre  ad  assolvere  alla  sopra

descritta  funzione  di  pubblicita’  –  notizia,  pone  in   risalto

l’ulteriore  aspetto  della  raccolta  fondi  che  involge  anche  il

rapporto tra l’ETS e le  pubbliche  amministrazioni  a  vario  titolo

competenti al controllo.

    Tale  controllo  compete  all’amministrazione   finanziaria,   in

relazione al rispetto della relativa disciplina ed  al  possesso  dei

requisiti prescritti per fruire delle agevolazioni fiscali, ai  sensi

dell’art. 94 del codice, e agli uffici del registro  unico  nazionale

del Terzo settore, ai fini della sussistenza e della  permanenza  dei

requisiti   necessari   all’iscrizione    al    medesimo    registro,

all’effettivo perseguimento delle finalita’ civiche, solidaristiche e

di utilita’ sociale, nonche’ in ordine all’adempimento degli obblighi

derivanti dall’iscrizione  al  registro  unico  nazionale  del  Terzo

settore, ex art. 93, comma 1, lettere a), b) e  c)  del  codice.  Sul

punto, fermo restando pertanto sotto il profilo fiscale il potere  di

verifica  e  accertamento  dell’amministrazione  finanziaria  di  cui

all’art. 94 del CTS, si rileva che ai sensi del richiamato art. 7 gli

ETS sono tenuti a rispettare i  principi  di  verita’  trasparenza  e

correttezza nella raccolta fondi. Nel caso in cui  si  riscontrassero

elementi tali da far ritenere potenzialmente violati  i  principi  di

cui sopra, i competenti uffici del registro unico nazionale del terzo

settore possono disporre ulteriori  controlli  e  accertamenti  anche

mediante accessi presso la sede legale  dell’ETS  e  acquisizione  di

documentazione ai sensi dell’art. 93, all’esito dei quali adottare  i

relativi provvedimenti.

§.3 Finalita’ delle linee guida

    Con le presenti linee guida si  intende  offrire  agli  enti  del

Terzo settore  uno  strumento  di  orientamento  nella  realizzazione

dell’attivita’ di raccolta  fondi,  e  contribuire  a  migliorare  il

rapporto di fiducia fra i cittadini e gli enti stessi.

    Le linee guida si configurano  come  un  documento  «aperto»,  in

grado di sviluppare gli spunti di riflessione che dovessero  emergere

dalla raccolta ed elaborazione di buone prassi da parte dei  soggetti

pubblici e privati coinvolti nell’attivita’ di raccolta fondi.

    Come gia’ chiarito sopra, le presenti linee guida sono rivolte  a

tutti gli enti del Terzo settore, indipendentemente dalla loro  forma

giuridica, dimensione, missione, attivita’ e classificazione come ETS

commerciale o non commerciale.

    Le indicazioni fornite  dalle  linee  guida  sono  finalizzare  a

orientare l’attivita’ di raccolta fondi coerentemente con i  principi

di  verita’,  trasparenza  e  correttezza  richiamati   espressamente

dall’art. 7 del codice e di seguito esplicati.

§.4 Principi

    I principi cardine volti a tutelare  i  donatori,  i  destinatari

delle donazioni e gli stessi ETS sono individuati dall’art. 7 del CTS

in trasparenza, verita’  e  correttezza.  Dalla  previsione  di  tali

principi  nella  fonte  normativa  di  rango  primario  discende   il

carattere  precettivo  per  gli  ETS  del  contenuto   del   presente

paragrafo.

Trasparenza

    La trasparenza ha la  finalita’  di  rendere  conto  dell’operato

complessivo dell’ente del Terzo settore anche mediante la  diffusione

delle   informazioni   e   l’accessibilita’   della    documentazione

predisposta per la raccolta fondi.

    In particolare, e’ virtuoso per l’ETS esporre ai donatori e altri

portatori di interesse (stakeholder), alcuni elementi che  compongono

l’attivita’ di raccolta:

      1) oltre  alla  figura  del  legale  rappresentante  dell’ente,

l’indicazione degli uffici e/o di almeno una persona  di  riferimento

da contattare per ottenere informazioni sulla raccolta;

      2) l’indicazione della durata delle raccolte e del loro  ambito

territoriale  e  qualora   tecnicamente   possibile,   dell’ammontare

progressivo dei proventi raccolti;

      3) le categorie di beneficiari, gli enti privati o le attivita’

di interesse generale dell’ETS ai quali saranno destinati i  proventi

ottenuti;

      4) qualora la raccolta sia effettuata per  realizzare  progetti

specifici,   l’indicazione:   a)   dell’obbiettivo   dei   fondi   da

raccogliere; b) della destinazione delle risorse raccolte, qualora il

progetto enunciato non possa essere realizzato c) della  destinazione

delle eccedenze, qualora fosse superato l’obbiettivo del progetto; d)

dei tempi previsti per la realizzazione del progetto;

      5) l’indicazione delle modalita’ con cui eseguire la  donazione

e di eventuali benefici fiscali di cui il donatore puo’ fruire;

    Ulteriore  profilo   atto   a   garantire   la   trasparenza   e’

l’accessibilita’, intesa come diritto del donatore e del destinatario

della donazione a reperire informazioni  sulla  raccolta  fondi  e  a

riceverle se richieste.

