Mutatis Mutandis

Discorso del 23.01.2022 al Congresso Regionale CISL FP

Buon giorno a tutti

Sono Pierfrancesco Salerno, Vice Segretario della Sede Provinciale Inps di Livorno. Vi porto i saluti del Coordinatore Nazionale Inps Cisl, Paolo Scilinguo, confidente, come noi tutti, nel buon esito di questo importante Congresso. Un saluto al tavolo della Presidenza.

Non sarò breve, però sopportatemi. Un grazie in anticipo a Mauro (Giuliattini) che dovrà risentirlo.

Mi sono appuntato alcuni passaggi che Vorrei condividere con voi, e spero che questo intervento sia utile a ben comprendere la reale situazione economico – sociale che stiamo vivendo.

I punto, quello che più mi è vicino: LE PENSIONI.

La riforma Dini nel lontano 1995 introdusse l’applicazione, per il calcolo delle pensioni del sistema contributivo, ossia in breve tanto verso, tanto riprendo rivalutato, sotto forma di pensione.

Precedentemente invece, il sistema retributivo era dato dal calcolo della pensione sulla base delle ultime retribuzioni.

La sostituzione sta avvenendo progressivamente, mediante il sistema misto fino al 2035.

Di per sé il contributivo non è il nemico pubblico numero 1, né il retributivo è stata una sorta di Eldorado.

E’ però di tutta evidenza che, anche a seguito di un report della Spi Cgil (Sindacato Pensionati), l’importo medio delle pensioni pagate con il sistema contributivo sarà circa del 37% più basso rispetto all’importo medio delle pensioni pagate con il sistema retributivo, che corrisponderebbe a circa €. 400,0 in meno. Tale forbice, si legge ancora, si allargherà ulteriormente a causa del percorso lavorativo travagliato delle nuove generazioni, della disoccupazione e del precariato del mondo del lavoro, ed il prezzo più alto lo pagheranno le donne ed i giovani, notoriamente destinatari di retribuzioni più basse.

A retribuzione misera corrisponderà una pensione povera! Ricordiamocelo sempre!

Infatti, le carriere intermittenti, i periodi di disoccupazione e quant’altro, interrompendo la continuità del lavoro hanno sempre dato corso a pensioni povere, tanto che, in pieno sistema retributivo, vi erano ben 7 milioni di trattamenti pensionistici integrati al trattamento minimo.

Tale problematica è stata ereditata interamente dal sistema contributivo. 

Già nel 2016 era sorto il problema di arrivare ad una sorta di “pensione di garanzia”

Infatti, nell’ambito delle intese Governo-sindacati, erano scaturiti degli impegni per una riforma delle pensioni in due fasi:

la prima, contenente misure da inserire, come poi, accadde nella Legge di bilancio (il pacchetto Ape e dintorni),

la fase 2 avrebbe dovuto avere le stimmate del Giorno del Giudizio universale durante il quale si sarebbe scolpita nel bronzo la Grande Riforma delle Pensioni. Infatti, al primo punto dell’agenda di Governo della fase 2, campeggiava il seguente testo: “In vista di un possibile intervento di riduzione strutturale del cuneo contributivo sul lavoro stabile al termine della fase attuale di esoneri temporanei, valutare l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita, al fine di garantire l’adeguatezza delle pensioni medio-basse”.

L’idea di una pensione con contributi di garanzia venne ripresentata, in un seminario, da un grande esperto di previdenza e lavoro ora prematuramente scomparso: Stefano Patriarca.

La proposta indicava un ventaglio di strumenti atti a raggiungere l’obiettivo della c.d. pensione di garanzia: e cioè, 

  • un sistema revisionato di contribuzione figurativa e un fondo di solidarietà per il sostegno delle basse contribuzioni (come solidarietà tra generazioni);
  • il superamento degli ostacoli alla flessibilità contributiva;
  • la gestione dell’innalzamento dell’età di pensionamento, come garanzia dell’adeguatezza e della stabilità;
  • le diversificazioni necessarie per il lavoro di cura, le condizioni di salute, la gravosità del lavoro, l’assenza di reddito;
  • un nuovo rapporto tra il primo pilastro e la previdenza complementare non solo, e non tanto per integrare la pensione pubblica al momento dell’età di vecchiaia, ma come strumento di gestione di risparmio collettivo per la gestione di redditi ponte (come l’Ape e la Rita). 
  • Ed alla fine, un meccanismo di pensione di garanzia definito trattamento minimo di garanzia.

