Novità dall’Associazione

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

DECRETO 19 settembre 2022, n. 171 

Regolamento di individuazione delle attivita’ caritatevoli. (22G00179) (GU Serie Generale n.261 del 08-11-2022)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 23/11/2022

                       IL MINISTRO DEL LAVORO

                      E DELLE POLITICHE SOCIALI

                           di concerto con

                      IL MINISTRO DELL’ECONOMIA

                           E DELLE FINANZE

  Vista  la  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  recante  «Disciplina

dell’attivita’  di  Governo  e  ordinamento  della   presidenza   del

Consiglio dei Ministri» e, in particolare, l’articolo 17, comma 3;

  Vista la legge 14 gennaio 1994,  n  20,  recante  «Disposizioni  in

materia di giurisdizione e controllo della Corte  dei  conti»  e,  in

particolare, l’articolo 3;

  Visto il decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  300,  recante

«Riforma dell’organizzazione del Governo, a  norma  dell’articolo  11

della legge 15 marzo 1997, n. 59»;

  Visto il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante «Codice

del Terzo settore, a norma dell’articolo  1,  comma  2,  lettera  b),

della legge 6 giugno 2016, n. 106»;

  Visto il decreto  legislativo  27  gennaio  2010,  n.  11,  recante

«Attuazione  della  direttiva  2007/64/CE,  relativa  ai  servizi  di

pagamento nel  mercato  interno,  recante  modifica  delle  direttive

97/7/CE,  2002/65/CE,  2005/60/CE,  2006/48/CE,  e  che   abroga   la

direttiva 97/5/CE»;

  Visto il decreto legislativo 15  dicembre  2017,  n.  218,  recante

«Recepimento della direttiva (UE) 2015/2366 relativa  ai  servizi  di

pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive  2002/65/CE,

2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga

la  direttiva  2007/64/CE,  nonche’  adeguamento  delle  disposizioni

interne al regolamento (UE) n.  751/2015  relativo  alle  commissioni

interbancarie  sulle  operazioni  di  pagamento  basate   su   carta.

(18G00004)»  e,  segnatamente  l’articolo  2,  con  il   quale   sono

introdotte modifiche al decreto legislativo n. 11 del 2010;

  Richiamato in particolare l’articolo 2, comma  2,  lettera  n)  del

decreto legislativo n. 11 del 2010, come modificato dall’articolo  2,

comma 2, lettera f) del decreto legislativo n. 218 del 2017, il quale

esclude dall’ambito di  applicazione  della  disciplina  relativa  ai

servizi di pagamento le operazioni  di  pagamento  effettuate  da  un

fornitore di reti o servizi  di  comunicazione  elettronica  che,  in

aggiunta a detti servizi di comunicazione elettronica,  consentono  a

un utente della rete o  del  servizio  di  effettuare  operazioni  di

pagamento  addebitandole   alla   relativa   fattura   o   al   conto

prealimentato  dell’utente  stesso  in  essere  presso  il   medesimo

fornitore  di  reti  o  servizi  di  comunicazione   elettronica,   a

condizione che il valore di  ciascuna  operazione  di  pagamento  non

superi euro 50 e il valore complessivo delle  operazioni  stesse  non

superi euro 300 mensili e che  l’operazione  di  pagamento  sia,  tra

l’altro, effettuata da  o  tramite  un  dispositivo  elettronico  nel

quadro di un’attivita’  di  beneficenza,  per  effettuare  erogazioni

liberali destinate agli enti del Terzo settore di cui all’articolo  4

del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, che esercitano in  via

esclusiva o prevalente una o piu’ attivita’ caritatevoli  tra  quelle

di cui all’articolo 5 del medesimo decreto  legislativo  n.  117  del

2017;

  Rilevato  che  l’articolo  2,  comma  2,  lett.  n)   del   decreto

legislativo n. 11 del 2010 demanda l’individuazione  delle  attivita’

caritatevoli ad un decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche

sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle  finanze,

da adottarsi ai sensi dell’articolo  17,  comma  3,  della  legge  23

agosto 1988, n. 400, sentita la Cabina di regia di  cui  all’articolo

97 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117;

  Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri  dell’11

gennaio 2018, recante la disciplina dei compiti, della composizione e

delle modalita’ di funzionamento della  Cabina  di  regia,  istituita

presso  la  Presidenza  del  Consiglio   dei   ministri,   ai   sensi

dell’articolo 97 del Codice del Terzo settore;

  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  26

febbraio 2019 e del 14 maggio 2021, con i quali e’ stata integrata la

composizione della medesima Cabina di regia;

  Sentita la predetta Cabina di regia,  che  nella  riunione  del  30

marzo  2022  ha   espresso   parere   favorevole   all’adozione   del

provvedimento;

  Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  sezione

consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 5 luglio 2022;

  Vista la comunicazione al Presidente  del  Consiglio  dei  ministri

effettuata a norma dell’articolo 17, comma 3 della  legge  23  agosto

1988, n .400, con nota del 4 agosto 2022;

                               Adotta

                      il seguente regolamento:

                               Art. 1

                         Oggetto e finalita’

  1. Il presente regolamento individua le attivita’ caritatevoli  tra

quelle di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 3  luglio  2017,

n. 117, al fine di definire l’ambito di applicazione  del  regime  di

esclusione previsto per le operazioni  di  pagamento  effettuate  nel

territorio della  Repubblica  ai  sensi  dell’articolo  2,  comma  2,

lettera n) del decreto legislativo  27  gennaio  2010,  n.  11,  come

modificato  dall’articolo  2  ,  comma  2  lettera  f)  del   decreto

legislativo 15 dicembre 2017, n. 218.

                                    N O T E

          Avvertenza:

              − Il testo delle note qui pubblicato e’  stato  redatto

          dall’amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi

          dell’art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni

          sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull’emanazione   dei

          decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle

          pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,

          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo

          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge

          alle quali e’  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il

          valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

          Note alle premesse:

              − Si riporta l’articolo 17,  comma  3  della  legge  23

          agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e

          ordinamento della Presidenza del Consiglio  dei  ministri),

          pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre  1988,  n.

          214, S.O.:

              «3. Con decreto ministeriale  possono  essere  adottati

          regolamenti nelle materie di competenza del Ministro  o  di

          autorita’  sottordinate  al  Ministro,  quando   la   legge

          espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per

          materie di competenza  di  piu’  ministri,  possono  essere

          adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la

          necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.

          I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono

          dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati

          dal Governo. Essi debbono essere comunicati  al  Presidente

          del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.».

              − Si riporta l’articolo 3 della legge 14 gennaio  1994,

          n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo

          della Corte dei conti), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale

          14 gennaio 1994, n. 10:

              «Art. 3 (Norme in materia di controllo della Corte  dei

          conti). − 1. Il controllo preventivo di legittimita’  della

          Corte dei conti si  esercita  esclusivamente  sui  seguenti

          atti non aventi forza di legge:

                a) provvedimenti emanati a seguito  di  deliberazione

          del Consiglio dei Ministri;

                b) atti del Presidente del Consiglio dei  ministri  e

          atti dei Ministri aventi ad oggetto  la  definizione  delle

          piante organiche, il conferimento di incarichi di  funzioni

          dirigenziali e le direttive generali per l’indirizzo e  per

          lo svolgimento dell’azione amministrativa;

                c)  atti  normativi  a  rilevanza  esterna,  atti  di

          programmazione comportanti spese ed atti generali attuativi

          di norme comunitarie;

                c-bis)

                d) provvedimenti dei  comitati  interministeriali  di

          riparto o assegnazione  di  fondi  ed  altre  deliberazioni

          emanate nelle materie di cui alle lettere b) e c);

                e)

                f) provvedimenti di disposizione del  demanio  e  del

          patrimonio immobiliare;

                f-bis) atti e contratti di cui all’articolo 7,  comma

          6, del  decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  e

          successive modificazioni;

                f-ter)  atti  e   contratti   concernenti   studi   e

          consulenze di cui all’articolo 1, comma 9, della  legge  23

          dicembre 2005, n. 266;

                g)   decreti   che    approvano    contratti    delle

          amministrazioni dello Stato, escluse le  aziende  autonome:

          attivi, di qualunque importo, ad eccezione di quelli per  i

          quali  ricorra   l’ipotesi   prevista   dall’ultimo   comma

          dell’articolo 19 del regio decreto  18  novembre  1923,  n.

          2440; di appalto d’opera, se di importo superiore al valore

          in  ECU   stabilito   dalla   normativa   comunitaria   per

          l’applicazione  delle  procedure  di   aggiudicazione   dei

          contratti stessi; altri contratti passivi,  se  di  importo

          superiore ad un decimo del valore suindicato;

                h) decreti di variazione del bilancio dello Stato, di

          accertamento  dei  residui  e  di  assenso  preventivo  del

          Ministero del tesoro all’impegno di spese correnti a carico

          di esercizi successivi;

                i) atti per il cui corso sia stato impartito l’ordine

          scritto del Ministro;

                l) atti che il Presidente del Consiglio dei  Ministri

          richieda  di   sottoporre   temporaneamente   a   controllo

          preventivo  o  che,  la  Corte  dei   conti   deliberi   di

          assoggettare,  per  un  periodo  determinato,  a  controllo

          preventivo in relazione a situazioni di diffusa e  ripetuta

          irregolarita’ rilevate in sede di controllo successivo.

