Brunetta – Convegno Inps (22.10.21)

Questa platea di persone (dipendenti Inps) io le chiamerei anche i volti della repubblica come li ha chiamati il presidente mattarella, i volti della repubblica tutti i pubblici officiali, tutti i dipendenti pubblici, che durante la pandemia con forza, coraggio, abnegazione, rischio hanno tenuto i piedi il paese, al pari, ovviamente, oltre ai tanti altri volti della repubblica. Io ne cito uno per tutti: i cassieri e le cassiere dei supermercati. Tutti noi siamo andati a fare la spesa nei periodi peggiori della pandemia, perché dobbiamo pur vivere. Abbiamo trovato queste persone, dipendenti privati. Stavano lì, fortemente a rischio per noi, con un grande senso di responsabilità. Bene, e’ da questi esempi che noi dovremmo trarre la forza per andare avanti.

E chiedevo prima al nostro presidente, 6 miliardi e 300 mila le ore di  cassa integrazione erogate. Con tutti i problemi: io faccio l’economista del lavoro che ho fatto per una vita. So cosa vuol dire, qual è la procedura per l’erogazione di un’ora di cassa integrazione, cosa vuol dire.

Ecco, i volti della repubblica, una comunità, una comunità che eroga servizi, che eroga servizi a milioni di cittadini: dagli ammortizzatori, alle pensioni, al reddito di cittadinanza. Non è certamente facile. Facile la critica, anche feroce, ma facile anche la critica ingiusta, e quindi io sono qui per dare atto all’inps dov’è stato il meglio, quanto più possibile a condizioni date, per questo paese. E di questo vi dico grazie, io, che sono il vostro datore di lavoro di ultima istanza di 3 milioni e 200 mila dipendenti pubblici, vi dico grazie.

Adesso però, bisogna guardare al futuro. Il futuro vuol dire dare centralità al capitale umano pubblico, quello che sto cercando di fare. Ho costruito un accordo per la coesione e la modernizzazione del lavoro pubblico il 10 di marzo scorso a palazzo chigi che è la base di impianto su cui si basa tutta la mia attività di ministro.

Dentro questo c’è il superamento dei tetti, dinamiche salariali, il ripristino del salario accessorio che è il salario di produttività, e il non aver paura della transizione, delle transizioni.

Perché vedete quello che succederà, e’ già successo e succederà nei prossimi anni è questo. Grande sconvolgimento dovuto alla transizione digitale e green. Bene tutto questo comporterà una ridefinizione complessiva dei modi di lavorare delle forme del lavoro dei settori della quantità e della qualità degli occupati.

Ecco tutto questo si può affrontare alla vecchia maniera, cercando di ammortizzare. Io proporrei di cancellare questo termine, cioè di assorbire passivamente. E, invece, può essere affrontato gestendo le transizioni. Gestendo le transizioni da un settore a un altro, della modalità di lavoro a un’altra, da un’organizzazione a un’altra. La gestione delle transizioni. E la gestione delle transizioni è il nostro obiettivo.

Ecco proprio per questo io dico abbiamo un capitale umano che è quello dell’inps, abbiamo il know-how che è quello dell’inps, usiamolo e valorizziamolo al meglio.  E su questo io ho basato anche la mia azione di modernizzazione. Ho voluto modernizzare e semplificare i concorsi di accesso alla  pubblica amministrazione. E questo vedete guardando è una rivoluzione dalla carta e la penna alla modernità, a un padino  distribuito ai ragazzi che fanno i concorsi con le domande pre-inserite, risposte da realizzare, e poi la valutazione in tre mesi. Un nuovo concorso si conclude in tre mesi in 100 giorni altro che quattro o cinque anni con tutte le cose gli ingorghi che questo comporta.

Abbiamo superato i tetti che la crisi di Lehman Brothers ci aveva costretto a mettere un tetto al settore pubblico, e sapete tutti quando si mette un tetto si blocca la fisiologia di un sistema, di un mercato del lavoro. Abbiamo ripristinato da quest’anno l’accessorio, che al di là del termine, vuol dire salario di produttività per tutti e quindi far meglio e far fare meglio il lavoro ai propri dipendenti.

E tanto altro ancora è allegato poi al pnrr, e quindi formazione, capitale umano.semplificazione delle procedure. é una rivoluzione, una rivoluzione in corso che vede soprattutto l’impatto della digitalizzazione e della reingegnerizzazione dei processi burocratico amministrativi, avendo però, attenzione, sempre a cuore, come priorità, la qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese.

