MUTATIS MUTANDIS

di Pierfrancesco Salerno

E’ stata pubblicata da poco la legge 162/2021 che stabilisce alcune modifiche anche significative al Decreto Legislativo n. 198/2006 per intenderci in materia di pari opportunità uomo/donna in ambito lavorativo.

Sono 6 articoli ed andiamo ad analizzare le parti più significative.

All’art. 2 bis di modifica dell’art. 25 del D.to Leg.vo 198/2006 abbiamo la definizione di DISCRIMINAZIONE e cioè “OGNI TRATTAMENTO O MODIFICA DELLE CONDIZIONI DI LAVORO basate non solo sul sesso, ma anche sull’età, sullo stato interessante o sul presupposto di avere delle posizioni di svantaggio o limitazioni sia alla partecipazione che alle progressioni nell’azienda”.

All’art. 46 bis è previsto una CERTIFICAZIONE DI PARITA’ DI GENERE, attestante il buon andamento della parità che molto probabilmente verrà rilasciato da un nascente Comitato Tecnico istituito presso il Dipartimento delle Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio.

Quello che però è discutibile, innalzabile al Dio denaro, è che è previsto un sistema premiante, (articolo 5 ) a favore delle aziende private in possesso della certificazione di parità di genere, di sgravi contributivi sotto forma esonero dai contributi previdenziali ed un occhio di riguardo nella valutazione dei progetti dagli stessi proposti a livello nazionale ed europeo.

Quindi l’art. 3 e 37 della Costituzione possono diventare merce di scambio di questa alquanto poco assennata società?  Un  diritto fondamentale quale la non discriminazione non può essere oggetto a baratto, o quanto peggio, essere sottomesso a forme di aiutini economici per essere garantito. E’ un diritto fondamentale!!!

Calamandrei, Mortati dove siete!  

Dott. Pierfrancesco Salerno

LEGGE 5 novembre 2021, n. 162  Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, e altre disposizioni in materia di pari opportunita’ tra uomo e donna in ambito lavorativo. (21G00175) (GU Serie Generale n.275 del 18-11-2021)


note: Entrata in vigore del provvedimento: 03/12/2021

Art. 2 Modifiche all’articolo 25 del codice delle pari opportunita’

  1. All’articolo 25 del codice delle pari opportunita’  tra  uomo  e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile  2006,  n.  198,  sono

apportate le seguenti modificazioni:

    a) al comma 1, dopo la parola: «discriminando» sono  inserite  le seguenti: « le candidate e i candidati,  in  fase  di  selezione  del personale,»;

    b) al comma  2,  dopo  le  parole:  «o  un  comportamento »  sono inserite le seguenti: «, compresi quelli di  natura  organizzativa  o incidenti sull’orario di lavoro,» e dopo la  parola:  «mettere»  sono inserite le seguenti: «i candidati in fase di selezione e»;

    c) il comma 2-bis e’ sostituito dal seguente:

      «2-bis. Costituisce  discriminazione,  ai  sensi  del  presente titolo,  ogni  trattamento  o  modifica   dell’organizzazione   delle condizioni e dei tempi di lavoro che, in ragione del sesso, dell’eta’ anagrafica, delle esigenze di cura personale o familiare, dello stato di gravidanza nonche’ di maternita’  o  paternita’,  anche  adottive, ovvero in ragione della titolarita’  e  dell’esercizio  dei  relativi diritti, pone o puo’ porre il lavoratore in almeno una delle seguenti condizioni:

        a) posizione di svantaggio rispetto  alla  generalita’  degli altri lavoratori;

        b) limitazione delle opportunita’ di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali;

        c) limitazione dell’accesso ai meccanismi di avanzamento e di progressione nella carriera».

Note all’art. 2:

–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  25  del   decreto legislativo 11 aprile  2006,  n.  198  (Codice  delle  pari opportunita’ tra uomo e donna, a norma  dell’art.  6  della legge 28 novembre 2005,  n.  246),  come  modificato  dalla presente legge:

«Art. 25 (Discriminazione diretta e indiretta  (legge 10 aprile 1991, n.  125,  art.  4,  commi  1  e  2).  – 

  1. Costituisce discriminazione diretta, ai sensi del  presente titolo, qualsiasi  disposizione,  criterio,  prassi,  atto, patto o comportamento, nonche’ l’ordine di porre in  essere un  atto  o  un  comportamento,  che  produca  un   effetto pregiudizievole discriminando le candidate e  i  candidati, in fase di selezione del  personale,  le  lavoratrici  o  i lavoratori in  ragione  del  loro  sesso  e,  comunque,  il trattamento meno favorevole rispetto a quello  di  un’altra lavoratrice o di un altro lavoratore in situazione analoga.