              1-bis. Per i controlli previsti dalle lettere f-bis)  e

          f-ter) del comma 1 e’ competente in ogni  caso  la  sezione

          centrale del controllo di legittimita’.

              2. I provvedimenti sottoposti al  controllo  preventivo

          acquistano efficacia se il competente ufficio di  controllo

          non ne rimetta  l’esame  alla  sezione  del  controllo  nel

          termine di trenta giorni dal  ricevimento.  Il  termine  e’

          interrotto se l’ufficio  richiede  chiarimenti  o  elementi

          integrativi  di  giudizio.  Decorsi   trenta   giorni   dal

          ricevimento delle controdeduzioni dell’amministrazione,  il

          provvedimento  acquista  efficacia  se  l’ufficio  non   ne

          rimetta l’esame alla sezione del controllo. La sezione  del

          controllo si pronuncia  sulla  conformita’  a  legge  entro

          trenta giorni dalla data di deferimento dei provvedimenti o

          dalla data di arrivo degli elementi richiesti con ordinanza

          istruttoria.  Decorso  questo   termine   i   provvedimenti

          divengono esecutivi.

              3. Le sezioni riunite della Corte  dei  conti  possono,

          con deliberazione motivata, stabilire che singoli  atti  di

          notevole rilievo finanziario, individuati per categorie  ed

          amministrazioni statali, siano sottoposti  all’esame  della

          Corte per un periodo determinato. La Corte puo’ chiedere il

          riesame  degli  atti  entro  quindici  giorni  dalla   loro

          ricezione,    ferma    rimanendone    l’esecutivita’.    Le

          amministrazioni trasmettono gli atti adottati a seguito del

          riesame   alla   Corte   dei   conti,   che   ove    rilevi

          illegittimita’, ne da’ avviso al Ministro.

              4. La  Corte  dei  conti  svolge,  anche  in  corso  di

          esercizio,  il  controllo  successivo  sulla  gestione  del

          bilancio e del patrimonio delle amministrazioni  pubbliche,

          nonche’ sulle  gestioni  fuori  bilancio  e  sui  fondi  di

          provenienza comunitaria, verificando la legittimita’  e  la

          regolarita’ delle gestioni, nonche’  il  funzionamento  dei

          controlli  interni  a  ciascuna  amministrazione.  Accerta,

          anche in base all’esito di altri controlli, la  rispondenza

          dei risultati dell’attivita’ amministrativa agli  obiettivi

          stabiliti dalla legge,  valutando  comparativamente  costi,

          modo e tempi dello svolgimento dell’azione  amministrativa.

          La Corte definisce annualmente i programmi e i  criteri  di

          riferimento  del  controllo  sulla  base  delle   priorita’

          previamente   deliberate   dalle   competenti   Commissioni

          parlamentari a  norma  dei  rispettivi  regolamenti,  anche

          tenendo conto, ai fini di referto per il coordinamento  del

          sistema di finanza pubblica, delle relazioni redatte  dagli

          organi, collegiali o monocratici, che  esercitano  funzioni

          di controllo o vigilanza su amministrazioni, enti pubblici,

          autorita’  amministrative   indipendenti   o   societa’   a

          prevalente capitale pubblico.

              5. Nei confronti delle  amministrazioni  regionali,  il

          controllo della gestione concerne  il  perseguimento  degli

          obiettivi  stabiliti  dalle  leggi  di   principio   e   di

          programma.

              6. La Corte dei conti riferisce, almeno annualmente, al

          Parlamento  ed  ai  consigli   regionali   sull’esito   del

          controllo eseguito. Le relazioni della Corte sono  altresi’

          inviate alle amministrazioni  interessate,  alle  quali  la

          Corte formula,  in  qualsiasi  altro  momento,  le  proprie

          osservazioni. Le amministrazioni comunicano alla  Corte  ed

          agli  organi  elettivi,  entro  sei  mesi  dalla  data   di

          ricevimento della relazione, le  misure  conseguenzialmente

          adottate.

              7. Restano ferme, relativamente agli  enti  locali,  le

          disposizioni di cui al decreto-legge 22 dicembre  1981,  n.

          786, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio

          1982, n. 51, e successive  modificazioni  ed  integrazioni,

          nonche’, relativamente agli enti cui lo Stato  contribuisce

          in via ordinaria, le  disposizioni  della  legge  21  marzo

          1958, n. 259. Le relazioni  della  Corte  contengono  anche

          valutazioni sul funzionamento dei controlli interni.

              8. Nell’esercizio delle attribuzioni di cui al presente

          articolo,  la  Corte  dei  conti   puo’   richiedere   alle

          amministrazioni  pubbliche  ed  agli  organi  di  controllo

          interno qualsiasi  atto  o  notizia  e  puo’  effettuare  e

          disporre ispezioni e accertamenti diretti.  Si  applica  il

          comma 4 dell’articolo 2 del decreto-legge 15 novembre 1993,

          n. 453. Puo’ richiedere alle amministrazioni pubbliche  non

          territoriali il riesame di atti  ritenuti  non  conformi  a

          legge. Le amministrazioni trasmettono gli atti  adottati  a

          seguito del riesame alla Corte dei conti, che,  ove  rilevi

          illegittimita’,  ne  da’  avviso  all’organo  generale   di

          direzione. E’ fatta salva, in  quanto  compatibile  con  le

          disposizioni della presente legge, la disciplina in materia

          di controlli successivi previsti dal decreto legislativo  3

          febbraio 1993, n. 29, e  successive  modificazioni,  e  dal

          decreto  legislativo  12  febbraio  1993,  n.  39,  nonche’

          dall’articolo 166 della legge 11 luglio 1980, n. 312.

              9. Per l’esercizio delle attribuzioni di controllo,  si

          applicano, in quanto compatibili con le disposizioni  della

          presente legge, le norme procedurali di cui al testo  unico

          delle leggi sulla Corte  dei  conti,  approvato  con  regio

          decreto   12   luglio   1934,   n.   1214,   e   successive

          modificazioni.

              10. La sezione del controllo e’ composta dal presidente

          della Corte dei conti che la presiede,  dai  presidenti  di

          sezione preposti al coordinamento e da tutti  i  magistrati

          assegnati a funzioni di controllo. La sezione e’  ripartita

          annualmente in quattro collegi dei quali  fanno  parte,  in

          ogni  caso,  il  presidente  della  Corte  dei  conti  e  i

          presidenti di sezione preposti al coordinamento. I  collegi

          hanno distinta competenza per tipologia di controllo o  per

          materia  e  deliberano  con  un  numero  minimo  di  undici

          votanti. L’adunanza plenaria e’ presieduta  dal  presidente

          della Corte dei conti ed  e’  composta  dai  presidenti  di

          sezione  preposti  al  coordinamento  e   da   trentacinque

          magistrati assegnati a funzioni di  controllo,  individuati

          annualmente dal  Consiglio  di  presidenza  in  ragione  di

          almeno tre per ciascun collegio della  sezione  e  uno  per

          ciascuna delle sezioni di controllo  sulle  amministrazioni

          delle regioni a statuto speciale e delle province  autonome

          di Trento e di Bolzano. L’adunanza plenaria delibera con un

          numero minimo di ventuno votanti.

              10-bis. La sezione del controllo in  adunanza  plenaria

          stabilisce  annualmente  i  programmi  di  attivita’  e  le

          competenze dei collegi,  nonche’  i  criteri  per  la  loro

          composizione da parte del presidente della Corte dei conti.

              11. Ferme restando le ipotesi di  deferimento  previste

          dall’articolo 24 del citato testo unico delle  leggi  sulla

          Corte dei conti come sostituito dall’articolo 1 della legge

          21  marzo  1953,  n.  161,  la  sezione  del  controllo  si

          pronuncia in ogni caso in cui insorge  il  dissenso  tra  i

          componenti magistrati circa la legittimita’  di  atti.  Del

          collegio viene chiamato a far parte in qualita’ di relatore

          il magistrato che deferisce la questione alla sezione.

              12. I magistrati addetti al controllo successivo di cui

          al comma 4 operano secondo i previsti programmi annuali, ma

          da questi possono temporaneamente discostarsi, per motivate

          ragioni, in relazione  a  situazioni  e  provvedimenti  che

          richiedono tempestivi  accertamenti  e  verifiche,  dandone

          notizia alla sezione del controllo.

              13. Le disposizioni del comma 1 non si  applicano  agli

          atti ed ai provvedimenti emanati nelle  materie  monetaria,

          creditizia, mobiliare e valutaria.».

              −  Il  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  300

          (Riforma   dell’organizzazione   del   Governo,   a   norma

          dell’articolo 11 della legge  15  marzo  1997,  n.  59)  e’

          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1999, n. 203,

          S.O.

              − Il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117  (Codice

          del Terzo  settore,  a  norma  dell’articolo  1,  comma  2,

          lettera  b),  della  legge  6  giugno  2016,  n.  106)   e’

          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2 agosto 2017, n.  179,

          S.O.

              −  Il  decreto  legislativo  27  gennaio  2010,  n.  11

          (Attuazione della direttiva 2007/64/CE, relativa ai servizi

          di pagamento nel mercato interno,  recante  modifica  delle

          direttive 97/7/CE, 2002/65/CE,  2005/60/CE,  2006/48/CE,  e

          che  abroga  la  direttiva  97/5/CE)  e’  pubblicato  nella

          Gazzetta Ufficiale 13 febbraio 2010, n. 36, S.O.

