Deiana (Confassociazioni): «Rimbalzo settoriale, serve un piano industriale per crescere 4% l’anno»

Il presidente nazionale: «Certa ripresa è generata più da un valore contabile di aumento dei prezzi. Prima vanno fatte le riforme e poi arriveranno i soldi, ma attenzione alle trasformazioni che impattano sui business tradizionali»

Confassociazioni è una struttura nazionale che riunisce le associazioni delle imprese, dei professionisti ed in generale di coloro che svolgono attività professionale. Una realtà diffusa su tutto il territorio (1.240.000 iscritti, 725 fra associazioni ed imprese) che dunque è parte attiva del processo di trasformazione dell’economia. CUOREECONOMICO ha parlato di ripresa con il presidente nazionale Angelo Deiana.

Come vede la ripartenza?

«Quello che abbiamo avuto nel 2021 è un grande rimbalzo, importante ma settoriale e cioè fatto principalmente dall’export, con i magazzini che si sono svuotati dopo l’accumulo dovuto alla rottura delle filiere globali e poi dovuto ai superbonus immobiliari, che hanno trainato sia sul fronte dei lavori che su quello delle compravendite.
Il 6,2% è dovuto soprattutto a questo. Il problema è che al di là dell’impatto che avrà la variante Omicron, il rimbalzo va confermato nel 2022: siamo ancora sotto al Pil del 2019 quindi dobbiamo continuare a crescere.
Bisogna capire poi quali settori sono in espansione perché ci sono alcuni fattori che impattano in maniera statistica.
La ripresa che c’è stata a novembre, segnalata dal dato Istat, è generata più da un valore contabile di aumento dei prezzi (soprattutto dell’energia) che da un vero valore reale. I costi dell’energia, delle materie prime e l’inflazione sono i grandi punti interrogativi del 2022».

C’è da prendere la seconda parte dei soldi del Pnrr, ma prima bisogna fare i compiti. Anche perché una parte dei soldi andrà restituita e intanto il debito benchè buono, sta salendo…

«Per essere tranquilli, dovremmo crescere da qui al 2026, almeno il 4% l’anno. Già le previsioni ci dicono invece che cresceremo il 4,2% nel 2022: poi mi accontenterei che dopo questo, crescessimo il 3%.
Vero che il debito è ad interessi bassissimi e spalmato a lungo, ma è pur sempre debito. Dobbiamo capire su quali settori investire.
Adesso vanno bene gli stessi che andavano bene durante la pandemia, quindi alimentari per la grande distribuzione, tecnologia, sanità e salute, logistica.
Vanno malissimo nonostante il boom del terzo trimestre tutti gli altri, soprattutto turismo, ristorazione, servizi professionali (questi ultimi sono il Dna di Confassociazioni) e tutti quei settori che in una condizione di incertezza hanno comportamenti di acquisto rimandabili.
Siamo aperti, è vero, ma senza domanda: ci sono disdette ovunque, in questi settori. Senza una domanda non si cresce, le esportazioni non bastano».
«Il tema dell’infrastrutturazione ecologica e digitale è chiave per il futuro, ma c’è un problema tutto italiano. Si pensa “Adesso arrivano i soldi del Pnrr, poi facciamo quello che c’è da fare”.
Invece è il contrario: i soldi arrivano quando hai realizzato le riforme e le opere. Su questo forse non c’è ancora chiarezza, nel mondo dell’impresa italiana.
La transizione ecologica è un tema globale: i soldi vanno spesi bene, facendo un piano Paese credibile.
Penso all’elettrificazione del sistema automobilistico: farà meno emissioni in Italia, ma il rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’energia ci dice che la produzione di energia elettrica da combustibili fossili è aumentata delll’8% nel 2021 per la maggior domanda di elettricità.
Quindi bisogna ragionare sul fatto che questa trasformazione impatterà su alcuni business tradizionali, per esempio la componentistica per auto, che oggi fornisce i grandi marchi.
Nelle macchine elettriche certe componenti non ci sono: serve quindi un piano industriale nazionale a lungo raggio».

Il tema delle moratorie sui mutui è molto sentito. Qual è la vostra posizione?

«Le moratorie vanno prorogate, perché ancora c’è una grande incertezza. Le banche dovranno comprendere quanti soggetti avranno ancora un lavoro in grado di onorare il mutuo stesso, anche a seguito della fine del divieto di licenziamento. La questione riguarda 2.700.000 persone».

Come vede l’attuale fase politica italiana?

«Noi siamo neutri rispetto ai partiti, non potrebbe essere diversamente. Dico solo una cosa: tutti cercano la stabilità, ma questa non è un valore, lo è solo se legata all’efficienza.
Se deve essere stabile un governo che non fa niente, preferisco l’instabilità. Serve un piano industriale vero. Un governo sul quale si gioca la crescita dei prossimi 10 anni deve trovare le persone giuste per governare questo sistema.
Non ci interessano i grandi nomi, l’importante è che siano brave e facciano gli interessi del Paese. Anche a costo di instabilità».

di Emanuele Lombardini

Fonte : Deiana (Confassociazioni): «Rimbalzo settoriale, serve un piano industriale per crescere 4% l’anno»
CUOREECONOMICO