Editoriale

EDITORIALE di Pierfrancesco Salerno

Finalmente nuove norme sul diritto del lavoro, ma soprattutto sulle tutele dei lavoratori, sui lavori imprevedibili, sul periodo di prova, sulle informazione sul rapporto di lavoro.  Servivano, non servivano, esistevano già ma non venivano adeguatamente considerate?  Allora ci voleva proprio l’attuazione di una Direttiva Europea 2019/1152, a farci ricordare quali sono i nostri DIRITTI MINIMI in materia di lavoro. Basterà ai datori di lavoro a rendere più trasparenti i contratti di lavoro. (Pierfrancesco Salerno)

DECRETO LEGISLATIVO 27 giugno 2022, n. 104 

Attuazione della direttiva (UE) 2019/1152 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione europea. (22G00113) (GU Serie Generale n.176 del 29-07-2022)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/08/2022

E m a n a

                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1

                       Ambito di applicazione

  1. Il presente decreto disciplina il diritto all’informazione sugli

elementi essenziali del rapporto di  lavoro  e  sulle  condizioni  di

lavoro e la  relativa  tutela  e  trova  applicazione,  con  le  sole

esclusioni di cui al comma 4, in relazione  ai  seguenti  rapporti  e

contratti di lavoro:

    a) contratto di lavoro subordinato, ivi compreso quello di lavoro

agricolo,  a  tempo  indeterminato  e  determinato,  anche  a   tempo

parziale;

    b) contratto di lavoro somministrato;

    c) contratto di lavoro intermittente;

    d) rapporto di  collaborazione  con  prestazione  prevalentemente

personale  e  continuativa  organizzata  dal   committente   di   cui

all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno  2015,  n.

81;

    e) contratto di collaborazione coordinata e continuativa  di  cui

all’articolo 409, n. 3, del codice di procedura civile;

    f) contratto  di  prestazione  occasionale  di  cui  all’articolo

54-bis del decreto-legge 24  aprile  2017,  n.  50,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96.

  2. Il presente decreto si applica altresi’ ai  rapporti  di  lavoro

dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1,

comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  e  a  quelli

degli enti pubblici economici.

  3. Le previsioni di cui al presente decreto si applicano inoltre:

    a) ai lavoratori marittimi e ai  lavoratori  della  pesca,  fatta

salva la disciplina speciale vigente in materia;

    b) ai lavoratori domestici, fatta eccezione per le previsioni  di

cui agli articoli 10 e 11.

  4. Sono esclusi dall’applicazione del presente decreto:

    a) i rapporti di lavoro autonomo di cui al titolo III del libro V

del codice civile e quelli di  lavoro  autonomo  di  cui  al  decreto

legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, purche’ non integranti  rapporti

di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’articolo 409,

n. 3, del codice di procedura civile;

    b) i rapporti di lavoro caratterizzati  da  un  tempo  di  lavoro

predeterminato ed effettivo di durata pari o inferiore a una media di

tre ore a settimana in un periodo di riferimento di quattro settimane

consecutive. E’ considerato nella media delle tre  ore  il  tempo  di

lavoro  prestato  in  favore  di  tutti  i  datori  di   lavoro   che

costituiscono una stessa impresa, uno stesso gruppo  di  imprese.  La

presente esclusione non opera in  relazione  ai  rapporti  di  lavoro

nell’ambito dei quali non sia stata stabilita una quantita’ garantita

di lavoro retribuito prima dell’inizio del lavoro;

    c) i rapporti di agenzia e rappresentanza commerciale;

    d) i rapporti di collaborazione prestati nell’impresa del  datore

di lavoro dal coniuge, dai parenti e dagli affini non oltre il  terzo

grado, che siano con lui conviventi;

    e)  i  rapporti   di   lavoro   del   personale   dipendente   di

amministrazioni  pubbliche  in  servizio  all’estero,   limitatamente

all’articolo 2 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n.  152,  come

modificato dal presente decreto;

    f) i rapporti di lavoro del personale di cui all’articolo  3  del

decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  relativamente  alle

disposizioni di cui al Capo III del presente decreto.

Art. 2

                             Definizioni

  1. Ai fini del presente decreto si intende per:

    a) «programmazione del lavoro»: la programmazione  che  determina

in quali giorni e ore inizia e termina la prestazione di lavoro;

    b) «ore e giorni di  riferimento»:  le  fasce  orarie  di  giorni

specificati  durante  le  quali  puo’  essere  svolto  il  lavoro  su

richiesta del datore di lavoro;

    c)  «organizzazione  del  lavoro»:  la  forma  di  organizzazione

dell’orario di lavoro e  la  sua  ripartizione  conformemente  a  una

determinata organizzazione stabilita dal datore di lavoro.

Art. 3  – Modalita’ di comunicazione delle informazioni

1. Il datore di lavoro comunica a ciascun lavoratore in modo chiaro

e trasparente  le  informazioni  previste  dal  presente  decreto  in

formato cartaceo oppure elettronico. Le  medesime  informazioni  sono

conservate e rese accessibili al lavoratore ed il datore di lavoro ne

conserva la prova della trasmissione o della ricezione per la  durata

di cinque anni dalla conclusione del rapporto di lavoro.

CAPO II – Informazioni sul rapporto di lavoro

Art. 4  – Modifiche al decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152

1. Al decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152, sono apportate le

seguenti modificazioni:

    a) l’articolo 1 e’ sostituito dal seguente:

      «Articolo 1 (Informazioni sul rapporto  di  lavoro).  –  1.  Il

datore di lavoro  pubblico  e  privato  e’  tenuto  a  comunicare  al

lavoratore, secondo le modalita’ di  cui  al  comma  2,  le  seguenti

informazioni:

        a) l’identita’ delle parti ivi compresa quella dei  co-datori

di cui all’articolo 30, comma 4-ter e 31, commi 3-bis  e  3-ter,  del

decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

        b) il luogo di lavoro. In mancanza  di  un  luogo  di  lavoro

fisso o predominante, il datore di lavoro comunica che il  lavoratore

e’ occupato in luoghi diversi, o e’ libero di determinare il  proprio

luogo di lavoro;

        c) la sede o il domicilio del datore di lavoro;

        d) l’inquadramento, il livello e la qualifica  attribuiti  al

lavoratore o, in alternativa, le  caratteristiche  o  la  descrizione

sommaria del lavoro;

        e) la data di inizio del rapporto di lavoro;

        f) la tipologia di rapporto di lavoro, precisando in caso  di

rapporti a termine la durata prevista dello stesso;

        g)  nel  caso  di  lavoratori  dipendenti   da   agenzia   di

somministrazione di lavoro, l’identita’ delle imprese  utilizzatrici,

quando e non appena e’ nota;

        h) la durata del periodo di prova, se previsto;

        i) il diritto a ricevere la formazione erogata dal datore  di

lavoro, se prevista;

        l) la durata del  congedo  per  ferie,  nonche’  degli  altri

congedi retribuiti cui ha diritto il lavoratore o, se cio’  non  puo’

essere  indicato  all’atto   dell’informazione,   le   modalita’   di

determinazione e di fruizione degli stessi;

        m) la procedura, la forma e i termini del preavviso  in  caso

di recesso del datore di lavoro o del lavoratore;

        n)  l’importo  iniziale  della  retribuzione  o  comunque  il

compenso e i relativi elementi  costitutivi,  con  l’indicazione  del

periodo e delle modalita’ di pagamento;

        o) la programmazione  dell’orario  normale  di  lavoro  e  le

eventuali condizioni relative al  lavoro  straordinario  e  alla  sua

retribuzione, nonche’ le eventuali condizioni per  i  cambiamenti  di

turno,  se  il  contratto   di   lavoro   prevede   un’organizzazione

dell’orario di lavoro in tutto o in gran parte prevedibile;

        p) se il rapporto  di  lavoro,  caratterizzato  da  modalita’

organizzative in gran parte o interamente imprevedibili, non  prevede

un orario normale di lavoro programmato, il datore di lavoro  informa

il lavoratore circa:

          1)  la  variabilita’  della  programmazione   del   lavoro,

l’ammontare minimo delle ore retribuite garantite e  la  retribuzione

per il lavoro prestato in aggiunta alle ore garantite;

          2) le ore e i giorni di riferimento in cui il lavoratore e’

tenuto a svolgere le prestazioni lavorative;

          3) il periodo minimo di preavviso a cui  il  lavoratore  ha

diritto prima dell’inizio della prestazione lavorativa  e,  ove  cio’

sia consentito dalla  tipologia  contrattuale  in  uso  e  sia  stato

pattuito, il termine entro cui il datore  di  lavoro  puo’  annullare

l’incarico;

        q) il contratto collettivo,  anche  aziendale,  applicato  al

rapporto di lavoro,  con  l’indicazione  delle  parti  che  lo  hanno

sottoscritto;

        r)  gli  enti  e  gli  istituti  che  ricevono  i  contributi

previdenziali e assicurativi dovuti dal datore di lavoro e  qualunque

forma di protezione in  materia  di  sicurezza  sociale  fornita  dal

datore di lavoro stesso;

        s) gli  elementi  previsti  dall’articolo  1-bis  qualora  le

modalita’ di esecuzione della prestazione siano organizzate  mediante

l’utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati.

      2. L’obbligo di informazione di  cui  al  comma  1  e’  assolto

mediante la consegna al lavoratore, all’atto  dell’instaurazione  del

rapporto di lavoro e  prima  dell’inizio  dell’attivita’  lavorativa,

alternativamente:

        a) del contratto individuale di lavoro redatto per iscritto;

        b) della  copia  della  comunicazione  di  instaurazione  del

rapporto di lavoro di cui all’articolo  9-bis  del  decreto-legge  1°

ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla  legge  28

novembre 1996, n. 608.

      3.  Le  informazioni  di  cui  al  comma  1  eventualmente  non

contenute nei documenti di cui al comma 2, lettere a) e b),  sono  in

ogni caso fornite per iscritto al lavoratore  entro  i  sette  giorni

successivi all’inizio della prestazione lavorativa.  Le  informazioni

di cui alle lettere g), i), l), m), q) e r) possono essere fornite al

lavoratore entro un mese dall’inizio della prestazione lavorativa.

      4. In caso di estinzione del rapporto  di  lavoro  prima  della

scadenza del termine di un mese  dalla  data  dell’instaurazione,  al

lavoratore deve essere consegnata, al momento  della  cessazione  del

rapporto stesso, una dichiarazione scritta contenente le informazioni

di cui al comma 1, ove tale obbligo non sia stato gia’ adempiuto.

      5. Agli obblighi informativi di cui  al  presente  articolo  e’

tenuto,  nei  limiti  della  compatibilita’,  anche  il   committente

nell’ambito dei rapporti di lavoro di cui all’articolo 409, n. 3, del

codice di procedura civile, dei rapporti di cui all’articolo 2, comma

1, del decreto  legislativo  15  giugno  2015,  n.  81,  nonche’  dei

contratti di prestazione occasionale di cui all’articolo  54-bis  del

decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 21 giugno 2017, n. 96.

      6.  Le  disposizioni  normative  e  dei  contratti   collettivi

nazionali relative alle informazioni che devono essere comunicate dai

datori di lavoro sono disponibili a tutti  gratuitamente  e  in  modo

trasparente, chiaro, completo e facilmente  accessibile,  tramite  il

sito  internet  istituzionale  del  Ministero  del  lavoro  e   delle

politiche sociali. Per le pubbliche amministrazioni tali informazioni

sono rese disponibili tramite il sito del Dipartimento della funzione

pubblica.

      7. Ai lavoratori marittimi e ai lavoratori della pesca  non  si

applicano le disposizioni di cui al comma 1, lettere p) e r).

      8. Le informazioni di cui al comma 1  sono  conservate  e  rese

accessibili al lavoratore ed il datore di lavoro ne conserva la prova

della trasmissione o della ricezione.»;

    b) dopo l’articolo 1 e’ inserito il seguente:

      «Articolo 1-bis (Ulteriori obblighi  informativi  nel  caso  di

utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio  automatizzati).  –

1. Il datore di lavoro o il committente pubblico e privato e’  tenuto

a informare il lavoratore dell’utilizzo di sistemi decisionali  o  di

monitoraggio automatizzati deputati a fornire  indicazioni  rilevanti

ai fini della assunzione  o  del  conferimento  dell’incarico,  della

gestione o della cessazione del rapporto di lavoro, dell’assegnazione

di  compiti  o   mansioni   nonche’   indicazioni   incidenti   sulla

sorveglianza, la valutazione, le prestazioni  e  l’adempimento  delle

obbligazioni contrattuali dei lavoratori. Resta fermo quanto disposto

dall’articolo 4 della legge 20 maggio 1970, n. 300.

      2. Ai fini dell’adempimento degli obblighi di cui al  comma  1,

il datore  di  lavoro  o  il  committente  e’  tenuto  a  fornire  al

lavoratore, unitamente alle informazioni  di  cui  all’  articolo  1,

prima dell’inizio dell’attivita’ lavorativa,  le  seguenti  ulteriori

informazioni:

        a) gli aspetti  del  rapporto  di  lavoro  sui  quali  incide

l’utilizzo dei sistemi di cui al comma 1;

        b) gli scopi e le finalita’ dei sistemi di cui al comma 1;

        c) la logica ed il funzionamento dei sistemi di cui al  comma

1;

        d) le categorie di dati e i parametri  principali  utilizzati

per programmare o addestrare i sistemi di cui al comma 1,  inclusi  i

meccanismi di valutazione delle prestazioni;

        e)  le  misure  di  controllo  adottate  per   le   decisioni

automatizzate, gli eventuali processi di correzione e il responsabile

del sistema di gestione della qualita’;

        f) il livello di accuratezza, robustezza e cybersicurezza dei

sistemi di cui al comma 1 e le metriche utilizzate per misurare  tali

parametri, nonche’ gli impatti  potenzialmente  discriminatori  delle

metriche stesse.

      3.  Il  lavoratore,  direttamente  o  per  il   tramite   delle

rappresentanze sindacali aziendali  o  territoriali,  ha  diritto  di

accedere ai dati e di richiedere ulteriori  informazioni  concernenti

gli obblighi di cui al comma 2. Il datore di lavoro o il  committente

sono tenuti a  trasmettere  i  dati  richiesti  e  a  rispondere  per

iscritto entro trenta giorni.

      4. Il datore di lavoro o il committente sono tenuti a integrare

l’informativa con le istruzioni per  il  lavoratore  in  merito  alla

sicurezza dei dati e l’aggiornamento  del  registro  dei  trattamenti

riguardanti le attivita’ di cui al comma 1, incluse le  attivita’  di

sorveglianza e monitoraggio. Al fine di verificare che gli  strumenti

utilizzati per lo  svolgimento  della  prestazione  lavorativa  siano

conformi alle disposizioni previste dal Regolamento (UE) 2016/679 del

Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, il datore  di

lavoro o il  committente  effettuano  un’analisi  dei  rischi  e  una

valutazione  d’impatto  degli  stessi   trattamenti,   procedendo   a

consultazione preventiva del  Garante  per  la  protezione  dei  dati

personali ove sussistano i presupposti di  cui  all’articolo  36  del

Regolamento medesimo.

      5. I lavoratori, almeno 24 ore prima, devono  essere  informati

per iscritto di ogni modifica incidente sulle informazioni fornite ai

sensi del comma 2  che  comportino  variazioni  delle  condizioni  di

svolgimento del lavoro.

      6. Le informazioni e i dati di cui  ai  commi  da  1  a  5  del

presente articolo devono essere comunicati dal datore di lavoro o dal

committente  ai  lavoratori   in   modo   trasparente,   in   formato

strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico.  La

comunicazione  delle  medesime  informazioni  e  dati   deve   essere

effettuata anche alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero  alla

rappresentanza  sindacale  unitaria  e,  in  assenza  delle  predette

rappresentanze, alle sedi territoriali delle  associazioni  sindacali

comparativamente  piu’  rappresentative  sul  piano   nazionale.   Il

Ministero del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  l’Ispettorato

nazionale  del  lavoro  possono  richiedere  la  comunicazione  delle

medesime informazioni e dati e l’accesso agli stessi.