              − Si riporta l’articolo 2 del  decreto  legislativo  15

          dicembre 2017, n. 218  (Recepimento  della  direttiva  (UE)

          2015/2366 relativa ai  servizi  di  pagamento  nel  mercato

          interno, che modifica le direttive 2002/65/CE,  2009/110/CE

          e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010,  e  abroga

          la  direttiva   2007/64/CE,   nonche’   adeguamento   delle

          disposizioni  interne  al  regolamento  (UE)  n.   751/2015

          relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di

          pagamento  basate  su  carta),  pubblicato  nella  Gazzetta

          Ufficiale 13 gennaio 2018, n. 10:

              − Si riporta il comma  2  dell’articolo  2  del  citato

          decreto legislativo n. 11 del 2010:

              «2. Il presente decreto non si applica nel caso di:

                a) operazioni di pagamento effettuate  esclusivamente

          in contante  direttamente  dal  pagatore  al  beneficiario,

          senza alcuna intermediazione;

                b)  operazioni   di   pagamento   dal   pagatore   al

          beneficiario  effettuate  tramite  un  agente   commerciale

          autorizzato in base a un accordo a negoziare o a concludere

          la vendita o l’acquisto di beni o servizi a condizione  che

          agisca per conto del solo pagatore o del solo  beneficiario

          oppure qualora l’agente stesso non entri  mai  in  possesso

          dei fondi dei clienti;

                c) trasporto materiale, a  titolo  professionale,  di

          banconote  e  monete,  ivi   compresa   la   raccolta,   il

          trattamento e la consegna;

                d) operazioni di pagamento consistenti nella raccolta

          e nella consegna di contante, a titolo  non  professionale,

          nel quadro di un’attivita’ senza scopo di lucro o a fini di

          beneficenza;

                e) servizi in cui il beneficiario  fornisce  contante

          al pagatore nel contesto di un’operazione di  pagamento,  a

          seguito   di   una    richiesta    esplicita    dell’utente

          immediatamente precedente l’esecuzione  dell’operazione  di

          pagamento destinata all’acquisto di  beni  o  servizi,  nei

          limiti eventualmente stabiliti  con  decreto  del  Ministro

          dell’economia e delle  finanze  da  adottarsi,  sentita  la

          Banca d’Italia;

                f) operazioni di cambio  di  valuta  contante  contro

          contante nell’ambito delle quali i fondi non sono  detenuti

          su un conto di pagamento;

                g) operazioni di pagamento basate su uno dei seguenti

          tipi di documenti cartacei, con i quali viene  ordinato  al

          prestatore di servizi di pagamento di mettere dei  fondi  a

          disposizione del beneficiario:  assegni,  titoli  cambiari,

          voucher, traveller’s cheque, vaglia postali;

                h) operazioni di pagamento realizzate all’interno  di

          un sistema di pagamento o di un sistema di regolamento  dei

          titoli tra agenti  di  regolamento,  controparti  centrali,

          stanze  di  compensazione  e/o  banche  centrali  e   altri

          partecipanti  al  sistema  e  prestatori  di   servizi   di

          pagamento, fatta salva l’applicazione dell’articolo 30;

                i)     operazioni     di     pagamento      collegate

          all’amministrazione degli strumenti finanziari, compresi  i

          dividendi, le entrate o altre distribuzioni, o ai  rimborsi

          o proventi di cessioni, effettuate  dalle  persone  di  cui

          alla lettera h), ovvero da imprese  di  investimento,  enti

          creditizi, organismi di investimento collettivo o  societa’

          di  gestione   patrimoniale   che   prestano   servizi   di

          investimento ed ogni altra entita’ autorizzata ad avere  la

          custodia di strumenti finanziari;

                l) servizi forniti dai prestatori di servizi tecnici,

          che supportano la prestazione  dei  servizi  di  pagamento,

          senza mai entrare in  possesso  dei  fondi  da  trasferire,

          compresi l’elaborazione  e  la  registrazione  di  dati,  i

          servizi fiduciari  e  di  protezione  dei  dati  personali,

          l’autenticazione dei dati e delle entita’, la fornitura  di

          reti informatiche e di comunicazione,  la  fornitura  e  la

          manutenzione di terminali e dispositivi  utilizzati  per  i

          servizi di pagamento;

                m) servizi basati su specifici strumenti di pagamento

          utilizzabili solo in  modo  limitato,  che  soddisfino  una

          delle seguenti condizioni: 1) strumenti che possono  essere

          utilizzati per acquistare beni o servizi  solo  nei  locali

          dell’emittente  o  all’interno  di  una  rete  limitata  di

          prestatori di servizi vincolati da un  accordo  commerciale

          con l’emittente; 2) strumenti che possono essere utilizzati

          unicamente per l’acquisto di una gamma  molto  limitata  di

          beni o servizi; 3)  strumenti  che  sono  regolamentati  da

          un’autorita’ pubblica nazionale o regionale  per  specifici

          scopi sociali o fiscali, per l’acquisto di beni  o  servizi

          specifici da fornitori aventi un  accordo  commerciale  con

          l’emittente e che hanno validita’  solamente  in  un  unico

          Stato membro;

                n) operazioni di pagamento effettuate da un fornitore

          di reti o servizi  di  comunicazione  elettronica  che,  in

          aggiunta a  detti  servizi  di  comunicazione  elettronica,

          consentono a  un  utente  della  rete  o  del  servizio  di

          effettuare  operazioni  di  pagamento  addebitandole   alla

          relativa  fattura  o  al  conto  prealimentato  dell’utente

          stesso in essere presso il medesimo  fornitore  di  reti  o

          servizi di comunicazione elettronica, a condizione  che  il

          valore di ciascuna operazione di pagamento non superi  euro

          50 e il valore  complessivo  delle  operazioni  stesse  non

          superi euro 300 mensili e che l’operazione di pagamento:

                  1) sia diretta all’acquisto di contenuti digitali e

          servizi a tecnologia vocale;

                  2) sia  effettuata  da  o  tramite  un  dispositivo

          elettronico nel quadro di un’attivita’ di beneficenza,  per

          effettuare erogazioni  liberali  destinate  agli  enti  del

          terzo settore di cui all’articolo 4 del decreto legislativo

          3 luglio 2017, n. 117, che esercitano in  via  esclusiva  o

          prevalente una o piu’ attivita’ caritatevoli tra quelle  di

          cui all’articolo 5 del decreto legislativo 3  luglio  2017,

          n. 117, individuate con decreto del Ministro del  lavoro  e

          delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro

          dell’economia  e  delle  finanze,  da  adottarsi  ai  sensi

          dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto  1988,  n.

          400, sentita la Cabina di regia di cui all’articolo 97  del

          decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117;

                  3) sia  effettuata  da  o  tramite  un  dispositivo

          elettronico   per   l’acquisto   di   biglietti    relativi

          esclusivamente alla prestazione di servizi;

                o) operazioni di pagamento realizzate tra  prestatori

          di servizi di pagamento, relativi agenti o  succursali  per

          proprio conto;

                p) operazioni di pagamento tra un’impresa madre e  la

          relativa filiazione, o tra filiazioni della stessa  impresa

          madre,  senza  alcuna  intermediazione  da  parte   di   un

          prestatore di servizi di pagamento  diverso  da  una  delle

          imprese appartenenti al medesimo gruppo;

                q)  servizi  di  prelievo  di  contante  forniti   da

          prestatori, tramite sportelli automatici per conto di uno o

          piu’  emittenti  della  carta,  che  non  sono  parti   del

          contratto quadro con il cliente che preleva  denaro  da  un

          conto di pagamento, a condizione che detti  prestatori  non

          forniscano altri  servizi  di  pagamento.  E’  fatta  salva

          l’applicazione dell’articolo 32-quater.».

              − Si riporta il testo degli articoli  4,  5  e  97  del

          citato decreto legislativo n. 117 del 2017:

              «Art. 4 (Enti del Terzo settore). − 1.  Sono  enti  del

          Terzo  settore  le  organizzazioni  di   volontariato,   le

          associazioni di promozione sociale, gli enti  filantropici,

          le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti

          associative,   le   societa’   di   mutuo   soccorso,    le

          associazioni,   riconosciute   o   non   riconosciute,   le

          fondazioni e gli altri enti di  carattere  privato  diversi

          dalle societa’ costituiti per il perseguimento, senza scopo

          di  lucro,  di  finalita’  civiche,  solidaristiche  e   di

          utilita’ sociale mediante lo svolgimento, in via  esclusiva

          o principale, di una o piu’ attivita’ di interesse generale

          in forma di azione volontaria o di erogazione  gratuita  di

          denaro, beni o servizi, o di mutualita’ o di  produzione  o

          scambio di beni o servizi, ed iscritti nel  registro  unico

          nazionale del Terzo settore.