    I donatori e i  beneficiari  della  donazione  hanno  diritto  di

ricevere (o di poter facilmente accedere a)  complete  ed  esaurienti

informazioni sull’iniziativa di raccolta fondi.

    In tal senso  l’ETS  dovra’  predisporre  modalita’  e  strumenti

idonei a rispondere alle richieste di informazione e comunque fornire

ai donatori, parallelamente all’assolvimento degli obblighi verso  le

amministrazioni  vigilanti,   un’informazione   chiara,   diretta   e

facilmente  comprensibile  sull’utilizzo  della  sua  donazione,  sul

progetto cui e’ destinata e/o sulle principali attivita’ dell’ETS.

    Ai fini della trasparenza dovra’  altresi’  essere  osservata  la

disposizione di cui all’art. 46 del codice  di  autodisciplina  della

comunicazione commerciale in vigore dal 2 maggio 2018, applicabile  a

«qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico  su  temi  di

interesse sociale, anche specifici, o che sollecita,  direttamente  o

indirettamente, il volontario apporto di contribuzioni  di  qualsiasi

natura, finalizzate  al  raggiungimento  di  obiettivi  di  carattere

sociale». In base a tale norma dovranno essere  resi  noti  autore  e

beneficiario della richiesta e l’obiettivo  sociale  che  si  intende

perseguire con la stessa.  I  promotori  di  detti  messaggi  possono

esprimere liberamente le proprie opinioni sul tema trattato, ma  deve

risultare chiaramente che trattasi di opinioni dei medesimi promotori

e non di fatti accertati. Tale disposizione  prevede  inoltre  che  i

messaggi  non  devono:  sfruttare  indebitamente  la  miseria   umana

nuocendo alla  dignita’  della  persona,  ne’  ricorrere  a  richiami

scioccanti  tali  da   ingenerare   ingiustificatamente   allarmismi,

sentimenti di paura o di grave turbamento; colpevolizzare o addossare

responsabilita’ a  coloro  che  non  intendano  aderire  all’appello;

presentare in modo esagerato  il  grado  o  la  natura  del  problema

sociale  per  il  quale  l’appello  viene  rivolto;  sovrastimare  lo

specifico  o  potenziale  valore   del   contributo   all’iniziativa;

sollecitare i minori ad offerte di denaro.»

Verita’

    L’ETS e’ tenuto a diffondere attraverso i mezzi di  comunicazione

informazioni   che   devono   essere   veritiere,   applicandosi   le

disposizioni relative alla pubblicita’ ingannevole di cui all’art. 2,

comma 1, lettera b), della legge n. 145/2007.

Correttezza

    L’attivita’ di raccolta fondi deve essere orientata  da  principi

di correttezza. Viene quindi richiesto  all’ETS  di  comportarsi  con

lealta’ ed onesta’ sia nei confronti del donatore che  nei  confronti

del beneficiario della donazione.

    In particolare, nei confronti del  donatore  e  del  beneficiario

dovra’ essere garantito il rispetto  della  privacy,  soprattutto  in

ordine al trattamento dei  dati  personali  secondo  quanto  previsto

dall’art. 13 del decreto legislativo n. 196/2003, e  dal  regolamento

europeo sulla privacy, GDPR 2016/679.

    Nelle attivita’ di comunicazione e  di  raccolta  fondi  si  deve

evitare il ricorso a informazioni suggestive o lesive della  dignita’

e del decoro delle persone fisiche beneficiarie  dei  proventi  della

raccolta fondi.

    Gli ETS non devono porre in essere  comportamenti  discriminatori

nei confronti di destinatari, collaboratori, volontari e donatori. In

ossequio   ai   principi   fondamentali   di   uguaglianza   e    non

discriminazione sanciti dalla Carta costituzionale non  sono  ammesse

discriminazioni in base al genere, alla  razza,  all’ideologia  e  al

credo religioso a  meno  che  la  specifica  preferenza  accordata  a

determinate categorie di destinatari,  nonche’  l’identificazione  di

peculiari  caratteristiche  dei  collaboratori,   siano   interamente

funzionali al perseguimento della missione.

§.5 Tecniche di raccolta fondi

    Nelle pagine che seguono si cerchera’ di  offrire  un  quadro  di

massima, non esaustivo ne’ cogente, sulle diverse tecniche attraverso

le quali procedere alla raccolta fondi (4) .