C’è stata una grande polemica sul cosiddetto smart-working, ma io ringrazio i miei predecessori, la mia predecessore Dadone, che ha dato questa risposta durante la pandemia. Risposta intelligente, risposta che non poteva durare oltre alla fine della pandemia. E doveva, invece, trovare, questa esperienza fatta del lavoro da remoto, un proprio incardinamento strutturale. E a mezzogiorno vedo il sindacato per la definizione complessiva del contratto. Perché per un lavorista come me, normalmente, per una regolazione di un mercato, si deve necessariamente partire da un contratto. E abbiamo definito all’Aran il contratto per il lavoro smart, agile e così via con l’accordo di tutti, che entrerà in vigore nelle prossime settimane e che stanno alla base della regolazione volontaria, non necessitata dalla pandemia, di una forma di lavoro tra le altre. Non l’unica, non obbligatoria per legge, ma in funzione delle esigenze.

Abbiamo parlato a lungo, con il vostro presidente. L’inps faceva lavoro da remoto prima della pandemia. Essere attrezzato prima della pandemia non ha avuto problemi di farlo durante la pandemia non avrà problemi farlo dopo brunetta. E serve per questo si diffondesse in tutti gli uffici pubblici in  ragione delle loro esigenze ma soprattutto in ragione della loro efficienza.

Io dico sempre della customer satisfaction. Front office back office danno i servizi alla gente. Perché vedete in tutte le indagini sociologiche si è sempre calcato la mano sulla soddisfazione dei lavoratori, sul benessere dei lavoratori. Cosa buona e giusta. Però, se ci sono 3 milioni 200 mila dipendenti pubblici non è solo per la loro soddisfazione, ma è per fornire dei servizi ai cittadini e alle imprese. Naturalmente se questa soddisfazione dei cittadini e delle imprese è in parallelo anche alla felicità dei lavoratori che offrono questi beni servizi ovviamente siamo tutti felici.

Per cui abbiamo regolato il tele-work, smart-working, volatile, chiamiamolo come vogliamo, che sarà totalmente implementabile dal 31 di gennaio da parte delle 32.000 amministrazioni pubbliche che ci sono in italia. Sono 32.000 repubbliche, 32.000 tipologie di amministrazioni pubbliche che potranno, sulla base di alcune necessarie condizionalità, fare tutto lo smart-working che vorranno. Contratto, piattaforma digitale, organizzazione per obiettivi, smaltimento degli arretrati, customer satisfation. A queste condizioni, ogni amministrazione applicando il contratto su base individuale potrà fare tutto il lavoro agile, sensibile che vuole e sarà, ovviamente, valutata e misurata secondo gli obiettivi, secondo quanto prevede il contratto e secondo quanto prevedono i regolatori.

Ecco abbiamo anche da questo punto di vista come dire strutturato.

Perché tutto questo. Perché torno al discorso di prima. Noi abbiamo bisogno di un capitale umano efficiente dalla parte dei cittadini e dalla  parte delle imprese e dalla parte dei lavoratori. Abbiamo bisogno in questa fase di una capitale umano baricentrico. Il mercato non riesce a fornire questi beni questi servizi. Non è un fallimento del mercato, è semplicemente una divisione dei ruoli.

Le transizioni, l’europa, il pnrr. Voglio dire l’ultimo elemento di tutto questo, anche mettendo al centro una strategia che è centrale nel pnrr: la formazione. Noi abbiamo bisogno, come paese, di una grande ricarica delle batterie. Abbiamo un capitale umano depauperato dalla crisi, esausto, incapace di cogliere il nuovo, di cogliere le nuove tecnologie, ripiegato su se stesso. Basti pensare che in dieci anni abbiamo perso quasi un milione  di posti di lavoro nel settore pubblico. Vuol dire meno servizi a famiglie ed imprese meno efficienza. Ecco, allora, accanto al nuovo reclutamento, accanto al pnrr, accanto ai giovani, si tratta di avviare una grande, enorme strategia di formazione, soprattutto in campo digitale, alfabetizzazione digitale per  qualificare al meglio, proprio per le transizioni questo nucleo forte centrale dei volti della repubblica.

Se noi riusciremo, ci vorrà un piano almeno di dieci anni, tutti gli anni del pnrr e oltre a riqualificare, investire. Dal pnrr abbiamo circa un miliardo per la formazione; cifre mai viste per riqualificare soprattutto in termini digitali rispetto alle tradizioni di green, digitale e amministrativa. Beh noi avremmo non solo rilanciato, riavviato questa componente  fondamentale della struttura dell’offerta nel nostro paese, ma avremo  anche costruito lo strumento migliore per investire i passaggi dalla società pre digitale alla società digitale.

Ecco la pandemia, da questo punto di vista, ha significato una sorta di catalizzatore, di acceleratore di un processo che sarebbe comunque arrivato. La pandemia lo ha accelerato con tutte le sue, come dire. i sui costi in termini purtroppo umani. Ecco questo è quello che volevo dirvi. Dirvi grazie grazie per il lavoro che avete fatto anche in mezzo a tante critiche, tante turbolenze. Siete sempre un grande istituto dentro un italia non perfetta.