      7. Gli obblighi informativi di cui al presente articolo gravano

anche sul committente nell’ambito  dei  rapporti  di  lavoro  di  cui

all’articolo 409, n. 3, del codice  di  procedura  civile  e  di  cui

all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno  2015,  n.

81.

      8. Gli obblighi informativi di cui al presente articolo non  si

applicano alle  informazioni  di  cui  all’articolo  98  del  decreto

legislativo 10 febbraio 2005, n. 30.»;

    c) l’articolo 2 e’ sostituito dal seguente:

      «Articolo 2 (Prestazioni di lavoro all’estero). – 1. Il  datore

di lavoro che distacca in uno Stato membro o in uno  Stato  terzo  un

lavoratore nell’ambito di una prestazione transnazionale di  servizi,

e’ tenuto a fornire allo stesso, per iscritto e prima della partenza,

qualsiasi modifica degli elementi  del  rapporto  di  lavoro  di  cui

all’articolo 1, comma 1, nonche’ le seguenti ulteriori informazioni:

        a) il paese o i paesi in cui deve  essere  svolto  il  lavoro

all’estero e la durata prevista;

        b) la valuta in cui verra’ corrisposta la retribuzione;

        c) le eventuali prestazioni ulteriori in denaro o  in  natura

inerenti agli incarichi svolti;

        d) ove sia  previsto  il  rimpatrio,  le  condizioni  che  lo

disciplinano;

        e) la retribuzione cui ha diritto il lavoratore conformemente

al diritto applicabile dello Stato membro ospitante;

        f) le eventuali indennita’ specifiche per il  distacco  e  le

modalita’ di rimborso delle spese di viaggio, vitto e alloggio;

        g) l’indirizzo del sito internet  istituzionale  dello  Stato

membro ospitante in cui sono pubblicate le informazioni sul distacco.

      2. Al lavoratore che e’ inviato in missione in un  altro  Stato

membro o in un  paese  terzo  per  un  periodo  superiore  a  quattro

settimane consecutive, il datore di  lavoro  comunica  per  iscritto,

prima della partenza, qualsiasi modifica degli elementi del  rapporto

di lavoro di cui  all’articolo  1,  comma  1,  nonche’  le  ulteriori

informazioni di cui al comma 1, lettere a), b), c) e d).

      3. Il presente articolo non si applica al personale  dipendente

di  amministrazioni  pubbliche  in  servizio   all’estero,   ne’   ai

lavoratori marittimi ed ai lavoratori della pesca.»;

    d) l’articolo 3 e’ sostituito dal seguente:

      «Articolo  3  (Modifica  degli  elementi  del  contratto   dopo

l’assunzione). – 1. Il datore di lavoro e il committente  pubblico  e

privato comunicano per iscritto al lavoratore, entro il primo  giorno

di decorrenza degli  effetti  della  modifica,  qualsiasi  variazione

degli elementi di cui agli articoli 1,  1-bis  e  2  che  non  derivi

direttamente   dalla   modifica   di   disposizioni   legislative   o

regolamentari, ovvero dalle clausole del contratto collettivo.»;

    e) l’articolo 4 e’ sostituito dal seguente:

      «Articolo 4 (Sanzioni). – 1. Il lavoratore denuncia il mancato,

ritardato, incompleto o inesatto assolvimento degli obblighi  di  cui

agli articoli 1, 1-bis,  2,  e  3,  e  5,  comma  2,  all’Ispettorato

nazionale del lavoro che, compiuti i necessari  accertamenti  di  cui

alla legge 24 novembre 1981, n. 689,  applica  la  sanzione  prevista

all’articolo 19, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre  2003,

n. 276.

      2. Per le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1 comma

2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, le violazioni di  cui

agli articoli 1, 1-bis, 2,  3  e  5,  sono  valutate  ai  fini  della

responsabilita’  dirigenziale,  nonche’   della   misurazione   della

performance ai sensi  dell’articolo  7  del  decreto  legislativo  27

ottobre 2009, n.150.».

Art. 5  – Ulteriori modifiche a disposizioni legislative

1. All’articolo 54-bis del decreto-legge 24  aprile  2017,  n.  50,

convertito, con modificazioni, dalla legge 21  giugno  2017,  n.  96,

sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) al comma 17, il secondo periodo e’  sostituito  dal  seguente:

«Copia della dichiarazione, contenente le informazioni  di  cui  alle

lettere da a) ad e) e’ trasmessa, in formato elettronico,  oppure  e’

consegnata in forma cartacea prima dell’inizio della prestazione.»;

    b) al comma 20:  al  secondo  periodo,  le  parole  «In  caso  di

violazione dell’obbligo di comunicazione di cui  al  comma  17»  sono

sostituite dalle seguenti: «In caso  di  violazione  dell’obbligo  di

comunicazione di cui al primo periodo del comma 17»;  dopo  il  terzo

periodo e’ aggiunto, in fine, il seguente:  «In  caso  di  violazione

dell’obbligo informativo di cui al secondo periodo del comma  17,  si

applica la sanzione di cui all’articolo  19,  comma  2,  del  decreto

legislativo 10 settembre 2003, n. 276.».

  2. Al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, sono apportate  le

seguenti modificazioni:

    a) all’articolo 15, il comma 1 e’ sostituito dal seguente:

      «1. Il contratto di lavoro intermittente e’ stipulato in  forma

scritta ai fini  della  prova  e,  oltre  alle  informazioni  di  cui

all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 26 maggio  1997,  n.

152, deve contenere i seguenti elementi:

        a) la  natura  variabile  della  programmazione  del  lavoro,

durata  e  ipotesi,  oggettive  o  soggettive,  che   consentono   la

stipulazione del contratto a norma dell’articolo 13;

        b) il luogo e le modalita’ della disponibilita’ eventualmente

garantita dal lavoratore;

        c)  il  trattamento  economico  e  normativo   spettante   al

lavoratore   per   la   prestazione   eseguita,   con   l’indicazione

dell’ammontare delle eventuali ore retribuite garantite al lavoratore

e della retribuzione dovuta per il lavoro prestato in  aggiunta  alle

ore garantite nonche’ la relativa indennita’ di  disponibilita’,  ove

prevista;

        d) le forme e le modalita’ con cui il  datore  di  lavoro  e’

legittimato a richiedere l’esecuzione della prestazione di  lavoro  e

del  relativo  preavviso  di  chiamata  del  lavoratore,  nonche’  le

modalita’ di rilevazione della prestazione;

        e) i tempi e le modalita’ di pagamento della  retribuzione  e

dell’indennita’ di disponibilita’;

        f) le misure di sicurezza necessarie in relazione al tipo  di

attivita’ dedotta in contratto;

        g) le eventuali fasce orarie e i giorni predeterminati in cui

il lavoratore e’ tenuto a svolgere le prestazioni lavorative.»;

    b) all’articolo 33, il comma 3 e’ sostituito dal seguente:

      «3. Le informazioni di cui al comma 1, la data di inizio  e  la

durata prevedibile della missione, nonche’  le  informazioni  di  cui

all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 26 maggio  1997,  n.

152, sono comunicate  per  iscritto  al  lavoratore  dall’agenzia  di

somministrazione secondo le modalita’ e i termini di cui all’articolo

1, comma 2, del medesimo decreto legislativo n. 152 del 1997,  ovvero

prima dell’invio in missione presso l’utilizzatore.»;

    c) all’articolo 47-ter, il comma 1 e’ sostituito dal seguente:

      «1. I contratti  individuali  di  lavoro  di  cui  all’articolo

47-bis sono provati per iscritto e i lavoratori devono ricevere entro

la data di instaurazione del rapporto di lavoro  le  informazioni  di

cui agli articoli 1 e 1-bis del decreto legislativo 26  maggio  1997,

n. 152, in quanto compatibili, nonche’ le informazioni inerenti  alla

tutela  della  sicurezza  ai  sensi   del   comma   3   dell’articolo

47-septies.»;

  3. Al  decreto-legge  1°  ottobre  1996,  n.  510  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 28 novembre  1996,  n.  608,  all’articolo

9-bis, comma 2, al quinto periodo, le parole «Le  Agenzie  di  lavoro

autorizzate dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale» sono

sostituite  dalle   seguenti:   «Le   Agenzie   di   somministrazione

autorizzate ai sensi  dell’articolo  4  del  decreto  legislativo  10

settembre 2003, n. 276.».

  4. Al decreto legislativo 10 settembre 2003, n.  276,  all’articolo

19, il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2.  La  violazione  degli

obblighi  di  cui  all’articolo  1,  commi  da  1  a  4  del  decreto

legislativo 26 maggio  1997,  n.  152,  e’  punita  con  la  sanzione

amministrativa  pecuniaria  da  euro  250  a  euro  1.500  per   ogni

lavoratore interessato. In caso di violazione degli obblighi  di  cui

all’articolo 1-bis, commi 2,  3,  secondo  periodo,  5  del  medesimo

decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152, si applica,  per  ciascun

mese di riferimento, la sanzione amministrativa pecuniaria da  100  a

750 euro, ferma restando la configurabilita’ di eventuali  violazioni

in  materia  di  protezione  dei  dati  personali  ove  sussistano  i

presupposti di cui agli articoli 83 del Regolamento (UE)  2016/679  e

166 del decreto  legislativo  30  giugno  2003,  n.196  e  successive

modificazioni. Se  la  violazione  si  riferisce  a  piu’  di  cinque

lavoratori la sanzione amministrativa e’ da 400 a 1.500 euro.  Se  la

violazione si riferisce a  piu’  di  dieci  lavoratori,  la  sanzione

amministrativa e’ da 1.000 a 5.000 euro e non e’ ammesso il pagamento

della sanzione  in  misura  ridotta.  In  caso  di  violazione  degli

obblighi di cui al comma 6, secondo periodo,  del  medesimo  articolo

1-bis si applica, per ciascun mese in cui si verifica la  violazione,

la sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 1.500 euro.».

  5. Al decreto legislativo 21  aprile  2000,  n.  181,  all’articolo

4-bis,  il  comma  2  e’  sostituito  dal  seguente:   «2.   All’atto

dell’instaurazione  del  rapporto  di   lavoro,   prima   dell’inizio

dell’attivita’ lavorativa, i datori di lavoro pubblici e privati sono

tenuti a fornire  al  lavoratore  le  informazioni  sul  rapporto  di

lavoro, secondo le modalita’ e i tempi di cui agli articoli 1 e 1-bis

del decreto legislativo 26 maggio 1997,  n.  152.  Tale  obbligo  non

sussiste  per  il  personale  di  cui  all’articolo  3  del   decreto

legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».

          Note all’art. 5:

              – Si riporta l’art. 54-bis del decreto-legge 24  aprile

          2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge  21

          giugno 2017, n. 96, come modificato dal presente decreto:

                «Art.   54-bis    (Disciplina    delle    prestazioni

          occasionali. Libretto Famiglia.  Contratto  di  prestazione

          occasionale). – 1. Entro i limiti e con le modalita’ di cui

          al  presente  articolo  e’  ammessa  la   possibilita’   di

          acquisire prestazioni di lavoro  occasionali,  intendendosi

          per tali le attivita’ lavorative che danno luogo, nel corso

          di un anno civile:

                  a) per ciascun  prestatore,  con  riferimento  alla

          totalita’  degli  utilizzatori,  a  compensi   di   importo

          complessivamente non superiore a 5.000 euro;

                  b) per ciascun utilizzatore, con  riferimento  alla

          totalita’   dei   prestatori,   a   compensi   di   importo

          complessivamente non superiore a 5.000 euro;

                  c) per le prestazioni complessivamente rese da ogni

          prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a  compensi

          di importo non superiore a 2.500 euro;

                  c-bis) per ciascun prestatore, per le attivita’  di

          cui al decreto del Ministro  dell’interno  8  agosto  2007,

          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 195  del  23  agosto

          2007, svolte nei confronti di ciascun utilizzatore  di  cui

          alla legge 23 marzo 1981, n.  91,  a  compensi  di  importo

          complessivo non superiore a 5.000 euro (260).

                2. Il prestatore  ha  diritto  all’assicurazione  per

          l’invalidita’, la vecchiaia e i superstiti, con  iscrizione

          alla Gestione separata di cui  all’articolo  2,  comma  26,

          della legge 8 agosto  1995,  n.  335,  e  all’assicurazione

          contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali

          disciplinata  dal  testo  unico  di  cui  al  decreto   del

          Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

                3. Il prestatore ha diritto  al  riposo  giornaliero,

          alle pause e ai riposi settimanali secondo quanto  previsto

          agli articoli 7, 8 e 9 del  decreto  legislativo  8  aprile

          2003, n. 66. Ai fini della  tutela  della  salute  e  della

          sicurezza del prestatore, si applica l’articolo 3, comma 8,

          del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

                4. I compensi percepiti dal prestatore sono esenti da

          imposizione  fiscale,  non  incidono  sul  suo   stato   di

          disoccupato e sono computabili ai fini della determinazione

          del reddito necessario per il rilascio  o  il  rinnovo  del

          permesso di soggiorno.

                5. Non possono essere acquisite prestazioni di lavoro

          occasionali da soggetti con i quali l’utilizzatore abbia in

          corso o abbia cessato da meno di sei mesi  un  rapporto  di

          lavoro  subordinato  o  di  collaborazione   coordinata   e

          continuativa.

                6. Alle  prestazioni  di  cui  al  presente  articolo

          possono fare ricorso:

                  a)   le   persone   fisiche,   non   nell’esercizio

          dell’attivita’ professionale o d’impresa, per il ricorso  a

          prestazioni occasionali mediante il  Libretto  Famiglia  di

          cui al comma 10;

                  b) gli altri utilizzatori, nei  limiti  di  cui  al

          comma 14,  per  l’acquisizione  di  prestazioni  di  lavoro

          mediante il contratto di prestazione occasionale di cui  al

          comma 13;

                  b-bis) le societa’ sportive di cui  alla  legge  23

          marzo 1981, n. 91.

                7. Le amministrazioni pubbliche di  cui  all’articolo

          1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,

          possono  fare   ricorso   al   contratto   di   prestazione

          occasionale,  in  deroga  al  comma  14,  lettera  a),  del

          presente articolo, nel rispetto dei vincoli previsti  dalla

          vigente disciplina in materia di contenimento  delle  spese

          di personale e fermo restando il limite di durata di cui al

          comma 20 del presente articolo, esclusivamente per esigenze

          temporanee o eccezionali:

                  a)  nell’ambito  di  progetti  speciali  rivolti  a

          specifiche categorie di soggetti in stato di  poverta’,  di

          disabilita’, di  detenzione,  di  tossicodipendenza  o  che

          fruiscono di ammortizzatori sociali;

                  b)  per  lo  svolgimento  di  lavori  di  emergenza

          correlati a calamita’ o eventi naturali improvvisi;

                  c) per attivita’ di solidarieta’, in collaborazione

          con altri enti pubblici o associazioni di volontariato;

                  d) per l’organizzazione di manifestazioni  sociali,

          sportive, culturali o caritative.

                8. Sono computati in misura pari al 75 per cento  del

          loro importo, ai fini del comma 1, lettera b),  i  compensi

          per prestazioni di lavoro  occasionali  rese  dai  seguenti

          soggetti , purche’  i  prestatori  stessi,  all’atto  della

          propria registrazione nella piattaforma informatica di  cui

          al comma 9, autocertifichino la relativa condizione:

                  a)  titolari  di  pensione  di   vecchiaia   o   di

          invalidita’;

                  b) giovani con meno di venticinque anni di eta’, se

          regolarmente  iscritti  a  un  ciclo  di  studi  presso  un

          istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un

          ciclo di studi presso l’universita’;

                  c) persone disoccupate, ai sensi  dell’articolo  19

          del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;

                  d)  percettori  di  prestazioni   integrative   del

          salario, di reddito di inclusione  (REI)  ovvero  di  altre

          prestazioni di sostegno del reddito.  In  tal  caso  l’INPS

          provvede  a  sottrarre   dalla   contribuzione   figurativa

          relativa alle prestazioni  integrative  del  salario  o  di

          sostegno del reddito gli accrediti  contributivi  derivanti

          dalle prestazioni occasionali di cui al presente articolo.

