Editoriale

Vogliamo, questa settimana, porre l’accento su un argomento che sicuramente dividerà. La settimana lavorativa in Italia.

E’ di tutta evidenza che i ritmi produttivi sono di nuovo ragguardevoli rispetto al periodo pandemico, che tra l’altro ci ha regalato anche un aumento dei prezzi. Quello che però si nota è che il lavoratore fa fatica a rimettersi in forma lavorativa e tornare ad essere quell’”animale produttivo”. Sia nel pubblico che nel privato la situazione è pressochè identica, cambiano gli orari di lavoro, non cambia la voglia di non tornare ad abbassare la testa. Lo Smart Working è un aiuto, certamente, ma anche un Giano bifronte, in quanto la vituperata conciliazione famiglia – lavoro, si concilia ben poco, se non per quelle piccole commissioni e per un tempo limitato.

Lo SW è una grande vittoria, s’intende, in quanto è finalmente prevalsa l’idea di tutelare il singolo lavoratore, nonostante sia stata necessaria una pandemia per realizzarlo. Ma l’Europa è già oltre, davanti a noi anni luce, e se non vogliamo prendere in considerazioni nazioni nordiche (Svezia, Islanda, Scozia, Belgio), che pensano e realizzano progetti lavorativi quasi in tempo reale,  guardiamo però alla Spagna, nostra cugina, che sta facendo passi da gigante anche nella gestione e tutela della salute del lavoratore con l’introduzione dalle 39 alle 32 ore settimanali di lavoro, a stipendio invariato, ripeto a stipendio invariato.

Perché non attingere a questo progetto pilota? Perché non pensare che lavorando meno si lavora meglio e magari si presta maggiore attenzione alla piaga maledetta delle morti bianchi e alla SICUREZZA SUL LAVORO? (Pierfrancesco Salerno)


Lavorare meno, lavorare meglio

La settimana lavorativa corta è una realtà in molti paesi: Italia fanalino di coda

I vantaggi: più tempo libero a disposizione da dedicare a sé stessi, meno stress e livelli produttivi più alti. E ne trae vantaggio anche l’ambiente.

Si allunga sempre di più la lista dei Paesi e delle aziende che hanno deciso di introdurre la settimana lavorativa corta. Una delle nazioni europee che da quest’anno permetterà ai suoi cittadini lavoratori di lavorare soltanto quattro giorni a settimana (senza alcuna riduzione di stipendio) è il Belgio. I vantaggi della settimana lavorativa corta sono davvero numerosi: in questo modo si ha più tempo libero a disposizione da dedicare a sé stessi, alla famiglia e ai viaggi e i livelli di produttività sarebbero addirittura più alti. Oltre a combattere lo stress e i casi di burnout (aumentati a seguito della pandemia), recarsi in ufficio solo quattro giorni invece di cinque aiuta a ridurre in maniera significativa le emissioni di gas serra. Si consuma di meno, si inquina di meno.

La situazione

La Scozia, grazie a un progetto pilota dal governo, lo scorso anno ha introdotto per la prima volta la settimana lavorativa di quattro giorni. Le istituzioni scozzesi hanno scelto di sostenere tutte quelle aziende disposte a sperimentare una riduzione del 20% dell’orario di lavoro dei loro dipendenti. Qui  due lavoratori su tre, inoltre, pensano che questo cambiamento possa avere effetti positivi sulla produttività.

Il Belgio è l’ultimo Paese europeo in ordine temporale ad aver approvato la settimana lavorativa corta. Qui i dipendenti hanno la possibilità di richiedere una riduzione dei giorni lavorativi offrendosi di lavorare per più ore durante la “settimana corta” e scegliere di cambiare la distribuzione del monte ore lavorativo durante la settimana anche ogni sette giorni: in questo modo possono usufruire della settimana corta al bisogno e tornare alla settimana lavorativa tradizionale quando vogliono. Inoltre, le aziende con più di venti dipendenti dovranno obbligatoriamente offrire al proprio personale la possibilità di rendersi irreperibili alle telefonate o alle mail di ufficio fra le 23.00 e le 5.00 del mattino. L’obiettivo di questa riforma del lavoro è quello di andare incontro alle esigenze dei dipendenti che vogliono godere di una pausa più lunga e creare un’economia più dinamica e produttiva.

In Islanda la settimana lavorativa di quattro giorni si è rivelata un successo travolgente. La prima prova, effettuata tra il 2014 e il 2019 a Reykjavík, ha coinvolto operatori di assistenza all’infanzia e servizi, nonché personale nelle case di cura. La seconda, svolta tra il 2017 e il 2021, ha visto interessato i dipendenti pubblici di più agenzie governative nazionali. Da uno studio condotto nel Paese, è emerso che il benessere dei lavoratori è migliorato notevolmente in base a una serie di indicatori, senza che ci sia stata una perdita di produttività o qualità dei servizio forniti.

Tra i Paesi europei che hanno voluto testare la settimana lavorativa di quattro giorni c’è anche la Spagna. Lo scorso anno il Governo spagnolo ha scelto di lanciare un progetto pilota passando da 39 ore a 32, mantenendo invariati gli stipendi. L’obiettivo principale, migliorare la salute mentale dei lavoratori e ridurre il rischio di burnout.

Via alla sperimentazione della settimana di lavoro corta anche nel Regno Unito. Quest’anno saranno una trentina le aziende che prenderanno parte ad un progetto pilota coordinato dall’organizzazione no profit 4 Day Week Global. Lo scopo è quello di offrire ai dipendenti un giorno libero in più, senza intaccare sulla produttività del Paese.

Da quest’anno anche una nazione mediorientale ha deciso di abbracciare il cambiamento in ambito lavorativo. Stiamo parlando degli Emirati Arabi, divenuti il primo Paese al mondo a introdurre la settimana lavorativa a 4 giorni e mezzo. Qui i giorni dedicati al lavoro scendono a quattro e mezzo, dal lunedì al giovedì, con il venerdì mattina, mentre il weekend di pausa si adegua agli standard del mondo occidentale ,venerdì pomeriggio, sabato e domenica.

Anche il Giappone sta incoraggiando la riduzione dei giorni lavorativi. Già nel 2019 l’azienda Microsoft aveva deciso di concedere un altro giorno libero in più a settimana ai propri dipendenti.  E l’esperimento ha portato ad un aumento della produttività del 40%. 

Fanalino di coda l’Italia, nel nostro Paese lavorare quattro giorni invece di cinque è ancora un’utopia o quasi. Sono, infatti, pochissime le realtà in cui è stata introdotta la settimana lavorativa corta. Si tratta di aziende private che stanno sperimentando un orario ridotto ma siamo ancora lontani da una nuova normativa.