              2. Non sono enti del Terzo settore  le  amministrazioni

          pubbliche di cui  all’articolo  1,  comma  2,  del  decreto

          legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,  le  formazioni  e  le

          associazioni  politiche,  i  sindacati,   le   associazioni

          professionali e di rappresentanza di categorie  economiche,

          le associazioni di  datori  di  lavoro,  nonche’  gli  enti

          sottoposti a direzione e coordinamento  o  controllati  dai

          suddetti enti, ad  esclusione  dei  soggetti  operanti  nel

          settore della protezione  civile  alla  cui  disciplina  si

          provvede ai sensi dell’articolo 32, comma 4.  Sono  esclusi

          dall’ambito di applicazione  del  presente  comma  i  corpi

          volontari dei vigili del fuoco delle Province  autonome  di

          Trento e di Bolzano e della Regione  autonoma  della  Valle

          d’Aosta. Sono altresi’ escluse dall’ambito di  applicazione

          del presente comma le associazioni o fondazioni di  diritto

          privato ex Ipab derivanti dai  processi  di  trasformazione

          delle istituzioni pubbliche di assistenza o beneficenza, ai

          sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri

          16 febbraio 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45

          del 23 febbraio 1990, e del decreto  legislativo  4  maggio

          2001, n. 207, in quanto la nomina da parte  della  pubblica

          amministrazione  degli  amministratori  di  tali  enti   si

          configura come mera designazione, intesa  come  espressione

          della rappresentanza della cittadinanza, e non si configura

          quindi mandato fiduciario con  rappresentanza,  sicche’  e’

          sempre esclusa qualsiasi forma di  controllo  da  parte  di

          quest’ultima.

              3. Agli enti religiosi civilmente riconosciuti  e  alle

          fabbricerie di cui all’articolo 72 della  legge  20  maggio

          1985, n. 222, le norme del presente  decreto  si  applicano

          limitatamente  allo  svolgimento  delle  attivita’  di  cui

          all’articolo 5, nonche’ delle eventuali  attivita’  diverse

          di cui all’articolo 6 a condizione che per  tali  attivita’

          adottino un  regolamento,  in  forma  di  atto  pubblico  o

          scrittura privata autenticata, che,  ove  non  diversamente

          previsto ed in ogni caso nel  rispetto  della  struttura  e

          della finalita’  di  tali  enti,  recepisca  le  norme  del

          presente  Codice  e  sia  depositato  nel  Registro   unico

          nazionale del Terzo settore. Per  lo  svolgimento  di  tali

          attivita’ deve essere costituito un patrimonio destinato  e

          devono essere tenute separatamente le  scritture  contabili

          di cui all’articolo 13. I beni che compongono il patrimonio

          destinato sono indicati nel  regolamento,  anche  con  atto

          distinto ad esso allegato. Per le obbligazioni contratte in

          relazione alle attivita’ di cui agli articoli 5  e  6,  gli

          enti religiosi civilmente riconosciuti e le fabbricerie  di

          cui all’articolo 72 della legge n. 222 del 1985  rispondono

          nei limiti del patrimonio destinato.  Gli  altri  creditori

          dell’ente  religioso  civilmente   riconosciuto   o   della

          fabbriceria  non  possono  far  valere  alcun  diritto  sul

          patrimonio destinato allo svolgimento  delle  attivita’  di

          cui ai citati articoli 5 e 6».

              «Art. 5 (Attivita’ di interesse  generale).  −  1.  Gli

          enti del  Terzo  settore,  diversi  dalle  imprese  sociali

          incluse le cooperative sociali, esercitano in via esclusiva

          o principale una o piu’ attivita’ di interesse generale per

          il  perseguimento,  senza  scopo  di  lucro,  di  finalita’

          civiche,  solidaristiche  e   di   utilita’   sociale.   Si

          considerano di interesse generale, se svolte in conformita’

          alle norme particolari che ne disciplinano l’esercizio,  le

          attivita’ aventi ad oggetto:

                a)   interventi   e   servizi   sociali   ai    sensi

          dell’articolo 1, commi 1 e 2, della legge 8 novembre  2000,

          n. 328, e successive modificazioni, e interventi, servizi e

          prestazioni di cui alla legge 5 febbraio 1992,  n.  104,  e

          alla  legge  22  giugno  2016,   n.   112,   e   successive

          modificazioni;

                b) interventi e prestazioni sanitarie;

                c) prestazioni socio-sanitarie di cui al decreto  del

          Presidente del Consiglio dei  ministri  14  febbraio  2001,

          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  129  del  6  giugno

          2001, e successive modificazioni;

                d) educazione, istruzione e formazione professionale,

          ai sensi della legge 28 marzo 2003,  n.  53,  e  successive

          modificazioni, nonche’ le attivita’ culturali di  interesse

          sociale con finalita’ educativa;

                e) interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia

          e  al  miglioramento  delle  condizioni   dell’ambiente   e

          all’utilizzazione  accorta  e   razionale   delle   risorse

          naturali,   con   esclusione   dell’attivita’,   esercitata

          abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani,

          speciali e pericolosi, nonche’ alla tutela degli animali  e

          prevenzione del randagismo, ai sensi della legge 14  agosto

          1991, n. 281;

                f)  interventi  di  tutela   e   valorizzazione   del

          patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del  decreto

          legislativo  22  gennaio  2004,   n.   42,   e   successive

          modificazioni;

                g) formazione universitaria e post-universitaria;

                h)  ricerca  scientifica  di  particolare   interesse

          sociale;

                i) organizzazione e gestione di attivita’  culturali,

          artistiche  o  ricreative  di  interesse  sociale,  incluse

          attivita’, anche editoriali,  di  promozione  e  diffusione

          della cultura e della  pratica  del  volontariato  e  delle

          attivita’  di  interesse  generale  di  cui   al   presente

          articolo;

                j) radiodiffusione sonora a carattere comunitario, ai

          sensi dell’articolo 16, comma 5, della legge 6 agosto 1990,

          n. 223, e successive modificazioni;

                k) organizzazione e gestione di attivita’  turistiche

          di interesse sociale, culturale o religioso;

                l)  formazione  extra-scolastica,  finalizzata   alla

          prevenzione della  dispersione  scolastica  e  al  successo

          scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo e  al

          contrasto della poverta’ educativa;

                m) servizi strumentali ad enti del Terzo settore resi

          da enti composti in misura non inferiore  al  settanta  per

          cento da enti del Terzo settore;

                n) cooperazione allo sviluppo, ai sensi  della  legge

          11 agosto 2014, n. 125, e successive modificazioni;

                o) attivita’ commerciali, produttive, di educazione e

          informazione,  di   promozione,   di   rappresentanza,   di

          concessione in licenza di marchi di certificazione,  svolte

          nell’ambito o a favore di  filiere  del  commercio  equo  e

          solidale, da intendersi come un rapporto commerciale con un

          produttore  operante  in  un’area  economica  svantaggiata,

          situata, di norma, in un Paese in via  di  sviluppo,  sulla

          base di un accordo di lunga durata finalizzato a promuovere

          l’accesso del  produttore  al  mercato  e  che  preveda  il

          pagamento di un prezzo equo, misure di sviluppo  in  favore

          del produttore e  l’obbligo  del  produttore  di  garantire

          condizioni di lavoro sicure, nel rispetto  delle  normative

          nazionali ed  internazionali,  in  modo  da  permettere  ai

          lavoratori di condurre un’esistenza libera e  dignitosa,  e

          di rispettare i diritti sindacali,  nonche’  di  impegnarsi

          per il contrasto del lavoro infantile;

                p)   servizi   finalizzati   all’inserimento   o   al

          reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle

          persone  di  cui  all’articolo  2,  comma  4,  del  decreto

          legislativo recante revisione della disciplina  in  materia

          di impresa sociale, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera

          c), della legge 6 giugno 2016, n. 106;

                q)  alloggio  sociale,  ai  sensi  del  decreto   del

          Ministero  delle  infrastrutture  del  22  aprile  2008,  e

          successive modificazioni, nonche’ ogni altra  attivita’  di

          carattere  residenziale  temporaneo  diretta  a  soddisfare

          bisogni   sociali,   sanitari,   culturali,   formativi   o

          lavorativi;

                r) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei

          migranti;

                s) agricoltura  sociale,  ai  sensi  dell’articolo  2

          della  legge  18  agosto  2015,  n.   141,   e   successive

          modificazioni;

                t) organizzazione e gestione  di  attivita’  sportive

          dilettantistiche;

                u)  beneficenza,  sostegno   a   distanza,   cessione

          gratuita di alimenti o prodotti di cui alla legge 19 agosto

          2016, n. 166, e successive modificazioni, o  erogazione  di

          denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o

          di attivita’ di interesse generale  a  norma  del  presente

          articolo;

                v) promozione della cultura  della  legalita’,  della

          pace tra i popoli, della nonviolenza  e  della  difesa  non

          armata;

                w) promozione e tutela  dei  diritti  umani,  civili,

          sociali e politici, nonche’ dei diritti dei  consumatori  e

          degli utenti delle attivita’ di interesse generale  di  cui

          al presente articolo, promozione delle pari opportunita’  e

          delle iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche  dei

          tempi di cui all’articolo 27 della legge 8 marzo  2000,  n.

          53, e i gruppi di acquisto solidale di cui all’articolo  1,

          comma 266, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

                x) cura di procedure di  adozione  internazionale  ai

          sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184;

                y) protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio

          1992, n. 225, e successive modificazioni;

                z) riqualificazione di beni pubblici  inutilizzati  o

          di beni confiscati alla criminalita’ organizzata.

              2. Tenuto conto delle finalita’ civiche, solidaristiche

          e di utilita’ sociale di cui all’articolo 1, comma 1, della

          legge 6 giugno 2016, n. 106, nonche’ delle finalita’ e  dei

          principi di cui agli articoli 1 e 2  del  presente  Codice,

          l’elenco delle attivita’ di interesse generale  di  cui  al

          comma 1 puo’ essere aggiornato con decreto  del  Presidente

          del  Consiglio  dei  ministri   da   adottarsi   ai   sensi

          dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto  1988,  n.

