BTP: vantaggi e rischi

I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) sono i ben noti titoli di stato. Scegliere di investire in BTP comporta sia vantaggi che svantaggi. Nel presente paragrafo, te li illustreremo molto sinteticamente. Sicuramente la scelta di investire in BTP si basa sulla sua capacità di offrire delle cedole costanti, certe e garantite dallo Stato ogni sei mesi.

Tramite predetto strumento, dunque, è possibile assicurare un flusso cedolare costante durante tutto l’anno grazie alle varie scadenze disponibili sul mercato. Un altro vantaggio è dato dalla loro alta liquidità.

Il loro rischio principale è quello legato al mercato e alla relativa volatilità del prezzo del titolo di Stato acquistato durante il periodo che intercorre tra l’acquisto e la sua scadenza. Tale rischio, ti ricordiamo, tende dunque ad accrescersi in base alla durata del presente periodo. Laddove, i tassi di interesse aumentino, il loro prezzo scende. Al contrario, una riduzione dei tassi permette un aumento del prezzo del BTP.

Dunque, il risparmiatore potrà ottenere un rendimento se si realizza un calo della quotazione, in modo tale da generare una differenza positiva tra i rendimento derivante dalle cedola e il valore di mercato.

I BTP più rischiosi presenti sul mercato sono i titoli con scadenza a lungo termine, pari a 15 e a 30 anni. Con un raggio di investimento simile, è preferibile optare per i titoli di stato a tasso variabile, per i quali la cedola varia seguendo i movimenti dei rendimenti del mercato.

Tuttavia, il rischio di investimento può ritenersi compensato dalla garanzia del rimborso del valore nominale dei titoli in portafoglio al momento della loro scadenza.

Breve introduzione

I BTP sono stati introdotti nel lontano 1953 con la legge n. 941. Tuttavia, la loro prima emissione avviene diversi anni dopo nel 1974. Tramite D.M. fu prevista l’emissione di buoni del tesoro poliennali 7% di scadenza 1º aprile 1978 e per un importo totale di 324 miliardi di lire.

Il massimo tasso nominale si raggiunse nel 1981 con l’emissione del D.M. 16/6/1981 (pubblicato sulla G.U. n. 166 del 18/6/1981) di buoni del tesoro poliennali 18% di scadenza 1º luglio 1983 e per un importo totale di 2 mila miliardi di lire. Tale pratica è stata poi ripetuta nel corso degli anni successivi.

Cosa sono i BTP?

I BTP sono titoli obbligazionari a tasso fisso a medio-lungo termine. La funzione di emissione è normalmente deputata al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Quest’ultimo interviene con appositi decreti, nei quali:

  • determina gli importi;
  • prevede i tagli, i quali devono essere almeno pari a 1.000 euro;
  • individua la durata, questi sono in genere pluriennali da 3, 5, 7, 10 e 30 anni;
  • stabilisce il livello delle cedole;
  • indica le modalità di assegnazione.

I BTP pagano una cedola semestrale fissa posticipata, determinata prima dell’emissione. In ossequio alla prassi ormai diffusa negli scambi economici e finanziaria, come gli altri titoli di Stato e agli altri strumenti, sono negoziati in mercati regolamentati. Essi sono ad oggi oggetto di dematerializzazione e non sono dunque più emessi fisicamente ma solo contabilmente. E’ ormai caduta in desuetudine la pratica di emissione cartolare.

Quando vengono collocati sul mercato?

I BTP sono emessi e collocati circa ogni mese mediante asta marginale. A partire dal 1° gennaio 1994 il mercato primario dei titoli di Stato è precluso alle banche centrali dei Paesi membri dell’Unione Europea.

Ciò implica che le banche centrali non possono sottoscrivere titoli di Stato in fase di emissione, ma solo acquistarli successivamente sul mercato secondario. 

Come si acquistano?

I BTP possono essere acquistati in due momenti, sia al momento dell’emissione e successivamente. L’acquisto avviene mediante asta. Tale procedura è preliminarmente anticipata dall’annuncio del Tesoro del quantitativo di BTP emessi.

Il prezzo dei titoli viene determinato sia in base all’offerte che alle domande pervenute durante le aste di emissione.

L’asta non è aperta a tutti, infatti i risparmiatori non possono partecipare direttamente e in modo autonomo alle aste. Questi possono intervenire e presentare la propria istanza di acquisto attraverso gli intermediari autorizzati, che possono essere sia banche che imprese di investimento registrate presso la Banca d’Italia.

