Reddito di cittadinenza e controlli

EDITORIALE – 14 Novembre 2022 – Reddito di cittadinanza e controlli

Il reddito di cittadinanza ha costituito una fonte importante di ausilio alla povertà, insieme alla Naspi in questi 2 anni di Pandemia, sostenendo famiglie che altrimenti si sarebbero trovate sul lastrico, ed in questo è meritorio l’atteggiamento prudenziale ad una riforma dello stesso. Però, allora chiamiamolo in un altro modo, poiché non contribuisce più a sostenere il lavoratore disoccupato a ritrovare un posto di lavoro, ma solo a sostenere le proprie finanze per come viene gestito. (Pierfrancesco Salerno)

n.b. Dato nel 2019 in totale in due anni solo 536 assunzioni.


Reddito cittadinanza, Tridico (Inps) apre a revisione: «Vada a chi ne ha diritto, fatti controlli»

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico apre, in una dichiarazione all’ANSA, a una revisione del reddito di cittadinanza, chiesta a gran voce dalla maggioranza di governo e al quale sta lavorando l’esecutivo ma precisa come l’istituto abbia sempre svolto controlli, anche ex ante, per evitare le frodi.

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La modifica del meccanismo varato dal governo Conte è uno dei punti nell’agenda del governo di Giorgia Meloni sia per reperire risorse da destinare ad altre priorità sia per affinare uno strumento sul lato di collegamento all’occupazione dove ha mostrato alcune falle. L’emergenza delle bollette ha infatti indotto l’esecutivo a destinare interamente il nuovo deficit di bilancio a compensare l’effetto su famiglie e imprese del caro energia. Nei piani dell’esecutivo quindi non c’è una cancellazione del reddito ma appunto una modifica come peraltro già annunciato dal governo Draghi e auspicato anche da Confindustria e altre associazioni di impresa. La Banca d’Italia ha più volte sottolineato come il Reddito sia stato utile a sostenere una buona fetta della popolazione più in difficoltà e durante la crisi pandemica ma non ha saputo conseguire pienamente gli obiettivi sul fronte delle politiche attive del lavoro.

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Per il presidente Inps possibile un miglioramento sull’accesso al lavoro

I sindacati, che porteranno il tema all’incontro di mercoledì prossimo con il premier, invitano alla cautela sottolineando come sia uno strumento indispensabile contro la povertà, in aumento in questi mesi, sebbene riconoscano la possibilità di migliorarlo. E mentre il M5s preannuncia battaglia in caso di una revisione troppo profonda, Lega e Fratelli d’Italia insistono sulle truffe e frodi oggetto di indagini delle Procure per dimostrare il suo fallimento e chiedere «una revisione integrale». Si vedrà quale sarà la sintesi di Palazzo Chigi. Nei giorni scorsi il viceministro del lavoro Claudio Durgion ha annunciato che «la proposta che faremo al tavolo sarà quello di cominciare ad interagire per spronare queste persone a trovare il lavoro».

Reddito di cittadinanza, sei miliardi di euro nei primi 9 mesi dell’anno

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps lo scorso 25 ottobre sono stati spesi oltre sei miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno per il Reddito e la Pensione di cittadinanza. Dall’introduzione del reddito, nell’ aprile 2019 in totale sono stati erogati circa 25,9 miliardi. In media l’importo percepito è di 550 euro al mese e il 64,7% dei nuclei beneficiari risiede nel Sud e Isole. E il presidente dell’ente Tridico si dice «totalmente d’accordo a che le erogazioni vadano a chi effettivamente ne ha diritto secondo i requisiti di legge. Da parte sua l’Inps ha sempre svolto con responsabilità e competenza la funzione di ente erogatore ai sensi delle norme di legge». L’Istituto ha fatto controlli ex ante e questo, «anche laddove non fosse espressamente previsto dalla legge, ha permesso di intercettare preventivamente tutti i possibili indebiti individuabili dalle analisi di rischio conosciute e disponibili. Tridico ricorda pooi come »milioni di famiglie in stato di profonda indigenza, progressivamente aumentate a causa della pandemia e della crisi hanno potuto sostenersi e non arretrare in profonda povertà grazie al sostegno del reddito o della pensione di cittadinanza«. »Lavorare su questo fronte delle condizioni dignitose del vivere e parallelamente potenziare l’accesso al lavoro, per chi può, è la strada maestra« ha aggiunto.

Fonte : Reddito cittadinanza, Tridico (Inps) apre a revisione: «Vada a chi ne ha diritto, fatti controlli»
Il Messaggero


Assunti grazie al reddito di cittadinenza ? Solo 536 su 3 milioni di percettori. Le cifre shock della Corte dei Conti

Parola di Giorgia Meloni: «Sono contro il reddito di cittadinanza. La sfida non è mantenere i disoccupati con la paghetta statale, ma trasformarli in occupati!» (Ansa, 8 ottobre 2018).