          400 su proposta del Ministro del lavoro e  delle  politiche

          sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle

          finanze, previa intesa in  sede  di  Conferenza  Unificata,

          acquisito  il   parere   delle   Commissioni   parlamentari

          competenti, che si esprimono entro trenta giorni dalla data

          di trasmissione del decreto, decorsi i  quali  quest’ultimo

          puo’ essere comunque adottato.».

              «Art. 97 (Coordinamento delle politiche di governo).  −

          1. E’ istituita, presso la  Presidenza  del  Consiglio  dei

          ministri, una Cabina di regia con il compito di coordinare,

          in raccordo con i ministeri  competenti,  le  politiche  di

          governo e le azioni di  promozione  e  di  indirizzo  delle

          attivita’ degli enti del Terzo settore.

              2. Ai fini di cui al comma 1, la Cabina di regia:

                a) coordina l’attuazione del presente codice al  fine

          di assicurarne la tempestivita’, l’efficacia e la  coerenza

          ed esprimendo, la’ dove prescritto, il proprio orientamento

          in ordine ai relativi decreti e linee guida;

                b)  promuove  le  attivita’  di   raccordo   con   le

          amministrazioni   pubbliche   interessate,    nonche’    la

          definizione di accordi, protocolli di intesa o convenzioni,

          anche  con  enti   privati,   finalizzati   a   valorizzare

          l’attivita’ degli enti del Terzo  settore  e  a  sviluppare

          azioni di sistema;

                c) monitora  lo  stato  di  attuazione  del  presente

          codice anche  al  fine  di  segnalare  eventuali  soluzioni

          correttive e di miglioramento.

              3. La composizione  e  le  modalita’  di  funzionamento

          della Cabina  di  regia  sono  stabilite  con  decreto  del

          Presidente del Consiglio  dei  ministri,  da  adottare,  di

          concerto con il  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche

          sociali, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del

          presente codice, assicurando la presenza di  rappresentanti

          del sistema degli enti territoriali. La partecipazione alla

          Cabina  di  regia  e’  gratuita  e  non  da’  diritto  alla

          corresponsione di alcun compenso, indennita’, emolumento  o

          rimborso spese comunque denominato.

              4. All’attuazione del presente articolo si provvede con

          le risorse umane, strumentali e finanziarie  disponibili  a

          legislazione vigente e  senza  nuovi  o  maggiori  oneri  a

          carico della finanza pubblica.».

              − Il decreto del Presidente del Consiglio dei  ministri

          11 gennaio 2018 (Istituzione di una cabina di regia con  il

          compito di coordinare le politiche di governo e  le  azioni

          di promozione ed indirizzo delle attivita’ degli  enti  del

          terzo settore) e’ pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  23

          febbraio 2018, n. 45.

          Note all’art. 1:

              − Per il  testo  dell’articolo  5  del  citato  decreto

          legislativo n. 117  del  2017,  si  veda  nelle  note  alle

          premesse.

              − Per il testo dell’articolo  2,  comma  2  del  citato

          decreto legislativo n. 11 del 2010, si veda nelle note alle

          premesse.

Art. 2

                       Ambito di applicazione

  1. Il presente regolamento si applica alle operazioni di  pagamento

disposte nel territorio della Repubblica italiana  da  o  tramite  un

dispositivo elettronico nel quadro di  un’attivita’  di  beneficenza,

per effettuare erogazioni liberali  destinate  agli  enti  del  Terzo

settore di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 3 luglio  2017,

n. 117, che esercitano in via  esclusiva  o  prevalente  una  o  piu’

attivita’ di interesse generale individuate nell’articolo 3.

  2. Le operazioni di pagamento di  cui  al  comma  1  devono  essere

effettuate da  un  fornitore  di  reti  o  servizi  di  comunicazione

elettronica che, in aggiunta a detti servizi, consente  a  un  utente

della  rete  o  del  servizio  di  eseguire  le  operazioni  medesime

addebitandole  alla  relativa  fattura  o  al   conto   prealimentato

dell’utente stesso in essere presso il medesimo fornitore di  reti  o

servizi di comunicazione elettronica, a condizione che il  valore  di

ciascuna operazione di pagamento non  superi  euro  50  e  il  valore

complessivo delle operazioni stesse non superi euro 300 mensili.

          Note all’art. 2:

              − Per il  testo  dell’articolo  4  del  citato  decreto

          legislativo n. 117  del  2017,  si  veda  nelle  note  alle

          premesse.

Art. 3

             Individuazione delle attivita’ caritatevoli

  1. Ai fini del presente regolamento sono  considerate  caritatevoli

le seguenti attivita’ di interesse generale, di cui  all’articolo  5,

comma 1 del decreto legislativo 3 luglio  2017,  n.  117,  erogate  a

titolo gratuito dagli enti del Terzo settore:

    a)  formazione  extra-scolastica,  finalizzata  alla  prevenzione

della dispersione scolastica e al successo  scolastico  e  formativo,

alla prevenzione del bullismo e al contrasto alla poverta’ educativa,

di cui al citato articolo 5, comma 1, lettera l);

    b) cooperazione allo sviluppo, ai sensi  della  legge  11  agosto

2014, n. 125, di cui al citato articolo 5, comma 1, lettera n);

    c) alloggio sociale, ai sensi del  decreto  del  Ministero  delle

infrastrutture del 22 aprile 2008, nonche’ ogni  altra  attivita’  di

carattere  residenziale  temporaneo  diretta  a  soddisfare   bisogni

sociali, sanitari, culturali,  formativi  o  lavorativi,  di  cui  al

citato articolo 5, comma 1, lettera q);

    d) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale  dei  migranti,

di cui al citato articolo 5, comma 1, lettera r);

    e)  beneficenza,  sostegno  a  distanza,  cessione  gratuita   di

alimenti o prodotti di cui alla legge  19  agosto  2016,  n.  166,  o

erogazione  di  denaro,  beni  o  servizi  a  sostegno   di   persone

svantaggiate o di attivita’ di interesse generale, di cui  al  citato

articolo 5, comma 1, lettera u);

    f) protezione civile, ai sensi della legge 24 febbraio  1992,  n.

225, di cui al citato articolo 5, comma 1, lettera y).

          Note all’art. 3:

              − Per il  testo  dell’articolo  5  del  citato  decreto

          legislativo n. 117  del  2017,  si  veda  nelle  note  alle

          premesse.

              − La legge 11 agosto 2014, n. 125 (Disciplina  generale

          sulla  cooperazione  internazionale  per  lo  sviluppo)  e’

          pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 28 agosto 2014, n. 199.

              − Il decreto  del  Ministero  delle  infrastrutture  22

          aprile  2008  (Definizione  di  alloggio  sociale  ai  fini

          dell’esenzione dall’obbligo  di  notifica  degli  aiuti  di

          Stato, ai  sensi  degli  articoli  87  e  88  del  Trattato

          istitutivo della Comunita’  europea)  e’  pubblicato  nella

          Gazzetta Ufficiale 24 giugno 2008, n. 146.

              −  La  legge  19  agosto  2016,  n.  166  (Disposizioni

          concernenti la donazione e  la  distribuzione  di  prodotti

          alimentari e farmaceutici a fini di solidarieta’ sociale  e

          per la  limitazione  degli  sprechi)  e’  pubblicata  nella

          Gazzetta Ufficiale 30 agosto 2016, n. 202.

              − La legge 24 febbraio 1992, n.  225  (Istituzione  del

          Servizio nazionale della protezione civile)  e’  pubblicata

          nella Gazzetta Ufficiale 17 marzo 1992, n. 64, S.O.

Art. 4

                      Disposizione transitoria

  1. Fino alla piena operativita’ del registro  unico  nazionale  del

Terzo settore, di  cui  agli  articoli  45  e  seguenti  del  decreto

legislativo n. 117 del 2017, il regime di esclusione  si  applica  in

via transitoria anche alle organizzazioni non lucrative  di  utilita’

sociale di cui all’articolo 10 del  decreto  legislativo  4  dicembre

1997, n. 460, iscritte negli appositi registri,  alle  organizzazioni

di volontariato iscritte nei registri di cui  alla  legge  11  agosto

1991, n. 266, e alle associazioni di promozione sociale iscritte  nei

registri nazionali, regionali e delle province autonome di  Trento  e

di Bolzano previsti dall’articolo 7 della legge 7 dicembre  2000,  n.

383.

          Note all’art. 4:

              − Si riportano gli articoli 45 e  seguenti  del  citato

          decreto legislativo n. 117 del 2017:

              «Art. 45 (Registro unico nazionale del Terzo  settore).

          − 1. Presso il  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche

          sociali e’ istituito il Registro unico nazionale del  Terzo

          settore, operativamente gestito su base territoriale e  con

          modalita’  informatiche  in  collaborazione  con   ciascuna

          Regione e Provincia autonoma, che, a tal  fine,  individua,

          entro centottanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore

          del presente decreto, la struttura  competente.  Presso  le

          Regioni, la struttura  di  cui  al  periodo  precedente  e’

          indicata  come  “Ufficio  regionale  del   Registro   unico

          nazionale del Terzo settore”. Presso le  Province  autonome

          la stessa assume la denominazione di  “Ufficio  provinciale

          del  Registro  unico  nazionale  del  Terzo  settore”.   Il

          Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali  individua

          nell’ambito  della  dotazione  organica  dirigenziale   non

          generale disponibile  a  legislazione  vigente  la  propria

          struttura competente  di  seguito  indicata  come  “Ufficio

          statale del Registro unico nazionale del Terzo settore”.