Una delle possibili ipotesi, era quella di introdurre anche nel sistema contributivo (cosa che oggi non esiste), l’integrazione a un minimo previdenziale come nel retributivo con la seguente struttura: un trattamento pari all’attuale minimo comprensivo della maggiorazione sociale (circa 650 euro mensili) percepibile all’età di vecchiaia con 20 anni di contributi e crescente per ogni anno di contribuzione successivo al 20° (ad esempio 30 euro al mese per anno con un massimo di 1.000 euro).

Che fine ha fatto questa proposta? Perché non coinvolgiamo nuovamente la CISL e facciamo sentire la nostra voce per portare avanti queste idee, che riguardano Noi, i nostri Figli, il nostro futuro!.

II Punto. PILLOLE DI ISTAT

E’ stato pubblicato qualche giorno fa un interessante documento dall’Istat – Condizioni di vita dei pensionati anni 2018 – 2019, che purtroppo evidenzia come la gestione pensionistica andrà sempre più a ridursi, ed invece di intervenire normativamente, salvaguardando i diritti acquisiti, si preferisce intervenire facendo transitare in Inps, nel luglio 2022, l’ennesima Cassa in deficit l’inpgi (Cassa dei Giornalisti) in quanto non in grado di autogestirsi.!!

E questa situazione, va nettamente in contrasto con un una idea di riforma delle pensioni aperta alle migliori proposte per il bene – paese, open source aggiungerei io.

Un dato su tutti su cui riflettere:

Negli ultimi anni la popolazione anziana ha attutito l’impatto della crisi sui figli. Si legge nel Report Istat, che la presenza dei pensionati nei nuclei familiari viene considerato come un fattore di ricchezza all’interno delle famiglie, in quanto il reddito aggiunto del pensionato è stato in grado di ridurre all’interno del nucleo familiare dal 30 al 15% l’esposizione al rischio di povertà per la famiglia stessa.

Ora però anche loro si stanno impoverendo, in quanto oggi gli anziani necessitano di ricevere maggiore assistenza invertendo così i rapporti, in quanto le famiglie, che prima erano beneficiarie di aiuto e cura, corrono il rischio di trovarsi nella condizione opposta.

Un dato Censis: 330.000 sono state le famiglie che hanno dovuto usare tutti i risparmi per pagare l’assistenza; 190.000 le famiglie che hanno dovuto vendere l’abitazione con la formula della nuda proprietà e 152.000 le famiglie che si sono indebitate. Nel vuoto del sistema di supporto pubblico ai non autosufficienti, voler aiutare un parente può trascinare a fondo l’economia di intere famiglie.

Ma allora, perché non suggerire una pensione long term care a favore dei familiari con beneficiari i parenti anziani, a cui rivolgersi in caso di deficit di autonomia personale? Vi diranno, esiste già! Bene ma con un unico neo, e cioè che l’età di ingresso assicurativo non è mai superiore a 65/70 anni. Ma i problemi sorgono dopo. E cosa si fa? E’ un macigno economico improvviso che può ricadere sulla famiglia, e oggi parliamo di più di 5 milioni di invalidi civili, circa il 9% della popolazione.

Infine e concludo,

III Punto. SMART WORKING

Sono in corso di definizione, finalmente, le disposizioni che regolamenteranno la materia, senza addentrarci sui meccanismi e sulle novità ancora non ufficiali, ove ognuno è libero di pensarla come crede. Qui invece, siamo a rammaricarci che il “MERITO” tra virgolette, di queste modifiche del rapporto di lavoro, sia stato, purtroppo, della pandemia COVID 19 che ha costretto le Pubbliche Amministrazioni ad investire nella digitalizzazione e nel lavoro a distanza con una risposta incredibile di responsabilità da parte dei dipendenti pubblici.

Ci hanno chiamato “i Valori della Repubblica” (parole del Ministro Brunetta) io vi direi, ma resti tra noi, ma CHE nessuno ce lo riconoscerà, CHE ABBIAMO TENUTO IN PIEDI UN INTERO PAESE CHE STAVA MORENDO A CAUSA DELLA PANDEMIA E DELLE CHIUSURE OBBLIGATORIE (vedi L’Inps con i pagamenti delle disoccupazioni ed il pagamento degli innumerevoli bonus ad una platea di circa 15 milioni di beneficiari) vedi gli Operatori Sanitari, a combattere sulla loro pelle ed in prima persona il Covid negli ospedali, vedi le Agenzia Entrate con le sospensioni di tutte le cartelle esattoriali, vedi i Comuni che hanno continuato a lavorare in condizioni disumane per far rispettare i bisogni primari dei cittadini (cambi residenza, bonus alimentari ed altro) ma non cito tutti.