Questi presenteranno in sede di incanto gli ordini degli acquirenti in tempo utile. In asta possono essere sottoscritti per un valore nominale minimo di 1.000 euro o multipli di tale cifra.

Nel giorno successivo al collocamento, vengono ammessi nella borsa valori con una quotazione a corso secco. Ciò implica che il prezzo di acquisto stimato deve essere corretto. Infatti è necessario sommare alla quotazione il rateo della cedola, ossia la quota parte delle cedole future già maturate, ma non ancora pagate.

Ovviamente non dimenticare che in tale somma deve essere computata anche la commissione dovuta all’intermediario.

Acquisto su mercato secondario

Come poc’anzi accennato, l’acquisto dei BTP può avvenire anche successivamente alla emissione, sul c.d. mercato secondario.

Esistono infatti mercati regolamentati in cui vengono scambiati BTP già in circolazione. A tal proposito distinguiamo due mercati regolamentari:

  • Il MOT, cioè il c.d. Mercato telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato, che è il mercato secondario gestito da Borsa Italiana S.p.A.. In tale sede i risparmiatori possono comprare o vendere titoli di Stato e altre obbligazioni, con importo minimo pari a 1.000 euro. Anche in questo caso però i privati non possono accedere direttamente all’acquisto, ma è necessaria l’intervento dell’intermediario;
  • l’MTS è, invece il c.d. Mercato Telematico dei titoli di Stato, gruppo London Stock Exchange, in questo caso si potrà accedere all’acquisto con determinati intermediari autorizzati, eventualmente banche o imprese di investimento. In tale sede l’importo minimo negoziabile è pari a 2 milioni di euro.

Tassazione

Le imposte sui BTP, o anche detti Titoli di Stato italiani, divergono a seconda del soggetto sottoposto ad imposta. Infatti, sono diverse a seconda del regime fiscale di riferimento.

In particolare, è possibile distinguere due diversi regimi fiscali:

  • il regime fiscale per le imprese commerciali, ovvero quel sistema di tassazione per effetto del quale gli interessi percepiti nell’ambito di un’attività di impresa aumentano la base imponibile su cui calcolare le imposte sui redditi;
  • il regime fiscale per le persone fisiche, ovvero quel regime caratterizzato da un’imposta sostitutiva del 12,5% applicato con ritenuta alla fonte a titolo definitivo per gli interessi cedolari percepiti fuori dall’esercizio di un’attività d’impresa.

Persone fisiche

Per quanto riguarda il regime di tassazione dei BTP delle persone fisiche, il legislatore fiscale ha previsto un trattamento favorevole. Infatti, è stato introdotto un regime fiscale agevolato per tale forma di investimento finanziario.

Attualmente le persone fisiche sono soggette ad un’imposta sostitutiva con aliquota del 12,50% che si applica sui seguenti redditi:

  • interessi cedolari;
  • differenza tra prezzo di emissione sotto la pari (100) e valore di rimborso.

Le imposte, dunque, gravano sul contribuente limitatamente agli interessi maturati nel periodo di possesso (holding period) dei titoli medesimi.

Per i Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) e per i Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ) privi di cedola, gli interessi sono rappresentati dalla differenza positiva tra il valore di acquisto ed il valore di rimborso. Su tale valore si applica l’imposta sostitutiva con aliquota del 12,50%.

Applicazione delle imposte

L’imposta sostitutiva è direttamente applicata dall’intermediario finanziario/banca. In tal caso, si adotta il sistema della ritenuta alla fonte a titolo di imposta definitiva.

Dunque, il contribuente non è tenuto ad adempiere ad alcun onere.

La disciplina normativa in materia fiscale e quella finanziaria (TUB) dispongono, invero, che l’intermediario/banca debba risiedere fiscalmente in Italia, affinché possa svolgere tale funzione. Inoltre, può intervenire nelle due fasi di gestione, che possono determinare un reddito per il contribuente ovvero:

  • riscossione degli interessi cedolari;
  • trasferimenti di Titoli di Stato.

Per quanto riguarda la seconda ipotesi, in particolare, la disciplina di riferimento definisce “trasferimento dei titoli” le seguenti fattispecie:

  • le cessioni;
  • qualunque altro atto, a titolo oneroso o gratuito, che comporta il mutamento della titolarità giuridica dei titoli;
  • i trasferimenti ad altro deposito o conto intrattenuto presso lo stesso od altro intermediario;
  • i prelievi dai depositi costituiti presso altri intermediari.

