Editoriale

EDITORIALE di Pierfrancesco Salerno

Leggendo la sentenza, riteniamo giusto mantenere la distanza tra farmacia e parafarmacia quando si tratta di tutela della salute individuale, anche perché l’effettuazione dei tamponi, dovrebbe prevedere la presenza di un Medico, di un infermiere o altro.

In verità questo avviene solo di raro. Sarebbe auspicabile, invero, suggerire la nomina di un direttore sanitario presso le Parafarmacie, cioè di un Medico e non soltanto un Farmacista come oggi invece prevede la normativa “Una parafarmacia necessita di un titolare e un responsabile commerciale e, come già accennato, di  un farmacista, cioè una persona laureata in farmacia, iscritta all’ordine e abilitata. La sua presenza è obbligatoria e dev’essere garantita per tutto l’orario di apertura”.
Pierfrancesco Salerno

Corte Csotituzionale – Sanita’ pubblica – test sierologici e tamponi antigenici rapidi presso le parafarmacie

SENTENZA 8 giugno 2022, n.171 (Data deposito in cancelleria 8 luglio 2022)

E’ stata pubblicata in questi giorni una interessante sentenza della Corte Costituzionale afferente, al presunto vizio di uguaglianza (art. 3 Cost.) tra farmacie e parafarmacie circa l’effettuazione

dei «test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e  dei tamponi antigenici rapidi per la rilevazione di antigene  SARS-CoV-2»

La Corte infatti individua “Le  cosiddette  parafarmacie,  infatti,  quali   esercizi

commerciali, ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettere d), e) e f),  del

decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma  della  disciplina

relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma  4,

della legge 15 marzo 1997,  n.  59),  che,  secondo  quanto  disposto

dall’art. 5 del d.l. n.  223  del  2006,  come  convertito,  «possono

effettuare attivita’ di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di

automedicazione […] e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti  a

prescrizione medica, previa comunicazione al Ministero della salute e

alla regione in cui ha sede l’esercizio» (comma 1), e sempre  che  la

vendita sia «effettuata nell’ambito  di  un  apposito  reparto,  alla

presenza e con l’assistenza personale e diretta al cliente di  uno  o

piu’ farmacisti abilitati all’esercizio della professione ed iscritti

al relativo ordine» (comma 2).

Mentre le farmacie “Le farmacie, invece, erogano l’assistenza farmaceutica(art.  28

della legge 23  dicembre  1978,  n.  833,  recante  «Istituzione  del

servizio  sanitario  nazionale»),  oggi  ricompresa  tra  i   livelli

essenziali di assistenza  ai  sensi  del  d.P.C.m.  12  gennaio  2017

(Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di

cui all’articolo 1, comma 7,  del  decreto  legislativo  30  dicembre

1992,  n.  502),  e  svolgono,  dunque,  un  «servizio  di   pubblico

interesse» (sentenza n. 312 del 1983; analogamente,  sentenza  n.  29

del  1957),  preordinato  al  fine  di  «garantire  la   tutela   del

fondamentale diritto alla  salute,  restando  solo  marginale,  sotto

questo profilo, sia il carattere professionale sia l’indubbia  natura

commerciale dell’attivita’ del farmacista» (sentenza n. 87 del  2006,

confermata successivamente, tra le tante, dalla sentenza n.  216  del

2014). I farmacisti titolari di farmacia, pertanto, sotto il  profilo

funzionale sono concessionari di un pubblico  servizio  (sentenza  n.

448 del 2006; Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza  24

novembre 2004, n. 22119).

    Le farmacie, dunque, rientrano nell’ambito del servizio sanitario

nazionale (SSN), di cui fanno parte (artt. 25 e 28 della legge n. 833

del 1978), e sono dislocate sul  territorio  secondo  il  sistema  di

pianificazione di cui  alla  legge  2  aprile  1968,  n.  475  (Norme

concernenti  il  servizio  farmaceutico),  il  quale,   dettando   la

specifica proporzione di una farmacia ogni  3300  abitanti  (art.  1,

comma secondo), e’ volto ad «assicurare l’ordinata copertura di tutto

il territorio nazionale al fine di agevolare la maggiore tutela della

salute dei cittadini» (sentenza n. 4 del 1996).

“5.2.3.- Questa Corte ritiene che la scelta di consentire soltanto alle farmacie, e non anche  alle  parafarmacie,  l’effettuazione  dei test previsti dalle norme impugnate, a fronte  della  diversa  natura dei due soggetti giuridici e del differente regime giuridico  che  li caratterizza, rientri nella sfera della discrezionalita’  legislativa e non sia censurabile per irragionevolezza. “

per questi motivi

                       LA CORTE COSTITUZIONALE

    1) dichiara inammissibili gli interventi di Farma DS Natura  srls

e altri e di Parafarmacia S. Rita di Binda Gaia e altri;

    2)  dichiara   non   fondate   le   questioni   di   legittimita’

costituzionale dell’art. 1, commi 418 e 419, della legge 30  dicembre

2020,  n.  178  (Bilancio  di  previsione  dello  Stato  per   l’anno

finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il  triennio  2021-2023),

sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 41 della  Costituzione,  dal

Tribunale amministrativo regionale  per  le  Marche  con  l’ordinanza

indicata in epigrafe.

    Cosi’ deciso in Roma,  nella  sede  della  Corte  costituzionale, Palazzo della Consulta, l’8 giugno 2022.