160 giorni di chiusura nel 2020: i ristoratori fanno causa al governo per i danni “da lockdown e Dpcm”

A Roma la prima udienza del ricorso presentato da oltre 100 aziende della ristorazione aderenti a Tni Italia contro il Governo per i danni causati dal lockdown e dai Dpcm che hanno costretto le attività a lunghe chiusure l’anno scorso

Oggi 12 ottobre, al tribunale civile di Roma, la prima udienza del ricorso presentato da oltre 100 aziende della ristorazione aderenti a Tni Italia contro il Governo per i danni causati dal lockdown e dai Dpcm che hanno costretto le attività a 160 giorni di chiusura nel 2020.

L’azione collettiva è stata presentata il 22 febbraio 2021 dai legali di Tni Italia, gli avvocati Gaetano Viciconte e Fabio Cappelletti, entrambi del Foro di Firenze, per chiedere un accertamento del diritto dei ristoratori di ottenere un indennizzo, tenendo conto della riduzione del fatturato, dei costi variabili e fissi, del danno da perdita di clientela e da perdita del valore aziendale nel suo complesso. In sintesi, nel ricorso non viene messo in discussione lo stato di emergenza, ma il fatto che gli indennizzi ottenuti (mediamente il 5% del fatturato annuo) non siano congrui alla sostenibilità delle imprese e sono ampiamente inferiori a quelli riconosciuti da altre nazioni europee, quali Germania e Inghilterra, dove si è coperto circa l’80% del fatturato.

Il tribunale ha accolto il ricorso e oggi è prevista la prima udienza. In contemporanea, i ristoratori di Tni Italia organizzeranno un presidio sotto il tribunale di viale Giulio Cesare a Roma.

“Gli indennizzi ricevuti per le nostre attività chiuse nel 2020 e nei primi mesi 2021 sono briciole. Abbiamo assistito ad una serie di promesse non mantenute, non solo dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, che abbiamo incontrato a Palazzo Chigi, ma anche dal governo Mario Draghi, che purtroppo non siamo ancora riusciti ad incontrare. Abbiamo preparato un documento che domani presenteremo e che illustra in dettaglio il lungo elenco di inadempienze. Tra queste – racconta il portavoce di Tni Italia, Raffaele Madeo – il fondo per il sostegno alle attività economiche rimaste chiuse nei primi cinque mesi 2021 che ancora non è stato approvato e le modalità di richiesta del terzo contributo a fondo perduto, che ancora non sono state stabilite. E’ urgente la proroga della cassa integrazione, che per molte aziende scadrà a metà ottobre, in concomitanza con l’introduzione dell’obbligo di green pass. In caso contrario, infatti, scoppierà un dramma sociale perché siamo ancora nella fase di emergenza economica”, conclude Madeo.

Fonte: 160 giorni di chiusura nel 2020
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