                8-bis. Per prestazioni da rendere a favore di imprese

          del  settore  agricolo,  il   prestatore   e’   tenuto   ad

          autocertificare, nella piattaforma informatica  di  cui  al

          comma 9, di non essere stato iscritto nell’anno  precedente

          negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

                9. Per l’accesso alle prestazioni di cui al  presente

          articolo, gli utilizzatori e i  prestatori  sono  tenuti  a

          registrarsi e a  svolgere  i  relativi  adempimenti,  anche

          tramite un intermediario di cui alla legge 11 gennaio 1979,

          n. 12, all’interno di un’apposita piattaforma  informatica,

          gestita  dall’INPS,  di  seguito  denominata   «piattaforma

          informatica INPS», che supporta le operazioni di erogazione

          e di accreditamento dei compensi e di valorizzazione  della

          posizione contributiva dei prestatori attraverso un sistema

          di  pagamento  elettronico.  I  pagamenti  possono   essere

          altresi’ effettuati utilizzando il  modello  di  versamento

          F24, con esclusione della  facolta’  di  compensazione  dei

          crediti di cui all’articolo 17 del  decreto  legislativo  9

          luglio 1997, n. 241. Esclusivamente ai fini dell’accesso al

          Libretto Famiglia di cui al comma 10, la registrazione e  i

          relativi adempimenti possono essere svolti tramite un  ente

          di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152.

                10. Ciascun utilizzatore di cui al comma  6,  lettere

          a) e b-bis), puo’  acquistare,  attraverso  la  piattaforma

          informatica INPS con le modalita’ di cui al comma 9  ovvero

          presso  gli  uffici   postali,   un   libretto   nominativo

          prefinanziato,  denominato  «Libretto  Famiglia»,  per   il

          pagamento delle prestazioni occasionali rese a  suo  favore

          da uno o piu’ prestatori nell’ambito di: a) piccoli  lavori

          domestici, compresi lavori di giardinaggio, di pulizia o di

          manutenzione; b) assistenza domiciliare ai bambini  e  alle

          persone   anziane,   ammalate   o   con   disabilita’;   c)

          insegnamento privato supplementare; c-bis) attivita’ di cui

          al  decreto  del  Ministro  dell’interno  8  agosto   2007,

          pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 195  del  23  agosto

          2007, limitatamente alle societa’ sportive di cui al  comma

          6, lettera  b-bis),  del  presente  articolo.  Mediante  il

          Libretto Famiglia, e’ erogato, secondo le modalita’ di  cui

          al presente articolo, il contributo di cui all’articolo  4,

          comma 24, lettera b), della legge 28 giugno  2012,  n.  92,

          per l’acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per  fare

          fronte agli oneri  della  rete  pubblica  dei  servizi  per

          l’infanzia o dei servizi privati accreditati.

                11. Ciascun  Libretto  Famiglia  contiene  titoli  di

          pagamento, il cui valore nominale e’ fissato  in  10  euro,

          utilizzabili  per  compensare  prestazioni  di  durata  non

          superiore a un’ora. Per ciascun titolo di pagamento erogato

          sono   interamente   a    carico    dell’utilizzatore    la

          contribuzione alla Gestione separata di cui all’articolo 2,

          comma 26, della legge 8  agosto  1995,  n.  335,  stabilita

          nella misura di 1,65 euro, e il  premio  dell’assicurazione

          contro   gli   infortuni   sul   lavoro   e   le   malattie

          professionali, di cui al testo unico di cui al decreto  del

          Presidente  della  Repubblica  30  giugno  1965,  n.  1124,

          stabilito nella misura di 0,25 euro;  un  importo  di  0,10

          euro e’ destinato al finanziamento degli oneri gestionali.

                12. Attraverso la piattaforma informatica INPS ovvero

          avvalendosi  dei  servizi  di  contact   center   messi   a

          disposizione dall’INPS, l’utilizzatore di cui al  comma  6,

          lettera a), entro il giorno  3  del  mese  successivo  allo

          svolgimento   della   prestazione,    comunica    i    dati

          identificativi del prestatore,  il  compenso  pattuito,  il

          luogo di svolgimento e la durata della prestazione, nonche’

          ogni altra informazione necessaria ai fini  della  gestione

          del rapporto. Il  prestatore  riceve  contestuale  notifica

          attraverso comunicazione di short message service  (SMS)  o

          di posta elettronica.

                13. Il contratto di  prestazione  occasionale  e’  il

          contratto mediante il quale  un  utilizzatore,  di  cui  ai

          commi  6,  lettera  b),  e  7,  acquisisce,  con  modalita’

          semplificate, prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie

          di ridotta entita’, entro i limiti di  importo  di  cui  al

          comma 1, alle condizioni e con le modalita’ di cui ai commi

          14 e seguenti.

                14. E’ vietato il ricorso al contratto di prestazione

          occasionale:

                  a) da  parte  degli  utilizzatori  che  hanno  alle

          proprie dipendenze piu’ di cinque lavoratori subordinati  a

          tempo indeterminato, ad eccezione delle aziende alberghiere

          e delle strutture ricettive che  operano  nel  settore  del

          turismo, per le attivita’ lavorative rese dai  soggetti  di

          cui al comma 8, e che hanno alle proprie dipendenze fino  a

          otto lavoratori;

                  b) da parte delle  imprese  del  settore  agricolo,

          salvo che per le attivita’ lavorative rese dai soggetti  di

          cui al comma 8 purche’ non  iscritti  nell’anno  precedente

          negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;

                  c)  da  parte  delle  imprese  dell’edilizia  e  di

          settori affini,  delle  imprese  esercenti  l’attivita’  di

          escavazione  o  lavorazione  di  materiale  lapideo,  delle

          imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;

                  d) nell’ambito dell’esecuzione di appalti di  opere

          o servizi.

                15.  Ai  fini  dell’attivazione  del   contratto   di

          prestazione occasionale, ciascun  utilizzatore  di  cui  al

          comma 6, lettera b), versa, anche tramite un  intermediario

          di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12, ferma restando la

          responsabilita’    dell’utilizzatore,     attraverso     la

          piattaforma informatica INPS, con le modalita’  di  cui  al

          comma  9,  le  somme   utilizzabili   per   compensare   le

          prestazioni.  L’1  per  cento  degli  importi  versati   e’

          destinato al finanziamento degli oneri gestionali a  favore

          dell’INPS.

                16. La misura minima oraria del compenso e’ pari a  9

          euro, tranne che nel settore  agricolo,  per  il  quale  il

          compenso minimo  e’  pari  all’importo  della  retribuzione

          oraria delle prestazioni di natura subordinata  individuata

          dal  contratto  collettivo  di   lavoro   stipulato   dalle

          associazioni      sindacali      comparativamente      piu’

          rappresentative sul piano  nazionale.  Sono  interamente  a

          carico dell’utilizzatore  la  contribuzione  alla  Gestione

          separata di cui all’articolo 2, comma  26,  della  legge  8

          agosto 1995, n. 335, nella misura  del  33  per  cento  del

          compenso,  e  il  premio  dell’assicurazione   contro   gli

          infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al

          testo  unico  di  cui  al  decreto  del  Presidente   della

          Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nella  misura  del  3,5

          per cento del compenso.

                17. L’utilizzatore di cui al comma 6, lettera b),  e’

          tenuto a trasmettere almeno un’ora prima dell’inizio  della

          prestazione, attraverso  la  piattaforma  informatica  INPS

          ovvero avvalendosi dei servizi di contact  center  messi  a

          disposizione dall’INPS, una dichiarazione  contenente,  tra

          l’altro, le seguenti informazioni: a) i dati  anagrafici  e

          identificativi del prestatore; b) il luogo  di  svolgimento

          della prestazione; c) l’oggetto della  prestazione;  d)  la

          data e l’ora di  inizio  e  di  termine  della  prestazione

          ovvero, se si tratta di imprenditore agricolo,  di  azienda

          alberghiera o struttura ricettiva che opera nel settore del

          turismo o di ente locale, la data  di  inizio  e  il  monte

          orario complessivo  presunto  con  riferimento  a  un  arco

          temporale non superiore a  dieci  giorni;  e)  il  compenso

          pattuito per la prestazione, in misura non inferiore  a  36

          euro, per prestazioni di durata non superiore a quattro ore

          continuative nell’arco della giornata, fatto  salvo  quanto

          stabilito per il settore agricolo ai sensi  del  comma  16,

          fermo restando che per il settore agricolo le  quattro  ore

          continuative  di   prestazione   sono   riferite   all’arco

          temporale di cui alla lettera d) del presente comma.  Copia

          della dichiarazione, contenente le informazioni di cui alle

          lettere da a) ad e) e’ trasmessa, in  formato  elettronico,

          oppure e’ consegnata in forma  cartacea  prima  dell’inizio

          della prestazione.

                18. Nel caso in cui  la  prestazione  lavorativa  non

          abbia luogo, l’utilizzatore di cui al comma 6, lettera  b),

          e’  tenuto  a   comunicare,   attraverso   la   piattaforma

          informatica INPS ovvero avvalendosi dei servizi di  contact

          center messi a  disposizione  dall’INPS,  la  revoca  della

          dichiarazione  trasmessa  all’INPS  entro  i   tre   giorni

          successivi  al  giorno  programmato  di  svolgimento  della

          prestazione. In  mancanza  della  predetta  revoca,  l’INPS

          provvede al pagamento delle prestazioni e all’accredito dei

          contributi  previdenziali  e  dei  premi  assicurativi  nel

          termine di cui al comma 19.

                19. Con  riferimento  a  tutte  le  prestazioni  rese

          nell’ambito  del  Libretto  Famiglia  e  del  contratto  di

          prestazione  occasionale  nel  corso   del   mese,   l’INPS

          provvede, nel limite delle somme  previamente  acquisite  a

          tale scopo dagli utilizzatori  rispettivamente  di  cui  al

          comma 6, lettera a), e al comma 6, lettera b), al pagamento

          del compenso al prestatore il giorno 15 del mese successivo

          attraverso accredito  delle  spettanze  su  conto  corrente

          bancario risultante sull’anagrafica del prestatore  ovvero,

          in  mancanza  della  registrazione   del   conto   corrente

          bancario, mediante bonifico bancario  domiciliato  pagabile

          presso gli uffici della societa’ Poste  italiane  Spa.  Gli

          oneri di pagamento del bonifico bancario domiciliato sono a

          carico del prestatore. A richiesta del prestatore  espressa

          all’atto della registrazione nella piattaforma  informatica

          INPS,  invece  che  con  le  modalita’  indicate  al  primo

          periodo, il  pagamento  del  compenso  al  prestatore  puo’

          essere effettuato, decorsi quindici giorni dal  momento  in

          cui la dichiarazione relativa alla  prestazione  lavorativa

          inserita   nella   procedura   informatica   e’    divenuta

          irrevocabile, tramite qualsiasi sportello postale a  fronte

          della generazione e presentazione di univoco mandato ovvero

          di autorizzazione di  pagamento  emesso  dalla  piattaforma

          informatica INPS, stampato dall’utilizzatore  e  consegnato

          al prestatore, che identifica le parti, il luogo, la durata

          della prestazione e l’importo del corrispettivo. Gli  oneri

          del pagamento del compenso riferiti a tale modalita’ sono a

          carico   del   prestatore.   Attraverso   la    piattaforma

          informatica di cui al comma  9,  l’INPS  provvede  altresi’

          all’accreditamento  dei  contributi   previdenziali   sulla

          posizione contributiva del prestatore  e  al  trasferimento

          all’INAIL, il 30 giugno e il 31 dicembre di  ciascun  anno,

          dei premi per  l’assicurazione  contro  gli  infortuni  sul

          lavoro  e  le  malattie  professionali,  nonche’  dei  dati

          relativi alle prestazioni di lavoro occasionale del periodo

          rendicontato.

                20.  In  caso  di  superamento,  da   parte   di   un

          utilizzatore diverso da una pubblica  amministrazione,  del

          limite di importo di cui al comma 1, lettera c), o comunque

          del limite di durata  della  prestazione  pari  a  280  ore

          nell’arco dello stesso anno civile, il relativo rapporto si

          trasforma  in  un  rapporto  di  lavoro  a  tempo  pieno  e

          indeterminato; nel settore agricolo, il suddetto limite  di

          durata e’ pari al rapporto tra il limite di importo di  cui

          al  comma  1,  lettera  c),  e   la   retribuzione   oraria

          individuata ai sensi del comma 16. In  caso  di  violazione

          dell’obbligo di comunicazione di cui al primo  periodo  del

          comma 17 ovvero di uno dei divieti di cui al comma  14,  si

          applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento

          di una somma da euro 500 a euro 2.500 per ogni  prestazione

          lavorativa  giornaliera  per  cui  risulta   accertata   la

          violazione, salvo che la violazione del comma 14  da  parte

          dell’imprenditore agricolo non  derivi  dalle  informazioni

          incomplete    o    non    veritiere     contenute     nelle

          autocertificazioni rese nella piattaforma informatica  INPS

          dai prestatori di  cui  al  comma  8.  Non  si  applica  la

          procedura di diffida di cui  all’articolo  13  del  decreto

          legislativo 23 aprile 2004, n. 124. In caso  di  violazione

          dell’obbligo informativo di  cui  al  secondo  periodo  del

          comma 17, si applica la sanzione di  cui  all’articolo  19,

          comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.

                21. Entro il 31 marzo di ogni anno  il  Ministro  del

          lavoro e delle politiche sociali, previo confronto  con  le

          parti sociali, trasmette alle Camere  una  relazione  sullo

          sviluppo  delle  attivita’  lavorative   disciplinate   dal

          presente articolo.”

              – Si riporta il testo degli artt. 15, 33 e  47-ter  del

          decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, come  modificato

          dal presente decreto:

                «Art. 15. (Forma e comunicazioni). – 1. Il  contratto

          di lavoro intermittente e’ stipulato in  forma  scritta  ai

          fini  della  prova  e,  oltre  alle  informazioni  di   cui

          all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 26  maggio

          1997, n. 152, deve contenere i seguenti elementi:

                  a) la natura  variabile  della  programmazione  del

          lavoro, durata  e  ipotesi,  oggettive  o  soggettive,  che

          consentono  la   stipulazione   del   contratto   a   norma

          dell’articolo 13;

                  b) il luogo e  le  modalita’  della  disponibilita’

          eventualmente garantita dal lavoratore;

                  c) il trattamento economico e  normativo  spettante

          al   lavoratore   per   la   prestazione   eseguita,    con

          l’indicazione dell’ammontare delle eventuali ore retribuite

          garantite al lavoratore e della retribuzione dovuta per  il

          lavoro prestato in aggiunta alle ore garantite  nonche’  la

          relativa indennita’ di disponibilita’, ove prevista;

                  d) le forme e le modalita’ con  cui  il  datore  di

          lavoro  e’  legittimato  a  richiedere  l’esecuzione  della

          prestazione di lavoro e del relativo preavviso di  chiamata

          del lavoratore, nonche’ le modalita’ di  rilevazione  della

          prestazione;

                  e) i  tempi  e  le  modalita’  di  pagamento  della

          retribuzione e dell’indennita’ di disponibilita’;

                  f) le misure di sicurezza necessarie  in  relazione

          al tipo di attivita’ dedotta in contratto;

                  g)  le  eventuali   fasce   orarie   e   i   giorni

          predeterminati in cui il lavoratore e’ tenuto a svolgere le

          prestazioni lavorative.

                2. Fatte salve  le  previsioni  piu’  favorevoli  dei

          contratti collettivi, il  datore  di  lavoro  e’  tenuto  a

          informare con cadenza annuale le  rappresentanze  sindacali

          aziendali   o   la   rappresentanza   sindacale    unitaria

          sull’andamento  del  ricorso   al   contratto   di   lavoro

          intermittente.