              2. Il registro e’ pubblico ed  e’  reso  accessibile  a

          tutti gli interessati in modalita’ telematica.

              Art. 46 (Struttura del  Registro).  −  1.  Il  Registro

          unico nazionale del Terzo settore si compone delle seguenti

          sezioni:

                a) Organizzazioni di volontariato;

                b) Associazioni di promozione sociale;

                c) Enti filantropici;

                d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali;

                e) Reti associative;

                f) Societa’ di mutuo soccorso;

                g) Altri enti del Terzo settore.

              2. Ad eccezione delle  reti  associative,  nessun  ente

          puo’ essere  contemporaneamente  iscritto  in  due  o  piu’

          sezioni.

              3. Il Ministro del lavoro  e  delle  politiche  sociali

          puo’, con decreto di natura non regolamentare,  sentita  la

          Conferenza  Unificata,  istituire  sottosezioni   o   nuove

          sezioni o modificare le sezioni esistenti.

              Art.  47  (Iscrizione).  −  1.  Salvo  quanto  previsto

          dall’articolo 22, la domanda  di  iscrizione  nel  Registro

          unico  nazionale  del  Terzo  settore  e’  presentata   dal

          rappresentante legale dell’ente o  della  rete  associativa

          cui l’ente eventualmente aderisca all’Ufficio del  Registro

          unico nazionale della Regione o della Provincia autonoma in

          cui  l’ente  ha  la   sede   legale,   depositando   l’atto

          costitutivo, lo statuto ed eventuali allegati, ed indicando

          la  sezione  del  registro  nella   quale   l’ente   chiede

          l’iscrizione.  Per  le  reti  associative  la  domanda   di

          iscrizione nella sezione di cui all’articolo  46  comma  1,

          lettera e) e’ presentata all’Ufficio statale  del  Registro

          unico nazionale.

              2. L’ufficio competente di cui al comma 1  verifica  la

          sussistenza delle condizioni previste dal  presente  Codice

          per la costituzione dell’ente quale ente del Terzo settore,

          nonche’ per la sua iscrizione nella sezione richiesta.

              3. L’ufficio del Registro, entro sessanta giorni  dalla

          presentazione della domanda, puo’:

                a) iscrivere l’ente;

                b) rifiutare l’iscrizione con provvedimento motivato;

                c) invitare l’ente  a  completare  o  rettificare  la

          domanda ovvero ad integrare la documentazione.

              4. Decorsi sessanta giorni  dalla  presentazione  della

          domanda o dalla presentazione della  domanda  completata  o

          rettificata  ovvero  della  documentazione  integrativa  ai

          sensi del comma 3, lettera c),  la  domanda  di  iscrizione

          s’intende accolta.

              5. Se l’atto costitutivo e  lo  statuto  dell’ente  del

          Terzo  settore  sono  redatti  in  conformita’  a   modelli

          standard tipizzati,  predisposti  da  reti  associative  ed

          approvati con decreto del  Ministero  del  lavoro  e  delle

          politiche sociali, l’ufficio del registro  unico  nazionale

          del Terzo settore, verificata la regolarita’ formale  della

          documentazione, entro  trenta  giorni  dalla  presentazione

          della domanda iscrive l’ente nel Registro stesso.

              6. Avverso il diniego di  iscrizione  nel  Registro  e’

          ammesso  ricorso   avanti   al   tribunale   amministrativo

          competente per territorio.

              Art. 48 (Contenuto e aggiornamento). − 1. Nel  Registro

          unico nazionale del  Terzo  settore  devono  risultare  per

          ciascun  ente   almeno   le   seguenti   informazioni:   la

          denominazione; la forma  giuridica;  la  sede  legale,  con

          l’indicazione di eventuali  sedi  secondarie;  la  data  di

          costituzione;   l’oggetto   dell’attivita’   di   interesse

          generale di cui all’articolo 5,  il  codice  fiscale  o  la

          partita IVA; il possesso della personalita’ giuridica e  il

          patrimonio minimo di  cui  all’articolo  22,  comma  4;  le

          generalita’ dei soggetti che hanno la rappresentanza legale

          dell’ente;  le  generalita’  dei  soggetti  che   ricoprono

          cariche sociali con indicazione di poteri e limitazioni.

              2. Nel  Registro  devono  inoltre  essere  iscritte  le

          modifiche  dell’atto  costitutivo  e  dello   statuto,   le

          deliberazioni di  trasformazione,  fusione,  scissione,  di

          scioglimento, estinzione, liquidazione e  cancellazione,  i

          provvedimenti che ordinano lo scioglimento,  dispongono  la

          cancellazione o accertano l’estinzione, le generalita’  dei

          liquidatori  e  tutti  gli  altri  atti  e  fatti  la   cui

          iscrizione e’ espressamente prevista da norme di legge o di

          regolamento.

              3. I rendiconti e i bilanci di cui agli articoli  13  e

          14   e   i   rendiconti   delle   raccolte   fondi   svolte

          nell’esercizio precedente devono essere depositati entro il

          30 giugno di ogni anno. Entro trenta giorni  decorrenti  da

          ciascuna modifica, devono essere pubblicate le informazioni

          aggiornate e depositati gli atti di cui ai  commi  1  e  2,

          incluso  l’eventuale  riconoscimento   della   personalita’

          giuridica.

              4. In caso di mancato o incompleto deposito degli  atti

          e dei loro aggiornamenti nonche’ di  quelli  relativi  alle

          informazioni obbligatorie di cui al presente  articolo  nel

          rispetto  dei  termini  in  esso  previsti,  l’ufficio  del

          registro diffida l’ente  del  Terzo  settore  ad  adempiere

          all’obbligo suddetto, assegnando un termine non superiore a

          centottanta giorni, decorsi inutilmente i quali  l’ente  e’

          cancellato dal Registro.

              5. Del deposito degli atti e  della  completezza  delle

          informazioni di cui al presente  articolo  e  dei  relativi

          aggiornamenti sono onerati gli amministratori.  Si  applica

          l’articolo 2630 del codice civile.

              6. All’atto della registrazione degli  enti  del  Terzo

          settore di cui all’articolo  31,  comma  1,  l’ufficio  del

          registro   unico   nazionale   acquisisce    la    relativa

          informazione antimafia.

              Art. 49 (Estinzione o  scioglimento  dell’ente).  −  1.

          L’ufficio del registro unico nazionale  del  Terzo  settore

          accerta, anche d’ufficio, l’esistenza di una delle cause di

          estinzione o scioglimento dell’ente e ne da’  comunicazione

          agli amministratori e al presidente del  tribunale  ove  ha

          sede l’ufficio del registro unico nazionale presso il quale

          l’ente   e’   iscritto   affinche’   provveda   ai    sensi

          dell’articolo  11  e   seguenti   delle   disposizioni   di

          attuazione del codice civile.

              2. Chiusa la procedura di liquidazione,  il  presidente

          del  tribunale  provvede  che  ne  sia  data  comunicazione

          all’ufficio del registro unico nazionale del Terzo  settore

          per la conseguente cancellazione dell’ente dal Registro.

              Art. 50 (Cancellazione e migrazione in altra  sezione).

          − 1.  La  cancellazione  di  un  ente  dal  Registro  unico

          nazionale avviene a seguito di istanza  motivata  da  parte

          dell’ente del Terzo  settore  iscritto  o  di  accertamento

          d’ufficio,  anche  a   seguito   di   provvedimenti   della

          competente   autorita’   giudiziaria   ovvero   tributaria,

          divenuti  definitivi,   dello   scioglimento,   cessazione,

          estinzione dell’ente ovvero  della  carenza  dei  requisiti

          necessari per la permanenza nel  Registro  unico  nazionale

          del Terzo settore.

              2. L’ente cancellato dal Registro unico  nazionale  per

          mancanza dei requisiti che vuole continuare  a  operare  ai

          sensi del codice civile deve preventivamente  devolvere  il

          proprio patrimonio ai sensi dell’articolo 9,  limitatamente

          all’incremento patrimoniale realizzato  negli  esercizi  in

          cui l’ente e’ stato iscritto nel Registro unico nazionale.

              3.  Se  vengono  meno  i  requisiti  per   l’iscrizione

          dell’ente del Terzo settore in una sezione del Registro  ma

          permangono quelli per l’iscrizione  in  altra  sezione  del

          Registro  stesso,  l’ente  puo’   formulare   la   relativa

          richiesta di migrazione che deve essere  approvata  con  le

          modalita’ e  nei  termini  previsti  per  l’iscrizione  nel

          Registro unico nazionale.

              4.  Avverso  il  provvedimento  di  cancellazione   dal

          Registro,  e’   ammesso   ricorso   avanti   al   tribunale

          amministrativo competente per territorio.

              Art. 51 (Revisione periodica del Registro).  −  1.  Con

          cadenza triennale, gli Uffici del Registro unico  nazionale

          del Terzo settore provvedono alla revisione, ai fini  della

          verifica  della  permanenza  dei  requisiti  previsti   per

          l’iscrizione al Registro stesso.

              Art. 52 (Opponibilita’ ai terzi degli atti depositati).

          − 1.  Gli  atti  per  i  quali  e’  previsto  l’obbligo  di

          iscrizione,  annotazione  ovvero  di  deposito  presso   il

          Registro unico nazionale del Terzo settore sono  opponibili

          ai  terzi  soltanto  dopo  la  relativa  pubblicazione  nel

          Registro stesso, a meno che l’ente provi  che  i  terzi  ne

          erano a conoscenza.