Raccolta fondi attraverso il direct mail

    Si definisce direct mail qualsiasi tipo di comunicazione  diffuso

per  via  postale,  tra   cui   lettere   personalizzate,   materiali

promozionali  (per  esempio  depliant,  brochure,   flyer-volantino),

questionari,  messaggi  non   indirizzati   o   non   personalizzati,

consegnati nelle portinerie o inseriti nelle cassette postali.

    Le organizzazioni che inviano materiale promozionale a  indirizzi

postali identificati devono assicurarsi che le banche dati di cui  si

servono per la spedizione siano aggiornate in modo da includere  solo

le persone che abbiano fornito  in  precedenza  consenso  espresso  e

specifico  all’invio  di  materiale  informativo  e  non  lo  abbiano

revocato successivamente.

    Nella comunicazione deve  essere  fatto  espresso  richiamo  alla

normativa sulla privacy e devono essere indicate le  finalita’  della

raccolta, gli strumenti attraverso i quali effettuare  le  donazioni,

con    indicazione    dei    benefici    fiscali,    gli    indirizzi

dell’organizzazione   da   contattare   per   ricevere   informazioni

ulteriori.

Raccolta fondi attraverso il telefono (telemarketing)

    Il telemarketing e’  una  modalita’  di  raccolta  di  donazioni,

promesse di adesioni, beni, servizi e altro ancora, a sostegno  della

causa,   della   missione,   delle   attivita’   o    dei    progetti

dell’organizzazione stessa attraverso l’uso del telefono.

    Il telemarketing puo’  svolgersi  con  modalita’  inbound,  cioe’

ricevendo le chiamate presso l’organizzazione  o  presso  l’eventuale

call center che opera per conto della stessa, normalmente  a  seguito

dell’invio da parte dell’organizzazione di  materiali  informativi  e

promozionali all’utenza.

    L’altra modalita’, detta outbound, consiste nell’effettuazione di

telefonate da parte dell’organizzazione o del call center a donatori,

soci, simpatizzanti i cui nominativi sono presenti nella  banca  dati

dell’organizzazione, a tutti  coloro  che  comunque  abbiano  fornito

consenso al trattamento dei propri dati personali

    Il telemarketing deve essere gestito dall’ETS  nel  rispetto  del

principio di trasparenza. Si raccomanda quindi di rendere visibile il

numero telefonico del chiamante e  di  comunicare  con  chiarezza  le

generalita’ dell’operatore e dell’ente.

    Inoltre, gli operatori dovranno, su  richiesta,  informare  sullo

scopo della telefonata  e  delle  modalita’  di  effettuazione  delle

donazioni, sugli importi richiesti ed i benefici  fiscali  collegati,

sui recapiti dell’ente con indicazione del referente  della  raccolta

al quale chiedere informazioni. Dovranno altresi’  essere  comunicate

le informazioni richieste  dalla  normativa  vigente  in  materia  di

privacy.

Raccolta fondi attraverso il face-to-face

    Il face to face e’ una tecnica di raccolta  fondi  per  acquisire

donatori regolari ovvero persone che hanno deciso di  donare  tramite

domiciliazione  bancaria/postale  o   carta   di   credito.   Avviene

attraverso  il  contatto  diretto  tra  operatore   (dialogatore)   e

potenziale donatore.

    Il  face  to  face  si  puo’  praticare  per  strada,  in  centri

commerciali, aeroporti, stazioni, porta a porta, etc.  richiedendo  i

necessari  permessi,  direttamente  dall’ETS  o  per  il  tramite  di

soggetti terzi.

    Il  dialogatore  deve  avere  almeno  18  anni  e   deve   essere

adeguatamente formato con particolare riguardo alla  normativa  sulla

privacy. Per osservare le  regole  di  trasparenza  e  accessibilita’

delle  informazioni  i  dialogatori  dovranno  essere  dotati  di  un

tesserino di riconoscimento che indichi le proprie generalita’  e  la

denominazione dell’ETS beneficiario e/o dell’agenzia di riferimento.

Direct response television (DRTV)

    E’ una tecnica di raccolta fondi – al pari del  face  to  face  –

utilizzata prevalentemente per acquisire donatori regolari.  Consiste

in una pubblicita’ televisiva (spot) che,  nel  rispetto  dei  citati

principi di trasparenza, verita’ e correttezza, sollecita il pubblico

televisivo a rispondere direttamente all’appello dell’ETS, di  solito

chiamando un numero di telefono o visitando un sito web, mediante  la

sottoscrizione di donazioni ricorrenti  a  valere  su  domiciliazione

bancaria/postale o carta di credito.

Raccolta fondi attraverso gli eventi

    Gli ETS possono organizzare raccolte fondi in occasione di eventi

sportivi, culturali, ricreativi o di altro genere.

    Gli eventi possono essere organizzati direttamente dall’ETS o per

conto di questo da un’agenzia o ente esterno, oppure  possono  essere

organizzati esclusivamente da un soggetto terzo in  piena  autonomia.