                3. Prima dell’inizio della prestazione  lavorativa  o

          di  un  ciclo  integrato  di  prestazioni  di  durata   non

          superiore a trenta giorni, il datore di lavoro e’ tenuto  a

          comunicarne  la  durata  alla  direzione  territoriale  del

          lavoro competente per  territorio,  mediante  sms  o  posta

          elettronica. Con decreto del Ministro del  lavoro  e  delle

          politiche sociali, di  concerto  con  il  Ministro  per  la

          semplificazione  e  la  pubblica  amministrazione,  possono

          essere individuate modalita’ applicative della disposizione

          di cui al primo periodo,  nonche’  ulteriori  modalita’  di

          comunicazione in funzione dello sviluppo delle  tecnologie.

          In caso di violazione degli obblighi  di  cui  al  presente

          comma si applica la sanzione amministrativa da euro 400  ad

          euro 2.400 in relazione a ciascun  lavoratore  per  cui  e’

          stata omessa la comunicazione. Non si applica la  procedura

          di diffida di cui all’ articolo 13 del decreto  legislativo

          23 aprile 2004, n. 124.»

                «Art. 33 (Forma del contratto di somministrazione). –

          1. Il contratto di somministrazione di lavoro e’  stipulato

          in forma scritta e contiene i seguenti elementi:

                  a) gli estremi  dell’autorizzazione  rilasciata  al

          somministratore;

                  b) il numero dei lavoratori da somministrare;

                  c) l’indicazione di eventuali rischi per la  salute

          e la sicurezza del lavoratore e le  misure  di  prevenzione

          adottate;

                  d) la data di inizio e  la  durata  prevista  della

          somministrazione di lavoro;

                  e)  le  mansioni  alle  quali  saranno  adibiti   i

          lavoratori e l’inquadramento dei medesimi;

                  f) il luogo, l’orario di lavoro  e  il  trattamento

          economico e normativo dei lavoratori.

                2. Con il contratto  di  somministrazione  di  lavoro

          l’utilizzatore   assume   l’obbligo   di   comunicare    al

          somministratore  il  trattamento  economico   e   normativo

          applicabile ai lavoratori suoi dipendenti che  svolgono  le

          medesime mansioni  dei  lavoratori  da  somministrare  e  a

          rimborsare  al  somministratore  gli  oneri  retributivi  e

          previdenziali da questo effettivamente sostenuti in  favore

          dei lavoratori.

                3. Le informazioni di cui al  comma  1,  la  data  di

          inizio e la durata prevedibile della missione,  nonche’  le

          informazioni di cui all’articolo 1, comma  1,  del  decreto

          legislativo 26 maggio 1997, n.  152,  sono  comunicate  per

          iscritto al  lavoratore  dall’agenzia  di  somministrazione

          secondo le modalita’ e i termini  di  cui  all’articolo  1,

          comma 2, del medesimo decreto legislativo n. 152 del  1997,

          ovvero prima dell’invio in missione presso l’utilizzatore.»

                «Art. 47-ter (Forma contrattuale e  informazioni).  –

          1. I contratti individuali di lavoro  di  cui  all’articolo

          47-bis sono provati per  iscritto  e  i  lavoratori  devono

          ricevere entro la data di  instaurazione  del  rapporto  di

          lavoro le informazioni di cui agli articoli 1 e  1-bis  del

          decreto legislativo 26  maggio  1997,  n.  152,  in  quanto

          compatibili, nonche’ le informazioni inerenti  alla  tutela

          della  sicurezza  ai  sensi  del  comma   3   dell’articolo

          47-septies.

                2. In caso di violazione di quanto previsto dal comma

          1, si applica  l’articolo  4  del  decreto  legislativo  26

          maggio  1997,  n.  152,  e  il  lavoratore  ha  diritto   a

          un’indennita’ risarcitoria  di  entita’  non  superiore  ai

          compensi   percepiti    nell’ultimo    anno,    determinata

          equitativamente con riguardo alla gravita’  e  alla  durata

          delle violazioni e al comportamento delle parti.

                3. La violazione di quanto previsto dal  comma  1  e’

          valutata  come   elemento   di   prova   delle   condizioni

          effettivamente applicate al  rapporto  di  lavoro  e  delle

          connesse  lesioni  dei  diritti   previsti   dal   presente

          decreto.»

              – Si riporta il testo dell’articolo 9-bis, comma 2, del

          decreto-legge 1°  ottobre  1996,  n.  510  convertito,  con

          modificazioni dalla legge 28 novembre 1996,  n.  608,  come

          modificato dal presente decreto:

                «Art.   9-bis    (Disposizioni    in    materia    di

          collocamento). – 1.

                2. In caso di instaurazione del  rapporto  di  lavoro

          subordinato e di lavoro  autonomo  in  forma  coordinata  e

          continuativa, anche nella modalita’ a  progetto,  di  socio

          lavoratore di cooperativa e di associato in  partecipazione

          con apporto lavorativo, nonche’ di lavoro  intermediato  da

          piattaforma  digitale,  comprese  le  attivita’  di  lavoro

          autonomo non esercitate abitualmente  di  cui  all’articolo

          67, comma 1, lettera l), del testo unico delle imposte  sui

          redditi, di cui al decreto del Presidente della  Repubblica

          22 dicembre 1986, n. 917, i datori di lavoro  privati,  ivi

          compresi quelli agricoli, e  gli  enti  pubblici  economici

          sono tenuti a darne comunicazione  al  Servizio  competente

          nel cui ambito territoriale e’ ubicata la  sede  di  lavoro

          entro il giorno antecedente a quello di  instaurazione  dei

          relativi  rapporti,  mediante  documentazione  avente  data

          certa di trasmissione,  fatto  salvo  quanto  previsto  dal

          comma 2-quinquies. La comunicazione deve  indicare  i  dati

          anagrafici del lavoratore, la data di assunzione,  la  data

          di  cessazione  qualora  il  rapporto  non  sia   a   tempo

          indeterminato,  la  tipologia  contrattuale,  la  qualifica

          professionale  e  il  trattamento  economico  e   normativo

          applicato. Nei settori agricolo, turistico e  dei  pubblici

          esercizi il datore di lavoro che non sia in possesso di uno

          o  piu’  dati  anagrafici  inerenti  al   lavoratore   puo’

          integrare la comunicazione entro il terzo giorno successivo

          a quello dell’instaurazione del rapporto di lavoro, purche’

          dalla  comunicazione  preventiva   risultino   in   maniera

          inequivocabile     la     tipologia     contrattuale      e

          l’identificazione del prestatore  di  lavoro.  La  medesima

          procedura  si  applica  ai  tirocini  di  formazione  e  di

          orientamento e ad ogni altro tipo di esperienza  lavorativa

          ad  essi  assimilata.  Le   Agenzie   di   somministrazione

          autorizzate  ai   sensi   dell’articolo   4   del   decreto

          legislativo  10  settembre  2003,  n.  276  sono  tenute  a

          comunicare, entro il ventesimo giorno del  mese  successivo

          alla data di assunzione, al  Servizio  competente  nel  cui

          ambito territoriale e’  ubicata  la  loro  sede  operativa,

          l’assunzione, la proroga e  la  cessazione  dei  lavoratori

          temporanei  assunti  nel  mese  precedente.  Le   pubbliche

          amministrazioni  sono  tenute  a   comunicare,   entro   il

          ventesimo  giorno  del  mese  successivo   alla   data   di

          assunzione, di proroga, di trasformazione e di  cessazione,

          al servizio  competente  nel  cui  ambito  territoriale  e’

          ubicata la sede di lavoro,  l’assunzione,  la  proroga,  la

          trasformazione e  la  cessazione  dei  rapporti  di  lavoro

          relativi  al  mese  precedente.  Tali  comunicazioni   sono

          effettuate  anche  nel  caso  di  lavoratori   detenuti   o

          internati che prestano la loro attivita’ all’interno  degli

          istituti penitenziari alle dipendenze  dell’amministrazione

          penitenziaria o di altri enti, pubblici o privati.»

              – Si riporta il  testo  dell’articolo  19  del  decreto

          legislativo 10 settembre 2003, n. 276, come modificato  dal

          presente decreto:

                «Art.  19.  (Sanzioni  amministrative).  –   1.   Gli

          editori, i direttori responsabili e i gestori di  siti  sui

          quali  siano  pubblicati  annunci   in   violazione   delle

          disposizioni di cui all’articolo  9  sono  puniti  con  una

          sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 a 12.000 euro.

                2. La violazione degli obblighi di  cui  all’articolo

          1, commi da 1 a 4 del decreto legislativo 26  maggio  1997,

          n. 152, e’ punita con la sanzione amministrativa pecuniaria

          da euro 250 a euro 1.500 per ogni  lavoratore  interessato.

          In caso di violazione degli obblighi  di  cui  all’articolo

          1-bis, commi 2, 3, secondo periodo, 5 del medesimo  decreto

          legislativo 26 maggio 1997, n. 152, si applica, per ciascun

          mese di riferimento, la sanzione amministrativa  pecuniaria

          da 100 a 750 euro, ferma restando  la  configurabilita’  di

          eventuali violazioni in  materia  di  protezione  dei  dati

          personali ove sussistano i presupposti di cui agli articoli

          83  del  Regolamento  (UE)  2016/679  e  166  del   decreto

          legislativo  30  giugno   2003,   n.   196   e   successive

          modificazioni. Se la violazione  si  riferisce  a  piu’  di

          cinque lavoratori la sanzione amministrativa e’  da  400  a

          1.500 euro. Se la violazione si riferisce a piu’  di  dieci

          lavoratori, la sanzione amministrativa e’ da 1.000 a  5.000

          euro e non e’ ammesso il pagamento della sanzione in misura

          ridotta. In caso di violazione degli  obblighi  di  cui  al

          comma 6, secondo periodo, del medesimo  articolo  1-bis  si

          applica, per ciascun mese in cui si verifica la violazione,

          la sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 1.500 euro.

                3. La violazione degli obblighi di  cui  all’articolo

          4-bis, commi 5 e 7, del decreto legislativo 21 aprile 2000,

          n. 181, cosi’ come modificato dall’articolo 6, comma 1, del

          decreto legislativo  19  dicembre  2002,  n.  297,  di  cui

          all’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge  1°  ottobre

          1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28

          novembre 1996, n. 608, cosi’ come sostituito  dall’articolo

          6, comma 3, del citato decreto legislativo n. 297 del 2002,

          e di cui all’articolo 21, comma 1, della  legge  24  aprile

          1949, n. 264, cosi’ come sostituito dall’articolo 6,  comma

          2, del decreto legislativo n. 297 del 2002, e’  punita  con

          la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro per

          ogni lavoratore interessato.

                4. La violazione degli obblighi di  cui  all’articolo

          4-bis, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2000,  n.

          181, cosi’ come modificato dall’articolo 6,  comma  1,  del

          decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, e’ punita con

          la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 250 euro  per

          ogni lavoratore interessato.

                5.»

              – Il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e

          del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione

          delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei  dati

          personali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati  e

          che abroga  la  direttiva  95/46/CE  (regolamento  generale

          sulla protezione dei dati)  e’  pubblicato  nella  Gazzetta

          ufficiale dell’Unione europea L 119 del 4.5.2016.

              – Si riporta il testo dell’articolo 4-bis, comma 2  del

          decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, come modificato

          dal presente decreto:

                «Art. 4-bis (Modalita’ di  assunzione  e  adempimenti

          successivi). – 1. I datori di lavoro  privati  e  gli  enti

          pubblici economici,  procedono  all’assunzione  diretta  di

          tutti i lavoratori per qualsiasi tipologia di  rapporto  di

          lavoro, salvo l’obbligo  di  assunzione  mediante  concorso

          eventualmente previsto dagli statuti  degli  enti  pubblici

          economici. Restano ferme le disposizioni speciali  previste

          per l’assunzione di lavoratori non  comunitari  di  cui  al

          decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, quelle previste

          per l’assunzione di  lavoratori  italiani  da  impiegare  o

          trasferire all’estero di cui  al  decreto-legge  31  luglio

          1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge  3

          ottobre 1987, n. 398, nonche’ quelle previste  dalla  legge

          12 marzo 1999, n. 68.

                2.  All’atto  dell’instaurazione  del   rapporto   di

          lavoro,  prima  dell’inizio  dell’attivita’  lavorativa,  i

          datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti  a  fornire

          al lavoratore  le  informazioni  sul  rapporto  di  lavoro,

          secondo le modalita’ e i tempi di cui  agli  articoli  1  e

          1-bis del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152.  Tale

          obbligo non sussiste per il personale di cui all’articolo 3

          del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

                3. Fermo restando quanto previsto dai commi 1 e 2, le

          Regioni possono prevedere che una  quota  delle  assunzioni

          effettuate dai  datori  di  lavoro  privati  e  dagli  enti

          pubblici economici sia riservata a particolari categorie di

          lavoratori a rischio di esclusione sociale.

                4. Le imprese fornitrici di  lavoro  temporaneo  sono

          tenute  a  comunicare,  entro  il  giorno  venti  del  mese

          successivo alla data di assunzione, al servizio  competente

          nel  cui  ambito  territoriale  e’  ubicata  la  loro  sede

          operativa, l’assunzione, la proroga  e  la  cessazione  dei

          lavoratori  temporanei   assunti   nel   corso   del   mese

          precedente.

                5. I datori di lavoro privati  e  gli  enti  pubblici

          economici, per quanto di competenza, sono tenuti, anche  in

          caso di trasformazione da rapporto di tirocinio e di  altra

          esperienza professionale a rapporto di lavoro  subordinato,

          a comunicare, entro cinque giorni, al  servizio  competente

          nel cui ambito territoriale e’ ubicata la sede di lavoro le

          seguenti variazioni del rapporto di lavoro:

                  a) proroga del termine inizialmente fissato;

                  b) trasformazione  da  tempo  determinato  a  tempo

          indeterminato;

                  c) trasformazione da tempo parziale a tempo pieno;

                  d) trasformazione da contratto di  apprendistato  a

          contratto a tempo indeterminato;

                  e) trasformazione  da  contratto  di  formazione  e

          lavoro a contratto a tempo indeterminato;

                  e-bis) trasferimento del lavoratore;

                  e-ter) distacco del lavoratore;

                  e-quater) modifica della ragione sociale del datore

          di lavoro;

                  e-quinquies) trasferimento d’azienda o di  ramo  di

          essa.

                6.  Le  comunicazioni  di   assunzione,   cessazione,

          trasformazione e proroga dei rapporti di  lavoro  autonomo,

          subordinato, associato, dei tirocini e di altre  esperienze

          professionali, previste dalla normativa vigente, inviate al

          Servizio competente nel cui ambito territoriale e’  ubicata

          la sede di lavoro con i moduli di  cui  al  comma  7,  sono

          valide  ai  fini  dell’assolvimento   degli   obblighi   di

          comunicazione nei confronti  delle  direzioni  regionali  e

          provinciali  del  lavoro,  dell’Istituto  nazionale   della

          previdenza    sociale,    dell’Istituto    nazionale    per

          l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro o di  altre

          forme previdenziali sostitutive o  esclusive,  nonche’  nei

          confronti della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo

          e delle province, ai fini delle assunzioni obbligatorie.

                6-bis. All’articolo 7, comma 1, del  testo  unico  di

          cui al decreto legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,  le

          parole: “o lo  assume  per  qualsiasi  causa  alle  proprie

          dipendenze” sono soppresse.

                6-ter.  Per  le  comunicazioni  di  cui  al  presente

          articolo, i datori di  lavoro  pubblici  e  privati  devono

          avvalersi dei  servizi  informatici  resi  disponibili  dai

          servizi competenti presso i quali e’  ubicata  la  sede  di

          lavoro. Il decreto di cui al comma 7  disciplina  anche  le

          modalita’ e i tempi di applicazione di quanto previsto  dal

          presente comma.