              2. Per le operazioni  compiute  entro  il  quindicesimo

          giorno dalla pubblicazione di cui al comma 1, gli atti  non

          sono opponibili ai terzi che provino di essere stati  nella

          impossibilita’ di averne conoscenza.

              Art. 53 (Funzionamento del Registro).  −  1.  Entro  un

          anno dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,

          il Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,  previa

          intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, definisce,  con

          proprio decreto, la procedura per l’iscrizione nel Registro

          unico nazionale del Terzo settore, individuando i documenti

          da presentare ai fini dell’iscrizione  e  le  modalita’  di

          deposito degli atti di  cui  all’articolo  48,  nonche’  le

          regole per la predisposizione, la tenuta, la  conservazione

          e la  gestione  del  Registro  unico  nazionale  del  Terzo

          settore  finalizzate  ad  assicurare  l’omogenea  e   piena

          conoscibilita’  su  tutto  il  territorio  nazionale  degli

          elementi informativi del registro stesso e le modalita’ con

          cui e’ garantita la comunicazione dei dati tra il  registro

          delle Imprese e  il  Registro  unico  nazionale  del  Terzo

          settore con riferimento alle imprese sociali e  agli  altri

          enti del Terzo settore iscritti nel registro delle imprese.

              2. Le Regioni e le province autonome entro  centottanta

          giorni dalla data di entrata in vigore del decreto  di  cui

          al comma 1 disciplinano i procedimenti per l’emanazione dei

          provvedimenti di iscrizione e di cancellazione  degli  enti

          del Terzo settore; entro  sei  mesi  dalla  predisposizione

          della struttura informatica rendono operativo il Registro.

              3. Le risorse necessarie  a  consentire  l’avvio  e  la

          gestione del Registro unico  nazionale  del  Terzo  settore

          sono stabilite in 25 milioni di euro per l’anno 2018, in 20

          milioni di euro per gli anni 2019 e 2020, in  14,7  milioni

          di euro per l’anno 2021 e in 20 milioni di euro a decorrere

          dall’anno   2022,   da   impiegare   per   l’infrastruttura

          informatica nonche’ per lo svolgimento delle  attivita’  di

          cui al presente titolo e di cui all’articolo 93,  comma  3,

          anche attraverso accordi ai sensi  dell’articolo  15  della

          legge 7 agosto 1990, n. 241, con le Regioni e  le  Province

          autonome,   previa   intesa   in   sede    di    Conferenza

          Stato-Regioni.

              Art. 54 (Trasmigrazione dei registri esistenti).  −  1.

          Con il decreto di cui all’articolo 53 vengono  disciplinate

          le  modalita’  con  cui  gli  enti  pubblici   territoriali

          provvedono a comunicare al  Registro  unico  nazionale  del

          Terzo settore i dati  in  loro  possesso  degli  enti  gia’

          iscritti nei  registri  speciali  delle  organizzazioni  di

          volontariato e delle  associazioni  di  promozione  sociale

          esistenti al giorno antecedente l’operativita’ del Registro

          unico nazionale degli enti del Terzo settore.

              2. Gli uffici del Registro unico  nazionale  del  Terzo

          settore, ricevute le informazioni  contenute  nei  predetti

          registri, provvedono entro centottanta giorni a  richiedere

          agli enti le eventuali informazioni o documenti mancanti  e

          a verificare la sussistenza dei requisiti per l’iscrizione.

          Ai fini del computo di tale termine non si tiene conto  del

          periodo compreso tra il 1° luglio 2022 e  il  15  settembre

          2022.

              3.  L’omessa  trasmissione  delle  informazioni  e  dei

          documenti richiesti agli enti del Terzo  settore  ai  sensi

          del comma 2 entro il termine di sessanta giorni comporta la

          mancata iscrizione nel Registro unico nazionale  del  Terzo

          settore.

              4. Fino al termine delle verifiche di cui  al  comma  2

          gli enti iscritti nei registri di cui al comma 1 continuano

          a  beneficiare  dei  diritti  derivanti  dalla   rispettiva

          qualifica.».

              − Si riporta l’articolo 10 del  decreto  legislativo  4

          dicembre 1997, n. 460 (Riordino della disciplina tributaria

          degli enti  non  commerciali  e  delle  organizzazioni  non

          lucrative di utilita’ sociale):

              «Art. 10  (Organizzazioni  non  lucrative  di  utilita’

          sociale).  −  1.  Sono  organizzazioni  non  lucrative   di

          utilita’ sociale (ONLUS) le associazioni,  i  comitati,  le

          fondazioni, le societa’ cooperative e  gli  altri  enti  di

          carattere privato, con o senza  personalita’  giuridica,  i

          cui  statuti  o  atti  costitutivi,  redatti  nella   forma

          dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata  o

          registrata, prevedono espressamente:

                a) lo svolgimento di attivita’  in  uno  o  piu’  dei

          seguenti settori:

                  1) assistenza sociale e socio-sanitaria;

                  2) assistenza sanitaria;

                  3) beneficenza;

                  4) istruzione;

                  5) formazione;

                  6) sport dilettantistico;

                  7) tutela, promozione e valorizzazione  delle  cose

          d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno

          1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di  cui

          al D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409;

                  8)  tutela  e   valorizzazione   della   natura   e

          dell’ambiente, con  esclusione  dell’attivita’,  esercitata

          abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani,

          speciali e pericolosi di cui all’articolo 7  del  D.Lgs.  5

          febbraio 1997, n. 22;

                  9) promozione della cultura e dell’arte;

                  10) tutela dei diritti civili;

                  11) ricerca scientifica  di  particolare  interesse

          sociale svolta direttamente da fondazioni  ovvero  da  esse

          affidata  ad  universita’,  enti  di   ricerca   ed   altre

          fondazioni  che  la  svolgono  direttamente,  in  ambiti  e

          secondo modalita’  da  definire  con  apposito  regolamento

          governativo emanato ai sensi dell’articolo 17  della  legge

          23 agosto 1988, n. 400;

                  11-bis) cooperazione allo sviluppo  e  solidarieta’

          internazionale;

                b)  l’esclusivo   perseguimento   di   finalita’   di

          solidarieta’ sociale;

                c) il divieto di svolgere attivita’ diverse da quelle

          menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle  ad  esse

          direttamente connesse;

                d)  il  divieto  di  distribuire,   anche   in   modo

          indiretto,  utili  e  avanzi  di  gestione  nonche’  fondi,

          riserve o capitale durante la vita  dell’organizzazione,  a

          meno che la  destinazione  o  la  distribuzione  non  siano

          imposte per legge o siano  effettuate  a  favore  di  altre

          ONLUS che per legge,  statuto  o  regolamento  fanno  parte

          della medesima ed unitaria struttura;

                e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli  avanzi  di

          gestione per la realizzazione delle attivita’ istituzionali

          e di quelle ad esse direttamente connesse;

                f)   l’obbligo    di    devolvere    il    patrimonio

          dell’organizzazione,  in  caso  di  suo  scioglimento   per

          qualunque causa, ad altre organizzazioni non  lucrative  di

          utilita’ sociale o a fini  di  pubblica  utilita’,  sentito

          l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma  190,

          della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,  salvo  diversa

          destinazione imposta dalla legge;

                g) l’obbligo di redigere  il  bilancio  o  rendiconto

          annuale;

                h) disciplina uniforme  del  rapporto  associativo  e

          delle   modalita’    associative    volte    a    garantire

          l’effettivita’   del    rapporto    medesimo,    escludendo

          espressamente la temporaneita’  della  partecipazione  alla

          vita  associativa  e  prevedendo  per   gli   associati   o

          partecipanti  maggiori  d’eta’  il  diritto  di  voto   per

          l’approvazione e  le  modificazioni  dello  statuto  e  dei

          regolamenti  e  per  la  nomina  degli   organi   direttivi

          dell’associazione;

                i) l’uso,  nella  denominazione  ed  in  qualsivoglia

          segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della

          locuzione  “organizzazione  non   lucrativa   di   utilita’

          sociale” o dell’acronimo “ONLUS”.

              2. Si  intende  che  vengono  perseguite  finalita’  di

          solidarieta’ sociale  quando  le  cessioni  di  beni  e  le

          prestazioni di servizi relative alle  attivita’  statutarie

          nei  settori  dell’assistenza  sanitaria,  dell’istruzione,

          della  formazione,  dello  sport   dilettantistico,   della

          promozione della cultura e dell’arte  e  della  tutela  dei

          diritti  civili  non  sono  rese  nei  confronti  di  soci,

          associati o  partecipanti,  nonche’  degli  altri  soggetti

          indicati alla  lettera  a)  del  comma  6,  ma  dirette  ad

          arrecare benefici a:

                a) persone  svantaggiate  in  ragione  di  condizioni

          fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari;

                b)  componenti  collettivita’  estere,  limitatamente

          agli aiuti umanitari.

              2-bis. Si considera attivita’ di beneficenza, ai  sensi

          del comma 1, lettera a), numero 3), anche la concessione di

          erogazioni  gratuite  in  denaro  con  utilizzo  di   somme

          provenienti dalla  gestione  patrimoniale  o  da  donazioni

          appositamente raccolte, a favore di  enti  senza  scopo  di

          lucro che operano prevalentemente nei  settori  di  cui  al

          medesimo comma 1, lettera a), per la realizzazione  diretta

          di progetti di utilita’ sociale.

