Mutatis Mutandis

LAVORARE MENO, LAVORARE MEGLIO.

E’ un NOSTRO cavallo di battaglia, non per ridurre le ore lavorative tout court, quanto, INVECE, per aumentare la produttività, come si evidenzia anche nell’articolo indicato qui sotto.

Lo affermavAMO anche nel discorso del 23.01 u.s. tenuto al Congresso Regionale della Toscana Cisl, ove SI riportano i passaggi salienti:”

Il Sindacato, quindi, in questo momento storico, NON PUO’, MA SOPRATTUTTO NON DEVE restare sulla porta ma deve essere portatore di idee innovative e di strategie, anche rivoluzionarie quali per esempio:

  • 4 giorni lavorativi tra presenza o smart working
  • accordo sul salario minimo a €. 12,0 come in Germania,
  • una più accurata sicurezza dei luoghi di lavoro,
  • addirittura, potremmo anche abolire la timbratura delle presenze come già succede alla “Bayer” in GERMANIA, …perché chi lavora continuerà a farlo a prescindere di un cartellino da timbrare (altro che furbetti del cartellino)

dobbiamo SPINGERE IL FUTURO verso di NOI, e spetta a NOI spingere il Sindacato verso il Nostro Futuro!

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LAVORARE MENO, LAVORARE MEGLIO – SE ANCHE QUEGLI STAKANOVISTI DEI GIAPPONESI SI STANNO CONVERTENDO ALLA SETTIMANA CORTISSIMA FACCIAMOCI DUE DOMANDE – MICROSOFT, CHE NELL’AGOSTO DEL 2019 CHIUSE GLI UFFICI DI TOKYO IL VENERDÌ, HA TESTATO NON SOLO CHE LA PRODUTTIVITÀ È AUMENTATA DEL 40%, MA È RIUSCITA AD ABBATTERE DEL 23% LE SPESE DI ENERGIA ELETTRICA. MA OCCHIO ALL’EFFETTO HAWTHORNE CHE…

PAF. per “il Giornale”

Settimana corta, anzi cortissima: 4 giorni lavorativi in tutto. Gli esperimenti sono ormai numerosi e uno dei più approfonditi l’ha organizzato l’Islanda fra il 2015 e il 2019, in 66 luoghi di lavoro fra uffici pubblici, servizi sociali, scuole materne e ospedali coinvolgendo 2.500 persone. Il risultato? La produttività è rimasta costante e a volte è aumentata, passando da 40 ore alla settimana a 35 i lavoratori si sono dimostrati più soddisfatti e meno stressati.

La pandemia ha riportato l’attenzione sul tema: ora si parla di settimana di 4 giorni anche in Nuova Zelanda, dove l’Unilever consente l’opzione dei 4 giorni, pagati come 5. La settimana cortissima è allo studio anche in Spagna, Usa e in Scozia dove sono stati stanziati 10 milioni di sterline per sostenere le aziende pronte a verificare i benefici della riduzione. Persino in Giappone, il Paese dove c’è un termine (karoshi) per indicare il decesso per troppo lavoro, si offre la possibilità della settimana di 4 giorni.

Nell’agosto del 2019 Microsoft chiuse gli uffici della sede di Tokio il venerdì scoprendo che la produttività era aumentata del 40% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con una diminuzione dei costi fissi, a partire dal -23% di spese di energia elettrica. Secondo quanto riferisce Forbes, «per il 67% dei membri della Generazione Z, cioè i nati dopo il 1995, la settimana corta potrebbe essere decisiva nella scelta di un posto di lavoro».

Quanto ai casi di studio Islanda e Microsoft-Tokio c’è però da fare attenzione all’effetto Hawthorne: sapersi protagonisti di un esperimento influisce sul comportamento e la consapevolezza di essere osservati e studiati potrebbe incidere sui livelli di produttività. Così un servizio di Matteo Novarini per Forbes riferisce che la riduzione dei turni a 5 ore s’ è rivelata un fiasco per l’azienda californiana Tower Paddle Boards. O meglio, tutto ha funzionato perfettamente all’inizio, poi gli impiegati si sono rilassati più del dovuto dimenticando la cultura da start up.

A Göteborg in una residenza per anziani si è optato per 6 ore al giorno per i dipendenti: la felicità di questi ultimi ha però comportato un esborso di 1,3 milioni di euro per assumere i collaboratori necessari a garantire i turni all’improvviso scoperti. In generale, la riduzione oraria può più facilmente essere applicata nelle grandi aziende, ma difficilmente nelle piccole: «una società con centinaia di migliaia di dipendenti ha le risorse per coprire l’assenza dall’ufficio di parte del personale. In aziende in cui i dipendenti sono già sovraccarichi, potrebbero non restare abbastanza persone per svolgere i compiti indispensabili».