Ma il punto è che ancora una volta, che le lodi non le abbiamo sentite, per il nostro spirito di sacrificio, non lo dico io ma il Politecnico di Milano, il quale afferma che – la produzione lavorativa nel periodo di chiusura Covid è aumentata del 15% circa, e l’Inps ha erogato 33,5 miliardi di euro a 15 milioni di beneficiari… e questo perché nel 37% dei casi, lavoravamo più di 40 ore a settimana e molti anche di notte – dato adnkronos del 10.5.2021,  – senza contare il minore assenteismo.

L’aumento è visibile ed esiste per un semplice motivo:

se una persona viene messa a proprio agio, e azzera i tempi di percorrenza casa – lavoro, – la resa in termini di performance sale, di pari passo con la sua tranquillità e il suo grado di soddisfazione personale.

Nonostante questi dati oggettivi, si cerca di ridimensionare lo Smart Working con analisi negative sull’effettivo tempo di connessione, nel tentativo estremo di un controllo manipolativo del dipendente.

Nel medio periodo, affermano gli economisti, la competizione internazionale e il mercato dei talenti faranno giustizia di questi tentativi miopi – ma nel frattempo il nostro Paese avrà subito un danno enorme ed un grave rischio anche per l’attuazione del Pnrr. In gioco non c’è soltanto il benessere di milioni lavoratori, ma la competitività della nostra economia, la sostenibilità ambientale, l’inclusione di genere, dell’età e dell’area geografica”.

Chiediamo pertanto al Sindacato, ai Sindacati, in questo momento storico addirittura separati, di costituire una strategia COMUNE che DEVE guardare al futuro, e non ripiegarsi al passato come è successo con alcuni Decreti della Funzione Pubblica di un passato fin troppo recente.

Il nostro Sindacato DEVE VIGILARE ed imporsi ai tentativi retrogradi di oscurantismo medievale, e far sentire la parola e i diritti dei lavoratori TUTTI anche dei NON VACCINATI, perché anche LORO SONO colleghi come tutti noi, e non PUO’ e non DEVE passare l’idea di una discriminazione all’interno del luogo di lavoro, che ci può portare solo ad una divisione creando un clima sociale per niente tranquillo.

Il Sindacato deve VIGILARE IL RISPETTO DELLA DIGNITA’ UMANA!!!

Per fortuna una buona notizia! E concludo definitivamente,

E’ stato comunicato un Programma da 2 miliardi, metà finanziati con il Pnrr. Il Ministro Brunetta annuncia: «Ricarichiamo le batterie alle amministrazioni»

La formazione digitale, mediante questo piano, diventerà obbligatoria, ed ogni dipendente avrà il suo bel fascicolo delle competenze, Un fascicolo che porterà la formazione ad avere un impatto sulle carriere e sulle retribuzioni dei dipendenti. Infatti, nei nuovi contratti che sono in via di definizione, sulle progressioni di carriera e sugli aumenti stipendiali (i cosiddetti “differenziali”) peserà anche la formazione. Dopo anni di tagli e di blocco dei fondi per la formazione, l’obiettivo è portare strutturalmente la spesa per questo capitolo almeno all’1% della massa salariale. Quasi due miliardi di euro sulla Nostra Formazione! Non male e sono allo studio anche convenzioni universitarie per percorsi di laurea a favore dei dipendenti pubblici.

Quindi,

Il Sindacato, quindi, in questo momento storico, NON PUO’, MA SOPRATTUTTO NON DEVE restare sulla porta ma deve essere portatore di idee innovative e di strategie, anche rivoluzionarie quali per esempio:

  • 4 giorni lavorativi tra presenza o smart working
  • accordo sul salario minimo a €. 12,0 come in Germania,
  • una più accurata sicurezza dei luoghi di lavoro,
  • addirittura, potremmo anche abolire la timbratura delle presenze come già succede alla “Bayer” in GERMANIA, …perché chi lavora continuerà a farlo a prescindere di un cartellino da timbrare (altro che furbetti del cartellino)

dobbiamo SPINGERE IL FUTURO verso di NOI, e spetta a NOI spingere il Sindacato verso il Nostro Futuro!

grazie