              3. Le finalita’  di  solidarieta’  sociale  s’intendono

          realizzate anche quando tra i beneficiari  delle  attivita’

          statutarie dell’organizzazione  vi  siano  i  propri  soci,

          associati o partecipanti o gli altri soggetti indicati alla

          lettera a)  del  comma  6,  se  costoro  si  trovano  nelle

          condizioni di svantaggio di cui alla lettera a)  del  comma

          2.

              4. A prescindere dalle condizioni previste ai commi 2 e

          3,  si  considerano  comunque  inerenti  a   finalita’   di

          solidarieta’ sociale le attivita’ statutarie  istituzionali

          svolte   nei   settori   della   assistenza    sociale    e

          sociosanitaria, della beneficenza, della tutela, promozione

          e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico

          di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089 , ivi comprese le

          biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della

          Repubblica 30 settembre 1963, n.  1409  ,  della  tutela  e

          valorizzazione della natura e dell’ambiente con  esclusione

          dell’attivita’,  esercitata  abitualmente,  di  raccolta  e

          riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali  e  pericolosi  di

          cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,

          n. 22 , della ricerca scientifica di particolare  interesse

          sociale svolta direttamente da fondazioni  ovvero  da  esse

          affidate  ad  universita’,  enti  di   ricerca   ed   altre

          fondazioni  che  la  svolgono  direttamente,  in  ambiti  e

          secondo modalita’  da  definire  con  apposito  regolamento

          governativo emanato ai sensi dell’articolo 17  della  legge

          23 agosto 1988, n. 400 , nonche’ le attivita’ di promozione

          della cultura e dell’arte per le  quali  sono  riconosciuti

          apporti economici da  parte  dell’amministrazione  centrale

          dello.

              5.  Si  considerano  direttamente  connesse  a   quelle

          istituzionali  le  attivita’   statutarie   di   assistenza

          sanitaria, istruzione, formazione,  sport  dilettantistico,

          promozione della cultura e dell’arte e tutela  dei  diritti

          civili, di cui ai numeri 2), 4), 5), 6), 9) e 10) del comma

          1, lettera a), svolte in assenza delle condizioni  previste

          ai commi 2 e 3, nonche’ le attivita’ accessorie per  natura

          a quelle statutarie istituzionali,  in  quanto  integrative

          delle  stesse.  L’esercizio  delle  attivita’  connesse  e’

          consentito  a  condizione  che,  in  ciascun  esercizio   e

          nell’ambito di ciascuno dei settori elencati  alla  lettera

          a) del comma 1, le stesse non siano prevalenti  rispetto  a

          quelle istituzionali e che i relativi proventi non superino

          il    66    per    cento    delle     spese     complessive

          dell’organizzazione.

              6. Si considerano in ogni caso distribuzione  indiretta

          di utili o di avanzi di gestione:

                a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi  a

          soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti

          gli organi amministrativi e di controllo, a  coloro  che  a

          qualsiasi titolo operino per l’organizzazione o ne facciano

          parte, ai soggetti che  effettuano  erogazioni  liberali  a

          favore dell’organizzazione, ai loro parenti entro il  terzo

          grado ed ai loro affini entro  il  secondo  grado,  nonche’

          alle  societa’  da  questi  direttamente  o  indirettamente

          controllate  o  collegate,  effettuate  a  condizioni  piu’

          favorevoli in  ragione  della  loro  qualita’.  Sono  fatti

          salvi, nel caso delle attivita’ svolte nei settori  di  cui

          ai numeri 7) e 8) della lettera a) del comma 1, i  vantaggi

          accordati a soci, associati o partecipanti ed  ai  soggetti

          che effettuano erogazioni liberali, ed ai  loro  familiari,

          aventi significato puramente onorifico e  valore  economico

          modico;

                b) l’acquisto di beni  o  servizi  per  corrispettivi

          che, senza valide ragioni economiche,  siano  superiori  al

          loro valore normale;

                c)  la  corresponsione  ai  componenti   gli   organi

          amministrativi e di  controllo  di  emolumenti  individuali

          annui superiori al compenso massimo  previsto  dal  decreto

          del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645,  e

          dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito  dalla

          legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive  modificazioni  e

          integrazioni, per  il  presidente  del  collegio  sindacale

          delle societa’ per azioni;

                d) la corresponsione a soggetti diversi dalle  banche

          e dagli intermediari finanziari autorizzati,  di  interessi

          passivi,  in  dipendenza  di  prestiti  di   ogni   specie,

          superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto;

                e) la  corresponsione  ai  lavoratori  dipendenti  di

          salari o stipendi superiori del 20  per  cento  rispetto  a

          quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro  per  le

          medesime qualifiche.

              7. Le disposizioni di cui alla lettera h) del  comma  1

          non si applicano alle fondazioni,  e  quelle  di  cui  alle

          lettere h) ed i) del medesimo comma 1 non si applicano agli

          enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le  quali

          lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese.

              8. Sono in ogni caso considerati  ONLUS,  nel  rispetto

          della loro struttura e delle loro finalita’, gli  organismi

          di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266  ,

          iscritti nei  registri  istituiti  dalle  regioni  e  dalle

          province autonome di Trento e di Bolzano, le organizzazioni

          non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26

          febbraio 1987, n. 49 , e le cooperative sociali di cui alla

          legge 8 novembre 1991, n. 381 , nonche’ i consorzi  di  cui

          all’articolo 8 della predetta legge n.  381  del  1991  che

          abbiano la base sociale formata per il cento per  cento  da

          cooperative sociali. Sono  fatte  salve  le  previsioni  di

          maggior favore relative  agli  organismi  di  volontariato,

          alle organizzazioni  non  governative  e  alle  cooperative

          sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi  n.  266

          del 1991, n. 49 del 1987 e n. 381 del 1991.

              9. Gli enti ecclesiastici delle  confessioni  religiose

          con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o  intese

          e le associazioni di promozione sociale ricomprese tra  gli

          enti di cui all’articolo 3,  comma  6,  lettera  e),  della

          legge  25  agosto  1991,  n.  287  ,   le   cui   finalita’

          assistenziali    siano    riconosciute    dal     Ministero

          dell’interno,   sono   considerati   ONLUS    limitatamente

          all’esercizio delle attivita’ elencate alla lettera a)  del

          comma 1; fatta eccezione per la prescrizione  di  cui  alla

          lettera c) del comma 1, agli stessi enti e associazioni  si

          applicano le disposizioni anche  agevolative  del  presente

          decreto, a condizione che per tali attivita’  siano  tenute

          separatamente le scritture contabili previste  all’articolo

          20-bis del  decreto  del  Presidente  delle  Repubblica  29

          settembre 1973, n. 600 , introdotto dall’articolo 25, comma

          1.

              10. Non si considerano in  ogni  caso  ONLUS  gli  enti

          pubblici,  le  societa’  commerciali  diverse   da   quelle

          cooperative, gli enti  conferenti  di  cui  alla  legge  30

          luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti  politici,  le

          organizzazioni sindacali,  le  associazioni  di  datori  di

          lavoro e le associazioni di categoria.».

              −  Il  testo  della  legge  11  agosto  1991,  n.   266

          (Legge-quadro  sul  volontariato)   e’   pubblicata   nella

          Gazzetta Ufficiale 22 agosto 1991, n. 196.

              − Il testo dell’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000,

          n.  383  (Disciplina  delle  associazioni   di   promozione

          sociale):

              «Art. 7 (Registri).  −  1.  Presso  la  Presidenza  del

          Consiglio  dei  Ministri  –  Dipartimento  per  gli  affari

          sociali e’ istituito un registro nazionale al quale possono

          iscriversi, ai fini dell’applicazione della presente legge,

          le associazioni di promozione sociale a carattere nazionale

          in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, costituite

          ed operanti da almeno un anno. Alla tenuta del registro  si

          provvede con le  ordinarie  risorse  finanziarie,  umane  e

          strumentali del Dipartimento per gli affari sociali.

              2. Per associazioni di promozione sociale  a  carattere

          nazionale si intendono quelle  che  svolgono  attivita’  in

          almeno cinque regioni  ed  in  almeno  venti  province  del

          territorio nazionale.

              3.   L’iscrizione   nel   registro   nazionale    delle

          associazioni a carattere nazionale comporta il  diritto  di

          automatica iscrizione nel registro  medesimo  dei  relativi

          livelli  di  organizzazione  territoriale  e  dei   circoli

          affiliati, mantenendo a tali soggetti i  benefici  connessi

          alla iscrizione nei registri di cui al comma 4.

              4. Le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di

          Bolzano istituiscono, rispettivamente,  registri  su  scala

          regionale e provinciale, cui possono  iscriversi  tutte  le

          associazioni in possesso dei requisiti di cui  all’articolo

          2,  che  svolgono  attivita’,  rispettivamente,  in  ambito

          regionale o provinciale.».

Art. 5

                 Clausola di invarianza finanziaria

  1. Dall’attuazione  del  presente  decreto  non  derivano  nuovi  o

maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

    Roma, 19 settembre 2022

                                              Il Ministro del lavoro 

                                            e delle politiche sociali

                                                     Orlando         

Il Ministro dell’economia

     e delle finanze     

          Franco         

Visto, il Guardasigilli: Cartabia

Registrato alla Corte dei conti il 24 ottobre 2022

Ufficio controllo atti MIUR, MIBAC,  Min.  salute  e  Min.  lavoro  e politiche sociali, reg.ne prev. n. 2718