Nei giorni della legge finanziaria 2023, in cui anche i partiti che si sono sempre opposti al reddito di cittadinanza e ora guidano il governo discutono non di abolire il sussidio, ma di come tenerlo in vita, è assai istruttivo riavvolgere il nastro della memoria.

«Garantisce a tutti di avere un reddito al di sopra della soglia della povertà e di inserirsi nel mondo del lavoro», diceva Beppe Grillo a maggio del 2017. Gli faceva eco Alessandro Di Battista, uno dei big del suo Movimento 5 Stelle che si preparava a scalare Palazzo Chigi: «Il reddito di cittadinanza è una legge che crea lavoro».

E mentre il presidente dell’Anpal Mimmo Parisi, che Luigi Di Maio aveva fatto venire dall’America proclamava che «il reddito di cittadinanza è un’opportunità per far entrare i giovani nel mercato del lavoro», lo stesso biministro (Lavoro e Sviluppo) Di Maio giurava: «Non c’è il rischio che il reddito possa finire nelle tasche di chi lavora in nero». Correva l’anno 2019, per l’esattezza mese di gennaio: per trovare il lavoro ai percettori del reddito, in un Paese dove già c’erano circa 40 mila persone impegnate (molto malamente) a trovare lavoro ai disoccupati, si stavano assumendo migliaia di «navigator».

Dovevano essere diecimila, poi seimila, e alla fine tremila.

Ai disfattisti che parlavano di un disastro, dagli oppositori politici alle imprese che denunciavano di non riuscire a trovare persone disposte a lavorare, i militanti grillini rispondevano con notizie strabilianti. Come quella raccontata a fine novembre 2020 dai parlamentari calabresi del Movimento, secondo cui nella sola Calabria i navigator avrebbero trovato, e nell’anno del signore 2020 funestato dalla pandemia, 25.500 posti per i percettori del reddito di cittadinanza.

Un numero pazzesco, che avrebbe fatto fare un balzo mostruoso al tasso di occupazione in Calabria, dove tutti i dipendenti privati non sono che 260 mila appena su circa 2 milioni di abitanti. Parliamo ovviamente di quelli regolari.

Impossibile dire come si possano conciliare notizie di questo tenore con le statistiche ufficiali. Che sono di tenore diametralmente opposto. Ma è sicuro che se queste statistiche sono affidabili qualcosa dev’ essere andato proprio storto.

E a leggere il rapporto del magistrato della Corte dei conti Antonio Buccarelli sulla gestione dell’Inps nel 2020 è decisamente più che una semplice sensazione.

La relazione ricorda che la legge sul reddito contiene una norma che consente a chi assume con contratto regolare i beneficiari di portare a credito d’imposta l’importo residuo del reddito. Che com’ è noto ha una durata massima di 18 mesi. In pratica, l’impresa che assume un giovane che percepisce, poniamo, un reddito di 600 euro da sei mesi, può beneficiare di un credito d’imposta di 7.200 euro. Mica male, no?

Se ne ricava che verosimilmente tutti coloro che assumono un percettore di quel sussidio approfittano di questo bonus. Perché mai dovrebbero rinunciarvi, anche se per importi più modesti di quello del nostro esempio? Ma se è così, per sapere quanti beneficiari del reddito di cittadinanza vengono assunti con contratti di lavoro regolari, basterebbe sapere quanti crediti d’imposta sul residuo del reddito sono stati autorizzati. Il dato esiste, è dell’Agenzia delle entrate, si trova nel rapporto della Corte dei conti ed è semplicemente scioccante.

Nel 2020, a fronte di 3 milioni 693 mila percettori del reddito le istanze di credito d’imposta accolte sono state 254. Duecentocinquantaquattro, ovvero lo 0,0068%. Per un importo complessivo di un milione 244 mila euro: in media 4.897 euro per ogni posto di lavoro.

Si potrà obiettare che il 2020 è stato un anno di grave crisi economica a causa del Covid, e non abbiamo i dati del 2021.

Conosciamo però quelli del 2019, anno di prima applicazione della legge precedente alla pandemia, quando le domande di credito d’imposta accolte sono risultate 282. Insomma, in totale in due anni solo 536 assunzioni. Possibile che nessuno dei politici che difendono a spada tratta il reddito di cittadinanza si sia imbattuto in questi numeri, e ci abbia fatto una doverosa riflessione? Dal punto di vista della lotta alla povertà, punto decisamente importante a maggior ragione in questo periodo con i bilanci familiari messi a dura prova da inflazione e bollette monstre, è indiscutibile che la misura abbia un senso come del resto ha confermato anche l’Istat. Diversamente in tutti i Paesi avanzati non sarebbero da molto tempo in vigore leggi di contrasto all’indigenza. Ma le cifre esposte smentiscono che il reddito di cittadinanza sia un miracoloso volano per l’occupazione, soprattutto nel modo in cui è stato configurato dal primo governo di Giuseppe Conte, votato anche dalla Lega di Matteo Salvini.

di Sergio Rizzo

Fonte : Assunti grazie al reddito di cittadinenza ? Solo 536 su 3 milioni di percettori. Le cifre shock della Corte dei Conti
Milano Finanza