                7.   Al   fine   di   assicurare   l’unitarieta’    e

          l’omogeneita’ del sistema informativo lavoro, i moduli  per

          le comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro e  delle

          imprese  fornitrici  di  lavoro  temporaneo,   nonche’   le

          modalita’ di trasferimento dei dati ai soggetti di  cui  al

          comma 6 da parte dei servizi competenti sono  definiti  con

          decreto del Ministro del lavoro e delle politiche  sociali,

          di  concerto  con  il  Ministro  per  l’innovazione  e   le

          tecnologie, d’intesa con la Conferenza Unificata.

                8. I datori di lavoro privati  e  gli  enti  pubblici

          economici possono adempiere agli obblighi di cui ai commi 4

          e 5 del presente articolo e di cui al comma 2 dell’articolo

          9-bis  del  decreto-legge  1°   ottobre   1996,   n.   510,

          convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  28  novembre

          1996, n. 608, e del comma 1 dell’articolo 21 della legge 29

          aprile 1949, n. 264, per il tramite  dei  soggetti  di  cui

          all’articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, e  degli

          altri soggetti abilitati dalle  vigenti  disposizioni  alla

          gestione ed alla amministrazione del  personale  dipendente

          del settore agricolo, ovvero delle  associazioni  sindacali

          dei  datori  di  lavoro  alle  quali  essi   aderiscono   o

          conferiscono mandato. I datori di lavoro privati e gli enti

          pubblici economici, con  riferimento  all’assolvimento  dei

          predetti obblighi, possono avvalersi della facolta’ di  cui

          all’articolo 5, primo comma, della legge 11  gennaio  1979,

          n. 12, anche  nei  confronti  delle  medesime  associazioni

          sindacali che provvedono  alla  tenuta  dei  documenti  con

          personale in possesso dei requisiti di cui all’articolo  1,

          primo comma, della citata legge n. 12 del 1979.»

Art. 6  – Disposizioni per il personale in regime di diritto pubblico

1. Le disposizioni del presente capo si applicano al  personale  di

cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,

compatibilmente con le disposizioni  dei  rispettivi  ordinamenti  di

settore.

          Note all’art. 6:

              – Per il testo dell’articolo 3 del decreto  legislativo

          30 marzo 2001, n. 165, si veda nelle note all’articolo 1.

Capo III – Prescrizioni minime relative alle condizioni di lavoro

Art. 7 – Durata massima del periodo di prova

1. Nei casi in cui e’ previsto il periodo di prova, questo non puo’

essere superiore a sei mesi, salva la durata inferiore prevista dalle

disposizioni dei contratti collettivi.

  2. Nel rapporto di lavoro a tempo determinato, il periodo di  prova

e’ stabilito in misura proporzionale alla durata del contratto e alle

mansioni da svolgere in relazione alla natura dell’impiego.  In  caso

di rinnovo di un contratto di lavoro per lo svolgimento delle  stesse

mansioni, il rapporto di lavoro non puo’ essere soggetto ad un  nuovo

periodo di prova.

  3. In caso di sopravvenienza di eventi, quali malattia, infortunio,

congedo di maternita’ o paternita’ obbligatori, il periodo  di  prova

e’ prolungato in misura corrispondente alla durata dell’assenza.

  4.  Per  le  pubbliche  amministrazioni  continua   ad   applicarsi

l’articolo 17 del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487.

          Note all’art. 7:

              – Si riporta il testo dell’articolo  17  del  d.P.R.  9

          maggio 1994, n. 487:

                «Art. 17 (Assunzioni in servizio). – 1.  I  candidati

          dichiarati vincitori  sono  invitati,  a  mezzo  assicurata

          convenzionale, ad assumere  servizio  in  via  provvisoria,

          sotto riserva di accertamento del  possesso  dei  requisiti

          prescritti per la  nomina  e  sono  assunti  in  prova  nel

          profilo professionale di qualifica o categoria per il quale

          risultano vincitori. La durata  del  periodo  di  prova  e’

          differenziata   in   ragione   della   complessita’   delle

          prestazioni professionali richieste  e  sara’  definita  in

          sede  di  contrattazione  collettiva.  I  provvedimenti  di

          nomina in prova sono immediatamente esecutivi.

                2.  Le  pubbliche  amministrazioni  comunicano   alla

          Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento  della

          funzione  pubblica,  il  numero  dei  candidati   vincitori

          assunti ed eventuali modifiche nell’arco dei diciotto  mesi

          di validita’ della  graduatoria  di  cui  all’articolo  15,

          comma 7.

                3. I vincitori dei concorsi, salva la possibilita’ di

          trasferimenti d’ufficio  nei  casi  previsti  dalla  legge,

          devono permanere nella sede di prima  destinazione  per  un

          periodo non inferiore a sette anni e, in tale periodo,  non

          possono essere nemmeno comandati o distaccati  presso  sedi

          con dotazioni organiche complete. In  ogni  caso  non  puo’

          essere attivato alcun comando o distacco nel caso in cui la

          sede  di  prima  destinazione  abbia  posti  vacanti  nella

          dotazione organica della qualifica posseduta, salvo che  il

          dirigente  della  sede  di  appartenenza  non  lo  consenta

          espressamente.

                4.  Il  vincitore,  che  non  assuma  servizio  senza

          giustificato motivo  entro  il  termine  stabilito,  decade

          dalla nomina. Qualora il  vincitore  assuma  servizio,  per

          giustificato motivo, con ritardo sul termine prefissatogli,

          gli effetti economici decorrono  dal  giorno  di  presa  di

          servizio.»

Art. 8 – Cumulo di impieghi

1. Fatto salvo l’obbligo previsto  dall’articolo  2105  del  codice

civile, il datore  di  lavoro  non  puo’  vietare  al  lavoratore  lo

svolgimento di altra attivita’ lavorativa in orario al di fuori della

programmazione dell’attivita’ lavorativa  concordata,  ne’  per  tale

motivo riservargli un trattamento meno favorevole.

  2. Il datore di lavoro puo’ limitare  o  negare  al  lavoratore  lo

svolgimento di un altro e diverso rapporto di lavoro qualora sussista

una delle seguenti condizioni:

    a) un pregiudizio per la salute e la sicurezza, ivi  compreso  il

rispetto della normativa in materia di durata dei riposi;

    b) la necessita’ di garantire l’integrita’ del servizio pubblico;

    c) il caso in cui la diversa e ulteriore attivita’ lavorativa sia

in conflitto d’interessi con  la  principale,  pur  non  violando  il

dovere di fedelta’ di cui all’articolo 2105 del codice civile.

  3. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  anche

al committente nell’ambito dei rapporti di lavoro di cui all’articolo

409, n. 3, del codice di procedura civile e di  cui  all’articolo  2,

comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.

  4. Resta ferma la disciplina di cui  all’articolo  53  del  decreto

legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

  5. Le disposizioni  del  presente  articolo  non  si  applicano  ai

lavoratori marittimi e ai lavoratori del settore della pesca.

          Note all’art. 8:

              – Si riporta il testo  dell’articolo  2105  del  codice

          civile:

                «Art. 2105 (Obbligo di fedelta’). – Il prestatore  di

          lavoro non deve trattare affari, per  conto  proprio  o  di

          terzi, in concorrenza  con  l’imprenditore,  ne’  divulgare

          notizie  attinenti  all’organizzazione  e  ai   metodi   di

          produzione dell’impresa, o  farne  uso  in  modo  da  poter

          recare ad essa pregiudizio.»

              –  Per  il  testo  dell’articolo  409  del  codice   di

          procedura civile, si veda nelle note all’articolo 1.

              – Per il testo dell’articolo 2, comma  1,  del  decreto

          legislativo 15 giugno  2015,  n.  81  si  veda  nelle  note

          all’articolo 1.

              – Si riporta il  testo  dell’articolo  53  del  decreto

          legislativo 30 marzo 2001, n. 165:

                «Art. 53  (Incompatibilita’,  cumulo  di  impieghi  e

          incarichi).  –  1.  Resta  ferma  per  tutti  i  dipendenti

          pubblici la disciplina delle incompatibilita’ dettata dagli

          articoli 60  e  seguenti  del  testo  unico  approvato  con

          decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n.

          3,  salva  la  deroga  prevista  dall’articolo  23-bis  del

          presente decreto, nonche’, per i rapporti di lavoro a tempo

          parziale,  dall’articolo  6,  comma  2,  del  decreto   del

          Presidente del Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117

          e dall’articolo 1, commi  57  e  seguenti  della  legge  23

          dicembre  1996,  n.  662.   Restano   ferme   altresi’   le

          disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1,  273,  274,

          508 nonche’ 676 del decreto legislativo 16 aprile 1994,  n.

          297, all’articolo 9, commi 1 e 2, della legge  23  dicembre

          1992, n. 498, all’articolo  4,  comma  7,  della  legge  30

          dicembre  1991,  n.   412,   ed   ogni   altra   successiva

          modificazione ed integrazione della relativa disciplina.

                1-bis. Non  possono  essere  conferiti  incarichi  di

          direzione di strutture deputate alla gestione del personale

          a soggetti che rivestano o abbiano rivestito  negli  ultimi

          due anni cariche in partiti politici  o  in  organizzazioni

          sindacali  o  che  abbiano  avuto  negli  ultimi  due  anni

          rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con

          le predette organizzazioni.

                2. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire

          ai dipendenti incarichi, non compresi nei compiti e  doveri

          di  ufficio,  che  non  siano  espressamente   previsti   o

          disciplinati da legge o altre fonti normative,  o  che  non

          siano espressamente autorizzati.

                3.  Ai  fini  previsti  dal  comma  2,  con  appositi

          regolamenti, da emanarsi ai sensi dell’articolo  17,  comma

          2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati gli

          incarichi  consentiti  e  quelli  vietati   ai   magistrati

          ordinari, amministrativi,  contabili  e  militari,  nonche’

          agli avvocati e procuratori dello Stato,  sentiti,  per  le

          diverse magistrature, i rispettivi istituti.

                3-bis. Ai fini previsti dal  comma  2,  con  appositi

          regolamenti  emanati  su  proposta  del  Ministro  per   la

          pubblica amministrazione e la semplificazione, di  concerto

          con i Ministri  interessati,  ai  sensi  dell’articolo  17,

          comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,  e  successive

          modificazioni,   sono    individuati,    secondo    criteri

          differenziati in rapporto alle diverse qualifiche  e  ruoli

          professionali, gli incarichi vietati  ai  dipendenti  delle

          amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1,  comma  2.

          (396)

                4. Nel caso in cui i regolamenti di cui  al  comma  3

          non  siano  emanati,  l’attribuzione  degli  incarichi   e’

          consentita nei soli casi espressamente previsti dalla legge

          o da altre fonti normative.

                5. In ogni caso, il conferimento operato direttamente

          dall’amministrazione,       nonche’        l’autorizzazione

          all’esercizio    di    incarichi    che    provengano    da

          amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza,

          ovvero  da  societa’  o  persone  fisiche,   che   svolgano

          attivita’  d’impresa  o  commerciale,  sono  disposti   dai

          rispettivi organi competenti secondo  criteri  oggettivi  e

          predeterminati,   che   tengano   conto   della   specifica

          professionalita’,    tali    da    escludere    casi     di

          incompatibilita’,   sia   di   diritto   che   di    fatto,

          nell’interesse   del   buon   andamento   della    pubblica

          amministrazione   o   situazioni   di   conflitto,    anche

          potenziale, di  interessi,  che  pregiudichino  l’esercizio

          imparziale delle funzioni attribuite al dipendente.

                6. I commi  da  7  a  13  del  presente  articolo  si

          applicano ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche  di

          cui  all’articolo  1,  comma  2,  compresi  quelli  di  cui

          all’articolo 3, con esclusione dei dipendenti con  rapporto

          di lavoro a tempo parziale con prestazione  lavorativa  non

          superiore al cinquanta per cento di quella a  tempo  pieno,

          dei docenti universitari a tempo  definito  e  delle  altre

          categorie di dipendenti pubblici ai quali e’ consentito  da

          disposizioni   speciali   lo   svolgimento   di   attivita’

          libero-professionali.  Sono  nulli   tutti   gli   atti   e

          provvedimenti   comunque   denominati,   regolamentari    e

          amministrativi,   adottati   dalle    amministrazioni    di

          appartenenza  in  contrasto  con  il  presente  comma.  Gli

          incarichi retribuiti, di cui ai commi seguenti, sono  tutti

          gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei  compiti

          e doveri  di  ufficio,  per  i  quali  e’  previsto,  sotto

          qualsiasi forma, un compenso. Sono esclusi i compensi e  le

          prestazioni derivanti:

                  a)  dalla  collaborazione  a   giornali,   riviste,

          enciclopedie e simili;

                  b)   dalla   utilizzazione   economica   da   parte

          dell’autore  o  inventore  di  opere  dell’ingegno   e   di

          invenzioni industriali;

                  c) dalla partecipazione a convegni e seminari;

                  d) da incarichi per i quali e’ corrisposto solo  il

          rimborso delle spese documentate;

                  e) da incarichi per lo  svolgimento  dei  quali  il

          dipendente e’ posto in posizione di aspettativa, di comando

          o di fuori ruolo;

                  f)  da  incarichi  conferiti  dalle  organizzazioni

          sindacali a dipendenti presso le  stesse  distaccati  o  in

          aspettativa non retribuita;

                  f-bis)  da  attivita’  di  formazione  diretta   ai

          dipendenti  della  pubblica  amministrazione   nonche’   di

          docenza e di ricerca scientifica.

                7.  I  dipendenti  pubblici  non   possono   svolgere

          incarichi  retribuiti  che  non  siano  stati  conferiti  o

          previamente     autorizzati     dall’amministrazione     di

          appartenenza.      Ai       fini       dell’autorizzazione,

          l’amministrazione verifica l’insussistenza  di  situazioni,

          anche  potenziali,   di   conflitto   di   interessi.   Con

          riferimento ai professori universitari a tempo  pieno,  gli

          statuti o i regolamenti degli atenei disciplinano i criteri

          e le procedure per il rilascio dell’autorizzazione nei casi

          previsti dal presente decreto. In caso di inosservanza  del

          divieto, salve le piu’ gravi sanzioni e ferma  restando  la

          responsabilita’ disciplinare, il  compenso  dovuto  per  le

          prestazioni eventualmente svolte  deve  essere  versato,  a

          cura dell’erogante o, in difetto, del percettore, nel conto

          dell’entrata   del   bilancio    dell’amministrazione    di

          appartenenza  del  dipendente  per  essere   destinato   ad

          incremento  del  fondo  di   produttivita’   o   di   fondi

          equivalenti.

                7-bis. L’omissione del  versamento  del  compenso  da

          parte   del   dipendente   pubblico   indebito   percettore

          costituisce ipotesi di  responsabilita’  erariale  soggetta

          alla giurisdizione della Corte dei conti. (399)

                8. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire

          incarichi retribuiti a dipendenti di altre  amministrazioni

          pubbliche     senza      la      previa      autorizzazione

          dell’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi.

          Salve le piu’ gravi sanzioni, il conferimento dei  predetti

          incarichi, senza la previa autorizzazione,  costituisce  in

          ogni  caso  infrazione  disciplinare  per  il   funzionario

          responsabile del procedimento; il relativo provvedimento e’

          nullo di diritto.  In  tal  caso  l’importo  previsto  come

          corrispettivo  dell’incarico,  ove  gravi   su   fondi   in

          disponibilita’    dell’amministrazione    conferente,    e’

          trasferito   all’amministrazione   di   appartenenza    del

          dipendente ad incremento del fondo di  produttivita’  o  di

          fondi equivalenti.

                9. Gli enti pubblici economici e i  soggetti  privati

          non possono conferire  incarichi  retribuiti  a  dipendenti

          pubblici      senza      la      previa      autorizzazione

          dell’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi.

