Mutatis Mutandis

Direttamente tratto dal suo Autore: Avv. Prof. Leonardo Ercoli.

E cioè che il principio della irretroattività in pejus delle norme sulla esecuzione della pena, trova un limite, per  la Corte Costituzionale allorché la ‘sopraggiunta’ normativa successiva implichi delle mere modifiche circa le modalità esecutive della pena previste dalla legge al momento del reato. (Pierfrancesco Salerno)

Corte Costituzionale, Sent. 26 febbraio 2020 (ud. 12 febbraio 2020), n. 32

La Corte Costituzionale, secondo cui le pene devono essere eseguite in base alla legge in vigore al momento della esecuzione della pena e non a quella in vigore al momento del fatto. Il principio sancito dall’art. 25 Cost. co.2, secondo cui nessuno può essere punito con una pena non prevista al momento del fatto o con una pena più grave di quella allora prevista, opera come un limite al legittimo esercizio del potere politico, che si pone al centro dello Stato di diritto. Di conseguenza, benché sia legittimo che le modalità di esecuzione della pena siano disciplinate dalla legge in vigore al momento della esecuzione della pena e non da quella in vigore al momento del fatto, ciò non vale qualora la normativa sopravvenuta non comporti mere modifiche delle modalità esecutive della pena prevista dalla legge al momento del reato, ma una trasformazione della natura della pena e della sua concreta incidenza sulla libertà personale del condannato. Di talché, dopo avere constatato che la legge n. 3 del 2019 non contiene alcuna disciplina transitoria, la Corte ha dichiarato incostituzionale la norma dello “Spazzacorrotti” in quanto – come detto – interpretata nel senso che le modificazioni da essa introdotte si applichino anche ai condannati per fatti commessi prima della sua entrata in vigore, con riferimento alle misure alternative alla detenzione, alla liberazione condizionale e al divieto di sospensione dell’ordine di esecuzione della pena. Tali principi, sottolinea la Corte, non si applicano ai permessi premio ed al lavoro all’esterno che continuano ad essere regolati dalla legge in vigore al momento di esecuzione della pena, anche se tali benefici non possono essere negati ai detenuti che abbiano già svolto un proficuo percorso rieducativo. Una presa di posizione da molti definita storica, che pone fine ad un «atteggiamento di chiusura o quanto meno di estrema prudenza» tenuto da sempre dalla Corte nei confronti di ordinanze di rimessione denuncianti il sospetto di illegittimità dell’estensione retroattiva dell’art. 4-bis ord. penit. Finora la Corte si era, infatti, astenuta da una così impegnativa e significativa lettura dell’art. 25 co. 2, optando a favore del controllo di legittimità sulla base del diverso parametro di cui all’art. 27 co. 3  (VASSALLI – PACE – MARINUCCI).