In  quest’ultimo  caso  l’ETS  non  si   occupa   dell’organizzazione

dell’evento ma si limita a  riceverne  il  beneficio  economico  e  a

gestire le modalita’ di comunicazione del marchio e del nome.

    Nel caso in cui l’evento sia organizzato  da  terzi,  sara’  cura

dell’ETS valutare la compatibilita’ tra l’attivita’ svolta dal  terzo

e la mission dell’ETS e  redigere  per  iscritto  le  condizioni  del

rapporto tra i due soggetti.

    Nel caso in cui l’ETS sia chiamato ad organizzare l’evento dovra’

pianificare  la  manifestazione,  la  logistica,  prevedere   polizze

assicurative per rischi collegati all’evento, stipulare contratti con

fornitori, artisti e altri. L’ETS dovra’ verificare e rispettare  gli

adempimenti burocratici (licenze, permessi e altro)  gli  adempimenti

alle normative di sicurezza e alle norme di pubblico spettacolo e gli

adempimenti   fiscali   (tasse   comunali,   SIAE,    etc.)    legati

all’organizzazione dell’evento. L’ETS dovra’  pubblicizzare  l’evento

indicando finalita’  della  raccolta,  modalita’  di  versamento  dei

contributi, recapiti dell’ETS per consentire al donatore di  chiedere

e ottenere informazioni sull’evento stesso.

    Qualora, in occasione di particolari eventi o manifestazioni, gli

ETS somministrino bevande e  alimenti  avvalendosi  della  deroga  al

possesso dei requisiti sulla sicurezza alimentare prevista  dall’art.

70 del CTS, dovranno in ogni  caso  prestare  particolare  attenzione

alle scadenze dei prodotti somministrati, alla loro  conservazione  e

alle  condizioni  minime  di  igiene  nelle  fasi  di   preparazione,

somministrazione e smaltimento dei prodotti medesimi.

Raccolta fondi attraverso gli eventi di piazza

    Si   tratta   di   raccolte   pubbliche   occasionali   in    cui

l’organizzazione raccoglie fondi prevalentemente  mediante  l’offerta

di beni di modico valore.

    Anche in questo caso l’ETS dovra’ verificare se siano  necessarie

autorizzazioni  preventive  per  l’occupazione  di  spazi   pubblici,

nonche’ limitare lo svolgimento della raccolta a un  numero  limitato

di  giorni  evitando,  se  possibile,  di   sovrapporsi   ad   eventi

organizzati da altri enti e di utilizzare  per  le  vendite  prodotti

analoghi a  quelli  tradizionalmente  utilizzati  da  altri  ETS  che

possano ingenerare confusione nei donatori.

    Come gia’ chiarito in introduzione,  e’  preferibile  offrire  il

bene solidale ad un prezzo superiore al suo valore medio di mercato.

    Anche in questo caso l’ETS dovra’ munire gli operatori di  idonei

elementi distintivi di riconoscimento, utilizzando volontari.

    In caso di ricorso a soggetti esterni dovra’ essere stipulato  un

accordo formale per iscritto e gli eventuali  emolumenti  corrisposti

al terzo per la prestazione dovranno essere specificati e resi noti.

Raccolta fondi attraverso merchandising

    Tra le attivita’ tradizionali di raccolta fondi degli ETS  vi  e’

la cessione di beni di modico valore (gadget o altri prodotti,  anche

alimentari, talvolta donati dalle aziende come forma di sostegno alle

attivita’ di interesse generale dell’ETS) contraddistinti dal marchio

dell’ETS apposto sul  bene  e/o  caratterizzante  il  contesto  delle

attivita’ di promozione della vendita: il merchandising.

    Nel caso  degli  ETS,  il  merchandising  consente  non  solo  di

raccogliere fondi a sostegno delle attivita’  di  interesse  generale

dell’ETS, ma anche di veicolare tra il pubblico  dei  sostenitori  il

messaggio  intrinsecamente  associato  all’attivita’   di   interesse

generale dell’ETS  medesimo  attraverso  un  bene  di  modico  valore

solitamente di uso comune: una maglietta, una tazza,  un  cappellino,

un portachiavi, ma anche un bene  di  consumo,  il  cui  packaging  o

labbelling di accompagnamento racconti come l’acquisto di  quel  bene

rappresenti una  forma  di  sostegno  delle  attivita’  di  interesse

generale dell’ETS. La volonta’ espressa dall’acquirente di  sostenere

le attivita’ di interesse generale dell’ETS attraverso l’acquisto del

merchandising caratterizza questa particolare  forma  di  transazione

rispetto una normale compravendita di beni.