          Ai  fini  dell’autorizzazione,  l’amministrazione  verifica

          l’insussistenza  di  situazioni,   anche   potenziali,   di

          conflitto di interessi. In caso di inosservanza si  applica

          la disposizione dell’articolo 6, comma 1, del decreto legge

          28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni,  dalla

          legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni ed

          integrazioni.   All’accertamento   delle    violazioni    e

          all’irrogazione delle sanzioni provvede il Ministero  delle

          finanze, avvalendosi della Guardia di finanza,  secondo  le

          disposizioni della  legge  24  novembre  1981,  n.  689,  e

          successive modificazioni ed integrazioni. Le somme riscosse

          sono acquisite alle entrate del Ministero delle finanze.

                10. L’autorizzazione, di  cui  ai  commi  precedenti,

          deve essere richiesta all’amministrazione  di  appartenenza

          del  dipendente  dai  soggetti  pubblici  o  privati,   che

          intendono  conferire  l’incarico;  puo’,  altresi’,  essere

          richiesta dal dipendente interessato. L’amministrazione  di

          appartenenza   deve   pronunciarsi   sulla   richiesta   di

          autorizzazione entro trenta giorni  dalla  ricezione  della

          richiesta stessa. Per  il  personale  che  presta  comunque

          servizio presso amministrazioni pubbliche diverse da quelle

          di appartenenza, l’autorizzazione e’ subordinata all’intesa

          tra le due amministrazioni. In  tal  caso  il  termine  per

          provvedere e’ per l’amministrazione di appartenenza  di  45

          giorni e  si  prescinde  dall’intesa  se  l’amministrazione

          presso la  quale  il  dipendente  presta  servizio  non  si

          pronunzia entro 10 giorni dalla ricezione  della  richiesta

          di intesa da parte  dell’amministrazione  di  appartenenza.

          Decorso il termine  per  provvedere,  l’autorizzazione,  se

          richiesta per incarichi da  conferirsi  da  amministrazioni

          pubbliche, si intende accordata; in  ogni  altro  caso,  si

          intende definitivamente negata.

                11.  Entro  quindici   giorni   dall’erogazione   del

          compenso per gli incarichi di cui al comma  6,  i  soggetti

          pubblici  o  privati  comunicano   all’amministrazione   di

          appartenenza l’ammontare dei compensi erogati ai dipendenti

          pubblici.

                12. Le amministrazioni pubbliche che  conferiscono  o

          autorizzano incarichi, anche a titolo gratuito,  ai  propri

          dipendenti comunicano in via  telematica,  nel  termine  di

          quindici giorni, al Dipartimento  della  funzione  pubblica

          gli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi,

          con l’indicazione dell’oggetto dell’incarico e del compenso

          lordo, ove previsto.

                13. Le amministrazioni di appartenenza sono tenute  a

          comunicare tempestivamente al Dipartimento  della  funzione

          pubblica,  in  via  telematica,  per  ciascuno  dei  propri

          dipendenti e distintamente per ogni  incarico  conferito  o

          autorizzato,  i  compensi  da  esse  erogati  o  della  cui

          erogazione abbiano avuto comunicazione dai soggetti di  cui

          al comma 11.

                14. Al fine della  verifica  dell’applicazione  delle

          norme di cui all’articolo 1, commi 123 e 127,  della  legge

          23 dicembre 1996, n.  662,  e  successive  modificazioni  e

          integrazioni, le amministrazioni pubbliche  sono  tenute  a

          comunicare al Dipartimento della funzione pubblica, in  via

          telematica  ,  tempestivamente  e  comunque   nei   termini

          previsti dal decreto legislativo 14 marzo 2013,  n.  33,  i

          dati di cui agli articoli 15  e  18  del  medesimo  decreto

          legislativo n. 33 del 2013, relativi a tutti gli  incarichi

          conferiti   o   autorizzati   a   qualsiasi   titolo.    Le

          amministrazioni rendono noti,  mediante  inserimento  nelle

          proprie  banche  dati  accessibili  al  pubblico  per   via

          telematica, gli elenchi  dei  propri  consulenti  indicando

          l’oggetto, la durata e il  compenso  dell’incarico  nonche’

          l’attestazione dell’avvenuta verifica dell’insussistenza di

          situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. Le

          informazioni relative a consulenze e  incarichi  comunicate

          dalle  amministrazioni  al  Dipartimento   della   funzione

          pubblica, nonche’ le informazioni pubblicate  dalle  stesse

          nelle proprie banche dati accessibili al pubblico  per  via

          telematica ai sensi del presente articolo, sono trasmesse e

          pubblicate  in   tabelle   riassuntive   rese   liberamente

          scaricabili in un  formato  digitale  standard  aperto  che

          consenta  di  analizzare  e  rielaborare,  anche   a   fini

          statistici, i dati informatici. Entro  il  31  dicembre  di

          ciascun  anno  il  Dipartimento  della  funzione   pubblica

          trasmette   alla   Corte   dei   conti    l’elenco    delle

          amministrazioni  che  hanno   omesso   di   trasmettere   e

          pubblicare, in tutto o in parte, le informazioni di cui  al

          terzo  periodo  del  presente  comma  in  formato  digitale

          standard aperto. Entro il 31 dicembre di  ciascun  anno  il

          Dipartimento della funzione pubblica trasmette  alla  Corte

          dei conti l’elenco delle amministrazioni che  hanno  omesso

          di effettuare la comunicazione, avente ad oggetto  l’elenco

          dei collaboratori esterni e dei  soggetti  cui  sono  stati

          affidati incarichi di consulenza.

                15. Le amministrazioni che omettono  gli  adempimenti

          di cui ai commi da 11 a  14  non  possono  conferire  nuovi

          incarichi fino a quando non adempiono. I soggetti di cui al

          comma 9 che omettono le comunicazioni di cui  al  comma  11

          incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9.

                16. Il Dipartimento della funzione pubblica, entro il

          31 dicembre di ciascun anno, riferisce  al  Parlamento  sui

          dati raccolti, adotta le relative misure di  pubblicita’  e

          trasparenza e formula proposte per  il  contenimento  della

          spesa per gli incarichi  e  per  la  razionalizzazione  dei

          criteri di attribuzione degli incarichi stessi.

                16-bis. La Presidenza del Consiglio  dei  Ministri  –

          Dipartimento  della   funzione   pubblica   puo’   disporre

          verifiche del  rispetto  delle  disposizioni  del  presente

          articolo e dell’articolo 1,  commi  56  e  seguenti,  della

          legge  23  dicembre  1996,   n.   662,   per   il   tramite

          dell’Ispettorato per la  funzione  pubblica.  A  tale  fine

          quest’ultimo opera d’intesa  con  i  Servizi  ispettivi  di

          finanza pubblica del Dipartimento della Ragioneria generale

          dello Stato.

                16-ter. I dipendenti che, negli ultimi  tre  anni  di

          servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o  negoziali

          per  conto   delle   pubbliche   amministrazioni   di   cui

          all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni

          successivi  alla  cessazione  del  rapporto   di   pubblico

          impiego, attivita’  lavorativa  o  professionale  presso  i

          soggetti privati destinatari dell’attivita’ della  pubblica

          amministrazione svolta  attraverso  i  medesimi  poteri.  I

          contratti conclusi e gli incarichi conferiti in  violazione

          di quanto previsto dal presente  comma  sono  nulli  ed  e’

          fatto divieto ai soggetti privati che li hanno  conclusi  o

          conferiti di contrattare con le  pubbliche  amministrazioni

          per i successivi tre anni con obbligo di  restituzione  dei

          compensi  eventualmente  percepiti  e  accertati  ad   essi

          riferiti.»

Art. 9 – Prevedibilita’ minima del lavoro

1. Qualora con riferimento alla tipologia del  rapporto  di  lavoro

l’organizzazione  del  lavoro  sia  interamente  o  in   gran   parte

imprevedibile, il datore di lavoro non puo’ imporre al lavoratore  di

svolgere l’attivita’ lavorativa,  salvo  che  ricorrano  entrambe  le

seguenti condizioni:

    a) il  lavoro  si  svolga  entro  ore  e  giorni  di  riferimento

predeterminati ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera p),  numero

2), del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152,  come  modificato

dal presente decreto;

    b)  il  lavoratore  sia  informato  dal  suo  datore  di   lavoro

sull’incarico o  la  prestazione  da  eseguire,  con  il  ragionevole

periodo di preavviso di cui all’articolo  1,  comma  1,  lettera  p),

numero 3) del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152.

  2. Il lavoratore, in carenza di una o entrambe le condizioni di cui

al comma 1, ha il diritto di rifiutare di  assumere  un  incarico  di

lavoro o di rendere la prestazione, senza  subire  alcun  pregiudizio

anche di natura disciplinare.

  3. Il datore  di  lavoro  che  abbia  stabilito,  conformemente  ai

criteri  individuati  dai  contratti  collettivi,  anche   aziendali,

stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente

piu’ rappresentative sul piano nazionale, il numero delle ore  minime

retribuite garantite deve informare il lavoratore:

    a) del numero delle  ore  minime  retribuite  garantite  su  base

settimanale, nella misura indicata dai  contratti  collettivi,  anche

aziendali,  stipulati  dalle  organizzazioni  sindacali  e  datoriali

comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale;

    b)  delle  maggiorazioni  retributive,  in   misura   percentuale

rispetto alla retribuzione oraria base, spettanti per le ore lavorate

in aggiunta alle ore minime retribuite garantite.

  4. Qualora, nell’ambito dei rapporti di lavoro di cui al  comma  1,

il datore di lavoro revochi un incarico o una prestazione  di  lavoro

precedentemente  programmati,  senza  un   ragionevole   periodo   di

preavviso, e’ tenuto a  riconoscere  al  lavoratore  la  retribuzione

inizialmente prevista  per  la  prestazione  pattuita  dal  contratto

collettivo, ove applicabile o, in mancanza, una  somma  a  titolo  di

compensazione per la mancata esecuzione dell’attivita’ lavorativa, la

cui misura non puo’ essere in ogni caso inferiore al 50 per cento del

compenso inizialmente pattuito per la prestazione annullata.

  5. Le disposizioni  del  presente  articolo  non  si  applicano  ai

lavoratori marittimi e ai lavoratori del settore della pesca.

  6. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  anche

al committente nell’ambito dei rapporti di lavoro di cui all’articolo

409, n. 3, del codice di procedura civile e di  cui  all’articolo  2,

comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.

          Note all’art. 9:

              – Per il testo dell’articolo 409, n. 3, del  codice  di

          procedura civile, si veda nelle note all’articolo 1.

              – Per il testo dell’articolo 2, comma  1,  del  decreto

          legislativo 15 giugno  2015,  n.  81  si  veda  nelle  note

          all’articolo 1.

Art. 10 – Transizione a forme di lavoro piu’ prevedibili, sicure e stabili

1. Ferme restando le disposizioni  piu’  favorevoli  gia’  previste

dalla  legislazione  vigente,  il  lavoratore  che   abbia   maturato

un’anzianita’ di lavoro di almeno sei mesi presso lo stesso datore di

lavoro o committente e che abbia completato  l’eventuale  periodo  di

prova, puo’ chiedere che gli venga riconosciuta una forma  di  lavoro

con condizioni piu’ prevedibili, sicure e stabili, se disponibile.

  2.  Il  lavoratore  che  abbia  ricevuto  risposta  negativa   puo’

presentare una nuova richiesta dopo che siano  trascorsi  almeno  sei

mesi dalla precedente.

  3. La  facolta’  di  cui  al  comma  1  puo’  essere  esercitata  a

condizione che  il  lavoratore  manifesti  per  iscritto  la  propria

volonta’ al datore di lavoro o al committente.

  4. Entro un mese dalla richiesta del lavoratore il datore di lavoro

o il committente forniscono risposta scritta  motivata.  In  caso  di

richiesta reiterata da parte del lavoratore di analogo contenuto,  le

persone fisiche in qualita’ di datori di  lavoro  o  le  imprese  che

occupano fino a cinquanta  dipendenti  possono  rispondere  in  forma

orale  qualora  la  motivazione  della  risposta  rimanga   invariata

rispetto alla precedente.

  5.  Le  previsioni  del  presente  articolo  non  si  applicano  ai

lavoratori  alle  dipendenze  delle  pubbliche  amministrazioni,   ai

lavoratori marittimi e del  settore  della  pesca  ed  ai  lavoratori

domestici.

Art. 11 – Formazione obbligatoria

1. Quando il datore di lavoro  e’  tenuto,  secondo  previsioni  di

legge  o  di  contratto  individuale  o  collettivo,  a  erogare   ai

lavoratori una formazione per lo svolgimento del lavoro per cui  sono

impiegati, tale formazione, da  garantire  gratuitamente  a  tutti  i

lavoratori, va considerata come orario di lavoro  e,  ove  possibile,

deve svolgersi durante lo stesso.

  2.  L’obbligo  di  cui  al  comma  1  non  riguarda  la  formazione

professionale o la formazione necessaria al lavoratore per  ottenere,

mantenere o rinnovare  una  qualifica  professionale,  salvo  che  il

datore di lavoro non sia tenuto a fornirla  secondo  la  legge  o  la

contrattazione collettiva.

  3. Restano ferme le disposizioni di cui agli articoli 36 e  37  del

decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

          Note all’art. 11:

              – Si riporta il  testo  degli  articoli  36  e  37  del

          decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81:

                «Art. 36 (Informazione ai lavoratori). – 1. Il datore

          di lavoro provvede affinche’ ciascun lavoratore riceva  una

          adeguata informazione:

                  a) sui rischi per la salute e sicurezza sul  lavoro

          connessi alla attivita’ della impresa in generale;

                  b)  sulle  procedure  che   riguardano   il   primo

          soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di

          lavoro;

                  c) sui  nominativi  dei  lavoratori  incaricati  di

          applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46;

                  d) sui nominativi del responsabile e degli  addetti

          del servizio di  prevenzione  e  protezione  e  del  medico

          competente.

                2. Il datore di lavoro  provvede  altresi’  affinche’

          ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:

                  a) sui rischi specifici cui e’ esposto in relazione

          all’attivita’  svolta,  le  normative  di  sicurezza  e  le

          disposizioni aziendali in materia;

                  b) sui pericoli connessi all’uso delle  sostanze  e

          delle miscele pericolose sulla base delle schede  dei  dati

          di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme

          di buona tecnica;

                  c) sulle misure e  le  attivita’  di  protezione  e

          prevenzione adottate.

                3. Il datore di lavoro fornisce  le  informazioni  di

          cui al comma 1, lettera a), e al comma 2, lettere a), b)  e

          c), anche ai lavoratori di cui all’articolo 3, comma 9.

                4.  Il  contenuto  della  informazione  deve   essere

          facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire

          loro  di  acquisire  le   relative   conoscenze.   Ove   la

          informazione riguardi lavoratori  immigrati,  essa  avviene

          previa verifica della comprensione della lingua  utilizzata

          nel percorso informativo.»

                «Art.  37  (Formazione  dei  lavoratori  e  dei  loro

          rappresentanti). – 1. Il  datore  di  lavoro  assicura  che

          ciascun lavoratore riceva  una  formazione  sufficiente  ed

          adeguata in materia di salute e sicurezza,  anche  rispetto

          alle conoscenze linguistiche, con  particolare  riferimento

          a:

                  a)  concetti  di   rischio,   danno,   prevenzione,

          protezione,  organizzazione  della  prevenzione  aziendale,

          diritti e doveri dei vari  soggetti  aziendali,  organi  di

          vigilanza, controllo, assistenza;

                  b) rischi riferiti alle  mansioni  e  ai  possibili

          danni e alle conseguenti misure e procedure di  prevenzione

          e protezione  caratteristici  del  settore  o  comparto  di

          appartenenza dell’azienda.

