Editoriale

EDITORIALE di Pierfrancesco Salerno

TFR dipendenti pubblici “Si parla di due anni che possono arrivare a cinque qualora si chiedesse l’uscita anticipata dal mondo del lavoro tramite Quota 100 o Quota 102. La speranza che la tempistica si riduca è vana soprattutto in un periodo difficile come quello che l’Italia sta attraversando. Ad oggi, chi va in pensione a 67 anni riceve una prima rata di massimo 50 mila euro dopo 12 mesi dal pensionamento e la seconda allo scadere dei due anni. Andando in pensione anticipatamente, per esempio a 62 anni, la prima rata verrà erogata comunque al raggiungimento dei 67 anni. “

Evidentemente, ogni tentativo di parificazione con il settore privato è destinato a finire nel nulla in quanto il problema, oltre ad essere di ordine economico, sottrarre al bilancio dello Stato somme ingenti per il tfr è un ESBORSO INGENTE, che non possiamo permetterci, soprattutto in questo momento (ma sono anni che si sente la stessa canzone), io credo che il problema di fondo sia l’impreparazione dell’Ente Previdenziale ad avere in tempo reale tutti i dati necessari per l’elaborazione della giusta retribuzione. Per tale motivo esiste la liquidazione provvisoria, e la liquidazione definitiva. E’ giusto, è ingiusto? Perché non si è investito in una banca dati UNICA tra tutte le Pubbliche Amministrazioni, in modo da prelevare direttamente i dati da un Ministero qualunque o da altro Ente Pubblico, con le dovute precauzioni circa i dati di Polizia, Agenzie delle Entrate ecc. ??

Possiamo soltanto rispondere che a distanza di 11 anni dall’incorporazione dell’INPDAP all’INPS, la situazione della gestione pubblica, inizia soltanto ora ad avere uno scatto in avanti in termini di efficienza, efficacia ed economicità. (Pierfrancesco Salerno)


Tfr, pessime notizie per i dipendenti pubblici: arriva una batosta sull’anticipo

L’assegno del Tfr subirà un taglio a causa dell’inflazione. Non si sarà alcuna rivalutazione e il costo sull’anticipo sarà del 2%.

L’aumento dei prezzi e i tassi di interesse più elevati portano brutte notizie ai lavoratori in relazione al Trattamento di Fine Rapporto.

I dipendenti pubblici devono arrendersi al fatto che la liquidazione sarà meno ricca a causa dell’inflazione e dei tassi più alti. Le stringenti regole che disciplinano il Tfr o il Tfs, poi, non aiutano ad alleggerire i timori. Ricordiamo, infatti, che i tempi di erogazione del Trattamento per gli statali sono lunghissimi.

Si parla di due anni che possono arrivare a cinque qualora si chiedesse l’uscita anticipata dal mondo del lavoro tramite Quota 100 o Quota 102. La speranza che la tempistica si riduca è vana soprattutto in un periodo difficile come quello che l’Italia sta attraversando. Ad oggi, chi va in pensione a 67 anni riceve una prima rata di massimo 50 mila euro dopo 12 mesi dal pensionamento e la seconda allo scadere dei due anni. Andando in pensione anticipatamente, per esempio a 62 anni, la prima rata verrà erogata comunque al raggiungimento dei 67 anni. L’unica alternativa all’attesa è la richiesta di un anticipo sull’assegno, misura introdotta con Quota 100 proprio per aiutare i neo pensionati. Tra Governo e ABI c’è una convenzione per consentire un prestito fino a 45 mila euro con tasso dello 0,40%.

Tfr, conviene chiedere l’anticipo?

Il nuovo accordo prevede l’applicazione di un tasso di interesse che fa dubitare della convenienza dell’anticipo del Tfr. Il rendistato che sale, infatti, non è assolutamente convenevole per i lavoratori. I tassi per un prestito di un anno o un anno e mezzo al massimo sono arrivati all’1% e per due anni all’1,5%. La stima calcola un costo medio di anticipo del Trattamento del 2%. 

Attendere due o tre anni per ricevere la liquidazione lasciando i soldi all’INPS, però, è ugualmente non conveniente. Il denaro si riceverebbe con una svalutazione di circa il 15% in base al costo della vita. Oggi l’inflazione ha raggiunto l’8% provocando una rilevante perdita del potere d’acquisto. I sindacati protestano per sostenere i lavoratori in una lotta che non lascia intravedere una risoluzione positiva. Più volte si è tentato di spingere l’esecutivo a rivedere i termini del Tfr considerando che non è giusto per i cittadini ottenere meno di una somma che è loro di diritto.

Nuova mossa, si farà scacco matto?

La questione arriverà nuovamente davanti ai Giudici. Le posizioni di UilPa e Fpa sono simili. Il taglio dell’assegno è un danno economico ingiustificabile soprattutto davanti a rincari e all’inflazione galoppante. I soldi sono dei lavoratori e le regole sono una vergogna assoluta. Urge un intervento repentino che corregga gli errori e soprattutto la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati.

Le pretese sono giustificabili ma i costi per lo Stato sarebbero ingenti. Stimando 70 mila euro a pensionato e circa 150 mila dipendenti pubblici che vanno in pensione in un anno si tratterebbe di spendere 10 miliardi di euro. Le casse dello Stato hanno le risorse adatte?

di Valentina Trogu

Fonte : Tfr, pessime notizie per i dipendenti pubblici: arriva una batosta sull’anticipo
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