    L’attivita’ di vendita del merchandising avviene solitamente  (ma

non esclusivamente)  attraverso  il  coinvolgimento  di  volontari  e

sostenitori  in  contesti  pubblici:   e’   questa   una   forma   di

coinvolgimento  e  partecipazione  al  sostegno  delle  attivita’  di

interesse generale particolarmente  gratificante  per  chi  partecipa

attivamente a tali attivita’ e apprezzata dal pubblico.

    L’attivita’ di vendita di merchandising  puo’  essere  svolta  in

forma occasionale o continuativa, con diverse conseguenze  sul  piano

fiscale (non assoggettamento dei ricavi  a  tassazione  qualora  tale

attivita’  sia  svolta  dall’ETS  in  forma  occasionale,  ai   sensi

dell’art. 79, comma 4, lettera a), del CTS) (5) .

    Per la vendita di merchandising in forma continuativa vi  possono

essere, per esempio: (a) la gestione di siti per la vendita in  forma

elettronica (on-line shopping); (b) l’organizzazione di punti vendita

fisici organizzati all’interno delle sedi dell’ETS o in  altri  spazi

fisici in uso all’ETS o a terzi (c.d. corner shop e charity shop).

    Anche questa  forma  di  sostegno  alle  attivita’  di  interesse

generale deve essere improntata al rispetto dei criteri  generali  di

trasparenza, verita’ e  correttezza.  Particolare  attenzione  dovra’

quindi essere prestata:

      all’indicazione della destinazione dei fondi raccolti con  tale

attivita’ (sostegno complessivo alle attivita’ di interesse  generale

dell’ETS o a un particolare progetto o programma dell’ETS);

      alla provenienza del bene oggetto di vendita  (in  particolare,

privilegiando,  quanto  piu’  possibile,  filiere  equo-solidali   di

produzione dei beni, cosi’ che la ricaduta di  tale  attivita’  possa

risultare doppiamente premiante, sia per l’ETS, sia  per  i  soggetti

coinvolti nella filiera);

      all’eventuale indicazione, se del caso, che i beni  o  prodotti

sono stati donati da terzi produttori/distributori;

      al rispetto  della  normativa  applicabile  sul  lavoro,  anche

rispetto al contrasto dello sfruttamento del lavoro  minorile,  sulla

qualita’  e  sulla  sicurezza  dei  prodotti,  sul   commercio,   sul

trattamento dei dati personali degli acquirenti, ecc. e alla relativa

disciplina fiscale.

Raccolta fondi attraverso i salvadanai

    Si tratta di una modalita’ di raccolta ancora poco  diffusa,  che

non prevede la presenza  di  un  operatore  nel  luogo  in  cui  sono

collocati i salvadanai.

    Qualora le organizzazioni decidessero di utilizzare i  salvadanai

per la raccolta fondi, esse sono invitate  a  mettere  in  pratica  i

comportamenti di seguito indicati: a) predisporre l’elenco dei luoghi

di esposizione dei salvadanai; b)  predisporre  un  calendario  della

raccolta; c) sigillare con cura i contenitori salvadanai  attribuendo

ad essi un numero progressivo e riportando gli estremi  dell’ETS  che

effettua la raccolta, e la finalita’; d) aprire i contenitori in  una

data stabilita e redigere contestualmente il verbale di versamento in

cassa del contenuto.

Raccolta fondi dalle imprese for profit

    L’ETS  puo’  raccogliere  fondi  dalle  imprese  for  profit  sia

direttamente che  per  il  loro  tramite  da  dipendenti  e  clienti.

Preliminarmente l’ETS potra’ stabilire  i  criteri  di  scelta  delle

imprese a cui chiedere donazioni, valutando la tipologia di impresa e

la composizione societaria e la compatibilita’ dei principi e  valori

dell’impresa con quelli dell’ETS.

    Le modalita’  di  collaborazione  possono  essere  molteplici.  A

titolo  esemplificativo  e  non   esaustivo:   erogazioni   liberali,

donazione di  beni  e  servizi,  donazione  di  tempo  da  parte  dei

dipendenti dell’azienda, payroll  giving,  cause  related  marketing,

eventi e raccolta verso i clienti.

    L’ETS  e  l’impresa  potranno  redigere  accordi  scritti   sulle

modalita’ della collaborazione, prevedendo tempistica e modalita’  di

versamento dei fondi da parte dell’impresa, rendiconto sull’attivita’

svolta da parte dell’ETS con i fondi raccolti, modalita’ di  utilizzo

del  marchio,  logo  e   nome   dell’organizzazione,   modalita’   di

comunicazione dell’accordo all’esterno,  durata  e  condizioni  della

collaborazione, regolamentazione del rapporto ai fini privacy  e  del

trattamento dei dati personali.