                2. La durata, i contenuti minimi e le modalita’ della

          formazione di cui al comma 1 sono definiti mediante accordo

          in sede di Conferenza permanente  per  i  rapporti  tra  lo

          Stato, le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di

          Bolzano adottato, previa consultazione delle parti sociali,

          entro il termine di dodici mesi dalla data  di  entrata  in

          vigore del presente decreto legislativo. Entro il 30 giugno

          2022, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,

          le regioni e le province autonome di Trento  e  di  Bolzano

          adotta un accordo nel quale provvede all’accorpamento, alla

          rivisitazione e alla modifica degli accordi  attuativi  del

          presente decreto in  materia  di  formazione,  in  modo  da

          garantire:

                  a) l’individuazione  della  durata,  dei  contenuti

          minimi e delle modalita’ della  formazione  obbligatoria  a

          carico del datore di lavoro;

                  b) l’individuazione delle modalita’ della  verifica

          finale di apprendimento  obbligatoria  per  i  discenti  di

          tutti i percorsi formativi e di  aggiornamento  obbligatori

          in materia  di  salute  e  sicurezza  sul  lavoro  e  delle

          modalita’ delle verifiche  di  efficacia  della  formazione

          durante lo svolgimento della prestazione lavorativa.

                3.  Il  datore  di  lavoro  assicura,  altresi’,  che

          ciascun lavoratore riceva  una  formazione  sufficiente  ed

          adeguata in merito ai rischi specifici di cui ai titoli del

          presente  decreto  successivi  al  I.  Ferme  restando   le

          disposizioni gia’ in vigore in materia,  la  formazione  di

          cui al periodo che precede e’ definita  mediante  l’accordo

          di cui al comma 2.

                4. La formazione  e,  ove  previsto,  l’addestramento

          specifico devono avvenire in occasione:

                  a) della costituzione  del  rapporto  di  lavoro  o

          dell’inizio  dell’utilizzazione  qualora   si   tratti   di

          somministrazione di lavoro;

                  b) del trasferimento o cambiamento di mansioni;

                  c) della  introduzione  di  nuove  attrezzature  di

          lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze  e  miscele

          pericolose .

                5.  L’addestramento  viene  effettuato   da   persona

          esperta e sul luogo  di  lavoro.  L’addestramento  consiste

          nella prova pratica, per l’uso corretto e in  sicurezza  di

          attrezzature, macchine,  impianti,  sostanze,  dispositivi,

          anche di protezione individuale; l’addestramento  consiste,

          inoltre, nell’esercitazione applicata, per le procedure  di

          lavoro  in  sicurezza.  Gli  interventi  di   addestramento

          effettuati devono essere  tracciati  in  apposito  registro

          anche informatizzato.

                6.  La  formazione  dei   lavoratori   e   dei   loro

          rappresentanti  deve  essere  periodicamente  ripetuta   in

          relazione all’evoluzione dei  rischi  o  all’insorgenza  di

          nuovi rischi.

                7. Il datore di lavoro,  i  dirigenti  e  i  preposti

          ricevono  un’adeguata   e   specifica   formazione   e   un

          aggiornamento periodico in relazione ai propri  compiti  in

          materia di salute e sicurezza sul  lavoro,  secondo  quanto

          previsto dall’accordo di cui al comma 2, secondo periodo.

                7-bis. La formazione di cui al comma  7  puo’  essere

          effettuata anche presso gli  organismi  paritetici  di  cui

          all’articolo 51 o le scuole edili, ove esistenti, o  presso

          le associazioni  sindacali  dei  datori  di  lavoro  o  dei

          lavoratori.

                7-ter. Per assicurare l’adeguatezza e la specificita’

          della  formazione  nonche’  l’aggiornamento  periodico  dei

          preposti ai  sensi  del  comma  7,  le  relative  attivita’

          formative devono essere svolte interamente con modalita’ in

          presenza  e  devono  essere  ripetute  con  cadenza  almeno

          biennale e comunque ogni qualvolta sia reso  necessario  in

          ragione dell’evoluzione  dei  rischi  o  all’insorgenza  di

          nuovi rischi.

                8. I  soggetti  di  cui  all’articolo  21,  comma  1,

          possono  avvalersi  dei  percorsi  formativi  appositamente

          definiti, tramite l’accordo di cui al comma 2, in  sede  di

          Conferenza permanente per  i  rapporti  tra  lo  Stato,  le

          regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

                9.  I   lavoratori   incaricati   dell’attivita’   di

          prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei

          luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di

          salvataggio, di primo soccorso  e,  comunque,  di  gestione

          dell’emergenza  devono  ricevere  un’adeguata  e  specifica

          formazione  e  un  aggiornamento   periodico;   in   attesa

          dell’emanazione  delle  disposizioni  di  cui  al  comma  3

          dell’articolo 46,  continuano  a  trovare  applicazione  le

          disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’interno in

          data 10 marzo  1998,  pubblicato  nel  S.O.  alla  Gazzetta

          Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998, attuativo  dell’articolo

          13 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626.

                10. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

          ha diritto ad una  formazione  particolare  in  materia  di

          salute e sicurezza concernente i rischi specifici esistenti

          negli ambiti in cui  esercita  la  propria  rappresentanza,

          tale da assicurargli adeguate competenze  sulle  principali

          tecniche di controllo e prevenzione dei rischi stessi.

                11. Le modalita’, la durata e i  contenuti  specifici

          della formazione del rappresentante dei lavoratori  per  la

          sicurezza  sono  stabiliti  in   sede   di   contrattazione

          collettiva nazionale, nel rispetto dei  seguenti  contenuti

          minimi: a) principi giuridici comunitari  e  nazionali;  b)

          legislazione generale e speciale in  materia  di  salute  e

          sicurezza sul lavoro; c) principali soggetti coinvolti e  i

          relativi obblighi;  d)  definizione  e  individuazione  dei

          fattori  di  rischio;  e)  valutazione   dei   rischi;   f)

          individuazione  delle  misure  tecniche,  organizzative   e

          procedurali  di  prevenzione  e  protezione;   g)   aspetti

          normativi dell’attivita’ di rappresentanza dei  lavoratori;

          h) nozioni di tecnica della comunicazione. La durata minima

          dei corsi e’ di 32 ore  iniziali,  di  cui  12  sui  rischi

          specifici presenti in azienda e le  conseguenti  misure  di

          prevenzione  e  protezione  adottate,   con   verifica   di

          apprendimento.  La  contrattazione   collettiva   nazionale

          disciplina  le  modalita’  dell’obbligo  di   aggiornamento

          periodico, la cui durata non puo’ essere inferiore a 4  ore

          annue per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori e

          a 8 ore annue per  le  imprese  che  occupano  piu’  di  50

          lavoratori.

                12. La formazione dei lavoratori e  quella  dei  loro

          rappresentanti deve avvenire,  in  collaborazione  con  gli

          organismi  paritetici,  ove  presenti  nel  settore  e  nel

          territorio in cui  si  svolge  l’attivita’  del  datore  di

          lavoro, durante l’orario di lavoro e  non  puo’  comportare

          oneri economici a carico dei lavoratori.

                13.  Il  contenuto  della  formazione   deve   essere

          facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire

          loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie  in

          materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ove la formazione

          riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica

          della comprensione  e  conoscenza  della  lingua  veicolare

          utilizzata nel percorso formativo.

                14.  Le  competenze   acquisite   a   seguito   dello

          svolgimento  delle  attivita’  di  formazione  di  cui   al

          presente decreto sono registrate nel libretto formativo del

          cittadino di cui all’articolo 2, comma 1, lettera  i),  del

          decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive

          modificazioni,  se  concretamente  disponibile  in   quanto

          attivato  nel  rispetto  delle  vigenti  disposizioni.   Il

          contenuto del libretto formativo e’ considerato dal  datore

          di lavoro ai fini della programmazione della  formazione  e

          di esso gli organi di vigilanza tengono conto ai fini della

          verifica degli obblighi di cui al presente decreto.

                14-bis.  In   tutti   i   casi   di   formazione   ed

          aggiornamento, previsti dal  presente  decreto  legislativo

          per dirigenti, preposti, lavoratori  e  rappresentanti  dei

          lavoratori per la sicurezza in cui i contenuti dei percorsi

          formativi  si  sovrappongano,  in  tutto  o  in  parte,  e’

          riconosciuto il credito formativo per la  durata  e  per  i

          contenuti    della    formazione    e    dell’aggiornamento

          corrispondenti erogati. Le modalita’ di riconoscimento  del

          credito formativo e  i  modelli  per  mezzo  dei  quali  e’

          documentata l’avvenuta formazione  sono  individuati  dalla

          Conferenza permanente per  i  rapporti  tra  lo  Stato,  le

          regioni e le province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,

          sentita  la  Commissione  consultiva  permanente   di   cui

          all’articolo 6. Gli istituti di istruzione  e  universitari

          provvedono  a  rilasciare  agli   allievi   equiparati   ai

          lavoratori, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera  a),

          e dell’articolo 37, comma 1, lettere a) e b), del  presente

          decreto, gli attestati di avvenuta formazione sulla  salute

          e sicurezza sul lavoro.»

Capo IV – Misure di tutela

Art. 12 – Meccanismi di risoluzione rapida e diritto di ricorso

1. Ferma restando la facolta’ di adire  l’autorita’  giudiziaria  e

amministrativa e salvo specifiche procedure  previste  dai  contratti

collettivi di lavoro di cui all’articolo 51 del  decreto  legislativo

15 giugno 2015, n. 81, in caso di violazioni dei diritti previsti dal

presente decreto e dal decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152,  i

lavoratori, compresi coloro il cui rapporto  di  lavoro  e’  cessato,

possono promuovere  il  tentativo  di  conciliazione  previsto  dagli

articoli 410 e 411 del codice di procedura civile,  ovvero  ricorrere

al collegio di conciliazione ed arbitrato di cui agli articoli 412  e

412-quater del codice di procedura  civile.  E’  possibile,  inoltre,

rivolgersi alle camere arbitrali previste dall’articolo 31, comma 12,

della legge 4 novembre 2010, n. 183.

          Note all’art. 12:

              –  Si  riporta  il  testo   dell’art.51   del   decreto

          legislativo 15 giugno 2015, n. 81:

                «Art. 51 (Norme di rinvio ai contratti collettivi). –

          1. Salvo diversa previsione, ai fini del presente  decreto,

          per  contratti  collettivi   si   intendono   i   contratti

          collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da

          associazioni      sindacali      comparativamente      piu’

          rappresentative  sul  piano   nazionale   e   i   contratti

          collettivi aziendali stipulati  dalle  loro  rappresentanze

          sindacali aziendali ovvero dalla  rappresentanza  sindacale

          unitaria.»

              – Si riporta il testo degli articoli 410 e 411,  412  e

          412-quater del codice di procedura civile:

                «Art. 410 (Tentativo di conciliazione). – Chi intende

          proporre in  giudizio  una  domanda  relativa  ai  rapporti

          previsti dall’articolo 409 puo’ promuovere,  anche  tramite

          l’associazione sindacale alla quale aderisce  o  conferisce

          mandato, un previo tentativo  di  conciliazione  presso  la

          commissione di conciliazione individuata secondo i  criteri

          di cui all’articolo 413.

                La comunicazione della richiesta di espletamento  del

          tentativo di conciliazione  interrompe  la  prescrizione  e

          sospende, per la durata del tentativo  di  conciliazione  e

          per i venti giorni  successivi  alla  sua  conclusione,  il

          decorso di ogni termine di decadenza.

                Le commissioni di conciliazione sono istituite presso

          la Direzione provinciale  del  lavoro.  La  commissione  e’

          composta dal direttore dell’ufficio  stesso  o  da  un  suo

          delegato o da un magistrato collocato a riposo, in qualita’

          di presidente, da quattro  rappresentanti  effettivi  e  da

          quattro  supplenti  dei  datori  di  lavoro  e  da  quattro

          rappresentanti  effettivi  e  da  quattro   supplenti   dei

          lavoratori,  designati  dalle   rispettive   organizzazioni

          sindacali   maggiormente    rappresentative    a    livello

          territoriale.

                Le commissioni, quando se ne ravvisi  la  necessita’,

          affidano  il   tentativo   di   conciliazione   a   proprie

          sottocommissioni, presiedute dal direttore della  Direzione

          provinciale  del  lavoro  o  da  un   suo   delegato,   che

          rispecchino la composizione prevista dal  terzo  comma.  In

          ogni caso per la validita’ della riunione e’ necessaria  la

          presenza del Presidente e di almeno un  rappresentante  dei

          datori di lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori.

                La  richiesta   del   tentativo   di   conciliazione,

          sottoscritta dall’istante, e’ consegnata o spedita mediante

          raccomandata  con  avviso  di  ricevimento.   Copia   della

          richiesta  del  tentativo  di  conciliazione  deve   essere

          consegnata o  spedita  con  raccomandata  con  ricevuta  di

          ritorno a cura della stessa parte istante alla controparte.

                La richiesta deve precisare:

                  1) nome, cognome e  residenza  dell’istante  e  del

          convenuto; se l’istante o il  convenuto  sono  una  persona

          giuridica, un’associazione non riconosciuta o un  comitato,

          l’istanza deve indicare la denominazione o la ditta nonche’

          la sede;

                  2) il luogo dove e’ sorto il rapporto  ovvero  dove

          si trova l’azienda o sua dipendenza alla quale  e’  addetto

          il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua  opera

          al momento della fine del rapporto;

                  3) il luogo dove devono  essere  fatte  alla  parte

          istante le comunicazioni inerenti alla procedura;

                  4) l’esposizione dei fatti e delle ragioni posti  a

          fondamento della pretesa.

                Se la controparte intende accettare la  procedura  di

          conciliazione,   deposita   presso   la   commissione    di

          conciliazione, entro venti  giorni  dal  ricevimento  della

          copia della richiesta, una memoria contenente le  difese  e

          le eccezioni in fatto e in diritto,  nonche’  le  eventuali

          domande in  via  riconvenzionale.  Ove  cio’  non  avvenga,

          ciascuna  delle  parti  e’  libera  di  adire   l’autorita’

          giudiziaria. Entro i dieci giorni successivi  al  deposito,

          la commissione fissa la comparizione  delle  parti  per  il

          tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro  i

          successivi  trenta  giorni.  Dinanzi  alla  commissione  il

          lavoratore puo’ farsi assistere anche da  un’organizzazione

          cui aderisce o conferisce mandato.

                La  conciliazione  della  lite  da   parte   di   chi

          rappresenta la  pubblica  amministrazione,  anche  in  sede

          giudiziale ai sensi dell’articolo 420, commi primo, secondo

          e terzo, non puo’ dar luogo a responsabilita’, salvi i casi

          di dolo e colpa grave.»

                «Art. 411 (Processo verbale di conciliazione).  –  Se

          la  conciliazione  esperita  ai  sensi  dell’articolo   410

          riesce, anche limitatamente ad  una  parte  della  domanda,

          viene redatto separato processo verbale sottoscritto  dalle

          parti e dai componenti della commissione di  conciliazione.

          Il giudice, su istanza della parte interessata, lo dichiara

          esecutivo con decreto.

                Se non  si  raggiunge  l’accordo  tra  le  parti,  la

          commissione di conciliazione deve  formulare  una  proposta

          per  la  bonaria  definizione  della  controversia.  Se  la

          proposta non e’ accettata, i termini di essa sono riassunti

          nel verbale  con  indicazione  delle  valutazioni  espresse

          dalle parti.  Delle  risultanze  della  proposta  formulata

          dalla  commissione   e   non   accettata   senza   adeguata

          motivazione il giudice tiene conto in sede di giudizio.

                Ove il tentativo di conciliazione sia stato richiesto

          dalle parti, al ricorso depositato ai  sensi  dell’articolo

          415  devono  essere  allegati  i  verbali  e   le   memorie

          concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito.  Se

          il  tentativo  di  conciliazione  si  e’  svolto  in   sede

          sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di  cui

          all’articolo  410.  Il   processo   verbale   di   avvenuta

          conciliazione e’ depositato presso la Direzione provinciale

          del lavoro a cura di una delle parti o per  il  tramite  di

          un’associazione sindacale. Il direttore, o un suo delegato,

          accertatane l’autenticita’, provvede  a  depositarlo  nella

          cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione e’ stato

          redatto. Il giudice, su istanza  della  parte  interessata,

          accertata   la   regolarita’   formale   del   verbale   di

          conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.»

                «Art. 412 (Risoluzione arbitrale della controversia).