2. Si ha  discriminazione  indiretta,  ai  sensi  del presente titolo, quando una disposizione, un criterio,  una prassi, un atto, un  patto  o  un  comportamento,  compresi quelli di natura organizzativa o incidenti  sull’orario  di lavoro, apparentemente neutri mettono o possono  mettere  i candidati in  fase  di  selezione  e  i  lavoratori  di  un determinato  sesso  in   una   posizione   di   particolare svantaggio rispetto a lavoratori  dell’altro  sesso,  salvo che  riguardino  requisiti  essenziali   allo   svolgimento dell’attivita’   lavorativa,   purche’   l’obiettivo    sia legittimo e i mezzi  impiegati  per  il  suo  conseguimento siano appropriati e necessari.

2-bis.  Costituisce  discriminazione,  ai  sensi  del presente    titolo,    ogni    trattamento    o    modifica dell’organizzazione delle condizioni e dei tempi di  lavoro che, in ragione  del  sesso,  dell’eta’  anagrafica,  delle esigenze di cura personale  o  familiare,  dello  stato  di gravidanza  nonche’  di  maternita’  o  paternita’,   anche adottive,   ovvero   in   ragione   della   titolarita’   e dell’esercizio dei relativi diritti, pone o puo’  porre  il lavoratore in almeno una delle seguenti condizioni:

a)   posizione   di   svantaggio   rispetto    alla generalita’ degli altri lavoratori;

b) limitazione delle opportunita’ di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali;

c)  limitazione  dell’accesso  ai   meccanismi   di avanzamento e di progressione nella carriera».

Art. 4 Certificazione della parita’ di genere

  1. Dopo l’articolo 46 del codice delle pari opportunita’ tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo  11  aprile  2006,  n.  198,  e’ inserito il seguente:

    «Art. 46-bis (Certificazione della parita’ di  genere).  –  1.  A decorrere dal 1° gennaio 2022 e’ istituita  la  certificazione  della parita’ di genere al fine di  attestare  le  politiche  e  le  misure concrete adottate dai datori di lavoro  per  ridurre  il  divario  di genere in relazione alle opportunita’ di crescita  in  azienda,  alla parita’ salariale a parita’ di mansioni, alle politiche  di  gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternita’.

    2. Con uno o  piu’  decreti  del  Presidente  del  Consiglio  dei ministri, su proposta del Ministro delegato per le pari opportunita’, di concerto con il Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali  e con il Ministro dello sviluppo economico, sono stabiliti:

      a) i parametri minimi per il conseguimento della certificazione della parita’ di genere da parte delle aziende  di  cui  all’articolo 46, commi 1 e 1-bis, con particolare  riferimento  alla  retribuzione corrisposta, alle opportunita’ di progressione  in  carriera  e  alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, anche  con  riguardo  ai lavoratori occupati di sesso femminile in stato di gravidanza;

      b) le modalita’ di acquisizione  e  di  monitoraggio  dei  dati trasmessi dai datori di lavoro e resi disponibili dal  Ministero  del lavoro e delle politiche sociali;

      c)  le  modalita’  di   coinvolgimento   delle   rappresentanze sindacali aziendali e delle consigliere e dei consiglieri di  parita’ regionali, delle citta’ metropolitane e degli enti di area  vasta  di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, nel controllo e  nella  verifica del rispetto dei parametri di cui alla lettera a);

      d) le forme di pubblicita’ della certificazione  della  parita’ di genere.

