Editoriale

Quello che facciamo per questi ragazzi è davvero, poco, anzi pochissimo. Mentre la popolazione italiana invecchia, i giovani tra i 15 e 29 anni sono ABBANDONATI dall’incapacità, o neglittosità di una Amministrazione che non riesce ad investire più su di loro. E poiché questi ragazzi dovrebbero essere il nostro futuro, ecco allora la impietosa immagine di un Paese con il picco più alto in Europa di NEET (Not in Employement Education or Training) (23,1%) . La riforma del titolo V aveva dato via libera agli Enti Locali, delocalizzando, alla gestione della formazione lavorativa e scolastica, ma qui si vedono i risultati umilianti (Sicilia 36,3% di Neet, Calabria 34%, Puglia 30%).  Allora la mia richiesta è, come è stato per il Decreto Ucraina ove lo Stato italiano ha dato mandato al Terzo Settore di gestire la problematica dell’accoglienza degli amici ucraini, date la possibilità al Terzo Settore di gestire AL MEGLIO, la formazione scolastica e soprattutto la formazione lavorativa di questi ragazzi in modo da non disperdere preziose risorse di un domani migliore. Diamo una spinta unitaria a questa sussidiarietà orizzontale in modo da salvare questi giovani ma soprattutto questa amata Patria. (Pierfrancesco Salerno).

NON STUDIO, NON LAVORO, NON GUARDO LA TIVÙ – AUMENTANO I “NEET”, I GIOVANI TRA I 15 E I 29 ANNI CHE NON SONO INSERITI IN UN PERCORSO SCOLASTICO NÉ IN UN’ATTIVITÀ LAVORATIVA E NON CERCANO UNA PROFESSIONE: SONO IL 23,1% – NEI DUE ANNI DI PANDEMIA È RADDOPPIATA LA PERCENTUALE DI ADOLESCENTI INSODDISFATTI DELLA PROPRIA VITA. E COSÌ AUMENTANO SEDENTARIETÀ E CONSUMO DI ALCOL…

Non studiano, non lavorano e non stanno neanche cercando di farlo. Sono insoddisfatti della loro vita e la pandemia, in questo, non ha potuto far altro che aggravare la situazione.

È questo l’amaro ritratto dei giovani italiani che emerge dal rapporto Bes 2021 Il benessere equo e sostenibile in Italia diffuso dall’Istat. L’Italia infatti ha il triste primato in Europa del maggior numero dei cosiddetti Neet, Not in Employment, Education or Training, vale a dire i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni che non sono inseriti né in un percorso scolastico o formativo né in un’attività lavorativa.

Nel 2021 il 23,1% dei giovani non studia né lavora, il dato è in leggero calo rispetto al 2020 quando i giovani senza alcun tipo di occupazione avevano raggiunto il 23,7%, ma resta comunque il picco d’Europa.

E rappresenta, praticamente, un quarto della popolazione compresa tra l’età adolescente e l’età adulta. Purtroppo l’incidenza di Neet aumenta tra le donne arrivando al 25% di ragazze che non studia né lavora mentre tra gli uomini scende al 21,2%.

I TERRITORI

Non solo, a far la differenza sono anche i territori. Ci sono regioni in cui il dato aumenta vertiginosamente raggiungendo anche quasi 4 ragazzi su 10. È il caso, ancora una volta del Sud e delle sue profonde difficoltà occupazionali.

Le regioni italiane con la quota più elevata di Neet sono infatti la Puglia con il 30,6% dei giovani, la Calabria con il 33,5%, la Campania con il 34,1% e la Sicilia che raggiunge addirittura il 36,3%.

Si tratta di un fenomeno in crescita, soprattutto in Italia: basti pensare che nel 2008 i Neet rappresentavano il 19,3% dei giovani in Italia e il 13,1% in Europa e la crescita in Italia è stata più veloce di quanto non sia avvenuto nella media Unione Europea.

Ad esempio nel primo trimestre del 2021 è stato registrato un incremento dell’incidenza dei Neet, rispetto al trimestre precedente, più in Italia, con un +0,6%, che nel resto della Unione Europea con un +0,1%. In Italia, anche in questo caso, l’aumento è stato più pesante per le donne, con un punto percentuale, rispetto agli uomini con un +0,2%.

Il fenomeno dei Neet riguarda diversi fattori, si va dalla dispersione scolastica e universitaria fino alla ricerca di un lavoro che non arriva e che, quindi, neanche si cerca più.

GLI ADOLESCENTI

Ma c’è un altro aspetto, decisamente legato all’emotività e alla sensibilità dei più giovani, che desta allarme. Nei due anni di pandemia è raddoppiata infatti la percentuale di adolescenti, tra i 14 e i 19 anni, insoddisfatti della loro vita: nel 2019 erano il 3,2% del totale, nel 2021 sono diventati il 6,2%.

«Si tratta di circa 220 mila ragazzi che si dichiarano insoddisfatti della propria vita e si trovano, allo stesso tempo, in una condizione di scarso benessere psicologico – ha spiegato il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, nella presentazione del rapporto sul Bes – gli stessi fenomeni di bullismo, violenza e vandalismo a opera di giovanissimi, degli ultimi mesi, sono manifestazioni estreme di una sofferenza e di una irrequietezza diffuse e forse non transitorie».

Tra i campanelli di allarme non c’è solo la sensazione di insoddisfazione ma anche le cattive abitudini sempre più presenti: la sedentarietà tra i giovani è passata dal 18,6 al 20,9% mentre tra i 14enni e i 17enni i consumatori di alcol a rischio sono addirittura il 23,6%.

«Le politiche giovanili, nel nostro Paese che invecchia – ha aggiunto Blangiardo – hanno di rado ricevuto attenzione prioritaria e risorse adeguate. Il quadro fornito dagli indicatori del Bes suggerisce che è tempo di cambiare strategia. Fuori da ogni retorica, si può dire che le politiche per il benessere dei giovani siano, oggi più che mai, politiche per il benessere del Paese tutto intero».

Le condizioni di benessere psicologico dei ragazzi infatti, sempre nella fascia compresa tra 14 e 19 anni, nel 2021 sono peggiorate, soprattutto tra le ragazze: il punteggio per le femmine, infatti, è diminuito di 4,6 punti rispetto al 2020 scendendo a 66,6 ragazze su 100 mentre i maschi hanno perso 2,4 punti, arrivando a 74,1 su 100.

di Lorenza Loiacono

Fonte : NON STUDIO, NON LAVORO, NON GUARDO LA TIVÙ 
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