Editoriale

EDITORIALE di Pierfrancesco Salerno

Smart working si, smart working no! Questo è il dilemma. L’aumento della produttività e la conciliazione vita – lavoro ci porta verso il raggiungimento dell’obiettivo di 2 giorni a settimana di lavoro da remoto, mentre le Aziende spingono verso un ritorno massivo alla presenza in ufficio. La pandemia una cosa l’ha ben definita in tutti noi. NON SI TORNA INDIETRO! Lo SW è stato di vitale importanza (emergenziale) nei momenti più duri del covid, e questo fatto non potrà MAI essere dimenticato. Ora bisogna trovare la “quadra”. Tre giorni si due no, viceversa, tutti in presenza una settimana e la settimana dopo no; sono tutte variabili riconducibili alla libertà contrattuale dei lavoratori, medianti i sindacati, e i propri datori di lavoro. Non si può ripetere il caso dei buoni pasto, ove le Amministrazioni Pubbliche vanno random nel concederlo, spetta, non spetta, a chi spetta? E’ lavoro agile stabilito dal D.leg.vo n. 81/2017? Se si allora si applica l’art. 18 “1.Le disposizioni del presente capo, allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, promuovono il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.” O è altro ma cosa?

(Pierfrancesco Salerno)


Smart working, Apple chiede di rientrare in ufficio tre giorni a settimana

di Redazione Economia17 ago 2022

Dopo vari tentativi andati a vuoto, a partire dal giugno del 2021, a cause delle nuove ondate di Covid , Apple tenta di nuovo di superare lo smart working e chiede un ritorno in azienda di almeno tre giorni alla settimana da settembre: il martedì e il giovedì più un terzo giorno che verrà deciso con i manager a seconda delle esigenze. «La collaborazione di persona è essenziale per la nostra cultura», dice l’amministratore delegato Tim Cook. Il rientro «aumenterà la flessibilità del lavoro. Sappiamo che c’è ancora molto da imparare al riguardo e siamo pronti ad ascoltare e crescere insieme nelle prossime settimane e nei prossimi mesi», osserva Cook mettendo l’accento sul fatto che si tratta di un’iniziativa pilota che più essere rivista a seconda delle necessità.

Le nuove norme si attueranno inizialmente agli uffici centrali di Apple, quelli nella contea di Santa Clara dove i contagi sono in calo da luglio, per poi ampliarsi altrove. Le difficoltà di Cupertino nel delineare una strategia sul rientro in ufficio riflettono quelle di altre big della Silicon Valley nel decidere il futuro post-pandemia. Se da un lato la pressione è alta per tornare alla `vecchia´ normalità di tutti seduti alle scrivanie, dall’altra parte molti lavoratori preferiscono lavorare da remoto e sono disposti anche a licenziarsi pur di non rientrare. Il rischio è quindi quello di una fuga di talenti, alla quale nessuno fra i colossi di Big Tech vuole esporsi.

Nella Silicon Valley Apple sta ricorrendo a una delle politiche più stringenti per il rientro in ufficio rispetto a Google, Microsoft e Amazon che di recente di sono mostrate più aperte al lavoro da remoto. In casa Meta Mark Zuckerberg ha detto ai dipendenti che lo smart working è incoraggiato e molti dei suoi manager, inclusi l’amministratore delegato di Instagram Adam Mosseri e il presidente degli affari globali Nick Clegg, ne hanno subito approfittato. Amazon ad ottobre aveva spiegato che la presenza in persona sarà stabilità dai manager e che non sarebbero stati imposti dei requisiti, ma ai dipendenti è richiesto di poter raggiungere l’ufficio con 24 ore di preavviso. Per Airbnb i dipendenti sono liberi di lavorare ovunque nel paese in cui sono basati e per 90 giorni l’anno ovunque fra 170 paesi. La linea scelta dalla Silicon Valley è comunque ben più morbida di quella di Wall Street, dove molti amministratori delegati richiedono da tempo a tutti la presenza di persona ogni giorno scontrandosi, soprattutto nelle grandi città, con le resistenze dei dipendenti. Ne è un esempio New York, mentre in Italia lo smart working rallenta e nel resto d’Europa sta aumentando.

Molti addetti di Wall Street preferirebbero restare a casa invece di essere costretti all’uso della metropolitana e a esporsi a una città sempre più violenta e sporca, dove dopo il Covid continua a circolare e sono comparsi anche focolai di vaiolo delle scimmie. La loro contrarietà al rientro in ufficio si scontra non solo con quella dei loro capi ma anche con quella del sindaco di New York Eric Adams, convinto sostenitore di una riapertura al 100% a sostegno dell’economia della città. Finora comunque il muro dei dipendenti regge: solo il 40% degli uffici di New York è occupato.

Fonte : Smart working, Apple chiede di rientrare in ufficio tre giorni a settimana
Corriere della Sera