  3. E’ istituito, presso il Dipartimento per  le  pari  opportunita’ della Presidenza del Consiglio  dei  ministri,  un  Comitato  tecnico permanente sulla certificazione di genere nelle  imprese,  costituito da rappresentanti del medesimo Dipartimento per le pari opportunita’, del Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali,  del  Ministero dello sviluppo economico, delle  consigliere  e  dei  consiglieri  di parita’,  da  rappresentanti  sindacali  e  da  esperti,  individuati secondo modalita’ definite con decreto del Presidente  del  Consiglio dei ministri o del Ministro delegato per  le  pari  opportunita’,  di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali  e  con il Ministro dello sviluppo economico.

  4. Dall’istituzione e dal funzionamento del Comitato tecnico di cui al comma 3 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico  della finanza pubblica. Ai suoi componenti non spettano  compensi,  gettoni di  presenza,  rimborsi  di  spese  o   altri   emolumenti   comunque denominati».

Art. 5 Premialita’ di parita’

  1. Per l’anno 2022, alle aziende  private  che  siano  in  possesso della certificazione della parita’  di  genere  di  cui  all’articolo 46-bis del codice delle pari opportunita’ tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, introdotto  dall’articolo 4 della presente legge, e’ concesso, nel  limite  di  50  milioni  di euro,  un  esonero  dal   versamento   dei   complessivi   contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. Resta  ferma  l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

  2. L’esonero di cui  al  comma  1  e’  determinato  in  misura  non superiore all’1 per cento e nel limite massimo di 50.000  euro  annui per ciascuna azienda, riparametrato e applicato su base mensile,  con decreto del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di concerto con il Ministro dell’economia  e  delle  finanze  e  con  il Ministro delegato per le pari opportunita’, da adottare entro  il  31 gennaio 2022, assicurando il rispetto  del  limite  di  spesa  di  50 milioni di euro di cui al comma 1.

  3. Alle aziende private che, alla data del  31  dicembre  dell’anno precedente  a  quello  di  riferimento,  siano  in   possesso   della certificazione della parita’ di genere di cui all’articolo 46-bis del codice delle pari opportunita’ tra uomo e donna, di  cui  al  decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, introdotto dall’articolo 4  della presente  legge,  e’  riconosciuto  un  punteggio  premiale  per   la valutazione,  da  parte  di  autorita’  titolari  di  fondi   europei nazionali  e  regionali,  di  proposte  progettuali  ai  fini   della concessione di aiuti di Stato a  cofinanziamento  degli  investimenti sostenuti. Compatibilmente con il diritto dell’Unione europea e con i principi di parita’ di trattamento, non discriminazione,  trasparenza e proporzionalita’, le amministrazioni  aggiudicatrici  indicano  nei bandi di gara, negli avvisi o negli inviti relativi a  procedure  per l’acquisizione di  servizi,  forniture,  lavori  e  opere  i  criteri premiali che intendono applicare  alla  valutazione  dell’offerta  in relazione al possesso da parte delle aziende private, alla  data  del 31 dicembre dell’anno  precedente  a  quello  di  riferimento,  della certificazione della parita’ di genere di cui all’articolo 46-bis del codice delle pari opportunita’ tra uomo e donna, di  cui  al  decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, introdotto dall’articolo 4  della presente legge. Per le procedure afferenti agli investimenti pubblici finanziati, in  tutto  o  in  parte,  con  le  risorse  previste  dal regolamento (UE) 2021/240 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 febbraio 2021, e dal  regolamento  (UE)  2021/241  del  Parlamento europeo e del Consiglio, del 12  febbraio  2021,  nonche’  dal  Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC) resta in ogni caso fermo quanto previsto dall’articolo 47 del  decreto-legge  31  maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  29  luglio 2021, n. 108.

  4. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 50 milioni di euro  per l’anno 2022, si provvede, ai fini della compensazione  degli  effetti in  termini  di  fabbisogno  e  di  indebitamento   netto,   mediante riduzione, per 70 milioni di euro per l’anno 2022, del Fondo  sociale per occupazione e  formazione,  di  cui  all’articolo  18,  comma  1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n.  185,  convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

  5. Il Ministro dell’economia e  delle  finanze  e’  autorizzato  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

  6. I benefici di cui al comma 1 possono essere previsti  anche  per gli  anni  successivi  al  2022,  previa   emanazione   di   apposito provvedimento  legislativo   che   stanzi   le   occorrenti   risorse finanziarie,   anche   sulla   base   dell’andamento   dei   benefici riconosciuti ai sensi del medesimo comma 1.