Raccolta fondi per attivita’ di sostegno a distanza

    Si tratta di raccolte fondi consistenti nell’erogazione periodica

da parte di persone fisiche o di enti di una definita somma di denaro

a favore di un ETS affinche’ la  impieghi  per  la  realizzazione  di

progetti o programmi di cooperazione e solidarieta’, internazionale o

nazionale, che  abbiano  come  destinatari  una  o  piu’  persone  (o

comunita’) svantaggiate in ragione di condizioni economiche, sociali,

fisiche, psichiche; promuovano il contesto familiare e le  formazioni

sociali,  precisamente   identificate;   favoriscano   la   relazione

interpersonale tra sostenitori e beneficiari.

Raccolta fondi attraverso i lasciti testamentari

    L’ETS che vuole  ricorrere  a  questa  forma  di  raccolta  fondi

dovrebbe predisporre opuscoli o diffondere a mezzo web  o  attraverso

il sistema radio televisivo informazioni sulle modalita’ con le quali

e’  possibile  disporre  lasciti  testamentari,  la  differenza   tra

patrimonio  disponibile  e  quote  di  legittima,  la   facolta’   di

modificare  sempre  le   proprie   disposizioni   testamentarie,   la

possibilita’ di vincolare il lascito alla realizzazione  di  un  dato

progetto, rappresentando pero’, in tale ultimo caso la necessita’  di

indicare nel testamento la possibilita’ di impieghi  alternativi  nei

limiti delle attivita’ di interesse generale svolte dall’ETS, qualora

il  progetto  non  fosse  piu’  realizzabile  dopo  il  decesso   del

disponente.

Raccolta fondi attraverso numerazioni solidali

    Si tratta di una modalita’ di raccolta fondi  sulla  quale  il  2

febbraio   2018   e’   intervenuta   l’AGCOM   con   il   codice   di

autoregolamentazione per la gestione delle numerazioni utilizzate per

le raccolte fondi telefoniche per fini benefici di  utilita’  sociale

(redatto ai  sensi  dell’art.  22,  comma  7,  dell’allegato  a  alla

delibera n. 8/15/cir e successive modificazioni ed integrazioni  come

integrato dalla delibera 17/17/cir), ivi inclusi i servizi innovativi

tra i quali  l’acquisizione  dei  dati  personali  dei  donatori  nel

rispetto delle indicazioni del Garante privacy del  24  ottobre  2018

(prot. 31454/115526).

    Si rimanda pertanto al codice per la definizione delle  modalita’

di raccolta fondi mediante questo strumento.

Raccolta fondi attraverso donazioni on-line

    Gli ETS  possono  ricorrere  anche  a  forme  di  raccolta  fondi

on-line.

    A titolo esemplificativo, sono molto diffuse  le  raccolte  fondi

tramite  form  sui  siti  web  degli  ETS,  pagine  di  donazione  su

piattaforme esterne  all’ETS  (crowdfunding,  personal  fundraising),

promozione della raccolta sui motori di ricerca e sui social media.

    Dovra’ essere posta particolare attenzione a:

      modalita’ di utilizzo del  logo  e  degli  elementi  distintivi

dell’ETS, in forma chiara,  corretta  e  riconoscibile  sui  siti  di

proprieta’ e sui social media;

      corretta comunicazione  della  missione  dell’ETS  e  finalita’

della raccolta fondi destinata alle attivita’ d’interesse generale;

      indicazione chiara  degli  strumenti  di  pagamento  online  in

modalita’ sicura e protetta;

      massima trasparenza nella gestione  dei  fondi  precedentemente

raccolti attraverso gli stessi strumenti  negli  esercizi  precedenti

(es: pagine dedicate alla destinazione dei fondi,  bilancio  sociale,

ecc.);

      gestione dei dati raccolti  tramite  form  on-line  rigorosa  e

rispettosa  delle  norme  vigenti  in  materia  di  tutela  dei  dati

personali.

Allegato 1 – Schema di rendiconto e relazione illustrativa

    Il codice del Terzo settore ha previsto per gli ETS che ricorrono

all’attivita’ di raccolta fondi precisi obblighi di  rendicontazione,

al fine di tutelare la  fede  pubblica,  garantire  trasparenza  alle

attivita’ stesse e consentire agli organi preposti la vigilanza.

    In particolare, l’art. 87, comma 6, dispone  che  «Gli  enti  del

Terzo settore non commerciali  di  cui  all’art.  79,  comma  5,  che

effettuano raccolte pubbliche di fondi  devono  inserire  all’interno

del bilancio redatto ai sensi dell’art. 13  un  rendiconto  specifico

redatto ai sensi del comma 3 dell’art. 48,  tenuto  e  conservato  ai

sensi dell’art. 22 del decreto del  Presidente  della  Repubblica  29

settembre 1973, n. 600, dal quale devono risultare, anche a mezzo  di

una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le  entrate

e le spese relative  a  ciascuna  delle  celebrazioni,  ricorrenze  o

campagne di sensibilizzazione di cui all’art. 79,  comma  4,  lettera

a). Il presente comma si applica anche ai soggetti che  si  avvalgono

del regime forfetario di cui all’art. 86» (i.e. ODV e APS).