Tassazione soggetti residenti estero

Laddove, invece, il cittadino titolare di Btp sia residente estero, vi sono alcune precisazioni da compiere. Infatti, in questo caso non si applica la tassazione. Dunque, non opera se percepiti da soggetti residenti all’estero nei Paesi c.d. “white list” (vedi D.M. 4 settembre 1996).

Di conseguenza, i soggetti non residenti ma residenti nei Paesi White List non sono soggetti ad imposizione sostitutiva.

In generale, per i contribuenti residenti nei Paesi che assicurano lo scambio d’informazioni con l’Amministrazione finanziaria, comunque,è previsto l’esonero dalle imposte italiane, in relazione ad alcuni redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria (plusvalenze).
NIN particolare è previsto per:

  • interessi, premi e altri frutti derivanti da:
  • obbligazioni e titoli similari emessi da banche e società per azioni quotate;
  • titoli di Stato e titoli obbligazionari emessi da enti pubblici ed enti territoriali
  • interessi derivanti da depositi e conti correnti diversi da quelli bancari e postali
  • plusvalenze su cessioni di partecipazioni non qualificate in società residenti in Italia e plusvalenze su titoli diversi da partecipazioni sociali
  • Agevolazioni relative ad investimenti in fondi comuni italiani

Mentre, ove, il contribuente non residente non sia in possesso dei requisiti previsti dalla normativa fiscale, i redditi derivanti da Btp posseduti saranno soggetti a tassazione con l’imposta sostitutiva al 12,50%.

Spread e tassi in Italia

Dal punto di vista degli investimenti, l’Italia ad oggi è ancora molto vulnerabile, dopo l’emergenza pandemica e le successive ripercussioni della guerra in Ucraina. Si ritiene che l’Italia rimanga vulnerabile a causa di un debito/PIL del 151%, un maggior impatto sull’economia rispetto agli altri Paesi UE dallo shock inflattivo legato all’aumento dei costi dell’energia, ed elezioni politiche nel 2023.

Inoltre nel corso di quest’anno, le emissioni lorde dei titoli di Stato italiani, al netto degli acquisti dell’Eurosistema sul mercato secondario, saranno di un ammontare superiore di 73 miliardi di euro rispetto al 2021. Infine, quanto alle banche italiane, a detta di Equita SIM l’impatto dell’aumento dello Spread BTP-Bund e di un forte rallentamento economico è inferiore rispetto al passato.

Questo grazie a più capitale e miglior asset quality, con il 60% delle esposizioni in titoli di Stato italiani a costo ammortizzato e quindi non soggette a rischio mark to market, e un più alto livello di depositi che riduce il rischio e il costo del funding.

Le differenze con gli altri titoli

Possiamo poi procedere a delineare le differenze con le altre forme di titoli previsti nel nostro ordinamento.

Differenza tra BTP e BOT

Per quanto riguarda i BTP e i BOT, questi sono titoli che variano in dipendenza della durata e del rendimento. Inoltre, I Bot sono dei buoni ordinati del tesoro, in quanto tali hanno una durata più breve rispetto alle scadenze proposte sul BTP. Per questi titoli in genere è prevista una durata che varia dai 3 a 12 mesi. Inoltre, i Bot non prevedono un rendimento cedolare. Infatti, il prezzo di vendita è inferiore al loro valore nominale.

Differenza tra BTP e CCT

Passiamo ora ad analizzare la differenza tra BTP e CCT. Per quanto riguarda i secondi sono Certificati di Credito del Tesoro con durata fissa a 7 anni. Questi, assicurano una cedola semestrale calcolata in base all’andamento di mercato dei Bot. Per quanto riguarda la scadenza è a sei mesi con una sopravvalutazione dello 0.15%. A differenza del BTP, il CCT deve il suo valore all’andamento corrente del mercato.

Differenza tra BTP CTZ

Infine, possiamo ora procedere a delineare la differenza tra BTP e CTZ. Questi ultimi sono Certificati del Tesoro Zero Coupon seguono lo stesso funzionamento del Bot ma differiscono per durata. Il CTZ ha una durata di 2 anni. Inoltre, non è prevista l’adozione delle cedole. Tuttavia, essi offrono un’opportunità di guadagno sulla differenza tra il valore nominale a scadenza e il prezzo di acquisto.

Non hanno una cedola di interesse in quanto, come nei Bot, il guadagno si stabilisce sulla differenza tra valore nominale e valore di acquisto e si percepisce interamente alla scadenza dello stesso.

di Clelia Tesone

Fonte : BTP: vantaggi e rischi
Fiscomania