          – In qualunque fase del tentativo di  conciliazione,  o  al

          suo termine in caso di mancata riuscita, le  parti  possono

          indicare  la  soluzione,  anche   parziale,   sulla   quale

          concordano, riconoscendo, quando e’ possibile,  il  credito

          che spetta al  lavoratore,  e  possono  accordarsi  per  la

          risoluzione  della  lite,  affidando  alla  commissione  di

          conciliazione il mandato a risolvere in  via  arbitrale  la

          controversia.

                Nel conferire il mandato per la risoluzione arbitrale

          della controversia, le parti devono indicare:

                  1) il termine per l’emanazione del  lodo,  che  non

          puo’ comunque superare i sessanta giorni  dal  conferimento

          del mandato, spirato il quale  l’incarico  deve  intendersi

          revocato;

                  2) le norme invocate dalle parti a  sostegno  delle

          loro pretese e l’eventuale richiesta  di  decidere  secondo

          equita’,    nel    rispetto    dei    principi     generali

          dell’ordinamento e dei principi regolatori  della  materia,

          anche derivanti da obblighi comunitari.

                Il  lodo  emanato   a   conclusione   dell’arbitrato,

          sottoscritto dagli arbitri e autenticato,  produce  tra  le

          parti gli effetti di cui all’articolo 1372  e  all’articolo

          2113, quarto comma, del codice civile.

                Il  lodo  e’  impugnabile  ai   sensi   dell’articolo

          808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la  validita’

          del  lodo  arbitrale  irrituale,  ai  sensi   dell’articolo

          808-ter, decide in unico grado il tribunale, in funzione di

          giudice del lavoro, nella cui  circoscrizione  e’  la  sede

          dell’arbitrato. Il ricorso e’ depositato entro  il  termine

          di trenta giorni dalla notificazione del lodo. Decorso tale

          termine, o  se  le  parti  hanno  comunque  dichiarato  per

          iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se  il

          ricorso  e’  stato  respinto  dal  tribunale,  il  lodo  e’

          depositato  nella  cancelleria  del  tribunale  nella   cui

          circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato.  Il  giudice,  su

          istanza della parte interessata, accertata  la  regolarita’

          formale del  lodo  arbitrale,  lo  dichiara  esecutivo  con

          decreto.»

                «Art. 412-quater (Altre modalita’ di conciliazione  e

          arbitrato). – Ferma restando la facolta’ di ciascuna  delle

          parti di adire l’autorita’ giudiziaria e di avvalersi delle

          procedure di conciliazione e di  arbitrato  previste  dalla

          legge, le controversie  di  cui  all’articolo  409  possono

          essere   altresi’   proposte   innanzi   al   collegio   di

          conciliazione  e  arbitrato  irrituale  costituito  secondo

          quanto previsto dai commi seguenti.

                Il collegio di conciliazione e arbitrato e’  composto

          da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un  terzo

          membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo

          dagli arbitri di parte tra  i  professori  universitari  di

          materie giuridiche e gli  avvocati  ammessi  al  patrocinio

          davanti alla Corte di cassazione.

                La  parte  che  intenda  ricorrere  al  collegio   di

          conciliazione e arbitrato deve notificare  all’altra  parte

          un  ricorso  sottoscritto,  salvo  che  si  tratti  di  una

          pubblica  amministrazione,  personalmente  o  da   un   suo

          rappresentante al quale abbia conferito mandato e presso il

          quale deve eleggere il domicilio. Il ricorso deve contenere

          la nomina dell’arbitro di parte e indicare l’oggetto  della

          domanda, le ragioni di fatto e di diritto  sulle  quali  si

          fonda la domanda stessa, i mezzi di prova e il valore della

          controversia entro il quale si intende limitare la domanda.

          Il  ricorso  deve  contenere  il  riferimento  alle   norme

          invocate dal ricorrente a  sostegno  della  sua  pretesa  e

          l’eventuale richiesta  di  decidere  secondo  equita’,  nel

          rispetto  dei  principi  generali  dell’ordinamento  e  dei

          principi  regolatori  della  materia,  anche  derivanti  da

          obblighi comunitari.

                Se la parte convenuta intende accettare la  procedura

          di conciliazione e arbitrato nomina il proprio  arbitro  di

          parte, il quale entro  trenta  giorni  dalla  notifica  del

          ricorso procede, ove possibile, concordemente  con  l’altro

          arbitro, alla  scelta  del  presidente  e  della  sede  del

          collegio. Ove cio’ non avvenga, la parte che ha  presentato

          ricorso  puo’  chiedere  che  la  nomina  sia   fatta   dal

          presidente del tribunale nel cui  circondario  e’  la  sede

          dell’arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la

          sede, il ricorso e’ presentato al presidente del  tribunale

          del luogo in cui e’ sorto il rapporto di lavoro  o  ove  si

          trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale e’  addetto

          il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua  opera

          al momento della fine del rapporto.

                In caso di scelta concorde del terzo arbitro e  della

          sede del collegio, la parte convenuta, entro trenta  giorni

          da tale scelta, deve depositare presso la sede del collegio

          una memoria difensiva sottoscritta, salvo che si tratti  di

          una pubblica amministrazione,  da  un  avvocato  cui  abbia

          conferito mandato  e  presso  il  quale  deve  eleggere  il

          domicilio.  La  memoria  deve  contenere  le  difese  e  le

          eccezioni in fatto e in diritto, le  eventuali  domande  in

          via riconvenzionale e l’indicazione dei mezzi di prova.

                Entro  dieci  giorni  dal  deposito   della   memoria

          difensiva il ricorrente puo’ depositare presso la sede  del

          collegio  una  memoria  di  replica  senza  modificare   il

          contenuto del  ricorso.  Nei  successivi  dieci  giorni  il

          convenuto puo’ depositare presso la sede del  collegio  una

          controreplica senza modificare il contenuto  della  memoria

          difensiva.

                Il collegio fissa il giorno dell’udienza,  da  tenere

          entro trenta giorni  dalla  scadenza  del  termine  per  la

          controreplica del  convenuto,  dandone  comunicazione  alle

          parti, nel domicilio eletto, almeno dieci giorni prima.

                All’udienza il collegio  esperisce  il  tentativo  di

          conciliazione. Se la conciliazione riesce, si applicano  le

          disposizioni dell’articolo 411, commi primo e terzo.

                Se la conciliazione non riesce, il collegio provvede,

          ove occorra, a  interrogare  le  parti  e  ad  ammettere  e

          assumere  le   prove,   altrimenti   invita   all’immediata

          discussione orale. Nel caso di ammissione delle  prove,  il

          collegio puo’ rinviare ad altra  udienza,  a  non  piu’  di

          dieci giorni di distanza, l’assunzione delle  stesse  e  la

          discussione orale.

                La  controversia  e’  decisa,  entro   venti   giorni

          dall’udienza di discussione,  mediante  un  lodo.  Il  lodo

          emanato a conclusione  dell’arbitrato,  sottoscritto  dagli

          arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti  di

          cui agli articoli 1372 e 2113,  quarto  comma,  del  codice

          civile. Il  lodo  e’  impugnabile  ai  sensi  dell’articolo

          808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la  validita’

          del  lodo  arbitrale  irrituale,  ai  sensi   dell’articolo

          808-ter, decide in unico grado il tribunale, in funzione di

          giudice del lavoro, nella cui  circoscrizione  e’  la  sede

          dell’arbitrato. Il ricorso e’ depositato entro  il  termine

          di trenta giorni dalla notificazione del lodo. Decorso tale

          termine, o  se  le  parti  hanno  comunque  dichiarato  per

          iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se  il

          ricorso  e’  stato  respinto  dal  tribunale,  il  lodo  e’

          depositato  nella  cancelleria  del  tribunale  nella   cui

          circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato.  Il  giudice,  su

          istanza della parte interessata, accertata  la  regolarita’

          formale del  lodo  arbitrale,  lo  dichiara  esecutivo  con

          decreto.

                Il compenso del presidente del collegio e’ fissato in

          misura pari al 2 per cento del  valore  della  controversia

          dichiarato nel ricorso ed e’ versato dalle parti, per meta’

          ciascuna, presso la  sede  del  collegio  mediante  assegni

          circolari intestati  al  presidente  almeno  cinque  giorni

          prima dell’udienza. Ciascuna parte  provvede  a  compensare

          l’arbitro da essa nominato. Le spese legali e quelle per il

          compenso del presidente e  dell’arbitro  di  parte,  queste

          ultime nella misura dell’1 per cento  del  suddetto  valore

          della controversia, sono liquidate nel lodo ai sensi  degli

          articoli 91, primo comma, e 92.

                I contratti collettivi nazionali di categoria possono

          istituire un fondo per  il  rimborso  al  lavoratore  delle

          spese per il compenso del presidente  del  collegio  e  del

          proprio arbitro di parte.»

              – Si riporta il comma 12 dell’articolo 31 della legge 4

          novembre 2010, n. 183:

                «12. Gli organi di certificazione di cui all’articolo

          76 del decreto legislativo 10 settembre  2003,  n.  276,  e

          successive   modificazioni,   possono   istituire    camere

          arbitrali  per  la  definizione,  ai  sensi   dell’articolo

          808-ter del codice di procedura civile, delle  controversie

          nelle materie di cui all’articolo 409 del medesimo codice e

          all’articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30  marzo

          2001, n. 165. Le commissioni di cui al citato  articolo  76

          del decreto legislativo  n.  276  del  2003,  e  successive

          modificazioni, possono concludere convenzioni con le  quali

          prevedano la costituzione di camere arbitrali unitarie.  Si

          applica, in quanto compatibile, l’articolo 412, commi terzo

          e quarto, del codice di procedura civile.»

Art. 13 – Protezione da trattamento o conseguenze sfavorevoli

1. L’adozione  di  comportamenti  di  carattere  ritorsivo  o  che,

comunque,  determinano  effetti   sfavorevoli   nei   confronti   dei

lavoratori o  dei  loro  rappresentanti  che  abbiano  presentato  un

reclamo al datore di lavoro o che abbiano promosso  un  procedimento,

anche non giudiziario, al fine di garantire il rispetto  dei  diritti

di cui al presente decreto e di cui al decreto legislativo 26  maggio

1997, n. 152, ferma ogni conseguenza prevista dalla  legge  derivante

dall’invalidita’ dell’atto, comporta, salvo che il fatto  costituisca

reato,  l’applicazione   della   sanzione   amministrativa   prevista

dall’articolo 41, comma 2, del decreto legislativo 11 aprile 2006  n.

198.

  2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, i lavoratori possono rivolgersi

all’Ispettorato Nazionale del Lavoro che applica la sanzione.

  3.  La  denuncia  puo’   essere   presentata   dall’interessato   o

dall’organizzazione sindacale delegata dal medesimo.

          Note all’art. 13:

              – Si riporta il comma 2 dell’articolo  41  del  decreto

          legislativo 11 aprile 2006 n. 198:

              «2. L’inosservanza delle disposizioni  contenute  negli

          articoli 27, commi 1, 2 e 3, 28, 29, 30, commi 1, 2, 3 e 4,

          e’ punita con l’ammenda da 250 euro a 1500 euro.»

Art. 14 – Protezione  contro  il  licenziamento  o  contro   il   recesso   del

          committente e onere della prova

1. Sono vietati il licenziamento e  i  trattamenti  pregiudizievoli

del lavoratore conseguenti all’esercizio  dei  diritti  previsti  dal

presente decreto e dal decreto legislativo 26 maggio  1997,  n.  152,

come modificato dal presente decreto.

  2. Fatta salva la disciplina di cui all’articolo 2 della  legge  15

luglio 1966, n. 604, i lavoratori estromessi dal rapporto o  comunque

destinatari di misure equivalenti al licenziamento adottate nei  loro

confronti dal  datore  di  lavoro  o  dal  committente  possono  fare

espressa richiesta al medesimo dei motivi delle misure  adottate.  Il

datore di lavoro o il committente fornisce, per iscritto, tali motivi

entro sette giorni dall’istanza.

  3. Fatto salvo quanto  previsto  dall’articolo  5  della  legge  15

luglio  1966,  n.  604,  qualora   il   lavoratore   faccia   ricorso

all’autorita’ giudiziaria competente, lamentando  la  violazione  del

comma 1, incombe sul datore di lavoro o sul  committente  l’onere  di

provare che i motivi addotti a fondamento del licenziamento  o  degli

altri provvedimenti equivalenti adottati a carico del lavoratore  non

siano riconducibili a quelli di cui al comma 1.

          Note all’art. 14:

              – Si riporta il testo degli articoli 2 e 5 della  legge

          15 luglio 1966, n. 604:

                «Art.2. 1. Il datore di lavoro,  imprenditore  o  non

          imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento

          al prestatore di lavoro.

                2. La comunicazione del licenziamento deve  contenere

          la specificazione dei motivi che lo hanno determinato.

                3. Il licenziamento intimato senza l’osservanza delle

          disposizioni di cui ai commi 1 e 2 e’ inefficace.

                4. Le disposizioni  di  cui  al  comma  1  e  di  cui

          all’articolo 9 si applicano anche ai dirigenti.»

                «Art. 5. L’onere della prova della sussistenza  della

          giusta causa o del  giustificato  motivo  di  licenziamento

          spetta al datore di lavoro.»

Art. 15 – Regime di tutela per il personale  di  cui  all’art.  3  del  decreto

          legislativo 30 marzo 2001, n.165

1. Per i rapporti di lavoro  di  cui  all’articolo  3  del  decreto

legislativo  30   marzo   2001,   n.   165,   trovano   applicazione,

relativamente alle misure di tutela  di  cui  al  presente  Capo,  le

disposizioni dei rispettivi ordinamenti di settore.

          Note all’art. 15:

              – Per il testo dell’articolo 3 del decreto  legislativo

          30 marzo 2001, n. 165 si veda nelle note all’articolo 1.

Art. 16 – Disposizioni transitorie

1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano a  tutti

i rapporti di lavoro gia’ instaurati alla data del 1° agosto 2022.

  2. Il datore di lavoro o il committente, su richiesta  scritta  del

lavoratore gia’ assunto alla data del 1° agosto  2022,  e’  tenuto  a

fornire, aggiornare o integrare entro sessanta giorni le informazioni

di cui agli articoli 1, 1-bis, 2  e  3  del  decreto  legislativo  26

maggio 1997, n.152, come  modificati  dall’articolo  4  del  presente

decreto. In  caso  di  inadempimento  del  datore  di  lavoro  o  del

committente, si applica la sanzione di cui all’articolo 19, comma  2,

del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.

  3. L’assenza della richiesta di cui al comma  2,  non  preclude  al

lavoratore i diritti minimi di cui agli articoli del  Capo  IIII  del

presente decreto.

          Note all’art. 16:

              – Per il testo dell’articolo 19 del decreto legislativo

          10 settembre 2003, n. 276, si veda nelle note  all’articolo

          5.

Art. 17 – Clausola di invarianza finanziaria

1. Dalle disposizioni del  presente  decreto  non  devono  derivare

nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza   pubblica.   Le

Amministrazioni  competenti  provvedono  ai  compiti  derivanti   dal

presente decreto con le  risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie

disponibili a legislazione vigente.

  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

    Dato a Roma, addi’ 27 giugno 2022

                             MATTARELLA

                                  Draghi,  Presidente  del  Consiglio

                                  dei ministri

                                  Orlando,  Ministro  del  lavoro   e

                                  delle politiche sociali

                                  Di  Maio,  Ministro  degli   affari

                                  esteri   e    della    cooperazione

                                  internazionale

                                  Brunetta, Ministro per la  pubblica

                                  amministrazione

                                  Lamorgese, Ministro dell’interno

                                  Cartabia, Ministro della giustizia

                                  Franco,  Ministro  dell’economia  e

                                  delle finanze

                                  Guerini, Ministro della difesa

                                  Patuanelli,     Ministro      delle

                                  politiche  agricole  alimentari   e

                                  forestali

                                  Giovannini,     Ministro      delle

                                  infrastrutture  e  della  mobilita’

                                  sostenibili Visto, il Guardasigilli: Cartabia