    Per una corretta predisposizione del bilancio  gli  ETS  dovranno

fare riferimento alle indicazioni contenute nel decreto  ministeriale

n. 39 del 5 marzo 2020 di  adozione  della  modulistica  di  bilancio

degli ETS, ai sensi dell’art.  13,  comma  3  del  codice  del  Terzo

settore. (6) Al riguardo, occorre preliminarmente evidenziare che gli

obblighi di rendicontazione si atteggiano diversamente, a seconda che

l’attivita’ di raccolta fondi abbia il carattere  dell’abitualita’  o

dell’occasionalita’. Difatti, nel primo caso, va ricordato che sia il

rendiconto gestionale (modello B allegato al decreto citato)  che  il

rendiconto per cassa (modello D) contemplano la  specifica  macrovoce

C)  nella  quale  devono  essere  riportati  i  corrispondenti   dati

contabili relativi all’attivita’  di  raccolta  fondi,  da  ascrivere

secondo la ricordata summa divisio tra attivita’ abituale e attivita’

occasionale. Se pertanto tutti  gli  ETS  devono  fornire  l’evidenza

contabile   dell’attivita’   di   raccolta   fondi   complessivamente

realizzata, gli ETS che adottano il rendiconto gestionale (in  quanto

tenuti per  specifico  obbligo  di  legge,  avendo  ricavi,  rendite,

proventi o entrate comunque denominate  non  inferiori  a  220.000,00

euro , o per scelta  volontaria,  pur  non  rientrando  nei  suddetti

parametri) nella relazione di missione al punto 24), forniranno anche

una descrizione di detta attivita’, come riportata  nella  sezione  C

del rendiconto gestionale, comprensiva pertanto anche della  raccolta

fondi abituale. Gli ETS che adottano il rendiconto  per  cassa  –  in

coerenza con il principio direttivo di graduazione degli obblighi  di

rendicontazione  e  di  trasparenza  in  ragione   della   dimensione

economica  dell’attivita’  svolta  espresso  nell’art.  4,  comma  1,

lettera g), della legge n. 106/2016 – si  limiteranno,  in  relazione

all’attivita’ di raccolta fondi abituale, a compilare  la  pertinente

voce di bilancio del rendiconto medesimo.

    Viceversa,  non  sussiste  nessuna  differenziazione  di   regime

giuridico della  rendicontazione  dell’attivita’  di  raccolta  fondi

occasionale: difatti, l’ETS, indipendentemente dalla  sue  dimensioni

economiche, dovra’ allegare ai rendiconti delle singole attivita’  di

raccolta fondi occasionali, redatti secondo lo schema  allegato,  una

relazione  illustrativa  nella  quale  dovra’   fornire   una   breve

descrizione di ciascuna delle iniziative intraprese, della  modalita’

di svolgimento dell’evento, del luogo in  cui  si  e’  svolto,  delle

finalita’ perseguite e dei costi sostenuti.

    In particolare, l’ETS dovra’ descrivere le  voci  di  costo/spesa

indicate nel rendiconto della singola raccolta di fondi  occasionale.

A tal fine, se significativo per la comprensione dell’andamento della

raccolta, occorrera’ fornire ulteriori informazioni  in  merito  agli

elementi  di  costo/spesa.  A  titolo  esemplificativo,  in  caso  di

acquisto di beni, l’ente indichera’ il  numero  e  la  tipologia  dei

beni; in relazione alle spese di allestimento, l’ente indichera’ se i

costi/spese sono stati  sostenuti  per  noleggio  di  stand,  affitto

locali, pagamento suolo pubblico,  per  affidamento  a  terzi,  ecc.;

specifichera’ se sono stati sostenuti costi/spese per  la  promozione

dell’iniziativa (stampa brochure, passaggi  radio  televisivi  ecc.);

dovranno  infine  essere  indicati  costi   ulteriori   eventualmente

sostenuti.

    In relazione ai  beni  ricevuti  in  donazione  con  la  raccolta

occasionale, nel rendiconto deve essere riportato  il  corrispondente

valore in danaro stimato in coerenza con  le  disposizioni  contenute

nel gia’ citato decreto ministeriale 28 novembre  2019  e  risultante

dal documento  di  cui  all’art.  4  dello  stesso  decreto.  Per  le

erogazioni liberali in natura, l’ETS dovra’ indicare la tipologia  di

beni raccolti e il corrispondente valore  economico,  determinato  ai

sensi  dell’art.  9  del  Testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,

approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre

1986, n. 917. Si evidenzia che il valore  dei  beni  ricevuti  potra’

altresi’  essere  determinato  sulla  base  dei  seguenti,  ulteriori

criteri, contemplati dal richiamato decreto ministeriale 28  novembre

2019:

      il valore derivante da una perizia giurata di stima;

      nel caso di erogazione  liberale  avente  ad  oggetto  un  bene

strumentale, il residuo valore fiscale all’atto del trasferimento;

      nel caso di erogazione liberale avente ad oggetto i beni di cui

all’ art. 85, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, il  minore  tra  il

valore determinato ai sensi del comma  1  dell’art.  3  del  medesimo

decreto ministeriale e quello determinato applicando le  disposizioni

dell’art. 92 del TUIR.

    Nella  relazione  illustrativa  dovranno  essere   esplicate   in

dettaglio le macrovoci inserite all’interno  di  ciascun  rendiconto,

specificando, ad esempio, con riferimento alle entrate il numero e il

prezzo  dei  beni  di  modico  valore  venduti,  la  distinzione  tra

elargizioni ricevute da persone fisiche o persone  giuridiche  (altre

associazioni, societa’ ecc.), oppure con  riferimento  alle  voci  di

uscita il numero e il  costo  unitario  dei  beni  di  modico  valore

acquistati, eventuali rimborsi per volontari, spese  di  cancelleria,

noleggio stand, utenze, assicurazioni ecc.

    Al fine di facilitare l’attivita’  di  rendicontazione  da  parte

degli ETS si riporta il modello di rendiconto delle singole attivita’

di  raccolta   fondi   occasionali   e   della   relativa   relazione

illustrativa.

    I criteri di compilazione dei suddetti rendiconti sono di seguito

illustrati:

+———————+——————+————————–+

|                     |ETS con ricavi,   |                          |

|                     |rendite, proventi |ETS con ricavi, rendite,  |

|                     |o entrate comunque|proventi o entrate        |

|                     |denominate NON    |comunque denominate       |

|Tipologia di raccolta|inferiori a       |inferiori a 220.000,00    |

|fondi                |220.000,00 euro   |euro                      |

+———————+——————+————————–+

|                     |                  |I relativi dati andranno  |

|                     |                  |indicati sub lettera C)   |

|                     |                  |del rendiconto di cassa   |

|                     |                  |oppure sub lettera C) del |

|                     |                  |rendiconto gestionale e   |

|                     |I relativi dati   |nella relazione di        |

|                     |andranno indicati |missione coerentemente    |

|                     |sub lettera C) del|alla facolta’ esercitata  |

|                     |rendiconto        |dall’ETS di redigere      |

|                     |gestionale e nella|alternativamente il       |

|Raccolte fondi non   |relazione di      |rendiconto per cassa o il |

|occasionali          |missione          |bilancio di esercizio.    |

+———————+——————+————————–+

|                     |                  |I rendiconti delle singole|

|                     |                  |attivita’ occasionali di  |

|                     |                  |raccolta fondi devono     |

|                     |                  |essere allegati al        |

|                     |I rendiconti delle|rendiconto per cassa      |

|                     |singole attivita’ |previsto dall’art. 13,    |

|                     |occasionali di    |comma 2 del CTS oppure    |

|                     |raccolta fondi    |allegati al bilancio di   |

|                     |devono essere     |esercizio predisposto ai  |

|                     |allegati al       |sensi dell’art. 13 comma 1|

|                     |bilancio di       |del CTS, in particolare   |

|                     |esercizio         |alla relazione di         |

|                     |predisposto ai    |missione, coerentemente   |

|                     |sensi dell’art. 13|alla facolta’ esercitata  |

|                     |comma 1 del CTS,  |dall’ETS di redigere      |

|                     |in particolare    |alternativamente il       |

|Raccolte fondi       |alla relazione di |rendiconto per cassa o il |

|occasionali          |missione          |bilancio di esercizio.    |

+———————+——————+————————–+

RENDICONTO DELLA  SINGOLA  RACCOLTA  PUBBLICA  DI  FONDI  OCCASIONALE

REDATTO AI SENSI DELL’ARTICOLO 87, COMMA 6 E DELL’ ARTICOLO 79, COMMA

4, LETTERA A), DEL D.LGS. 3 AGOSTO 2017 N. 117

              Parte di provvedimento in formato grafico

RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA SINGOLA  INIZIATIVA  DI  RACCOLTA  FONDI

OCCASIONALE

              Parte di provvedimento in formato grafico

(1) https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2

    020/Nota-direttoriale-n-2088-del-27-febbraio-2020.pdf

(2) Ai fini dell’individuazione delle attivita’ di intrattenimento si

    veda  la  tariffa  allegata  al  decreto  del  Presidente   della

    Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640

(3) Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2020

(4) Si e’ operato un aggiornamento  delle  buone  prassi  individuate

    dall’ex Agenzia del Terzo Settore nelle  linee  guida  pubblicate

    nel 2011.

(5) La citata lettera a) fa  riferimento  al  non  assoggettamento  a

    tassazione  dei  ricavi   da   raccolte   occasionali,   e   solo

    indirettamente al fatto che  quelle  continuative  sono,  invece,

    tassate

(6) Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 aprile 2020, n. 102